MUMMYDEM, DEMOCRAZIA ORMAI SUPERFLUA

Guerra incessante, democrazia superflua
Crimencrazia ed Emergenza
Mummydem Guerra e Cicisbei
Il magistero di S.S. Pio XII
– Borghesucci italiani producono cadaverina
Borghesucci un tempo corrotti ora pure ridicoli
– Enrico Berlinguer

Siamo quasi alla fine di questa galoppata, andando avanti e indietro nella Storia, dalla civiltà giudea, nata tremila anni fa, fino ai giorni correnti, per individuare il filo sottile e tenace a unire questi secoli.

Da millenni, la guerra fa nascere e morire gli Stati, con una miracolosa eccezione, la dissoluzione dell’Unione sovietica la notte del Santo Natale 1991, Natale cattolico, non ortodosso. Mai più guerra, dissero quando fu ammainata la Bandiera Rossa sul Cremlino per far posto al tricolore russo. Speranza tradita: la guerra dilaga dappertutto al di fuori dell’area G20. Oggi anche la Turchia, membro G20, combatte al confine con la Siria e in Libia, contro gli interessi cattolici e statunitensi.

Guerra incessante, democrazia superflua
La montagna di morti, i milioni di feriti, i milioni di profughi sono un enorme problema; ben più pericoloso per l’Umanità è l’incessante battaglia, oggi avvertibile da tutti, coinvolgente tutti i paesi del mondo, resa peggiore dalla tecnologia; battaglia dissimulata (a volte) e sempre più bollente, portandoci a un passo dalla guerra nucleare.

Il “piano di inganno” una volta concerneva solo gli eserciti contrapposti, oggi l’inganno è l’anima stessa della politica e della strategia che ne promana. Questo spiega perché i servizi di intelligence hanno assunto un ruolo preminente nel processo decisionale politico, inquinandolo, corrompendo prima di tutto le aggregazioni sociali, i mass media e le magistrature, finendo per condizionare, più o meno velatamente, la stessa autorità politica. I servizi di intelligence sono infine essenziali per ingannare e colpire alle spalle l’avversario, ancor più per confondere le acque circa la reale provenienza dell’attacco, specialmente se è portato a danno di un presunto alleato. Questo comporta la corruzione profonda della democrazia, fino a renderla superflua.

Le guerre successive al 1989 non sono solo come abbiamo potuto immaginarle. Bombe, gas, soldati e carri armati (come nei Balcani e in Siria) sono solo opzioni fra tante ulteriori, consentite dalla società, dall’economia, dalla scienza, dalla hi-tech. Lo scopo generale della strategia è “preservare la propria capacità decisionale e limitare quella dell’avversario”. I nostri padri, difettando d’altri mezzi, realizzavano la strategia solo mediante l’applicazione della forza. Il risultato banale è l’incremento nel tempo di vittime civili e militari. Da quando le armi di distruzione di massa sono entrate in scena, le classi alte e i decisori di primo livello sono coinvolti nel rischio come i soldati in trincea. Le cose quindi cambiarono. Il controllo degli armamenti e i relativi trattati furono la terapia per evitare un’altra guerra mondiale oppure per farla in casa altrui. Tuttavia, scontro dopo scontro, la guerra nucleare è oggi più che mai una minaccia per tutto il mondo. Lo scopo generale della strategia è, come abbiamo detto, sempre immutato: preservare la propria capacità di decidere e limitare quella dell’avversario; oggi abbiamo quindi molti ed efficaci strumenti per la guerra, per spremere le persone come olive per l’olio, senza apparentemente spargere sangue. Lo spargimento di sangue diventa indispensabile? Allora le guerre diventano “missioni umanitarie”, “esportazione della democrazia” oppure “primavera musulmana”. Il nudo lemma “guerra” non è politicamente corretto; è considerato un incitamento all’odio, sebbene lo scopo di tali missioni e primavere sia esattamente quello della guerra tradizionale: rapinare il più debole. In tal modo stiamo dimenticando che solo tre classi di pericolosi decisori politici si nascondono dietro la bandiera della pace: 1) i codardi; 2) i più forti, decisi a mantenere lo status quo; 3) i più deboli mentre mestano per diventare i più forti.

I mezzi non militari per la guerra (o se preferite, per la pace) consentono d’apparire e dichiararsi i più pacifici, nonostante le proprie aggressive intenzioni. Anzi, più uno Stato (o un’entità transnazionale) è aggressivo, tanto più apparirà pacifico e sostenitore dei movimenti di pace e disarmo (dell’avversario, ovviamente). Quanto più uno Stato (o un’entità transnazionale) ha un obiettivo difficoltoso, tanto più adotterà strategie indirette per dissimulare i propri scopi. Tutte le aggregazioni sociali, i movimenti LGBT, le ONG, i mercenari e così via influiscono sui bilanci politici, quindi sulla sicurezza e sull’economia. Una strategia efficace deve quindi utilizzare tutti i mezzi consentiti dalle risorse sociali, dalla scienza, dall’economia e da Hi-Tech, col sostegno delle intelligenze artificiali anche (quando non soprattutto) per manipolare il consenso di massa.
In conclusione, mentre il “piano di inganno” una volta concerneva solo gli eserciti contrapposti, oggi l’inganno è l’anima stessa della politica e della strategia che ne promana. Questo spiega perché i servizi di intelligence hanno assunto un ruolo preminente nel processo decisionale politico, inquinandolo, corrompendo prima di tutto le aggregazioni sociali, i mass media e le magistrature, finendo per condizionare, più o meno velatamente, la stessa autorità politica. I servizi di intelligence sono infine essenziali per ingannare e colpire alle spalle l’avversario, ancor più per confondere le acque circa la reale provenienza dell’attacco, specialmente se è portato a danno di un presunto alleato. Questo comporta la corruzione profonda della democrazia, fino a renderla superflua. Questa è la civiltà? Dopo tutto la UE s’è evoluta lungo questo percorso.
Tale degenerazione corruttiva rende superflua la democrazia, prima ancora della sovranità nazionale. Questo dato di fatto poggia su una varietà di finzioni, la cui analisi richiederebbe una trattazione a parte. Per l’Italia e per gran parte dei paesi Europei (tranne in parte Francia e Germania) la mummia della democrazia è dissimulata sotto la maschera dell’Unione Europea. Se inizialmente l’espediente funzionò, oggi è palese la natura meramente totemica della “mummia democrazia”, il cui culto esige l’affermazione autoritaria del potere dei suoi officianti. Il totem di una divinità tanto misteriosa quanto potente e spietata, di cui tutti avvertiamo la cinica crudeltà. I suoi officianti ci nascondono il nome di questa divinità e noi gliene diamo uno nostro – Mummydem – la mummia della democrazia, al vertice di una piramide criminale, il Moloch, la divinità d’una nuova religione, alla quale è essenziale sottomettere il popolo.
Mummydem è la nuova Trinità, composta da Mercato, Finanza e Politica.

Crimencrazia ed Emergenza
I vertici del collegio sacerdotale di Mummydem sono fra i peggiori criminali contro l’Umanità mai apparsi sulla terra. Essi sono resi tuttavia presentabili dalla disinformazione e contemporaneamente dalla repressione, realizzate dagli apparati di sicurezza. Beninteso, sicurezza per Mummydem e i suoi accoliti, non per il popolo (ex) votante, se mai sia chiamato a votare.

I capi delle milizie e dei gabellieri devono essere strapagati, non avendo più diritto legale di taglieggiare i malcapitati nelle loro grinfie. Questo non esclude il loro sottaciuto diritto e quello dei sottoposti di predare purché occultamente; l’illegalità è infatti tale quando si svela in televisione, non prima. La TV è il Supremo Tribunale della Verità, per la quale è in corso di edificazione un peculiare ministero.

La criminalità anti democratica, gli officianti di Mummydem sono la nuova aristocrazia mondiale, non di certo aristocrazia di spada o di sangue. Essi sono aristocrazia per cooptazione criminale e per i privilegi cui accedono in conseguenza delle cerchie (finanziarie, criminali, pedofile, negriere, ecclesiali…) cui sono ammessi. È la “crimencrazia” vocata a calpestare l’umanità. Come accadde in antico, troviamo figure assai simili agli imperatori, ai re, ai principi, ai duchi, ai conti e all’aristocrazia minore, secondo le risorse cui hanno accesso. Polizie, eserciti e gabellieri sono sotto il controllo della crimencrazia, dominando vassalli, piccoli proprietari, mendicanti e schiavi, quest’ultimi tanto numerosi come mai accadde nella storia. Imprenditori e magistrati sono di volta in volta parte oppure complici, più raramente avversari della crimencrazia.
I capi delle milizie e dei gabellieri devono essere strapagati, non avendo più diritto legale di taglieggiare i malcapitati nelle loro grinfie. Questo non esclude il loro sottaciuto diritto e quello dei sottoposti di predare purché occultamente; l’illegalità è infatti tale quando si svela in televisione, non prima. La TV è il Supremo Tribunale della Verità, per la quale è in corso di edificazione un peculiare ministero.
TV, Web, Facebook, WathsApp, Tweet e così via sono il nuovo Olimpo di Mummydem. Non c’è alcun interesse a un’umanità libera e informata. Al contrario, Mummydem è determinata a dominare incontrastata dal suo Olimpo. Mummydem è quindi la nuova religione di pace e tolleranza (come dubitarne?), politeista, pronta ad accogliere le nuove divinità – persino Pachamama e similari – purché si prostrino a Mummydem e collaborino a sottomettere il popolo ai suoi officianti.

Mummydem Guerra e Cicisbei
Mummydem è la divinità patrona dello Stato di Polizia, oggi efferato ben più di quello portatoci dall’Illuminismo. Esso è tornato sotto molteplici facce: sovranista o antisovranista, nazionale o sovranazionale, pauperista o capitalista, pacifista e guerrafondaio; sempre cangiante in funzione delle peculiari comunità da sottomettere; comunque attrezzato a incrementare il culto di Mummydem, l’adorazione della trinità che penetra nel cuore delle persone, nella loro libertà di pensiero, nelle loro libertà fondamentali, nell’intimità degli individui e delle famiglie, per omologarli o perseguitarli.
Il demone più leale di Mummydem è policefalo, è il drago rosso “Emergenza” dalle innumerevoli teste: antimafia, anti comunismo, anti fascismo, anti crisi, anti razzismo, anti omofobia, anti virus, anti qualunque cosa sia funzionale a Mummydem. Le ultime nate fra le teste del drago, “Emergenza democratica” ed “Emergenza sanitaria” non sono altro che le medesime teste che accecarono le folle a piazza Venezia come a piazzale Loreto, a Portella della Ginestra come a Piazza Fontana, solo per ricordarne alcune. I figli, i nipoti, i discendenti dei complici dei peggiori crimini sono fra i maggiori officianti di Mummydem e perseguono i medesimi sanguinari fini con lo spietato cinismo assunto col latte materno. La disinformazione organizzata distoglie l’attenzione da quanto avviene, mentre nuove teste del mostro son pronte a germogliare.

Mummydem è esattamente come gli storici falsari descrissero la Chiesa Cattolica del Medio Evo (“i secoli bui”). Codesti cicisbei non s’avvedono che la Chiesa inesistente, da loro tuttavia descritta, è esattamente Mummydem, oggi invece materialmente presente, una realtà determinata a dominare incontrollata sulle nostre menti, sui nostri cuori, sulle nostre più intime questioni. Curioso che i liberi laici pensatori non se n’avvedano.

Ciascun volto del drago Emergenza ha i suoi cicisbei e i propri riti, impegnati a introdurre leggi divisive, utili a porre il popolo in guerra contro se stesso, consentendo ai cicisbei d’accreditarsi presso Mummydem e quindi accedere nel paradiso della sua crimencrazia.
È curioso osservare quanto Mummydem sia esattamente come gli storici falsari descrissero la Chiesa Cattolica del Medio Evo (“i secoli bui”). Codesti cicisbei non s’avvedono che la Chiesa inesistente da loro descritta è esattamente Mummydem, oggi invece materialmente presente e determinata a dominare incontrollata sulle nostre menti, sui nostri cuori, sulle nostre più intime questioni. Curioso che i liberi laici pensatori non se n’avvedano.
Esiste un ulteriore pericolosissimo aspetto da portare alla luce: Mummydem, constatiamolo, “è guerra”. Le divinità del suo Olimpo sono in guerra l’una contro l’altra e, tutte insieme, contro il popolo. In altre parole, Mummydem è incessantemente in guerra per rigenerarsi. Essa deve continuamente identificare nemici in una parte per convogliarle contro le rimanenti. I suoi officianti così possono scalare le gerarchie per arrivare al vertice.
Mummydem odia Donald Trump, sottrattosi da tutti i conflitti accesi dai suoi predecessori dopo il 1989. La guerra, elevata a perversione politica sin dal secondo dopoguerra, fu denunciata da due grandi presidenti statunitensi, Dwight Eisenhower e John Kennedy. Il primo svelò il suo pensiero lasciando la Casa Bianca, il secondo non fu altrettanto prudente. Il terzo grande profeta del secolo scorso, con le idee chiare sul potere antipopolare, assetato di sangue, fu S.S.Pio XII, impavido combattente contro comunismo, nazismo e contro le loro metamorfosi post illuministe. Questo gli costò l’ostilità dei cicisbei, vecchi e giovani, felici di riedificare lo Stato di polizia, adoranti Mummydem, servi del drago Emergenza, persino invocando evocando in pubblico l’esempio di Cristo, da essi stessi tutt’oggi crocifisso ebestemmiato in onore di Mummydem.
Mentre i cicisbei sembrano travolgere ogni resistenza, la Chiesa Cattolica, colma e infettatane a sua volta, per la prima volta nella sua millenaria storia, sembra lasciarsene subornare. Dimenticano, i cicisbei, quanto sia ancora vigente la profezia mariana di Fatima. Saranno sterminati e poco importa se vorranno presentarli come martiri. Dal loro mestare traspare l’impossibilità di scristianizzare la società per rimpiazzarvi un modello cicisbeo gradevole, stabile e affidabile. Al contrario, oscilliamo tra il tragico sanguinario e lo sconcio grottesco. La precarietà del lavoro s’affianca a quella della famiglia, dell’esistenza, delle relazioni sociali. Tutto vortica incontrollabilmente verso la schiavitù, la povertà, il caos, infine verso il conflitto nucleare. Le famiglie benestanti, le classi dirigenti, finora distaccati osservatori del disagio riversato sulle classi medio basse, finalmente s’avvedono del pericolo costituito da un manipolo di cicisbei, profumati, cinici e corrotti. Costoro presumono d’essere i pupilli di Mummydem; in realtà essi sono nient’altro che volgari marionette, maggiordomi satanisti, impegnati a oltraggiare Dio, Patria e Famiglia.

Il magistero di S.S. Pio XII
È una guerra antica quanto antica è la Chiesa: «per sua natura un uomo non è destinato a usare un altro uomo come un fine» disse San Tommaso nella Summa Teologica, scritta oltre otto secoli fa, dando corpo definitivo alla dottrina cattolica contro la schiavitù e aprendo la strada alla dottrina sociale della Chiesa.

I cicisbei di Mummydem ripropongono oggi quanto accadde alla fine del XVIII secolo. Queste lordure politiche hanno nuovamente ripristinato il distacco fra verità, opinione e urgenza del bisogno. Le nobili classi abbienti convertirono la verità in opinione, lasciando libero spazio alla collera legittima di chi non aveva né verità né opinione, ma solo necessità di rappresentanza. Era, quella ribellione, l’originale voce di Dio inscritta nel cuore di ogni uomo. La Rivoluzione francese non volle riconoscere la divinità di Dio in quella voce primordiale.

S.S. Pio XII ebbe una visione precisa di quanto accadeva e soprattutto del ruolo della Chiesa in Cina, cui dedicò la sua penultima profetica enciclica Ad Apostolorum Principis, il 29 Giugno 1958, festa di San Pietro e Paolo; è un’enciclica tuttora squillante come una tromba apocalittica.

La crimencrazia odierna non sopporta quindi le nitide posizioni cattoliche antecedenti il Vaticano II. Come insopportabile è ai servi stupidi di Mummydem il Defensor Civitatis, S.S. Pio XII, l’unico capo di Stato al mondo che prima, durante e dopo la guerra impegnò tutte le risorse personali nonché quelle umane e materiali del Vaticano per il bene di tutti, senza discriminazioni. Chi rilegga quanto S.S. Pio XII predicò ripetutamente, comprende quanto egli vedesse con estrema chiarezza il disordine in agguato: «L’ultimo Nostro Messaggio natalizio esponeva i principi, suggeriti dal pensiero cristiano, per stabilire un ordine di convivenza e collaborazione internazionale, conforme alle norme divine. Oggi vogliamo soffermarCi, sicuri del consenso e dell’interessamento di tutti gli onesti, con cura particolare e uguale imparzialità sulle norme fondamentali dell’ordine interno degli Stati e dei popoli. Rapporti internazionali e ordine interno sono intimamente connessi, essendo l’equilibrio e l’armonia tra le Nazioni dipendenti dall’interno equilibrio e dalla interna maturità dei singoli Stati nel campo materiale, sociale e intellettuale. Né un solido e imperturbato fronte di pace verso l’esterno risulta possibile di fatto ad attuarsi senza un fronte di pace nell’interno, che ispiri fiducia. Solo, quindi, l’aspirazione verso una pace integrale nei due campi varrà a liberare i popoli dal crudele incubo della guerra, a diminuire o superare gradatamente le cause materiali e psicologiche di nuovi squilibri e sconvolgimenti.» [S.S. Pio XII, Radio messaggio in occasione del Santo Natale 1942, a tutti I popoli del mondo]. Questo radio messaggio fu diramato solo in italiano, spagnolo e portoghese, alle genti cattoliche.
S.S. Pio XII sviluppò analoghe idee nella sua ultima enciclica, il 14 luglio 1958, anniversario della Rivoluzione francese: «Ma se esaminiamo con animo pensoso le cause di tanti pericoli, presenti e futuri, facilmente vediamo che le decisioni, le forze e le istituzioni degli uomini sono inevitabilmente destinate a venir meno, qualora l’autorità di Dio – che illumina le menti con i suoi comandi e i suoi divieti, che è principio e garanzia della giustizia, fonte della verità e fondamento delle leggi – o venga trascurata, o non collocata al suo giusto posto, o addirittura soppressa. Ogni casa, che non poggi su una base solida e sicura, crolla; ogni intelligenza, che non sia illuminata dalla luce di Dio, più o meno si allontana dalla pienezza della verità; sorgono le discordie, aumentano, si accrescono, se la carità fraterna non infervora i cittadini, i popoli e le nazioni. Orbene, soltanto la religione cristiana insegna questa verità piena, questa giustizia perfetta, e questa carità divina, che elimina odi, animosità e lotte; essa sola, infatti, le ha ricevute in custodia dal divino Redentore, via verità e vita (cf. Gv 14, 6), e con tutte le forze deve farle mettere in pratica. Non vi è dubbio allora che coloro i quali vogliono deliberatamente ignorare la religione cristiana e la chiesa cattolica, oppure si sforzano di ostacolarle, misconoscerle, sottometterle, indeboliscono per ciò stesso le basi della società, o ve ne sostituiscono altre, che assolutamente non possono reggere l’edificio dell’umana dignità, libertà e benessere. È necessario pertanto ritornare ai precetti del cristianesimo, se si vuole formare una società solida, giusta ed equa. È dannoso, è imprudente venire a conflitto con la religione cristiana, la cui perenne durata è garantita da Dio e provata dalla storia. Si rifletta che uno stato, senza la religione, non può avere dirittura morale, né ordine. Essa, infatti, fa sì che gli animi siano formati alla giustizia, alla carità, all’obbedienza delle giuste leggi; condanna e proscrive il vizio; induce i cittadini alla virtù, anzi regge e regola la loro condotta pubblica e privata; insegna che la miglior distribuzione della ricchezza non si ottiene con la violenza e la rivoluzione, ma con giuste norme, talché il proletariato, che non abbia ancora i mezzi necessari e opportuni di vita, può essere elevato a una più decorosa condizione, con felice soluzione delle contese sociali; in tal modo essa porta un validissimo contributo al buon ordine e alla giustizia, benché non sia stata istituita unicamente per procurare e accrescere gli agi della vita.» (Let. Enc. Meminisse Iuvat)
S.S. Pio XII ebbe una visione precisa di quanto accadeva e soprattutto del ruolo della Chiesa in Cina, cui dedicò la sua penultima profetica enciclica Ad Apostolorum Principis, il 29 Giugno 1958, festa di San Pietro e Paolo, un’enciclica oggi tuttora squillante come una tromba apocalittica: «Allora fummo costretti a levare la voce accorata per esprimere il Nostro dolore per l’ingiusta persecuzione, e, con la lettera enciclica Cupimus imprimis del 18 gennaio 1952, avemmo cura di ricordare, per amore della verità e nella consapevolezza del Nostro dovere, che la chiesa cattolica non può considerarsi estranea, e tanto meno ostile, ad alcun popolo della terra; che essa, nella sua materna sollecitudine, abbraccia in un solo amplesso tutti i popoli; e non cerca potere o influenza terreni, ma, con tutte le sue forze, dirige gli animi di tutti al conseguimento del cielo. Soggiungevamo che i missionari non curano gli interessi di un particolare paese, ma, venendo da ogni parte del mondo e uniti come sono da un unico divino amore, hanno di mira solo la diffusione del regno di Dio; la loro opera, quindi, lungi dall’essere superflua o nociva, è benefica e necessaria per aiutare lo zelante clero cinese nell’apostolato cristiano. Nella successiva enciclica Ad Sinarum gentem del 7 ottobre 1954, di fronte a nuove accuse rivolte contro gli stessi cattolici cinesi, proclamavamo che il cristiano non è, né può essere, secondo a nessuno nel vero amore e nella vera fedeltà alla sua patria terrena. E poiché si era diffusa nel vostro paese l’ingannevole dottrina detta delle «tre autonomie», Noi in virtù del Nostro universale magistero, ammonimmo che essa, sia nel significato teorico, sia nelle applicazioni pratiche, che i suoi fautori sostenevano, era inaccettabile per i cattolici, in quanto mirava alla separazione dall’unità della chiesa.» Enc. Ad Apostolorum Principis (29 Giugno 1958)
Parole insopportabili per quanti, messi da parte Nikita Kruschev e John Kennedy, sfruttano il popolo da Est a Ovest, da Nord a Sud, utilizzando l’equilibrio del terrore, le guerre arabo israeliane per elevare il costo del barile e delle materie prime, per costruire il neocolonialismo, per irreggimentare i popoli, manipolarne il consenso, per imporre il dominio della moneta sul lavoro, per schiavizzare le persone col consenso dei vescovi, anche mediante una cosiddetta pandemia o piuttosto un pandemonio.
Pochi furono i prelati che compresero S.S. Pio XII; d’altronde troppi sono da tempo quelli impegnati a elemosinare il compromesso con le parti avverse. I mendicanti del cattocomunismo, gli accattocomunisti, fanno incessantemente cantare il gallo.  L’accattocomunismo non ha nulla del grande pensiero cattolico, non ha neppure l’ombra delle grandiose sintesi marx-leniniste. È solo una flatulenza parafilosofica, priva d’una solida base di pensiero (pensiero debole, dissero), incapace di garantire il futuro, utile a legittimare la crimencrazia e foraggiare qualche filosofo da strapazzo. Da allora l’esito è evidente, nonostante i borghesucci italiani, sedicenti comunisti, impegnati a plaudire i loro miti di cartapesta, accostati ai democristiani più corrotti, tutti insieme intenti a infangare S.S. Pio XII.

Borghesucci italiani producono cadaverina
Il totale silenzio degli interlocutori ebrei ha accolto il secondo articolo su S.S. Pio XII. Tacciono pure due (ex?) amici generosi di contumelie; poco male. Li aspetto alla prossima ondata di calunnie contro S.S. Pio XII. Un’amica(?) ebrea, Paola Farina, sottrattasi ripetutamente alla discussione, all’ennesima insistenza risponde: «A me Pio XII sta sui c…», un manifesto sionista, ricco di significati. Eppure costei sa quanto l’antisemitismo diventi refrattario a ogni civile contromisura proprio grazie a odio e falsità, sparsi anche da parte ebraica, dalla sua gente, da lei stessa in questo caso.

Noi cattolici godiamoci il pesante e stupendo vantaggio di non mentire e non odiare, costi quel che costi, neppure quando ci oltraggiano. È questa, dopo tutto, la radice della civiltà. Mi domando quando lo comprenderà Sergio Nicolò Gebbia, generale dei carabinieri, comunista. Merita d’essere citato perché è solo lui con Paola Farina dopotutto a parlarmi chiaro. Egli fu ottimo investigatore, oggi svelandosi soi disant comunista trotskista. Da pensionato è brillante scrittore di gialli e mi perdonerà se dubito abbia letto un rigo di Trotzki oltre Wikipedia e il manuale di filosofia al liceo. Mi sollecitò ripetutamente il secondo articolo su S.S. Pio XII. Glielo inviai con una quantità di documenti. Rispose su Facebook: «Di recente ho fatto amicizia con Piero Laporta, attivo sul web molto più di me. Siamo già prossimi al divorzio per motivi religiosi, perché io a Sarajevo sono diventato ortodosso mentre lui è un integralista cattolico ed ha in corso una crociata per rifare l’immagine di Papa Pio XII, screditata nel mondo occidentale per una certa sua acquiescenza al nazismo, per una non provata indifferenza allo sterminio degli ebrei, e per il ruolo avuto nell’organizzazione Odessa che, finita la guerra, riuscì a salvare tanti nazisti in accoglienti paesi del Sudamerica, principalmente il Paraguay e l’Argentina del generale Peron. Secondo lui sono tutte, ed integralmente, falsità. Vuole costringermi a leggere le sue controdeduzioni, asseritamente suffragate da prove documentali, mentre io, pur avendoci provato, mi sono fermato dopo poche righe». Integralista? Crociata? S.S. Pio XII nella rete Odessa? Un investigatore, vocato alloggettività, soi disant comunista trotskista, inanella sciocchezze, dopo avermi più volte sollecitato l’articolo. Perché dovrei litigare, com’egli paventa, se si è «fermato dopo poche righe»? Son certo sia in grado di leggermi più attentamente e persino imparare qualcosa sulla punteggiatura. Lo invito a riflettere su quanto possa pesare la sua personale decadenza narcisa, vanamente sublimata di trotskismo, con gli sfasci che l’Arma palesa da tempo e sempre più intensamente. Il soi disant comunista trotskistaindagava e ne mena sconcio vanto da . Aspetto, dunque. Egli mi dà tuttavia agio di rammentare la sagacia d’un vecchio proverbio cattolico: esiste l’«ottavo sacramento», l’ignoranza, a salvare tutti, anche i più pervicaci. Costoro non hanno bisogno della “virtute” né della “conoscenza”; basta l’ideologia a supplire al cervello.
Sono molto grato a questi miei fedeli amici, offrendomi la foto dell’odierna media borghesia, incapace di lavar via ideologismi sessantottardi (antisionista, anticattolico, anticomunista, antifascista (trotskista?), anti omofobia, anti qualcosa purché sia), producendo cadaverina: infiammabile, putrescente, effimera quanto tossica. Le stupidaggini dei cicisbei politici pantografano il medio borghese italiano. Una poliglotta, con vaste, rilevanti esperienze e un generale dei carabinieri, rivelatisi incapaci nel contraddittorio, a null’altro adatti se non all’oltraggio gratuito e volgare, s’accostano ai rimanenti amici(?) ebrei: l’astio ideologico prevale, silenzioso o flatuleggiante che sia.
Questi i borghesucci italiani. Non stupisce quindi il borghesuccio Matteo Salvini a gabellarci affinità con Enrico Berlinguer. È ridicolo, prima che stupido. Marcello Veneziani a sua volta involontariamente comico, prendendolo sul serio: «I valori del Pci non sono, non possono essere i valori della gente che la vota» redarguisce Salvini «Perché il Pci era un partito legato a doppio filo a Mosca, da cui prendeva soldi, ispirazione e ordini, fino agli anni Settanta. Perché il Pci sognava un modello di società egualitaria e collettivista che non sono certo i riferimenti, e tantomeno gli ideali, degli italiani che la votano e delle partite Iva. E se non sono di destra, sono ex-democristiani e anticomunisti, in conflitto aperto non solo col vecchio Pci di Togliatti ma anche col Pci di Berlinguer».

Borghesucci un tempo corrotti ora pure ridicoli
Berlinguer comunista? Berlinguer legato a doppio filo a Mosca? I soliti piccolo borghesi italiani, Gebbia o Veneziani che siano, dividono il mondo in destra e sinistra, i capponi manzoniani, l’un contro l’altro. Il ricco è di destra, lo scalcagnato è di sinistra. A sinistra la cultura, a destra l’ignoranza. A sinistra il lavoro, a destra la rendita. Dall’assassinio d’Aldo Moro è sempre più evidente la finzione ad uso dei gonzi come voi, caro Veneziani. La legge di Mummydem è invece semplice, in un solo rigo: il denaro verso l’alto, il letame verso il basso. La tessera d’un partito o d’un altro vale purché rispetti questa legge. Enrico Berlinguer lo sapeva molto bene, avendola respirata in famiglia. Questo consentì a Berlinguer la disinvoltura di convivere con Mosca che finanziava il PCI, il quale partito — con la benedizione di Gianni Agnelli, Giulio Andreotti e del Dipartimento di Stato USA — fece spendere al governo italiano una montagna incalcolabile di miliardi. Nel 1967 finanziammo Togliattigrad con 250 miliardi di lire. Passano dieci anni. Siamo nel 1977, alla vigilia dell’uccisione di Aldo Moro. Lo scontro fra NATO e Patto di Varsavia è apparentemente allo spasimo. Eppure affioravano, per chi voleva vederle, singolari trasversalità, non così evidenti come ora, tuttavia ben concrete, come concreti furono i 650 milioni di dollari che l’indebitatissima Italia concesse nel 1977 all’Unione sovietica a tasso agevolato. Ripeto: 650 milioni di dollari, nel 1977, cioè esattamente quanto ci prestò il Fondo Monetario Internazionale. Il tasso d’inflazione italiano nel 1977 era al 17 per cento, quando Giulio Andreotti regalò a Mosca 650 milioni di dollari. In quegli anni uno dei suoi parenti più cari, cui non piacciono granché le donne, studiava al Massachusetts Institute of Technology.
Il ministro del tesoro statunitense, Michael Blumenthal, dette il benestare a Giulio Andreotti, capo del governo, per svenare l’Italia e dare soldi al nemico sovietico. Bizzarro, non vi pare? I soldi collegarono Giulio Andreotti, Mosca, Washington, Berlinguer, Kissinger e Gianni Agnelli. Non lambirono Aldo Moro, assassinato e povero. I soldi, montagne di soldi; soldi senza odore né colore politico. Quale obiettivo per tanti soldi? Quale lo scopo inconfessabile, al quale Berlinguer s’adattò dopo l’attentato subito a Sofia il 3 ottobre 1973? Un segreto davvero atroce se ancor oggi i cicisbei pennivendoli del PCI alzano cortine di fumo sulla questione.
Nel 1977 iniziò la marcia verso gli euromissili e la costruzione della base di Comiso. Gli appalti, un’altra montagna di soldi, furono preceduti da trattative fra l’ammiraglio Fulvio Martini, inviato da Francesco Cossiga (lo statista di altri stati) e la mafia. Appalti aggiudicati alle cooperative emiliane. Bizzarro vero? La base a Comiso fu un non senso militare, un costosissimo non senso a stritolare Aldo Moro, Pio La Torre, Carlo Alberto Dalla Chiesa e Piersanti Mattarella. Il fratello di quest’ultimo, Sergio, imparò la lezione e rimase nell’ombra. Enrico Berlinguer, di schiatta più antica, la lezione la conosceva da sempre: commemorò e s’indignò in silenzio, a costo zero. 1977, un anno prima dell’assassinio di Aldo Moro. Il debito complessivo verso l’Italia, degli scalcagnati paesi del Patto di Varsavia era di 4,5 miliardi di dollari. Un anno prima del teatro sanguinoso di via Fani e dell’assassinio di Aldo Moro. Lo statista leccese, oggi raffigurato con l’Unità in tasca, sarebbe morto perché Francesco Cossiga, Giulio Andreotti, Benigno Zaccagnini ed Enrico Berlinguer erano democristiani e comunisti con valori peculiari? Veneziani è più ridicolo di Salvini, contribuendo al culto d’un ulteriore falso mito, dopo quello dello “statista” per conto di altri stati, Francesco Cossiga.

Enrico Berlinguer
Suo nonno, Enrico pure lui, vedeva lungo. Discendente da marrani sefarditi, giunti dalla Spagna, poi investendo buona parte delle fortune finanziarie per acquistare un titolo nobiliare. Il suo primogenito, Mario (padre del Nostro) sposò Mariuccia Loriga, figlia di Giovanni Loriga e d’una figlia di Pietro Satta-Branca. Il 25 ottobre 1924 Mario bussò alla loggia Giovanni Maria Angioy di Sassari, del Grande Oriente d’Italia. Gli fu aperto. Aveva già stretto forte e duratura amicizia con Palmiro Togliatti fra i banchi del liceo Azuni di Sassari, scambiandosi favori in quantità, prima, durante e dopo la guerra. Aldo, il secondogenito, sposò Maria Pilo, figlia dell’avvocato Luigi Pilo, fondatore del fascio sassarese, intimo di Dino Grandi. Anche la copertura fascista fu così assicurata. Ines, la prima delle femmine, sposò Stefano Siglienti, in primo piano nella finanza internazionale, ministro del Tesoro nel primo governo repubblicano, legato a doppio filo agli azionisti e al Dipartimento di Stato Usa. Siglienti gestì i fondi del Piano Marshall. Una curiosità: le biografie ufficiali di Enrico Berlinguer oscurano la seconda moglie del padre, Corinna Adelaide Augusta Fidelia, detta Niki, già vedova di Carmelo Nicitra, direttore dell’Istituto di cultura Fascista, e i loro tentacoli fino a Salò.
Chiunque poteva vincere la guerra: la famiglia Berlinguer aveva vinto prima che iniziasse. Enrico Berlinguer militesente, ovvio, s’iscrisse al Partito Comunista Italiano ad agosto del 1943, col fascismo sfasciato. Prima d’allora il suo fascicolo nella fascista questura sassarese è vuoto. Dopo fu sotto l’ali di Togliatti, amico di suo padre. La battuta di Giancarlo Pajetta su Berlinguer: «Giovanissimo si iscrisse al Comitato Centrale del Partito Comunista Italiano» ha tratto con quanto avvenne prima e dopo l’ingresso di Berlinguer nel PCI. È ancora più spiegabile con la morte d’Aldo Moro. In conclusione, è più facile che il generale Gebbia sia trotzkista (quantunque wikipediano) che Berlinguer comunista. Non di meno è un reale mito; è necessario rammentarlo in questi giorni, mentre altri potenziali miti s’affannano per il primo piano.
Quando Berlinguer sollevò la «questione morale», egli fu dunque parte della malattia di cui si proponeva quale terapia. La profondità e la gravità del corruttivo morbo ingravescente infettò tutta l’Italia, tutti i suoi strati sociali, dai più alti agli infimi, come oggi possiamo constatare. Quanti stanno per urlare delle malefatte democristiane e socialiste, si chetino. Dopo l’assassinio di Aldo Moro, “anche” per mano degli accattocomunisti, fu guerra incessante nel gineceo politico. Tangentopoli fu una momentanea vittoria dei pugnalatori di Aldo Moro. Dopo oltre mezzo secolo di decadenza, stragi, tradimenti, ladrocini trasversali, non si può più fingere. Caligola nominò senatore Incitatus, Impetuoso, il suo cavallo preferito. Oggi la scelta è fra somari e iene: politici, giornalisti, imprenditori, ammiragli, generali (più o meno trotskisti), un’intera classe dirigente e i loro lacchè. Si va così verso un atroce scoppio di violenza. L’Italia ha allevato in questi anni più d’una classe rivoluzionaria. Se ne sono finalmente resi conto anche nei ginecei di Mummydem. I cicisbei sanno d’essere condannati dalla loro stessa risibilità. Tremano, mentre ostentano sicurezza: gli italiani sanno quanto tali mostri siano ben decisi a difendere gli interessi dell’Italia fino all’ultima goccia di…profumo, col favore di Mummydem. Rimane una sola via per evitare il disastro, con un po’ di fortuna e soprattutto con l’aiuto di Dio. (11-continua)
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Informazioni su Piero Laporta

Osservate le ambiguità del giornalismo italiano, Piero Laporta dal 1994 s’è immerso nella pubblicistica senza confinarsi nei temi militari, come del resto sarebbe stato naturale considerando il lavoro svolto a quel tempo, (Ufficio Politica Militare dello Stato Maggiore della Difesa). Ha collaborato con numerosi giornali e riviste, italiani e non (Libero, Il Tempo, Il Giornale, Limes, World Security Network, ItaliaOggi, Corriere delle Comunicazioni, Arbiter, Il Mondo e La Verità). Ha scritto “in Salita, vita di un imprenditore meridionale” ed è coautore di “Mass Media e Fango” con Vincenzo Mastronardi, ed. Leonardo 2015. (leggi qui: goo.gl/CBNYKg) Oggi, definitivamente disgustato della codardia e della faziosità disinformante della carta stampata, ha deciso di collaborare solo con Stilum Curiae, il blog di Marco Tosatti. D'altronde il suo più spiccato interesse era e resta la comunicazione sul web, cioè il presente e il futuro della libertà di espressione. Ha fondato il sito https://www.pierolaporta.it per il blog OltreLaNotizia. È cattolico, sposato, ha due figli.
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8 risposte a MUMMYDEM, DEMOCRAZIA ORMAI SUPERFLUA

  1. luciano prando scrive:

    L’articolo di Laporta costituisce un importante contributo per incominciare a capire quella che è stata la vera “storia” della seconda parte del secolo scorso, dell’intreccio di interessi apparentemente inconciliabili. Basta rendersi conto che ogni passaggio di merce e/o denaro tra Italia e mondo comunista lasciava nelle tasche del PCI un pizzo per mezzo delle agenzie import-export che il partito aveva creato settore merceologico per settore merceologico (edilizia, meccanica….) agenzie che hanno continuato ad essere operative anche dopo ll disfacimento dell’impero sovietico.
    In questo mezzo secolo, in Europa, c’è stato il più avanzato welfare del mondo, finanziato con l’incremento del debito pubblico e del costo del lavoro, per contrastare l’Unine Sovietica, la cui fine ha coinciso con l’innesto di una precipitosa marcia indietro.
    Un Italia abbiamo pagato un conto salato: debito, deindustrializzazione e moneta (euro) non competitiva. Nel mondo la finanza, il mondo della borsa, che serviva per trovare capitali da investire nella produzione, si è trasformata in un gioco sganciato dai valori concreti per cui troviamo una Tesla con relativamente piccoli fatturati e assets che capitalizza più di GM o entità immateriali come Facebook capitalizzare a livelli impensabili…..non è improbabile che proprio nella finanza si annidi la causa dell’arretramento della democrazia. L’altro aspetto che potrebbe portare ad una guerra sono gli squilibri import-export: gli USA “regalano” ogni anno circa 500 dollari della loro ricchezza ad ogni cinese…..ancora peggio l’Europa, con il resto del mondo, regala ad ogni tedesco 4.500 dollari della propria ricchezza, il che origina dall’euro.
    Ma, se si volesse capire storia italiana recente, dovremmo riuscire a trovare le prove della guerra sotterranea scatenata contro di noi negli anni 70/80: nei 20 anni 60/70 la gente comune italiana ha fatto una propria rivoluzione trascinandosi dietro la politica incapace di capire gli eventi, impegnata in giochi di potere e di soldi avulsi dalla realtà….ancora nei primi anni 60 esistevano due Italie (sud-Nord), alla fine degli stessi anni l’unificazione era completata anche a prezzo dell’immigrazione interna, ma differenze che rimanevano erano folklore, delle sopravvivenze le avrebbe chiamate Malinowsky, una rivoluzione nell’economia, nei costumi, nel lavoro….una rivoluzione che non è arrivata al potere poiché il capitalismo del nord non ha saputo esprimere (e voluto finanziare) un gruppo dirigente nazionale…..un pezzo di storia che ha il suo spartiacque con la nazionalizzazione dell’industria elettrica che ha trasformato i “capitalisti” da coruttori in concussi e con la consegna dell’Olivetti a de Benedetti distruttore di un azienda che aveva in pancia il mondo futuro della telefonia e dei computer, trasformandola in uno strumento finanziario……qui mi fermo, qualcuno che ne sia capace dovrebbe tentare di scrivere questa storia…..oggi la gente comune ha perso la guerra: il pil reale è in decrescita da 20 anni, di conseguenza, con l’aumento della popolazione residente a causa dell’immigrazione, il pil pro-capite è precipitato…..passando alla cronaca le lodi di Salvini a Berlinguer dipendono dalle leggi della propaganda (Goebbeis e mcLuhan) se vuoi accaparrarti l’appoggio di qualcuno lontano dal tuo modo di pensare attaccati a qualcosa che questo qualcuno considera positivo…..

  2. Pino scrive:

    Interessante e Terribile! La verità documentale ovviamente mi manca e per questo mi fido di Te!…. D’istinto, per come Ti conosco, sei persona studiosa, intelligente, preparata e soprattutto onesta!

  3. sigmund scrive:

    Articolo complesso, ricco anche di notizie inedite che fanno riflettere, che però andrebbe studiato e meditato prima di avventurarsi in commenti che rischiano di essere inutili, come le descritte democrazie che in realtà non sono mai esistite.
    Quello che mi viene da dire, dopo la lettura, è che siamo ad un tentativo di cambio di epoca, è la rivoluzione francese che torna per essere sconfitta ancora una volta perché l’uomo è quello che è, e non è riformabile. Se ha fatto fatica Gesù Cristo, figuriamoci questi miserabili momentaneamente ai posti di comando con tutta la loro rivoluzione tecnologica al seguito.
    Il progresso non è quello tecnologico, che pure ha i suoi meriti, il progresso vero è quello che riesce ad elevare l’uomo dal suo rango di animale, ma l’obbiettivo dei progressisti di tutte le risme è quello di allineare l’uomo agli altri animali che popolano la terra…. fatti foste a viver come bruti, ecco il vero volto del progresso liberal comunista!

  4. massimo trevia scrive:

    Ieri ad Albenga ho stretto la mano a Salvini(sono leghista iscritto a quello”vecchia”,e mi reiscrivero’ alla nuova Lega).Non perche’ sono leghista(“catto-leghista”)lo dico, ma al di la’ che anche lui può’ sbagliare,e’ una grande persona, davvero:senti che in pochi secondi(tutti si facevano selfie, io non ho il telefono adatto e cosi’ ,”all’antica”,gli ho solo fatto gli auguri)davvero “ti vuole bene”e non finge!!!!!Chi (al di la’ di criticare)gli e’ ostile davvero e’ in malafede:e io non lo vedo certo come un “idolo”:prima c’e’ il Padreterno!Questa e’ la vera ragione del suo successo, anche se lo deve dividere con la Meloni e poi forse altri,ma non c’e’ problema, per me:basta facciano il bene della nostra patria!!!!!!Io direi di pregare per lui e racconto un episodio:ero a Pontida e avevo quasi dei crampi, per cui avvisando le persone intorno che era solo per quello, mi sono sdraiato chiedendo spazio per stendere le gambe; bene:moltissimi erano preoccupati e mi chiedevano come stavo con (ero imbarazzato: sono ligure da generazioni)un vero affetto:lo sentivo!Perche’ persone mai conosciute (e magari in altri ambiti fredde)erano cosi’ affettuose, con me?Semplice:Salvini vedendomi da lontano(era sul palco)aveva detto dal m microfono:”c’e’un uomo sdraiato(io):chiamate la crocerossa”!Ma non era solo obbedienza a Salvini:era questo:persone cosi’ hanno il carisma di suscitare almeno un filo di speranza nei popoli(ecco il perche’ dell’odio verso di lui di chi odia anche noi…..),e come nelle avversità’ si tende a chiudersi, nella speranza di un futuro migliore invece ci si sente piu’ aperti, generosi e uniti a chi insieme condivide questa speranza!E trovi persone che ti sono, sia pure per i pochi istanti che le vedi, davvero affezionate, cosi’ come Salvini per quei pochi istanti!Un caro saluto a Lei,dottor LaPorta.

    • Piero Laporta scrive:

      io non ho pregiudizi ma vorrei chiarisse 1) perché ha lasciato firmare l’accordo con la Cina; 2) perché si è dimesso 3) perché né Salvini né Meloni hanno proceduto a organizzare la disobbedienza civile di massa, cominciando con l’occupare le Camere
      https://www.pierolaporta.it/salvini-dica-la-verita-sulle-dimissioni/

      • massimo trevia scrive:

        Onestamente non lo so e non su tutto sono d’accordo con lui:leverei la cittadinanza agli islamici e non gliela darei:giurano il falso e votai no alla riapertura dei bordelli:non volevo avere sulla coscienza una qualche ragazza che faceva quella scelta e poi uno stato non può’ fare soldi col vizio e non davo certo io la possibilità’ di andarci in italia col mio voto!!Pero’ credo che Salvini coi suoi limiti sia aperto al vero e stia facendo un cammino.Ancora saluti.

  5. Paolo scrive:

    Articolo davvero molto interessante che condivido quasi in pieno, sia pure con qualche riserva su Moro. Ho conosciuto certi “grandi investigatori” quando erano ancora in servizio e devo dire che non ho mai trovato motivo alcuno per stimarli, non mi meraviglio dunque delle sue corrette valutazioni. Pio XII è stato ed è un grande della Chiesa e della storia, oggi incompreso da una parte deteriore del clero, ma sono sicurissimo che in futuro la sua grandezza verrà riscoperta e giustamente esaltata. Trovo a dir poco vergognose le posizioni ebraiche odierne su Papa Pacelli, posizioni abbondantemente smentite dai suoi contemporanei; non dimentichiamo che l’allora rabbino capo di Roma si convertì alla fede cattolica e scelse come nome di battesimo Eugenio, proprio in onore di Pio XII. L’ingratitudine nerissima nei confronti di Pio XII tuttavia non è un caso isolato, chi non ricorda il caso di Giorgio Perlasca? Dopo aver aiutato migliaia di ebrei, nel dopoguerra finì in miseria e dimenticato da tutti. Ricordo ancora un’intervista televisiva fatta ai suoi figli che sottolinearono tristemente questo fatto. Infine, di origini ebraiche io stesso, ero presente alla Protomoteca del Campidoglio quando, a Roma, la comunità ebraica romana decise di ringraziare pubblicamente tutti coloro che li avevano aiutati durante la guerra… e correva l’anno 1994… Ci hanno messo solo 50 anni per farlo… Aveva proprio ragione Cristo quando disse: senza di me non potete fare niente… ma proprio niente! Non aggiungo altro… Avanti con fede e con coraggio.

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