PIO XII, L’APOSTOLO DEGLI EBREI

S.S. Pio XII e gli Ebrei, la storia di un inganno infamante, artefatto a separare cattolici ed ebrei, quei cattolici e quegli ebrei ben felici d’approfondire le divisioni e nutrire l’odio reciproco.

Questo deriva da due articoli pubblicati precedentemente. Nel frattempo è uscito un altro volume di monsignor Johan Ickx, “Pio XII e gli Ebrei, l’archivista del Vaticano rivela finalmente il ruolo di  Papa Pacelli durante la Seconda Guerra Mondiale”. Risposta degli ebrei che hanno calunniato il Pastore Angelico dal 1962?  Silenzio.  Mentre invitiamo i lettori a leggere e diffondere quanto ha pubblicato monsignor Ickx, ricostruiamo la struttura maleodorante della calunnia ma teniamoci lontani, noi cattolici ed ebrei di buona volontà, da odio e spirito di vendetta.

Le potenzialità [leggi qui] e gli ostacoli [leggi qui] delle relazioni fra Ebrei e Cattolici hanno un punto estremamente critico nelle relazioni intercorse fra S.S. Pio XII e gli Ebrei. Eppure qualcosa di poderosamente benigno sta muovendosi, come diremo infine.
S.S. Pio XII, uno dei più grandi pontefici dell’era moderna, è un fulcro della politica moderna. Per comprendere la portata di questa affermazione, occorre rifiutare la logica “noi cattolici, voi ebrei”, in nome della sete di verità degli uomini di buona volontà. Costoro sono gli interlocutori, non i rimanenti protervi, impegnati a distorcere e nascondere i fatti, per aggiogarli a interessi di parte. Contro questa violenza siamo impegnati tutti, senza alcuna distinzione.
Allorché tale esame sarà esaurito, sarà evidente l’inganno da parte di tanti, troppi, non importa se sedicenti cattolici o ebrei.
La tesi di questo lavoro è duplice: 1) nessuno degli accusatori fornisce la prova documentale e testimoniale che S. S. Pio XII non abbia fatto quanto possibile per soccorrere gli ebrei perseguitati dai tedeschi; 2) le accuse sono avanzate, nel merito, prive d’ogni aderenza alla realtà dei fatti.
La questione deve quindi essere esaminata nel metodo e nel merito. L’esame del metodo è la verifica della congruità con la quale le accuse a S.S. Pio XII sono sollevate e motivate. Si procede quindi senza entrare – per ora – nel merito documentale di tali accuse, che sarà operato nella prossima puntata, valutando il contenuto dei documenti già noti, la loro comparazione, la loro affidabilità.
Prima distorsione nel metodo. Si accusa S.S. Pio XII per quanto contiene un’opera teatrale d’un tale Rolf Hochhuth, esigendo che l’accusato provi la propria innocenza. Tale sistema repelle persino a un decente Stato di polizia. Semmai ricorda i “processi” che la Ceka, madre del Kgb, teneva nei sotterrai del Cremlino: «Compagno, sei accusato d’essere un reazionario, traditore del Partito! Che cos’hai da dire a tua discolpa?» Seguiva invariabilmente un colpo alla nuca a concludere il processo. Invece d’un colpo di rivoltella abbiamo avuto 70 anni di accuse calunniose e prive d’ogni riscontro.
Seconda distorsione nel metodo. Non uno degli accusatori di S.S. Pio XII confuta le prove documentate e testimoniali che connettono Hochhuth ai servizi segreti dell’Unione Sovietica.
Terza distorsione del metodo. I protagonisti della tragedia, chi furono? Per comprenderci, nel caso Moro per decenni passò la narrativa secondo cui tutto ruotava intorno a un manipolo di terroristi scalcagnati, allo statista Aldo Moro e alla sua scorta. Oggi sappiamo che non è così. Non sappiamo come andò nel dettaglio, ma certamente la narrativa ufficiale è fasulla.
Con perfetta analogia, la tragedia del 16 ottobre 1943 la si circoscrive a S.S. Pio XII e ai 1.110 ebrei deportati da via della Lungara. Persino i tedeschi diventano comprimari in tale narrativa, come vedremo. La malizia di tal modo di porgere la questione risalta da un veloce sguardo al mondo di quel momento.
Papa Pacelli divenne Vicario di Cristo il 2 Marzo 1939, si spense il 9 ottobre 1958. In precedenza fu Segretario di Stato dal 9 Febbraio 1930. Egli fu quindi investito dalla seconda guerra mondiale, dai suoi antefatti e da quanto ne seguì.
La spinta a Hitler venne dalle umiliazioni del trattato di pace di Versailles e dalla Grande Depressione, esplosa nel 1929. Crollò il commercio internazionale e interno, i redditi, i prezzi, le entrate fiscali e i profitti. Crebbero ovunque disoccupazione e povertà. Sono curiose le molte analogie coi giorni correnti. La Sterlina, allora moneta di riferimento, fu dominante, come oggi il Marco sotto mentite spoglie di Euro.
Quando le banche ritirarono diciottomila milioni di dollari, cancellarono i fidi e ne pretesero il rientro, i fallimenti si susseguirono e scoppiò la Grande Depressione. Il Federal Reserve Act del 1913 impediva al governo statunitense di emettere moneta a credito o di corso legale. La sovranità monetaria della Federal Reserve Corporation fu proprietà di Rockefeller, Morgan e Rothschild – e imperava grazie al meccanismo finanziario ideato da Paul Warburg, ebreo con radici in Germania e in Italia.
In quel frangente si poté affermare che “alcuni ebrei” furono responsabili di innumerevoli tragedie economiche? Certamente sì.
In quel frangente si poté affermare che “tutti gli ebrei” furono responsabili di innumerevoli tragedie economiche? Assolutamente no.
La propaganda – non dimentichiamolo mai – non fa differenza, ieri come oggi, fra “alcuni” e “tutti”. D’altronde le cerchie tedesche dei nobili e dei proprietari terrieri – danneggiati da Versailles, dalla Grande Depressione e incalzati dalle sedizioni comuniste – erano da sempre antisemiti. Essi spinsero Hitler al vertice dello Stato tedesco il 30 Gennaio 1933, nominandolo legittimamente Cancelliere.
La Germania di Hitler si tirò fuori dalla disoccupazione grazie all’industria di guerra. Altrettanto fece Stalin in Russia. La convergenza fra due mondi opposti si palesò col patto Molotov-Ribbentrop del 23 agosto 1939. Una pace effimera, considerati i propositi inconfessati di Hitler e i ripetuti tentativi di Mosca di dilagare in Germania. Nel 1920 i capicellula comunisti tedeschi furono tutti riuniti nelle retrovie dell’Armata Rossa sul fronte occidentale, preparandosi a invadere la Germania a seguito di rivolte scatenate dagli attivisti tedeschi. Il tentativo fallì; fu ripetuto nel 1923, quando Lev Trotsky chiese di dirigere le operazioni. Stalin gli preferì invece Iosef Unshlikht, in quel momento numero due della Cheka, la polizia segreta.
Il piano per mettere sossopra la Germania fallì nuovamente a causa della dissidenza nel gruppo di Arkadi Maslow e Ruth Fischer, cui appartenne pure Werner Scholem, membro del Reichstag. Erano tutti ebrei, come d’altronde Lev Trotsky e tanti dirigenti di spicco nei partiti comunisti europei e sovietico. Finché erano fedeli a Stalin, andava tutto bene, se dissentivano diventavano “i soliti ebrei”. Scholem e molti altri ebrei comunisti dopo l’ascesa di Hitler nel 1933 furono deportati a Buchenwald nel 1938. In questo come in altri casi il patto Molotov-Ribbentrop del 1939 non segnò alcun mutamento nella sorte del malcapitato ebreo.
Nello stesso periodo uno degli argomenti più sfruttati dalla propaganda anticomunista era la diffusa presenza di ebrei ai vertici delle formazioni socialiste, in Unione sovietica, in Europa e negli Stati Uniti.
In quel frangente fu lecito affermare che “numerosi ebrei” furono sovversivi comunisti? Certamente sì.
In quel frangente fu lecito affermare che “tutti gli ebrei” furono sovversivi comunisti? Assolutamente no.
La propaganda – non dimentichiamolo mai – non fa tuttavia differenza fra “numerosi” e “tutti”.
In altri termini, l’antisemitismo arse più violento che mai prima, durante e dopo la seconda guerra mondiale. La deportazione degli ebrei romani, il 16 ottobre 1943, non fu quindi faccenda ristretta ai rapporti fra Vaticano ed Ebrei, come si lascia intendere.
La Divina Provvidenza proiettò in questo il verminaio il cardinale Eugenio Pacelli, prima segretario di Stato e subito dopo pontefice. Il lettore malizioso a questo punto chiede: «E l’Italia, c’era l’antisemitismo in Italia?» Certo, come dappertutto, in Europa, nell’Unione sovietica, negli Stati Uniti e…in Francia. Nessuno rammenta, tanto meno gli ebrei italiani d’oggidì, che cosa fu – ed è tuttora, insieme a quello naziluterano – l’antisemitismo francese.
Questo è il mondo nel quale la Divina Provvidenza proiettò S. S. Pio XII, pastore angelico. Un mondo, come si comprende, ben più vasto e complicato dei sotterranei di palazzo Salviati in via della Lungara e della contigua Città del Vaticano.
Lasciamo per ora in sospeso un paio di domande: «S.S. Pio XII fu antisemita, al pari di tanti illustri personaggi d’ogni tendenza politica, nel verminaio antisemita europeo? S.S. Pio XII trasse vantaggi economici dalla deportazione del prigionieri di via della Lungara?» Rimandiamo le risposte, per ora.
Quarta distorsione nel metodo. L’assimilazione acritica di un’opera teatrale, asseverandola come fosse un documento storico, non si ferma alla sua comparsa sulle scene teatrali di Broadway, finanziata da un agente del KGB, ebreo a sua volta. La falsa asseverazione della narrativa teatrale è alimentata sino ai giorni correnti. Per capire a che punto sia tale distorsione limitiamoci a quanto scrive uno degli quotidiani italiani.
Valeria Gandus, ebrea, su Il Fatto Quotidiano del 22 Febbraio 2016: «Il Vicario, l’opera teatrale di Hochhuth h racconta i rapporti tra Chiesa e nazismo».
La Gandus cita Hochhuth h che fa dire al gesuita Fontana, uno dei personaggi chiave: «Non fare nulla non è meno luttuoso del collaborare». Fontana «porta al Papa la testimonianza dall’interno di Kurt Gerstein , sconvolto dalla scoperta dell’uso che si faceva nei lager dello Zyklon B, la sostanza chimica che avrebbe dovuto liberare i campi dai parassiti e che veniva invece usata per gassare gli ebrei. Gerstein morì a Parigi, nel 1945, nel carcere dove era stato rinchiuso con l’accusa di complicità nelle violenze naziste.»
La signora Gandus (Hochhuth prima di lei) trascura un piccolo dettaglio: Gerstein non informò solo il Vaticano. Egli informò del pari la Svezia, la Svizzera e il governo olandese in esilio. In altri termini, è impossibile che tali informazioni sfuggirono ai servizi britannici, statunitensi e sovietici. Forse la nostra ricerca è difettosa, non ci risultano tuttavia bombardamenti, neppure uno, sui campi di sterminio in costruzione né sulle ferrovie che vi adducevano. Certo, sì, sarebbe stato opportuno provvedere coi cacciabombardieri del Vaticano o con un colpo di mano delle sue 151 Guardie svizzere.
Va bene, sorvoliamo su queste minuzie. Ve ne sono tuttavia ulteriori, tante; citiamone solo un altro paio. L’«informazione seria» accredita Rolf Hochhuth  quale profeta della verità sull’Olocausto, senza alcun approfondimento. Stupisce che la signora Gandus, ebrea, ignori che tale mediocre commediografo è negazionista – avete capito bene, negazionista della Shoa – e fu inoltre condannato per diffamazione, per un altro capolavoro teatrale, centrato sulla caduta al decollo, nel 1943 da Gibilterra, d’un aereo inglese che trasportava Władysław Sikorski, comandante dell’esercito polacco e primo ministro del governo polacco in esilio, causandone la morte. Il cialtrone negazionista Hochhuth accusò Winston Churchill d’aver fatto assassinare Sikorski. Peccato che il pilota del Liberator sopravvisse e confermò la versione ufficiale dell’incidente, con conseguente denuncia, condanna e lauto risarcimento danni per diffamazione. È singolare che il fior fiore degli intellettuali ebrei – la signora Gandus, Gad Lerner, Moni Ovadia, rav Riccardo Di Segni e tanti altri ebrei italiani e soprattutto romani – ignorino tali fatti.
Esistono inoltre documenti a certificare che Pio XII fu sollecitato dal Dipartimento di Stato USA a pronunciarsi contro le atrocità naziste, dopo averlo già fatto nel messaggio natalizio del 1942 e nel 1941, contro le deportazioni degli ebrei francesi da parte di Philippe Pétain. Nessun positivo effetto conseguì alle parole di S.S. Pio XII. Egli quindi declinò l’insidiosa proposta del Dipartimento di Stato mentre era già concretamente impegnato ad aiutare gli ebrei. Anzi la persecuzione contro il clero cattolico – non luterano, cattolico – in Olanda e altrove s’era inasprita, senza limiti etici e morali a frenare i criminali tedeschi.
Ripetiamolo, nel 1941 S.S. Pio XII intervenne direttamente sul governo francese di Vichy che deportava ebrei con zelo più acuto di quello teutonico. Il maresciallo Philippe Pétain fu sordo e, ancora una volta, non si registrarono bombardamenti o colpi di mano sui campi e sulle indispensabili ferrovie francesi. Sì, sarebbe dovuta intervenire la valorosa Guardia svizzera vaticana.
Quinta distorsione nel metodo. Ancora Hochhuth, ma è indispensabile. Fondare un’accusa infamante non su documenti storici ma asseverando apoditticamente l’opera teatrale Il Vicario, scritta da un cialtrone prezzolato e diffamatore, mette gli accusatori in un vicolo cieco. Il falso non è falsificabile altrimenti sarebbe vero. La falsità di questo modo di procedere rifulge in un aspetto riverberante fino ai giorni correnti. Hochhuth mentre punta perfidamente il dito su S.S. Pio XII, «Non fare nulla non è meno luttuoso del collaborare», gabella i gerarchi tedeschi quali personaggi sofferenti per quanto obbligati a compiere, poverini, per ordine di Hitler. Insomma, bisogna averne comprensione, essi dopo tutto obbediscono obtorto collo agli ordini dell’unico responsabile, la bonanima di Hitler. La maleodorante cortina dell’«obbedienza», com’è noto, a Norimberga fu spazzata via. Non sfugge a nessuno tuttavia che il giustificazionismo e il negazionismo di Hochhuth riflettono la miseria dei suoi propositi e di quanti non di meno lo accreditano fino ai giorni correnti.
Sesta distorsione nel metodo. Si esige l’accesso ai documenti vaticani, antecedenti il 1940. Va bene. È una montagna di documenti, finalmente catalogati, ordinati e accessibili. Sarà curioso vedere se gli studiosi ebrei saranno altrettanto numerosi di quelli che hanno visionato i dodici volumi già editi da decine di anni. Siamo altrettanto curiosi circa i documenti che attestano i comportamenti della Resistenza a Roma e della partecipazione degli Ebrei a essa. Vorremmo fermarci qui, non prima però di porre una domanda cui vorremmo fosse data risposta, innanzi tutto dal rabbino capo di Roma, rav Riccardo Di Segni: «Perché S.S. Pio XII, sul quale ricadeva la responsabilità di quaranta milioni di cattolici italiani, nonché di centinaia e centinaia di milioni di cattolici nei teatri di guerra tedeschi, perché S.S. Pio XII, di venerata memoria, doveva anteporre (come in effetti fece) la salvaguardia di 9mila ebrei romani e di milioni di ebrei nel mondo?»
Nella prossima puntata entreremo nel merito dei documenti e delle falsificazioni, a infangare un gigante della Chiesa, S.S. Pio XII, di venerata memoria.

Dopo aver svelato e demolito la struttura della calunnia contro Sua Santità Pio XII, entriamo nell’essenza delle accuse. Anzi, taluni ebrei alzano nuove accuse. Intanto affiora una candidatura al Premio Nobel per la Pace.

Un intellettuale ebreo, che rispetto molto, sottolinea la sua lontananza dall’operazione sovietica de “Il Vicario” dell’agente del KGB Rolf Hochhut. Considera il Pastore Angelico tuttavia ostile agli ebrei e all’ebraismo, anche in nome della sua strenua difesa della dottrina tradizionale. E aggiunge: «salvataggio dei criminali nazisti in fuga, rifiuto alla restituzione dei bambini ebrei ospitati nei conventi, opposizione totale al nascente stato d’Israele, opposizione al nascente dialogo e alle iniziative promosse da Jules Isaac, questione “perfidis Iudaeis”» concludendo «E per favore non mi citi Golda Meir…
Ricordo questa lettera, tra molte di altri amici ebrei, e un’altra, che solleva «Lo scandalo degli archivi su Papa Pio XII, scoperto solo dopo lo scorso 2 marzo». Per favore, cari fratelli ebrei, state attenti. Vi conosco, posso giurare sulla vostra buona fede. So bene che i veri nemici di Sua Santità Pio XII non siete voi ma i circoli elitari. Non capisco dunque tanta ostinazione nell’accusare senza prove. Ora siate pazienti e seguite i miei passi.
A metà del 2004 fu pubblicata “Inter Arma Caritas”, raccolta dall’Archivio Segreto Vaticano, due volumi. Sono stati pubblicati anche 11 volumi: Gli Atti e documenti della Santa Sede relativi al periodo della II Guerra Mondiale. Il secondo volume dell’Inter Arma Caritas elenca – nome e cognome – le centinaia di ebrei salvati in Vaticano. Chi ha letto questi volumi? Quanti li hanno studiati? A giudicare dalle accuse, ben pochi.
Nel febbraio 2005, la targa che calunnia Sua Santità Pio XII fu affissa nel Museo Yad Vashem. Nel frattempo, san Giovanni Paolo II pativa le ultime settimane della sua vita. Egli non aveva pertanto le forze reagire. Oggi sappiamo che la “mafia di San Gallo” cospirava per inquinarne la successione. Sua Santità Benedetto XVI fu eletto; un ebreo molto rispettato, RG, associato alla peggiore schiuma di Clinton, agì per far cadere papa Ratzinger. La maggior parte dei circoli ebraici plaudì Bergoglio. Dopo questo capolavoro di autolesionismo ebraico, l’ennesimo della loro storia, stiamo ancora discutendo sul gigante della Fede e dell’intelletto, Sua Santità Pio XII. Meditate, fratelli ebrei, meditate.

Non abbiate paura Nessuno dei miei illustri interlocutori contesta una sola sillaba di quanto ho scritto sinora. Tutti concordano sull’inquinamento sovietico de “Il Vicario”. Essi ampliano tuttavia il campo delle accuse, senza abbandonare il metodo già discusso. Sono accuse senza prove, che trasformano la Storia in un tribunale, di fronte al quale l’imputato (già deceduto) deve dimostrare la sua innocenza. Capisco, la situazione oggi esige un bel coraggio ad ammettere un errore. Sia i circoli ebraici come quelli di sinistra (sedicenti cattolici) devono tuttavia trovare il coraggio di andare controcorrente. Il coraggio è la virtù dei tempi difficili. Io sono quindi costretto a sparare nel mucchio. Potrebbero alcuni amici vedervi un attacco personale? Se così fosse: «Amicus Plato, sed magis amica veritas» (Platone è mio amico, ma io sono più amico della verità).
Affermano: «Si può dire molto di più su Sua Santità Pio XII!» Va bene, la sfida è stata accettata. Lasciamo Rolf Hochhut al suo famigerato destino e affrontiamo le nuove accuse, portate comunque avanti con lo stesso metodo del Il Vicario.

Contro i fatti non valgono gli argomenti Rolf Hochhut è quindi una questione chiusa? No, assolutamente no. Anzi, occorre comprenderne la lezione. Nessuno dei miei interlocutori nega, come ho detto, la direzione sovietica del gioco. Tuttavia, resta da spiegare – essi devono sentire il dovere di spiegare – una calunnia durata tre quarti di secolo contro Sua Santità Pio XII, “insensibile” e “silenzioso”, secondo quanto Hochhut sostiene nel suo dramma sull’Olocausto.
Non ho bisogno di citare Golda Meir, come paventa il mio illustre interlocutore. Chiunque può trovare sul web quanto essa elogiò Sua Santità Pio XII. So perché lo face. Sorvolo anche sulla guerra dello Yom Kippur, mentr’essa era primo ministro; è una delle pagine più buie della storia israeliana, di Richard Nixon e di un altro ineffabile ebreo, Henry Kissinger. Non cercheremo nemmeno sui giornali italiani le lodi a Sua Santità Pio XII, in particolare sui quotidiani della sinistra: l’Unità, l’Avanti o Paese Sera, finanziati dal Cremlino. Spargevano veleno, soprattutto dopo aver perso le elezioni politiche del 18 aprile 1948.
Nonostante tutto, i miei stimati interlocutori ebrei sono ben consapevoli di quante centinaia e centinaia di testimonianze – guerra durante e subito dopo – hanno riconosciuto la bontà e la misericordia di Sua Santità Pio XII verso gli ebrei. Le testimonianze sono apparse sui giornali non influenzati dal Vaticano: The Palestine Post, The Réforme Advocate, Bnei British Messenger, American Jewish World, Jewish Telegraph Agency… solo per elencarne alcuni.
Limitiamoci a qualche curiosità. Il 19 ottobre 1945, The Réforme Advocate diede una notizia (pubblicata sei giorni prima anche da Jewish Telegraph Agency): il World Jewish Congress donava $20.000 al Vaticano “in segno di gratitudine per ciò che aveva fatto a favore degli ebrei durante la guerra”. L’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane caldeggiò la donazione; si badi: «Unione delle Comunità Ebraiche Italiane».
Pochi giorni dopo, Papa Pio XII ricevette il rabbino David Prato. Egli fu rabbino capo a Roma e direttore del Collegio rabbinico italiano dal 1945 fino alla sua morte nel 1951. Rav Prato ringraziò Sua Santità Pio XII per l’aiuto fornito agli ebrei durante la persecuzione.
La donazione del Congresso ebraico mondiale fu aspramente criticata dal quotidiano socialista svizzero Berner Tagwacht: «Mentre gli ebrei europei superstiti vivono nella disperazione e nella sofferenza, non c’è motivo per un tale dono all’istituzione più ricca del mondo». Rav Prato non se ne curò. L’Archivio Centrale di Storia del Popolo Ebraico a Gerusalemme conserva tutte le carte dell’archivio personale di Rav Prato. I dirigenti di Yad Vashem lo sanno? A proposito, gli archivi svizzeri sulla Shoah sono ancora chiusi. Come mai?

Premio Nobel per la Pace Nessuno ricorda, davvero nessuno ricorda un fatto sensazionale? Un fatto che dovrebbe chiudere qualunque discussione o contraddizione riguardo all’accusa di insensibilità e silenzio di Sua Santità Pio XII. Questo dettaglio ha eluso gli accusatori o è stato nascosto.
Alla fine di marzo del 1947, Sua Santità Pio XII fu nominato insieme ad altre personalità di spicco per ricevere il premio Nobel per la pace. I miei illustri interlocutori ebrei sanno chi ha sostenuto la candidatura? Un piccolo aiuto: non era il Vaticano, non era l’Unione Sovietica, né la Gran Bretagna, né la Francia, né la Germania occidentale. Cari amici, state tranquilli comunque, emettete un grande sospiro di sollievo: Sua Santità Pio XII non ha ricevuto il premio Nobel per la pace. Fu assegnato a due enti benefici, uno dagli Stati Uniti, l’altro dalla Gran Bretagna: l’American Friends Service Committee e The Friends Service Council, entrambi Quacqueri.
Sua Santità Pio XII immediatamente respinse la candidatura: «Il Papa non ha bisogno di premi per fare il suo dovere», disse a Mons. Domenico Tardini che gli aveva comunicato la notizia. Il problema fu chiuso senza ulteriore clamore, come al solito. Questo fu l’uomo, Sua Santità Pio XII.
Una nomination per il Premio Nobel per la pace – nel 1947 – non sarebbe stata possibile se fosse stata rilevata una piccola macchia sulla condotta di Sua Santità Pio XII verso gli ebrei. Un’indagine preliminare è stata condotta da coloro che hanno vissuto l’Olocausto, direttamente o indirettamente. Non ci fu una sola voce contraria dagli ebrei e dalle cancellerie occidentali. Perché, cari fratelli ebrei, dimenticate questo dettaglio?

Partigiani ed ebrei partigiani devono rispondere Cari fratelli ebrei, le accuse a Sua Santità Pio XII sono sconce. Le accuse arrivano anche da pulpiti più sconci delle accuse stesse. I fatti gridano; tra i fatti, non solo la candidatura al Premio Nobel per la pace. Fate attenzione.
Tre mesi prima della deportazione degli ebrei romani, due mesi prima dell’8 settembre, venti giorni prima della caduta del fascismo, The American Jewish del 2 Luglio 1943, giornale ebreo americano, scrisse: «Settecento ebrei italiani sono rifugiati in Vaticano». Sua Santità Pio XII, come al solito, non fece un comunicato stampa (che disdetta!). La notizia apparve anche sul giornale nazista Stürmer’s Kick, di proprietà di Julius Stürmer, protetto di Hitler, impiccato a Norimberga per crimini contro l’umanità, il 16 ottobre 1945. I nazitedeschi sapevano pertanto nei dettagli quanto accadeva nelle basiliche, nei monasteri, nelle abbazie, ovunque fosse possibile nascondere ebrei in luoghi sacri; migliaia di persone.
I tedeschi seppero anche di duemila bambini ebrei francesi, cui fu negato il visto dal governo britannico. I bambini furono infatti deportati e gasati. Eppure nel 1943, gli Alleati sollecitarono Sua Santità Pio XII ad alzare la voce contro il nazismo. Perché questo doppio gioco?
Che cosa fecero gli Alleati quando Sua Santità Pio XII diffidò il maresciallo Pétain a non deportare gli ebrei? Era il 1941, due anni prima. Che cosa fecero gli Alleati? NIENTE. Sabotarono le ferrovie? NO. Bombardarono i campi di sterminio in costruzione? NO.
Molto più coraggiosi furono i militi della Guardia Palatina, destinati a “servire Sua Santità”, praticamente disarmati, se non per il vecchio moschetto Remington.
Era primavera del 1944, poco dopo il massacro delle Fosse Ardeatine. Il maggiore Herbert Kappler tentò di irrompere in San Giovanni in Laterano, la basilica extraterritoriale del Vaticano a Roma. Costui voleva a catturare gli ebrei rifugiati nella basilica. Il comandante della Guardia Palatina di Sua Santità Pio XII, Conte Francesco Cantuti-Castelvetri si oppose senza esitazione con un manipolo della Guardia. Il macellaio delle Ardeatine reagì con disprezzo, urlando e deridendo i soldati armati di moschetto senza colpo in canna: «Costoro» scandì il macellaio «non impediranno ai soldati del Reich di adempiere agli ordini del Führer!»
Sua Santità Pio XII aveva ordinato che la Guardia Palatina non avesse il colpo in canna, con l’eccezione del comandante, armato d’una pistola. Il conte Cantuti-Castelvetri – al servizio della Santa Sede dal 1926 al 1970 – puntò la sua Beretta sul petto di Kappler, ingiungendogli di fermarsi. Il nazista desistette, colpito dalla fermezza del nobile militare italiano. Oggi possiamo ragionevolmente presumere le intenzioni esplorative del macellaio Kappler. I nazitedeschi – come abbiamo già detto – sapevano da sempre dei rifugiati ebrei nei luoghi sacri romani. Se il Vaticano avesse lasciato catturare i rifugiati in un luogo extra territoriale, i nazitedeschi avrebbero avuto mano libera in ogni dove a Roma e dintorni. Il conte Canuti- Castelvetri rispondeva direttamente a Sua Santità Pio XII. Il suo eroico gesto rispondeva pertanto alla volontà del Papa e assicurò che una razzia nei luoghi sacri non sarebbe passata sotto silenzio, al contrario di quanto avvenne per la deportazione dei bambini francesi, nello sconcio silenzio degli Alleati. Il coraggio del conte Canuti – Castelvetri salvò quindi la vita non solo ai rifugiati di San Giovanni in Laterano. Egli salvò anche i rimanenti 5mila rifugiati nei luoghi sacri di Roma; uomini, donne e bambini. Che disdetta anche i bambini!
Era primavera del 1944. Nel frattempo, cosa facevano gli eroici GAP (Gruppi di Azione Partigiana) del sovietico Pietro Secchia a favore degli ebrei? NIENTE. Che cosa fecero gli ebrei romani dei GAP? Esattamente quanto fecero durante la deportazione dei fratelli ebrei, il 16 ottobre 1943: NIENTE.
Anzi, fecero qualcosa il 17 ottobre, il giorno dopo la deportazione dei fratelli ebrei (che disdetta!). Gli eroici partigiani misero molti chiodi a tre punte lungo la via Casilina per fermare i camion nazisti, diretti al fronte meridionale. Perché non hanno fatto lo stesso il giorno prima, il 16 ottobre, coi camion sui quali avevano caricato i loro fratelli ebrei? Per quale sconcio motivo non fecero nulla? Per quale sconcio motivo su questa omissione grava tuttora una fetida omertà?
Sarebbero bastati tre chilogrammi di tritolo sul binario 21 appena fuori dalla Stazione Termini, sarebbero bastati per fermare il treno e assalire il plotone che lo scortava. Non fecero nulla. Oggi accusano Sua Santità Pio XII di non aver fermato il treno.
Il 20 ottobre 1943, quattro giorni dopo la deportazione dei mille ebrei romani – ripeto: quattro giorni dopo – un gruppo di partigiani assaltò Forte Tiburtino. Molti di loro furono uccisi. Se le stesse forze avessero assaltato Palazzo Salviati quattro giorni prima, avrebbero avuto ben maggiori possibilità di successo, per salvare gli ebrei rinchiusi nelle cantine prossime all’uscita principale di palazzo Salviati. Ho lavorato in questo edificio per molto tempo. Esso non è una fortezza, è una dimora. Esso è accessibile almeno da tre lati diversi, tutti difficilmente difendibili. Quella notte fu presidiato da un plotone di nazitedeschi, come testimonia uno che viveva nelle vicinanze, Giorgio Romano, “Io ho visto” (Gela, 2003). Perché i partigiani, fra i quali vi erano numerosi ebrei, non tentarono un assalto come fecero quattro giorni dopo contro il ben più munito Forte Tiburtino? Per quale sconcio motivo non fecero nulla? Per quale sconcio motivo su questa omissione grava tuttora una fetida omertà?

Accuse infami senza documenti a sostenerle Il 28 dicembre 2004, il quotidiano italiano Corriere della Sera pubblicò un articolo di Alberto Melloni, professore di storia cristiana. Costui “svelò” l’esistenza d’un documento “agghiacciante”: l’ordine di Sua Santità Pio XII di non restituire bambini ebrei sfuggiti all’Olocausto e ricoverati nelle istituzioni cattoliche.
Questa accusa, miei cari interlocutori e fratelli ebrei, è ancora una volta autolesionista perché conferma la pochezza e, perdonatemi, il sudiciume dietro le accuse al candidato al Premio Nobel per la Pace del 1947.
Il 28 dicembre 2004, la data non appare casuale. Tre mesi prima, come abbiamo già detto, furono pubblicati – grazie a una intelligente e lungimirante iniziativa del Prefetto dell’Archivio Segreto Vaticano, Mons. Sergio Pagano – “Inter Arma Caritas” nonché 11 volumi di “Atti della Santa Sede durante la seconda guerra mondiale”. Questa pubblicazione infastidì quanti progettavano di colpire Giovanni Paolo II mentre era gravemente malato e prossimo alla fine.
Nel febbraio 2005 fu affissa la targa diffamante Sua Santità Pio XII sul muro di Yad Vashem, così sporcando la memoria della Shoa. L’artefice italiano fu un nemico personale (sedicente ebreo) di Giovanni Paolo II.
Alcuni dei miei illustri interlocutori probabilmente sanno che le tesi del professore Melloni sono state smontate pezzo per pezzo, documenti alla mano, col libro “PACELLI RONCALLI I BATTESIMI DELLA SHOA”, pubblicato il 15 maggio 2005 da due formidabili ricercatori e veri storici, Andrea Tornelli e Matteo Luigi Napolitano.
Documento dopo documento, i due autori hanno dimostrato quanto Sua Santità Pio XII ha fatto per salvare i bambini ebrei dalle camere a gas; quanto ha fatto per accoglierli e poi restituirli alle famiglie o istituzioni riconosciute, conformemente alle leggi vigenti nei vari paesi di appartenenza. Il Vaticano è stato l’unico stato al mondo che ha fatto così tanto e così radicalmente, operando in tutto l’immenso teatro di guerra.
Il professor Melloni non ha risposto a questo volume e continua a insegnare la storia del cristianesimo. Non posso riassumere duecento pagine del volume e sessanta pagine di documenti allegati. Miei cari fratelli ebrei, compratelo e studiatelo.
I miei stimati interlocutori ebrei accreditano qualsiasi tesi sfavorevole a Sua Santità Pio XII, senza giustificazione documentale, rifiutando di leggere documenti che invece confermano gli enormi sforzi di Sua Santità Pio XII. Egli fu l’unico capo di stato rimasto a Roma durante l’occupazione tedesca. La diplomazia vaticana fu l’unica a impegnarsi coralmente per proteggere gli ebrei e tutti gli altri perseguitati dai nazisti, nell’immenso scenario di guerra mondiale. Rispondetemi, per cortesia, cari fratelli ebrei: quale altro motivo giustificò la candidatura di Sua Santità Pio XII al premio Nobel per la Pace?
Il falso non è falsificabile, altrimenti sarebbe vero. Coloro che violano questa legge sono tenuti ad avvolgere la prima menzogna in una ancora più grande, e poi un’altra; una bugia dopo l’altra, per diventare una matrioska sempre più grossa, alimentata da bugie sempre più insostenibili.
Questo è il motivo per cui non è più possibile né sufficiente mettere da parte Hochhut e il suo fetido Vicario, il nucleo della matrioska di bugie. La caparbietà di rimanere nel falso arriva fino a ostracizzare gli autori ebrei che si rifiutano di essere imprigionati nella matrioska. Quanto può durare tutto questo mentire? Come si possono sostenere accuse così infamanti e prive di fondamento?

Salvezza dei criminali nazisti? Torniamo all’autolesionismo ebraico. Se solo avessero letto la raccolta pubblicata nel 2004, come abbiamo già detto più volte, dagli Archivi Segreti del Vaticano, avrebbero capito che Sua Santità Pio XII si limitava a chiedere clemenza per i criminali di guerra, com’è necessario, giusto e opportuno faccia il Vicario di Cristo in terra.
2 aprile 1938. Il quotidiano The Palestine Post rivela il duro rimprovero del Vaticano ai vescovi austriaci deboli coi nazisti nel plebiscito sull’invasione “senza sangue” dell’Austria: «Oltre alle difficoltà sul Concordato», firmato dal Vaticano e dalla Germania dai nazisti, il quotidiano ebraico nota che questo rimprovero distrugge «Qualsiasi idea di incoraggiare, o addirittura indulgere, i metodi utilizzati per conquistare l’Austria.»
Un anno dopo il cardinale Eugenio Pacelli – colui che guida la Segreteria di Stato che schiaffeggia i vescovi austriaci – diventa Papa e spende tutta l’eredità principesca, lasciatagli dal padre, per salvare ebrei e altri perseguitati dai nazisti tedeschi.
C’erano prelati e sacerdoti che sostenevano la fuga nazista? È possibile che il vescovo austriaco Alois Hudal si distingua. Secondo i soliti accusatori senza documenti, Hudal salvò numerosi nazisti e “fu aiutato dal Vaticano”. Hudal fu allontanato dal Vaticano e non ebbe alcun accesso a Sua Santità Pio XII molto prima della guerra, quando pubblicò un libro filo-nazista. Hudal fu ospitato in un collegio romano, distinto e lontano dal Vaticano.
In questa storia un fatto irrefutabile rimane in primo piano: l’intero territorio italiano era sotto il controllo degli Alleati. Si legga quanto scrive il mensile ebreo SENTINEL di Aprile 1947 “Beware! The Nazi Live” in un lungo editoriale a pagina 85.
Fino alle sporcizie di Hochhut nessuno osò accusare Sua Santità Pio XII. Le colpe addossabili a qualche prelato sono trascurabili rispetto a quanto fecero la Croce Rossa Internazionale e le agenzie governative di Gran Bretagna, Stati Uniti, Unione Sovietica, Francia e, non dimentichiamoci, della Germania federale.
I servizi segreti tedeschi della Germania occidentale, con le benedizioni di Washington e Londra, sorsero sulle ceneri dell’«organizzazione Gehlen».
Il 22 maggio 1945, il generale Reinhard Gehlen, nazista, capo del servizio segreto di spionaggio antisovietico, si arrese agli americani. William Donovan, direttore dell’OSS (Office of Special Operation, antecedente alla CIA), studiò 52 scatole di documenti recatigli da Gehlen. Il generale nazista, torturatore spietato della popolazione e dei partigiani russi, fu così reclutato quale capo dipartimento degli affari sovietici dell’OSS. Il 12 luglio 1946, Gehlen tornò nella Germania occidentale sotto controllo degli Alleati, per formavi l’«Organizzazione Gehlen». Questa struttura fu composta anche da criminali del Terzo Reich. Il 18 settembre 1947 Gehlen e la sua organizzazione transitarono alle dipendenze della neonata CIA. Dieci anni dopo, il 1° aprile 1956, l’organizzazione Gehlen, passò sotto il controllo della Germania occidentale. L’organizzazione costituì il nucleo del servizio segreto della Germania federale, il BND. Gehlen fu direttore fino ad aprile 1968. Gerhard Wessel, vice di Gehlen e anch’egli di chiara fama nazista, gli succedette fino al dicembre 1978.
In questa melma nacque la “rete Odessa”, creata scientificamente per portare i nazisti in Sud America, fornendo denaro, documenti falsi e passaporti. Da questo verminaio partì l’accusa contro Sua Santità Pio XII – dopo Il Vicario e dopo la morte di John Kennedy – di aver aiutato la fuga dei criminali nazisti.
D’altra parte, la famigerata STASI ha le stesse fetide radici. Le due organizzazioni, BND e STASI, hanno continuato a mantenere contatti costanti fino alla caduta del Muro, quando gli agenti STASI (centinaia solo in Italia) sono passati nei BND senza alcun controllo dell’Unione Europea e tanto meno dell’Italia.
Quanto complicato fosse il mondo del dopoguerra si può capire ancora una volta da un libro. L’ebreo Philip Sands in “Ratline” offre una grandiosa indagine storica, con documentate fonti non vaticane, con ritmo mozzafiato da thriller. L’opera chiarisce fino a che punto i crimini contro l’umanità si sviluppano molto più in basso rispetto alle istituzioni statali, radicando anche nelle profondità più intime delle persone e, come nel nostro caso, portando a uno stonato coro di calunnie.

Occorre capire e scegliere Sua Santità Pio XII fu il nucleo della collaborazione cattolica con il nazismo? Se la risposta è “Sì”, quanti sostengono questa tesi devono esibire documenti inconfutabili. In tal caso, suggerisco di evitare il professor Melloni.
Nel 1967, Pinchas Lapide, diplomatico, console israeliano a Milano, scrisse: «La Chiesa cattolica, sotto il pontificato di Pio XII, fu determinante nel salvare almeno 700.000, ma probabilmente ben 860.000 ebrei da morte certa per mano nazista. Queste cifre, piccole in confronto ai sei milioni di martiri il cui destino è oltre ogni consolazione, superano di gran lunga tutte quelle dei salvati da tutte le altre chiese, istituzioni religiose e organizzazioni di soccorso messe insieme».
Pinchas Lapide è meno affidabile del prof Melloni? I documenti finora conosciuti smentiscono il prof e asseverano Pinchas. Chi ha altri documenti li tiri fuori senza inquinare le notizie. La falsificazione per mezzo d’un giornale è inaccettabile in un serio dibattito, il cui livello, tuttavia, anche da parte ebraica si è tentato di elevare. Nel 2008 L’Osservatore Romano (quotidiano vaticano) pubblicò un’intervista di Maurizio Fontana allo storico ebreo italiano Paolo Mieli, allora direttore del Corriere della Sera. «La storia porterà giustizia a Pio XII» affermò Paolo Mieli. Nessuno osò smentirlo. Silenzio. Lo scandalo vero è questo silenzio davanti ai documenti e ai fatti. Lo scandalo non è il silenzio di Sua Santità Pio XII, mentre operava concretamente per gli ebrei, a Roma e nel mondo. Egli operava mentre altri, prima non fecero nulla o furono conniventi coi nazitedeschi, poi calunniarono Sua Santità Pio XII, candidato al premio Nobel per la Pace col favore del Congresso Mondiale Ebraico.
Lo scandalo fu e rimane il silenzio di coloro che, dopo aver accusato senza prove, tacciono e non rispondono, in attesa della prossima occasione per riprendere la calunnia. Questo metodo oscuro è inaccettabile.
Non si può macchiare la memoria del Pastore Angelico e accettare le menzogne di improvvisati artisti della truffa. L’eredità di Hochhut andò all’ateo ebreo Saul Alinsky, tra i cui seguaci troviamo Hussein Barack Obama, la sua comare Hillary Clinton e l’ebreo collaborazionista dei Nazi, George Soros. Nessun accento è mai stato sentito contro questi nemici degli ebrei e della fede ebraica. Nessun accento che sia lontanamente paragonabile ai veleni contro Sua Santità Pio XII. Perché? Una risposta chiara e convincente è d’obbligo. Non possiamo giocare con parole, persone e santi. Il dramma rischia di trascolorare in grottesco, molto più grottesco perché involontario. Taluni, troppi appaiono come giudici che condannano quanto è loro incomprensibile.

Pio XII non era nemico di Israele Ancora una volta esorto, cari fratelli ebrei, a leggere e studiare i documenti pubblicati dal Vaticano nel lontano 2004. Non esiste un solo atto a sostegno dell’ostilità contro Israele. Tali accuse arriveranno dai documenti disponibili dal 2 marzo? Va bene, aspettiamo. Qualcuno, tuttavia, spieghi sulla base di quali documenti disponibili – oggi e ieri – sono state presentate tali accuse.
Nel 1946, il mondo musulmano era in ebollizione. Nel corso dell’anno, le Nazioni Unite approvarono il piano di spartizione dell’UNSCOP (Comitato speciale delle Nazioni Unite sulla Palestina) per la Palestina. Winston Churchill e Anthony Eden erano i veri nemici degli ebrei, come i giornali ebraici non mancarono mai di sottolineare in quegli anni. Il Piano dell’UNSCOP fu spacciato per soluzione del conflitto tra ebrei e musulmani; conflitto scoppiato durante il mandato britannico sulla Palestina. Il lemma “Palestina” – come abbiamo spiegato nelle puntate precedenti – non aveva senso. Non di meno fu utilizzato sconsideratamente nella Dichiarazione Balfour. La mela fu avvelenata dalla piazza petrolifera di Londra. Musulmani ed ebrei ci cascarono.
Il piano prevedeva una separazione tra i due stati, uno ebreo, un altro musulmano e Gerusalemme sotto il controllo internazionale. I paesi arabi respinsero il piano delle Nazioni Unite e la guerra iniziò nel 1948. Il costo del petrolio ebbe la prima impennata del dopoguerra.
Il 3 agosto 1946, i delegati del “Supremo Comitato Arabo della Palestina” ottennero udienza da Sua Santità Pio XII. I delegati mussulmani presumevano di avere sostegno del Vaticano alle loro posizioni. La voce del Papa fu limpida, la Sua equidistanza fu inequivocabile: «Senza dubbio, la pace si può realizzare solo nella verità e nella giustizia. Questa suppone il rispetto dei diritti altrui, di particolari posizioni e tradizioni specialmente nel campo religioso, e il preciso compimento dei doveri e degli obblighi ai quali è tenuta ogni famiglia di abitanti. Ecco perché dopo avere ricevuto in questi ultimi giorni numerosi appelli e reclami dalle diverse parti del mondo e per differenti – motivi, sentiamo superfluo dirvi che riproviamo ogni ricorso alla forza e alla violenza, da qualunque parte venga, come anche condannammo più volte nel passato le persecuzioni di un antisemitismo fanatico, scatenatesi contro il popolo ebreo. Questo atteggiamento di assoluta imparzialità l’abbiamo sempre mantenuto nelle circostanze più varie, e intendiamo conformarviCi anche per l’avvenire. Ma è evidente che questa imparzialità che Ci impone il Nostro ministero apostolico e che Ci mette al di sopra dei conflitti che agitano la società umana, non può significare indifferenza soprattutto in questo momento così difficile. E così vi assicuriamo che tutto ciò che dipenderà da Noi e dalle possibilità che Ci saranno offerte, lo impegneremo perché la giustizia e la pace divengano una benefica realtà, e creino con l’efficace cooperazione di tutti gli interessati, un ordine che garantisca a ciascuna delle parti presentemente in conflitto, la sicurezza dell’esistenza e, nello stesso tempo, delle condizioni fisiche e morali della vita, sulle quali possa stabilirsi normalmente uno stato di benessere materiale e culturale assieme».
Questa fu e rimase la posizione di Sua Santità Pio XII, prima e dopo la nascita di Israele. Doveva plaudire la guerra? Doveva diventare partigiano d’una parte? Non l’ha mai fatto, né prima né dopo.
Quanti legittimamente sostengono Israele si aspettano dal Vaticano e da Sua Santità Pio XII la soddisfazione delle loro aspettative, quanto più rapidamente possibile. Ciò accadde allora e accade oggi. È comprensibile. La diplomazia del Vaticano sfortunatamente non funziona così. Il suo tempo e i suoi orizzonti non potevano essere allora e neppure oggi i medesimi orizzonti d’uno stato appena nato, frettoloso d’affermarsi.
Sua Santità Pio XII ha seguito questa linea prudente ed è stato leale con tutte le parti in causa. Dopo l’abdicazione di S.S. Benedetto XVI non è stato più così, spostandosi il baricentro contro Israele; eppure non si sono udite le velenosità che colpiscono tuttora il Pastore Angelico. Perché?
Prima ho affermato che taluni fanno la figura di quei giudici che condannano ciò che non capiscono. Il paragone mi torna in mente per Jules Isaac e per le sue lodevoli quanto confuse iniziative per il dialogo tra ebrei e cattolici.
Jules Isaac fondò l’«Amitié Judéo-chrétienne de France» (Amicizia giudeo-cristiana della Francia). Il cardinale Angelo Giuseppe Roncalli, nunzio a Parigi, non dette referenze entusiasmanti in Vaticano. Isaac fu ricevuto da Sua santità Pio XII, al quale descrisse il suo progetto di dialogo. Non ci fu alcun seguito.
Pochi giorni fa, La Croix (settimanale cattolico francese) e L’Osservatore Romano hanno ricordato il sessantesimo anniversario dell’incontro di Jules Isaac con San Giovanni XXIII in Vaticano. Secondo La Croix, questo incontro ha portato a una riconciliazione tra ebraismo e cattolicesimo, che si sarebbe conclusa proprio con l’attuale pontificato.
Questa stupidaggine politica (e non solo politica) è sufficiente a dimostrare, se mai fosse ancora necessario, quanto lungimirante fosse Sua Santità Pio XII.
Isaac era profondamente legato a Claude Peguy, cui dedicò la sua autobiografia, “Expériences de ma vie” (Paris 1959). I due, legati dal desiderio di dimostrare la profonda connessione tra Israele e la Chiesa cattolica, erano solidali con Giorgio La Pira, le cui posizioni erano anni luce lontane da quelle del Papa.
Dopo tutto, Giorgio La Pira non fu amico neppure col neonato stato di Israele. Le relazioni di La Pira, nel partito Democrazia Cristiana, vorticavano fra Firenze e Bologna. Quella fu la “Democrazia Cristiana” che generò Ciriaco De Mita e Romano Prodi. Quello fu ed è tuttora nella sinistra italiana il nucleo degli ostili ieri ad Aldo Moro e da sempre a Israele. Essi sono responsabili del declino dell’Italia, morale ed economico. Sua Santità Pio XII era quindi lungimirante.
Se io volessi essere malizioso, direi agli ebrei che hanno accolto con favore la celebrazione di Jules Isaac sull’Osservatore Romano: «Non avete apprezzato Sua Santità Pio XII, ora godetevi Bergoglio e la sua amicizia con l’OLP».
Isaac e Peggy erano certamente in buona fede e pieni di buone intenzioni. Il realismo politico è tuttavia irrinunciabile. L’attuale declino della civiltà giudeo-cristiana è stato causato anche dagli utili idioti, non solo dai malvagi. Senza dimenticare che il grottesco è sempre in agguato. Eccone un esempio.

Perfidi Ebrei? No, riconoscimento della loro Fede Per una curiosa coincidenza, in queste ore un ignoto ha introdotto nelle Litanie tre ulteriori invocazioni alla Vergine Maria Santissima, una delle quali “Conforto dei Migranti” è resa in latino con uno spericolato “Solacium migrantium”. Siamo sicuri che non c’è alcuna intenzione blasfema in questa preghiera. “Solacium” nel latino medievale significava “consolazione”. Lo zelante prelato avrebbe tuttavia fatto bene a tener conto dell’accezione “sollazzo” introdottasi dal 1700, carica di oscenità. Maria Santissima comprenderà le buone intenzioni – a lastricare tuttavia itinerari infernali – e sorriderà persino degli spericolati. E pensare che sarebbe stato sufficiente un dizionario etimologico per scampare al ridicolo.
Per un percorso analogo, tuttavia invertito nei tempi, si è innescato un vociante equivoco su “Oremus et pro perfidis Judaeis”, presente nella liturgia del Venerdì Santo per circa 14 secoli. Questa frase non è nella Santa Messa in latino, come s’è detto da parte di ignoranti. Costoro non sanno neppure che nel Venerdì Santo la Santa Messa non si celebra.
Quattordici secoli fa “perfidis” non si tradusse “perfidi”, com’è poi accaduto nel latino volgare. “Perfidis” deriva da “per” e da “fidem”, ossia riferendosi a chi rimane nella sua fede che non è quella cattolica. La polemica, riscaldata e artefatta a spese di S.S. Pio XII e persino di S.S. Benedetto XVI, è etimologicamente sgangherata. Quanti ne fanno motivo di protesta non tengono conto del suo pregio. Quella preghiera è un esplicito ed antico riconoscimento della fede ebraica. La liturgia cattolica ha concesso tale privilegio solo alla Fede ebraica. Io insomma suggerirei di studiare un po’ di più e rimanere nei confini del buon senso. Sua Santità Pio XII è un gigante della fede e della dottrina. Egli parlava e scriveva correttamente e senza falsificazioni mezza dozzina di lingue, ebraico incluso. Egli inoltre parlava e scriveva anche in latino, incluso l’arcaico.

Le radici (ormai non più) nascoste dell’odio Il paziente lettore ha potuto accertare quante incongruenze e quanto profondamente radicate nel tempo avvelenano la discussione intorno a Sua Santità Pio XII.
Verità e menzogna, giustizia e malvagità sono compenetrati. Dobbiamo guardare avanti, senza dimenticare il passato, per comprendere quanto sta accadendo.
Robert James Woolsey, ex direttore della Central Intelligence Agency (CIA), scrisse la prefazione del libro di Ronald Rychlak , “Disinformation: Former Spy Chief Reveals Secret Strategies for Undermining Freedom, Attacking Religion, and Promoting Terrorism” (2013).
Il libro svela la trama sovietica contro Sua Santità Pio XII. Woosley scrive: «Questo libro cambierà il modo di vedere l’intelligence, gli affari esteri, la stampa e molto altro. Il tenente generale Ion Mihai Pacepa è il disertore di più alto livello che abbiamo mai avuto da un servizio di intelligence ostile. Capo dell’Intelligence rumena, ha partecipato per molti anni a incontri chiave con i capi di stato e ad alcune delle discussioni più delicate dei nostri nemici durante la Guerra Fredda.»
Forse sono distratto, ma non ho sentito alcuna scossa. D’altra parte, Woolsey era direttore della CIA con Bill Clinton, mentre ci vendevano la favola dei serbi brutti e cattivi, mentre croati, sloveni e soprattutto i musulmani bosniaci erano povere vittime. Oggi Woolsey è membro dell’Advisory Board strategico di Genie Energy, insieme a Dick Cheney, Rupert Murdoch e Lord Jacob Rothschild. Genie Energy ha scoperto un enorme giacimento petrolifero sotto le Sirian Golan Heights. Woolsey potrebbe quindi dirci molto sull’attuale pasticcio in Siria. Sorvoliamo. Andiamo alla sostanza delle rivelazioni di Pacepa, al piano sovietico.
Pio XII fu screditato con “Il vicario”, rappresentato e finanziato per anni nel teatro di Erwing Piscator a Broadway: «Prima di diventare presidente dell’IATB (International Workers Theatre Association, fondato a Mosca nel 1930 con Bertold Brecht, NdR). Piscator era stato reclutato come agente di influenza dal servizio di intelligence straniero sovietico». La CIA lo sapeva quindi almeno dal 1978. Perché ha lasciato calunniare Sua santità Pio XII fino al 2013?
Pacepa rivela un’altra importante operazione dei servizi sovietici: “I protocolli degli anziani di Sion”. Il libro fu scritto a Mosca e diffuso ovunque: la fabbrica di odio tra cattolici ed ebrei. Il libro è dunque un falso. Dobbiamo tuttavia riflettere sull’attuazione dei obiettivi contenuti nel libro: essi si stanno realizzando uno dopo l’altro. C’è qualcuno che porta avanti un progetto e scarica la responsabilità sugli ebrei, alimentando l’odio coi cattolici?
Dopo l’assassinio di John Kennedy, la cospirazione ha il suo posto in prima fila nel teatro della Storia. Dobbiamo essere vigili, aggrappati alla verità e liberi dal conformismo, per chiederci qual è l’effetto attuale di così tanto odio, alimentato su entrambi i fronti.

Usciamo dalla trappola per capire Era novembre 1936, quando il cardinale Eugenio Pacelli, segretario di Stato, visitò gli Stati Uniti. Egli vi trascorse diverse settimane, coprendo 8 mila chilometri. Dopo un incontro nella casa di Hyde Park con il neoeletto presidente Franklin Delano Roosevelt, fu scortato da Joseph Kennedy nella casa del clan a Bronxville. La famiglia Kennedy, cattolica, era la stella nascente della politica americana. John Kennedy, dopo il mandato di Dwight Eisenhower, entrò alla Casa Bianca, sconfiggendo Richard Nixon, Il presidente Eisenhower si congedò con queste parole: «Nelle riunioni di governo, dobbiamo stare in guardia contro l’acquisizione di ingiustificata influenza, voluta o non richiesta, del complesso militare-industriale. Il potenziale per la disastrosa ascesa di potere mal assegnato esiste e persisterà. Noi non dobbiamo mai lasciare che il peso di questa combinazione metta in pericolo le nostre libertà o i nostri processi democratici. Non dovremmo dare nulla per scontato. Solo una popolazione in allerta e informata può costringere ad una corretta interazione la gigantesca macchina industriale e militare della difesa con i nostri metodi ed obiettivi di pace, in maniera tale che sicurezza e libertà possano prosperare insieme».
Papa Pacelli fu incoronato il 12 marzo 1939. Joseph Kennedy e suo figlio John erano presenti, inviati dal presidente Roosevelt.bC’era perfetta identità di vedute tra Pacelli e Kennedy sul parallelo pericolo del nazismo e del comunismo. “Il Vicario” fu pubblicato poche settimane prima del 22 novembre 1963, quando Kennedy fu assassinato. Hochhut fu una marionetta di un complotto; questo è ormai certo. Un complotto solo sovietico? Troppe coincidenze dicono il contrario.

Kennedy aveva contro i monetaristi e i cartelli dell’acciaio, del petrolio e delle materie prime. Quei cartelli sono i padri legittimi dei circoli odierni dei Bush, Clinton, Obama, pronti a mettere il mondo nelle mani del regime di criminale cinese.
Un presidente cattolico degli Stati Uniti, il cui riferimento religioso e politico fosse Sua Santità Pio XII, era temibile per Mosca come per i cartelli.
Il Concilio Vaticano II fu indetto nel 1962. L’Unione sovietica non poteva lasciare che Sua Santità Pio XII e i suoi insegnamenti si proiettassero sul Concilio, arrivando a una condanna del comunismo. I Cartelli non potevano permettere che la dottrina sociale della Chiesa divenisse il faro dei lavoratori e degli imprenditori. I Cartelli hanno sempre preferito le crisi e le guerre, controllando i contendenti e gli utili idioti, per alzare il costo dei listini.
Tanto per l’Unione Sovietica allora, quanto per i Cartelli oggi, era ed è un disastro l’efficace difesa della Fede, quella che i suoi nemici definiscono con disprezzo, “tradizionale”. Gli interessi trasversali si saldarono. Gli interessi trasversali oggi si saldano non più con Mosca (Vladimir Putin, difensore della Cristianità!) ma con Pechino. Il veicolo europeo è ancora una volta il Reich, stavolta il IV Reich, l’Europa luterana sempre infettata di nazismo.
Dobbiamo tutti capire che Sua Santità Pio XII viveva in un mondo, complicato non solo dalla guerra ma anche dalle trasversalità, difficili da individuare in quei giorni; le trasversalità di oggi sono sempre più evidenti. Sua Santità Pio XII è ancora un vero nemico per coloro che trovano insopportabile la sua singolarità, in quanto capo di stato (uno stato di 45 ettari) di essere un pastore non solo di cattolici ma di tutto il mondo tormentato in cui viveva.

Che cosa fare? La calunnia si è aggrappata agli archivi. Bene, quelli vaticani sono aperti. Essi non sono tuttavia sufficienti. Io porgo cortesemente le seguenti domande ai fratelli ebrei e confido che rispondano.
1) Perché non chiediamo di leggere gli archivi sovietici e quelli della Croce Rossa Internazionale?
2) Perché non commentiamo “La Francia terre di rifugio e di debutto rinascimentale civile 1936-1944“, edizioni Du Cerf, 2005, tre volumi della studiosa ebrea israeliana (nata a Haifa, professore in Francia) Limore Yagil, che ha esplorato parecchi archivi ecclesiastici francesi?
3) Perché non menzioniamo “La guerra di Pio: le risposte ai critici di Pio XII” di due ebrei autorevoli, Joseph Bottum e David G. Dalin (2010)?
4) Perché stiamo dimenticando gli archivi della chiesa romana di San Salvatore in Onda per quanto riguarda l’organizzazione “Raphaelsverein” per espatriare?
5) Perché, accusando Hudal, le sue carte degli archivi di Santa Maria dell’Anima a Roma sono ancora sconosciute?
6) Perché non apriamo le cartelle ebraiche della Confederazione svizzera, quelle svedesi e spagnole, dell’Uruguay e del Brasile?
7) Perché non sono state pubblicate tutte le carte catturate nel III Reich dalle forze vincitrici?
La risposta a tutte queste domande è importante. È altrettanto importante osservare che né Donald Trump né Vladimir Putin hanno alcun interesse nel mantenere i segreti dei rispettivi archivi su questa storia. Nessuno dei due fu o è coinvolto. Essi possono aprire gli archivi, per scoprire l’origine della separazione tra Occidente e Russia. Questo sarebbe utile anche per scoprire l’origine dell’attuale egemonia luterana (e nazista), mai morta dopo il 1945, riesplosa dopo la caduta del Muro. Ricordiamolo: la Germania oggi fa affidamento sulla Cina per realizzare il sogno di Hitler. Dobbiamo scoprire questa fogna della storia; questo farebbe bene a tutti: a Putin, a Trump, a cattolici ed ebrei, ai credenti e al mondo intero. Non sarà gradito ai diffamatori professionisti, ma questo non ci spezza il cuore. 

Gli Ebrei infine non devono essere identificati coi calunniatori, con quanti odiano S.S.Pio XII, contro il quale d’altronde v’è pure una forte compagine di sedicenti cattolici,  Costoro presto dovranno misurarsi con gli ebrei ortodossi che hanno aperto una poderosa riflessione sulla revisione del processo a Gesù Cristo per riconoscere in Lui il Messia. Presto vi daremo buone notizie. Vi sono ebrei determinati a leggere la storia per andare avanti e uscire dal fetido binomio di guerra Israele-Palestina. La Divina Provvidenza insolla lavora e non cessa di essere sorprendente. www.pierolaporta.it

 

Informazioni su Piero Laporta

Dal 1994, osservate le ambiguità del giornalismo italiano (nel frattempo degenerate) Piero Laporta s’è immerso nella pubblicistica senza confinarsi nei temi militari, come d'altronde sarebbe stato naturale considerando il lavoro svolto a quel tempo, (Ufficio Politica Militare dello Stato Maggiore della Difesa). Ha collaborato con numerosi giornali e riviste, italiani e non (Libero, Il Tempo, Il Giornale, Limes, World Security Network, ItaliaOggi, Corriere delle Comunicazioni, Arbiter, Il Mondo e La Verità). Ha scritto “in Salita, vita di un imprenditore meridionale” ed è coautore di “Mass Media e Fango” con Vincenzo Mastronardi, ed. Leonardo 2015. (leggi qui: goo.gl/CBNYKg) Oggi, definitivamente disgustato della codardia e della faziosità disinformante di tv e carta stampata, ha deciso di collaborare solo con Stilum Curiae, il blog di Marco Tosatti. D'altronde il suo più spiccato interesse era e resta la comunicazione sul web, cioè il presente e il futuro della libertà di espressione. Ha fondato il sito https://www.pierolaporta.it per il blog OltreLaNotizia. Lingue conosciute: dialetto di Latiano (BR) quasi dimenticato,, scarsa conoscenza del dialetto di Putignano (BA), buona conoscenza del palermitano, ottima conoscenza del vernacolo di San Giovanni Rotondo, inglese e un po' di italiano. È cattolico, non apprezza Bergoglio e neppure quanti lo odiano, sposatissimo, ha due figli.
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