Recovery Funds: recita a soggetto – di L.Prando

Parlamento e Commissione, massimi organismi europei? La recita a soggetto nel Vertice Europeo sui Recovery Funds ha definitivamente dimostrato che il cosiddetto Parlamento Europeo e il burlesco Governo che elegge, chiamato Commissione, sono enti inutili, anzi dannosi mentre ci rubano soldi, i nostri soldi, fingendo di aiutarci.

I parlamentari, sperduti come turisti per caso e la Commissione, RSA – Residenza Sanitaria Assistenziale – per 27 trombati di differenti etnie, ricoverati per evitare di far danni in patria. Ogni Stato membro dell’Unione ha diritto ad un lussuoso posto letto, a una splendida remunerazione e a un budget per consentire a ciascun rappresentante di giocare a fare il Ministro di qualcosa. A costoro sono consentire irresponsabili opinioni che nessuno prenderà in considerazione, ma comunque turbative degli interessi di altri paesi. Qualsiasi Doberman di qualunque staterello ha diritto d’abbaiare nicht e non se ne fa nulla.

La Commissione emetterà Bonds?

Potrebbe rendersi necessario far carico alle banche di ciascun paese dei Bonds europei proporzionalmente agli aiuti che il paese ha ricevuto, a sottrazione delle disponibilità per i BPT nazionali.

La riunione plenaria degli stati europei (o Consiglio Europeo) ha stabilito che sarà la Commissione a erogare aiuti anti Covid-19 per 750 miliardi, di cui 390 a fondo perduto (grants) e 360 come prestiti (loans), da usare secondo indicazioni, condizioni e progetti imposti dal Consiglio stesso (faran sapere quali). Il Consiglio ha effettuato la suddivisione di tali aiuti tra i vari stati. Sul ringhio del Doberman olandese, Mark Rutte, basta un abbaio “disoppetito ortini” di un Doberman di qualunque staterello vassallo per sospendere ogni aiuto. Se la maggioranza degli stati dà ragione al Doberman Rutte, basta soldi! Soldi in gran parte nostri, come vedremo. Per complicare gli affari semplici, Il Consiglio ha anche imposto alla Commissione di finanziare Grants e Loans con l’emissione di Bunds, o Bonds che dir si voglia, da “piazzare” sui mercati finanziari. Sarebbe stato certamente più semplice trattare una linea di credito alla BCE o presso banche dove la Commissione deposita gli attivi di cassa dei contributi degli Stati. D’altronde i 750 miliardi sono suddivisi su 4 anni (2021-2024) e gli attivi sembrano quindi sufficienti a coprire i passivi.

Chi firmerà i Bonds? Chi li comprerà?
Non è una questione di lana caprina: la Commissione Europea non è inserita in un sistema giuridico per la semplice ragione che non esiste un sistema giuridico europeo. L’Europa non è uno stato ma stati sovrani che hanno sottoscritto trattati collettivi, non ha nessun potere decisionale, è solo l’emanazione d’un Parlamento Europeo altrettanto privo di poteri, ambedue esprimono solo “raccomandazioni” al Consiglio, che le rende operative solo con decisione unanime. La Commissione non avrebbe quindi forza giuridica necessari aper emettere Bonds. Non è quindi chiaro come la Presidente von der Leyen possa avere la delega per firmarli e chi abbia il potere di, eventualmente, delegarla. Questi dubbi andranno chiariti nei prossimi mesi, probabilmente allungando ulteriormente i tempi di erogazioni degli aiuti.
Questa Commissione durerà in carica 5 anni, i Bonds saranno a 30 anni, il Consiglio potrebbe decidere di eliminare la Commissione o modificarne profondamente le funzioni: molto difficile che degli investitori istituzionali o dei fondi possano, senza rischio di accuse di azzardo, acquistare Bonds emessi da un istituto così labile.
Potrebbe rendersi quindi necessario che le banche di ciascun paese si facciano carico dei Bonds europei proporzionalmente agli aiuti che il paese ha ricevuto, a sottrazione delle disponibilità per i BPT nazionali.
Chi finora è stato più Babbo Natale tra Olandesi e Italiani? Sicuramente gli italiani con 85 euro pro capite annui negli ultimi 20 anni, rispetto ai 75 degli olandesi, con buona pace del Dobermann Rutte e del suo concorrente Wilders, sedicente sovranista.

L’alterco Conte-Rutte
Una sceneggiata insuperabile degna di standing ovation.
Se ne sono dette, ma mai una verità. Conte non ha ricordato che i Paesi Bassi di Rutte sono il ricettacolo d’ogni bassezza e trucco fiscale, che ci deruba di tasse, Iva e aggio sui dazi. Olanda e Germania sono il santuario dell’import/export degli stupefacenti, la faccia legale di ogni genere di mafie planetarie. Che cosa ha detto Rutte a Conte? Stupidaggini.
Da che mondo e mondo i politici si accordano per altercare, allo scopo di ottenere visibilità e apparire strenui difensori della patria senza ferirsi veramente. Chi ci ha guadagnato? Tutti e due: a Rutte il vanto coi propri elettori di poter fermare, in qualsiasi momento, i trasferimenti all’Italia; a Conte il vanto di aver portato a casa più aiuti di tutti, ma sarà vero oro quello che luccica? La quota a debito è un piacere o un dolore?
Per la sceneggiata, chapeau, ancora una volta standing ovation per Conte: è riuscito a prendersi la busta più gonfia, 209 miliardi (82 in regalo a fondo perduto e ben 127 di debiti). È curioso ricordare che la quota debiti non la voleva nessuno. Però dovevano ingoiarla se volevano il regalo. La narrazione ufficiale doveva infatti totalizzare almeno 750 miliardi, almeno la metà degli inizialmente sbandierati 1.500.
El guapo Sanchez è arrivato primo con 1.500 euro gratis per cittadino spagnolo ingoiando solo la metà della quota debito del guapito Conte.
Conte arriva secondo con quasi 1.400 gratis per italiano; i cattivi sovranisti polacchi sono terzi con 1.000 ma solo un quinto della quota debito italiana; poi vengono Francia e Germania, ma con zero quota debito.
Si capisce bene che la baruffa vera è stata “più quota gratis vuoi più te devi accattà debito” perché è con il debito che ti mettiamo il cappio al collo: infatti per accattà gli stessi 82 miliardi promessi dalla Commissione, Conte s’è accollato 37 miliardi in più come debito rispetto ai 90 indicati precedentemente dalla Commissione.
La quota debito, dicono, avrà interessi più bassi del mercato. Sì, risparmiamo ben 300 milioni. Il debito verso l’Europa sarà assoggettato (sperperato?) in progetti dettati dai trombati Commissari, dobermann grandi e piccoli, mentre quello reperito nel mercato può usarsi secondo gli interessi nazionali.
La quota debito italiana verrà messa a disposizione in tre rate da circa 35 miliardi tra il ’21 ed il ’23, saldo il ’24, mentre, a partire da oggi, nei prossimi 12/18 mesi il nostro governo ne dovrà reperire mensilmente sul mercato 30/35 a copertura delle extra spese Covid-19, della cassa integrazione, degli aiuti alle imprese, delle mancate entrate di imposte e rinnovo scadenze del debito: in pratica dovrà arrangiarsi da solo.

Grants, generose gratifiche? Sarà vero?
Il trucco c’è e a volerlo vedere si vede. Nel 2020 termina l’ultimo budget settennale europeo; nel 2021 inizia il nuovo, coi 750 miliardi di RF.

Quest’anno l’Italia finirà di versare all’Europa l’ultima rata, quasi 15 miliardi, dovuta per il settennato in chiusura a Dicembre; in totale i contributi italiani saranno, nei sette anni, superiori ai 100 miliardi.
L’Europa avrebbe dovuto restituircene circa 70 per finanziare suoi, dell’Europa, benefici progetti a nostro favore. Di questi 70 miliardi, ben 40 sono ancora nelle saccocce europee. Raccontano che sono ancora in Europa poiché la burocrazia italiana non è stata capace di spenderli, sicuramente in parte vero. E’ ancora più vero che i regolamenti a capocchia, imposti dai Commissari e dalla burocrazia europea, non hanno niente da invidiare alle follie della burocrazia italiana. Se potessero, metterebbero anche gli orari per fare pipì come Europa comanda. Perché mai la signora che viene dai ghiacci finlandesi, Jutta Urpilainen, dovrebbe condizionare i nostri “partenariati internazionali”. Perché il signor Virginius Sinkevicius, può fare il capataz sulla nostra pesca? Costui, della Lituania, un micro paese con popolazione inferiore a quella della città metropolitana di Milano, arrivato alla dignità di stato solo 30 anni fa grazie alla dissoluzione dell’Unione Sovietica e oggi protettorato (valvassino) germanico.
Se il buon senso allignasse nel mondo europeo, visti i disastri del Covid-19, i 40 miliardi italiani di moneta buona e contante andavano restituiti subito senza condizioni, insieme ai versamenti dei 15 miliardi 2020, fanno 55 maledetti e subito, esentando poi gli altri 15 dovuti per il 2021, farebbero 70.
Invece i nostri amabili (efferati sicari?) amici europei ce ne regalano, forse, 35 l’anno prossimo dei 70 che sono nostri, soggetti ad investimenti in vaghezze green, digitali, pensioni ahi, lavoro, sotto la guardia del Doberman Rutte che in ogni momento potrebbe ringhiare nicht e fermare tutto e tenersi i nostri 70 miliardi buoni, lui che alle casse Europa in 7 anni ha “donato” meno di 10 miliardi. Questo Conte non lo ha proposto. Perché?
A eccitare il branco degli altri doberman valvassini del IV Reich ci vuol poco: Finlandia, Estonia, Lettonia, Lituania, Danimarca, Romania, Bulgaria, Lussemburgo, Belgio, Olanda, Austria, Repubblica Ceca, Slovacchia, Croazia, Slovenia, Grecia fanno 16 più della maggioranza di 14 per fregare l’Italia, anzi i big Germania-Francia potrebbero far finta di essere estranei alla trappola svolgendo il ruolo dei protettori interessati.
Caro avvocato del popolo, Giuseppa Conte, ricorda l’articolo 380 del codice penale: “patrocinio infedele”?

Informazioni su Piero Laporta

Osservate le ambiguità del giornalismo italiano, Piero Laporta dal 1994 s’è immerso nella pubblicistica senza confinarsi nei temi militari, come del resto sarebbe stato naturale considerando il lavoro svolto a quel tempo, (Ufficio Politica Militare dello Stato Maggiore della Difesa). Ha collaborato con numerosi giornali e riviste, italiani e non (Libero, Il Tempo, Il Giornale, Limes, World Security Network, ItaliaOggi, Corriere delle Comunicazioni, Arbiter, Il Mondo e La Verità). Ha scritto “in Salita, vita di un imprenditore meridionale” ed è coautore di “Mass Media e Fango” con Vincenzo Mastronardi, ed. Leonardo 2015. (leggi qui: goo.gl/CBNYKg) Oggi, definitivamente disgustato della codardia e della faziosità disinformante della carta stampata, ha deciso di collaborare solo con Stilum Curiae, il blog di Marco Tosatti. D'altronde il suo più spiccato interesse era e resta la comunicazione sul web, cioè il presente e il futuro della libertà di espressione. Ha fondato il sito https://www.pierolaporta.it per il blog OltreLaNotizia. È cattolico, sposato, ha due figli.
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