Contra Scribas Et Potestatem Eorum

Contra Scribas Et Potestatem Eorum. Il Vangelo attraversa i secoli, smascherando Scribas Et Potestatem Eorum: «Sulla cattedra di Mosè si sono seduti gli scribi e i farisei. Praticate e osservate tutto ciò che vi dicono, ma non agite secondo le loro opere, perché essi dicono e non fanno. Legano infatti fardelli pesanti e difficili da portare e li pongono sulle spalle della gente, ma essi non vogliono muoverli neppure con un dito. Tutte le loro opere le fanno per essere ammirati dalla gente: allargano i loro filattèri[1] e allungano le frange; si compiacciono dei posti d’onore nei banchetti, dei primi seggi nelle sinagoghe, dei saluti nelle piazze, come anche di essere chiamati “rabbì” dalla gente.» (Matteo, 23, 2-7)
La vanità per dissimulare crudeltà e cinismo («Legano infatti fardelli pesanti e difficili da portare e li pongono sulle spalle della gente») distingue gli scribi. Gli scribi vogliono dominare con la benedizione degli stessi oppressi. E papa Francesco potrebbe essere in serio pericolo.

La stupidità degli scribi dominanti è sempre stata la madre delle rivoluzioni. Poi intervengono i partiti e la politica. La rivoluzione è viscere prima che cervello.

Gli scribi uccidono: con la legge e col terrore, con le guerre, col patriottismo, con l’europeismo, con il mondialismo, col pacifismo e con la fame, con… le tasse e con la televisione, coi costi dell’energia, coi virus perfino, come coi gas, con le bombe e con l’atomica, con la musica e con la poesia, con la letteratura e con le omelie. Essi uccidono con qualunque mezzo. Spargono violenza dall’Atlantico agli Urali, poi stupiscono se un immigrato, un disoccupato o un ingegnere informatico uccidono a martellate la propria moglie, compagna, marito. La notorietà di una ferale notizia ha peso differente, a seconda che la vittima sia una femmina o un maschio, un trans o un omosessuale, un uomo di razza bianca, un negro o un giallo.
Così è la violenza dei non violenti, dei pacifisti, dei buonisti, dei demoni scribi, ubriachi di potere; essi danzano come Salomé su “feisbuc”, “tuitter” o in televisione.
Simulano buonismo, rispetto per le leggi e per gli uomini; spargono falsità, crudeltà senza limiti, affinché gli oppressi cantando “roc” pavimentino la propria via crucis. Che cosa ci ha imprigionato? L’Uomo, estromettendo Cristo – nessuno getti la croce su papa Francesco – ha lavorato per la propria distruzione. Con l’uomo crolla anche il sistema in cui è prigioniero. Gli scribi, stupidi, tagliano il ramo su cui sono seduti e preparano con le loro lorde mani, lorde di sangue, l’irrefrenabile scoppio di violenza che travolgerà loro, le loro famiglie, le loro ricchezze. Non basta disarmare i soldati, armare le polizie, sventare complotti di incauti neocomunardi né addomesticare i comunisti per impedire la rivoluzione. La stupidità degli scribi dominanti è sempre stata la madre delle rivoluzioni. Poi intervengono i partiti e la politica. La rivoluzione è viscere prima che cervello.
Gli scribi si stanno suicidando, non da ora. Il manifesto di Ventotene, per esempio. Esso afferma: le nazioni sono il diavolo. Le nazioni soccombono davanti a UE, ONU, NATO ed entità transnazionali finanziarie, consortive… accomunate da radicale assenza di democrazia e vocate a spargere povertà, guerra, disoccupazione, malattie, invocando che cosa?… La democrazia. Il diavolo abita a Ventotene, demonizzando i nemici e santificando i propri sodali, finché sono utili. Il manicheismo, il più antico nemico della Chiesa, è tornato così in vita.

Sul fiume Isonzo così come nella piana di Verdun, i fanti lasciavano la trincea per uccidere altri fanti sull’altro fronte. I nipoti dei generali e dei ministri macellai trascolorati in obiettori di coscienza, figli dei fiori e fottuti drogati, puttane e sodomiti, provette ambulanti di HIV, gonorrea, sifilide e vaiolo delle scimmie, innocenti solo le scimmie. La violenza valica i secoli come le valchirie volano al Valalla, vestite di bianca e splendida luce, svelandosi infine nere, cupe e sitibonde di sangue, come la Gorgona a Taiwan.
Gli “scribi” dei giorni correnti (i berlusconi, i napolitano, i mattarella, i veltroni, i dalema, i mentana, le concita, i guzzanti, i salvini, le meloni, i biden, le fedez, i trump, i putin, i paglia, le lucarelli, così come i vice scribi come i renzi e i calenda, spacciatori del nulla…) hanno sempre il medesimo copione: demonizzano l’avversario, infine si delegittimano l’un l’altro, demonizzandosi a lor volta. L’Umanità dopo tutto sopravvive per questo reciproco scannarsi degli scribi. Si scannano a Kiev e a Capitol Hill, a Damasco come nel Kurdistan, a Kabul come ieri a Belfast, a Saigon o a Valle Giulia.
Miliardi e miliardi di esistenze si consumano per gli scribi nelle miniere africane, nelle foreste amazzoniche, nei campi di battaglia, nelle baleniere come nelle piattaforme oceaniche. Montagne di vittime dal 2000 hanno cancellato d’un colpo la rivoluzione cristiana e, dopo di essa, quella americana, quella francese e quelle bolsceviche, quella cinese e le guerre anti coloniali.  Si moltiplica quanto Alessandro Manzoni descrisse per i quattro capponi di Renzo Tramaglino[2], vessato dal potere e poi soccorso dalla Divina Provvidenza. Fascismo, comunismo, vaccinismo, europeismo, pacifismo, legalismo, europeismo, patriottismo, ambientalismo… eccitano il popolo come i capponi di Renzo. Tecnica perfetta nei secoli. Eppure non regge più, a dispetto dello zelo degli scribi. Perché?

I Manichei

Nessuno ammetterebbe mai d’essere manicheo, sebbene sia del tutto consueto (con conseguenze tuttavia imprevedibili) demonizzare gli avversari e santificare i propri sodali.

La Santa Chiesa dei primordi combatté l’eresia manichea. Sant’Agostino fu manicheo prima di convertirsi. Da cattolico fu acerrimo avversario dei manichei e li sconfisse. Oggi patirebbe il locdaun, l’esilio, il trattamento sanitario obbligatorio. Sant’Agostino non avrebbe ceduto sebbene il suo cammino non fosse lineare: «Non avendo trovato ciò che cercava nelle S. Scritture, era logico che cercasse altrove di soddisfare quella ricerca del vero, che era ormai un bisogno della sua anima. Aderì pertanto ad una setta che si diceva cristiana, ma che nello stesso tempo affermava di poter spiegare tutto mediante la ragione, la setta dei Manichei. Essa in quel periodo si andava sempre più affermando a Cartagine, ed era costituita da un miscuglio di elementi cristiani, e zoroastriani impostato sul dualismo iranico del dio del bene e del dio del male, a giustificazione dei due aspetti della realtà»[3].
Cartagine, quale maledetto destino la sostiene, ieri contro Roma, poi contro la Cattolica Chiesa, ieri sodomizzò Gheddafi con un coltello, oggi è contro tutti noi, è alleata col nostro ministro dell’Inferno, mentre lo stupratore seriale sorride ai vertici dei servizievoli agenti segreti. Essi hanno lasciato via Fani andando verso l’isola di Lampedusa. Gli abiti mutano, i nomi cambiano, gli scribi controllano.
Noi dobbiamo perdere la speranza mentre la follia impazza? No. Osserviamo due fatti, evidenti eppure oscurati dalla nostra cecità.
Il primo fatto. Il cammino di Sant’Agostino verso la Fede è il medesimo di tanti fra di noi. Guardiamoci intorno: l’errore di sant’Agostino quando fu manicheo non è forse quello più comune oggi, dopo due millenni di sospiri di Santa madre Chiesa? Nessuno ammetterebbe mai d’essere manicheo, sebbene sia del tutto consueto (con conseguenze tuttavia imprevedibili) demonizzare gli avversari e santificare i propri sodali. Eppure è impossibile che questi ultimi siano sempre e solo santi.  Al contrario, svelandosi amici pericolosi quanto se non più dei nemici demonizzati, i legami si sfilacciano, quando non si stringono al nostro collo. In altre parole, non è opportuno farsi illusioni, tanto nelle stanze alte del potere quanto negli umili sobborghi: santi e demoni sono incessantemente intercambiabili; ciascuno di noi con loro. È una legge millenaria, mai venuta meno, a meno che non vi sia la Mano di Nostro Signore a guidarci. Oggi questa Mano viene meno, quando noi la si rifiuta, mentre contemporaneamente ci si interroga, senza convincenti risposte, sulla follia in apparenza dominatrice d’ogni aspetto quotidiano, e i suoi paradossi.
Draghi Mario non può essere malvagio. Come dubitarne? Lo garantisce il coro dei giornalisti serventi, mentre attraversa il foro di Rimini come Cesare tornando dalla Gallia. Il popolo ama e quindi applaude chi lo sodomizza. E se altrettanto accade a Meloni Giorgia, diciamocelo, vocata a essere un Vercingetorige borgataro, lo schiavo non necessita più delle catene per sottomettersi: dopo duemila anni è più conveniente accedere per Aspen ai misteri degli scribi, danzando per loro e promettendo blocchi navali, miracolosi come l’Immodium per la diarrea.
Il secondo fatto. Gli scribi hanno confezionato l’ultimo tossico: la libertà degli ucraini e se ne sono intossicati senza vie d’uscita. Negli anni passati dovevamo sacrificarci perché il debito pubblico è troppo alto. Non potete, dissero gli scribi, lasciare la povertà come eredità ai vostri figli e nipoti. Poi a Bergamo arrivò il virus. Il centurione Siringa trasportava bare a terrorizzare la plebe, come gli scribi ordinarono. Prima diffusero il contagio col “non abbiamo paura” e lo scriba degli scribi abbracciato ai cinesi. Poi tutti chiusi, obbedienti, mascherati e pfaizerati. Infine, il veleno più veleno di tutti, la guerra, che intossica tutti, pure gli scribi, anzi di più.
Lo scriba Vladimir Putin non è stupido. La guerra ha decuplicato le sue ricchezze. La guerra ha più che decuplicato le ricchezze degli scribi apparentemente nemici di Putin. Lo scriba Putin e quanti al pari di lui lo sanno da sempre: la guerra conviene a tutti gli scribi, come sempre. La guerra la paga la plebe. Quella di oggi è una guerra più sofisticata e più crudele di quella dello Yom Kippur del 6 Ottobre 1973, ma niente affatto diversa negli scopi. Forse lo avete dimenticato. Quel giorno il servizio segreto più occhiuto al mondo, non il Mossad, ma lo Shin Bet, non s’accorse che gli egiziani si preparavano ad attaccare sul Sinai. Fu rotta rovinosa per gli israeliani. Dopo una settimana, Ariel Sharon contrattaccò con forze raccogliticce; se non lo si fermava sarebbe arrivato al Cairo, sibilarono. Lo fermarono USA e Urss, d’accordo, di comune accordo. Fu tregua. La benzina costava 100 lire a litro il 6 Ottobre, costò cinque volte tanto dopo una settimana.
La guerra è rapina, se la vittima designata resiste, è rapina a mano armata. La vittima designata non è il popolo ucraino o quello russo. La vittima designata è il popolo che, in nome della guerra, in qualunque versante sia schierato, deve stringere la cinghia. La vittima non cercatela fra gli scribi.
Questa guerra è però sfuggita di mano perché non si ferma e non è più possibile spacciarla per giustificare gli enormi costi dell’energia. Gli scribi al governo, come quelli apparentemente contrapposti al governo, così come lo scriba degli scribi, al disopra di tutti gli scribi, non sono incompetenti: sono terroristi e avidi. Tutti, tranne lo scriba Enrico Letta: egli è interessato solo alle devianze. Ne dubitate?

Dal Manicheismo alla Fede

Nulla accade per caso. La Mano di Nostro Signore nella storia umana fu indagata dai pensatori cristiani, subito dopo la Crocefissione. Con la fede in Cristo, le c.d. “masse invisibili”[4] furono separate fra spiriti buoni e maligni. Il Modernismo le ha infine relegate fra le superstizioni medievali, rimuovendo il culto dei morti a vantaggio di quello dei posteri e dei loro diritti ereditari sul Pianeta. Nel frattempo Greta è miliardaria.
Non è accaduto tutto in un attimo. D’altronde nessuno si chiese il perché della singolare riscoperta delle entità amorfe “angeli e demoni” (ma in chiave anticattolica, quindi è permesso) all’alba di questo secolo ipertecnologico. Entità, altrimenti relegate fra le superstizioni del Medio Evo. D’improvviso, occuparono libri e schermi. Era il 2000. La Cina entrava nel WTO (World Trade Organization). L’Occidente, con la sua superbia scientista, s’illuse di disporre d’una massa di lavoratori a buon mercato, una nuova schiavitù, adattata ai tempi moderni. Non è stato così. La Cina ha utilizzato il WTO ma non si è lasciata schiavizzare, tutt’altro. Anche la Cina ha i suoi scienziati, eccome, con le sue spie, non si sa quali più efficaci.
Gli scribi occidentali (stupidi fino al grottesco eppure convinti, come Giorgio Odifreddi, di essere dei geni) sognano un nuovo impero come quello degli antichi Romani, separato in due classi padroni e schiavi. Accolsero quindi con entusiasmo “Angeli e Demoni” di Dan Brown (Umberto Eco d’oltre Atlantico). Fu un vaccino ante litteram, iniettato nelle sinapsi omologate della massa. Dan Brown annunciò la dottrina d’una nuova metascienza: il Bene, officiato dai suoi angeli scienziati, contrapposti al Male, cardinali e prelati, neanche a dirlo, ignoranti e assassini. Alla prova dei fatti, un vaccino efficace come quello pfaizerato.

Il Vizietto degli Scribi, la Schiavitù

Prima abbiam detto che montagne di vittime dal 2000 hanno cancellato d’un colpo la rivoluzione cristiana e, dopo di essa, quella americana, quella francese e quelle bolsceviche, quella cinese e le guerre anti coloniali.  Questo era l’intento, introducendo nel WTO una nazione, la Cina, vocata in apparenza allo schiavismo. Si è svelato improvviso un amore infinito dei liberal per i comunisti. Alla prova dei fatti, come fatti sono quelli della guerra in Ucraina, nel mare Cinese e quanto conseguirà, la Cina e la Russia sono ossi troppo duri per denti abituati alle fellatio, politiche e non.
La Cina e la Russia nemiche del Modernismo quanto e più dei cattolici? Sarebbe esilarante. Mentre il Modernismo è concentrato contro la Chiesa cattolica (pure con un certo successo), la Russia e la Cina hanno rifiutato di farsi schiavizzare. Il Modernismo è tuttavia un veleno difficile da curare, specialmente se nelle università, nei lupanari della comunicazione, come nelle scuole, meretrici e maestrine se ne fanno turibulatrici. Esiti d’altronde previsti oltre un secolo fa dal papa san Pio X, cioè la pretesa del Modernismo «che la scienza e la storia debbano esser atee; entro l’ambito di esse non vi è luogo se non per fenomeni, sbanditone in tutto Iddio e quanto sa di divino» (Pascendi Dominici Gregis, Enciclica, 8 settembre 1907, pag. 3).
Nell’albeggiare del nuovo millennio, la Santa Madre Chiesa, non ancora infettata dall’imbecillità (più che dall’eresia) difendeva i diritti degli schiavi, come fece dagli albori, all’ombra del Colosseo. Imperdonabile. Affissero una targa infame a Yad Vashem mentre san Giovanni Paolo II svaniva.  Congiurarono contro Benedetto XVI, i kapò e le loro prostitute. Presto attaccheranno Francesco, gli stessi laudatores di ieri. Lo scopo sempre lo stesso: dominare il mondo, si illusero, massacrando e salmodiando pace e bontà, come fanno da secoli.

Immagini dalla missione di “RIPARTIAMO – ONLUS”, presidente Francesca I. Chaouqui, in un villaggio a Nord di Karatu provincia di Arusha, Tanzania.

La schiavitù è l’obiettivo delle cerchie dominanti. «L’etica del lavoro» disse Bertrand Russell «è l’etica degli schiavi», referenziatosi campione della libertà. Era un nazista. Razzismo e spocchia classista senza limiti di uno scriba fra tanti. Un grande matematico? Certamente, non di meno un volgare, cinico oppressore. La Gran Bretagna ha nutrito tantissimi topi di fogna di questa razza.
Thomas Malthus: «La produzione di cibo segue un aumento aritmetico» asserì «mentre la popolazione aumenta geometricamente. Il cibo è pertanto cronicamente insufficiente». E concluse: «Le leggi sociali non ostacolino la naturale selezione del più forte a danno del più debole». Due idiozie, passate per verità evangeliche. Di lì a poco Francis Galton (1822-1911), cugino di Charles Darwin, sostenne che la selezione evocata da Malthus dovesse guidarsi per mano di scienziati e medici. Così l’eugenetica divenne politicallicorret. I vittoriani mimetizzarono il razzismo orangista, infettando dall’India alle Americhe, dall’Australia all’Africa. Quando si sono accorti che Malthus, al pari di loro, era uno stupido che non ne azzeccava una, hanno sparso il virus. I BRICS (Brasile, Russia, India, Cina, Sud Africa) sono però nati e sono ogni giorno più fiorti; ogni giorno la compagine del lavoro vero e della ricchezza vera si amplia; essi sanno chi è il nemico e non si fermeranno più.
Gli schiavisti, democratici e non, hanno una sola arma per imporre la schiavitù: il manicheismo. Osservate gli schiavisti dei giorni correnti: il sorriso buono, l’aria accattivante, la parola suadente; non importa che abbiano studiato coi gesuiti siciliani, alla Normale di Pisa o alla Bocconi, il sorriso è quello di satana. Essi voglio soggiogare chiunque sia soggiogabile. Per rendere accettabile tale modo di procedere, dividono il mondo in buoni e cattivi. Quest’ultimi sono ovviamente soggiogabili, torturabili, annullabili, in nome della guerra al terrorismo, in nome della democrazia, in nome della salute pubblica. I cattivi sono assoggettabili alle nuove forme di schiavitù, attraverso i salari di fame, le malattie, le guerre.
Il punto debole di tale infernale meccanismo è nella sua incapacità di distinguere fra amici e nemici: una volta messosi in moto, è un tritacarne; chiunque ne venga afferrato, è stritolato. Abbiamo visto morire improvvisamente i caudatari di mezza tacca, quelli che hanno dovuto iniettarsi l’intruglio senza bluffare con la soluzione fisiologica, come fanno gli scribi e come ha fatto lo scriba di tutti gli scribi. Queste morti improvvise e numerose hanno aperto gli occhi a tanti. In altre parole, chi miracolosamente sfugge al meccanismo diventa nemico implacabile dei manichei che l’hanno messo in moto.
Un altro punto debole è, come si accennava prima, nella forza dei BRICS: risorse vere e mano d’opera in quantità. Essi sono il futuro, gli scribi sono il passato: prima muoiono e meglio è. Occorre tuttavia essere saggi e selettivi. Gli scribi hanno demonizzato la nazione ma si nascondono dietro la bandiera. Non è patriottismo, è opportunismo. Quanti, odiando gli Stati Uniti a causa degli orrori commessi da scribi statunitensi, si augurano il loro crollo, sono chiamati a riflettere. La nazione americana, con i suoi errori/orrori, è pur sempre l’origine delle democrazie moderne. Il suo male è rifiutare, arrogandosi di essere primigenia, la propria radice cristiana. La democrazia nacque nei cosiddetti “secoli bui”, secoli invece fecondi e luminosi, durante i quali i conventi e le abazie furono la culla della cultura e della scienza moderne nonché della democrazia.

Non è un caso l’accanimento delle compagini ebraiche secolari, che hanno rinnegato la fede di Mosè, in uno coi nazisti, coi quali oggi banchettano nei bunker di Kiev, per poco ancora.

Occorre un altro miracolo, come quello avvenuto per l’Unione Sovietica. Proprio mentre scrivo, giunge la notizia della morte del traditore Michail Gorbachev. Uno dei peggiori traditori della storia russa e dei più protetti dalla consorteria internazionale che spingeva dopo il 1989, così come oggi, per impadronirsi delle ricchezze russe. Gorbachev smantellò il dispositivo militare sovietico senza contropartite dall’Occidente, segnando la fine dell’Unione sovietica, scioltasi, non ci stancheremo di ripeterlo, senza sparare un colpo, la notte di Natale (il Santo Natale cattolico), il 25 Dicembre 1991. Lo scioglimento senza colpo ferire dell’Unione sovietica («Gli Stati nascono e muoiono con la guerra» Charles De Gaulle) consentì alla Russia di sopravvivere a se stessa e riportare alla luce la sua secolare cultura cristiana. Non è un caso l’accanimento delle compagini ebraiche secolari, che hanno rinnegato la fede di Mosè, in uno coi nazisti, coi quali oggi banchettano nei bunker di Kiev, per poco ancora.
Dobbiamo chiedere a Nostro Signore un altro miracolo per gli Stati Uniti, affinché la fede dei Padri Fondatori, quella dei nativi e quelle importate da ogni dove trovino una comune strada verso Cristo, finora negato e rinnegato. Henry Kissinger ha scommesso sulla sconfitta di Vladimir Putin. Noi scommettiamo sulla morte di Kissinger che precede la riemersione della “frontiera”, in luogo dei ballerini, delle puttane, dei sodomiti, degli assassini che l’hanno cancellata. Come potrà accadere? Lo sa Nostro Signore se vorrà concederlo, altrimenti sarà la catastrofe, perché una consorteria di criminali sta portando alla morte gli Stati Uniti d’America («Gli Stati nascono e muoiono con la guerra» Charles De Gaulle), avvolti nelle stelle e strisce come i poveretti fottuti nelle guerre dei petrolieri.
Papa Francesco ha ragione: la guerra non è la soluzione. Non lo è specialmente se la sua prospettiva è nucleare. D’altronde non si può cadere nel medesimo errore dei manichei, impegnati ad alimentare con l’odio i propri forni crematori. Altrimenti non si finisce più. Anzi accade come sulla striscia di Gaza che quanti la pretesero in nome dell’Olocausto (causa degnissima, ma sacrificio altrui) oggi la schiacciano con un altro genocidio, che il mondo dovrebbe accettare devotamente, anche perché da ultimo sono divenuti sostenitori del nazista Zelenski.  Insomma, se si rimanesse nel solco dei neo Manichei (altro che NeoCon!) ci si alternerebbe dalla padella alla brace.

La riscoperta della Fede – Papa Francesco

La realtà sta offrendo evidenze innegabili anche per gli scribi. A suo tempo fui convinto (lo speravo) che anche il duce Draghi Mario avrebbe capito che sta segando il ramo su cui è seduto. Gli innumerevoli errori degli scribi, inducono sempre più persone a riflettere, riscoprendo nella Fede Cristiana, nella sua capacità di redimere e includere il peccatore, di rifiutare l’odio, trovando così l’unica via d’uscita da un percorso in fondo al quale già s’intravvede il disastro nucleare.
Osservate papa Francesco, quello degli ultimi mesi. È del tutto differente da quello che conoscemmo e detestammo quando, per l’ennesimo naufragio al largo di Lampedusa, a Ottobre 2013, puntò un dito modernista: «È una vergogna!» tanto più ingiustificato perché poc’anzi disse: «Chi son io per giudicare?»
Francesco ha varato una riforma della Curia che concentra tutto il potere nel vertice del Vaticano e ne lascia pochissimo, quasi nulla ai cardinali. Questi, nominati in grandissima maggioranza da Francesco, ne dovrebbero sancire la continuità in Conclave. Quale continuità? Lo deciderà lo Spirito Santo.
Francesco, svicolante sull’aborto, per la gioia dello scriba Paglia, oppure quello che ha definito “sicari” gli abortisti. Francesco coi guerrafondai Clinton o quello che oggi condanna ambedue i fronti in guerra e condanna pure il massacro d’una giovane donna russa. Francesco che umilia un suo cardinale in diretta feisbuc, o quello che, sordo a ogni sibilo, lo riabilita con una telefonata.
La riforma varata da Francesco concentra il potere nelle mani del nuovo Papa. Preghiamo perché lo Spirito Santo continui a operare incessantemente, come sinora ha fatto. Sì, perché il male che affiora non è certo commesso né da Francesco né dallo Spirito Santo, ma l’uno al servizio dell’Altro lo sveli.
Oggi Francesco è in pericolo di vita. La profezia di Fatima, col vescovo bianco ucciso, non è ancora oltre la storia. A Bruxelles, come a Washington, come nella nemica più nemica di tutti di Santa Madre Chiesa, nella reggia di Londra, questo nuovo Francesco vecchio e saggio non può più essere visto di buon occhio come quando andava a braccetto coi banchieri amici dello scriba Draghi Mario; come quando sedeva a tavola con Charles Schwab. Preghiamo per Francesco e preghiamo per la conversione dei nemici della Chiesa.
Dovremmo, noi cattolici, evitare proprio il manicheismo e, ricordando l’imperativo “noli iudicare”, avere fede solo nello Spirito Santo, il quale ha fatto affiorare il male nascosto nelle pieghe più segrete del mondo e della Chiesa. Con altrettanta sagacia e cura lo estirperà. Se necessario utilizzerà la morte e la violenza. Dipende da noi, dalle nostre opere e dalle nostre preghiere. Dopo tutto Egli non ci ha mai deluso e non ci ha mai promesso, al contrario dei seguaci dell’Anticristo, né l’immortalità né la felicità su questa terra. CRISTO VINCE.
***
«Perciò io vi dico: qualunque peccato e bestemmia verrà perdonata agli uomini, ma la bestemmia contro lo Spirito non verrà perdonata. A chi parlerà contro il Figlio dell’uomo, sarà perdonato; ma a chi parlerà contro lo Spirito Santo, non sarà perdonato, né in questo mondo né in quello futuro.» (Matteo 12, 31-32)
***

[1] Arredo del culto ebraico; strisce di pergamena con versetti sacri, in una capsula di cuoio. Il devoto se le applica al braccio sinistro e al capo durante la preghiera.
[2] Agnese consiglia a Renzo di consultare un giureconsulto di Lecco, da tutti chiamato “Azzecca-garbugli”; gli raccomanda di non chiamarlo col suo soprannome e di portargli i quattro capponi che avrebbe dovuto cucinare per il proprio banchetto nuziale. Il giovane si reca nella vicina Lecco, camminando di buon passo e tiene le povere bestie per le zampe, le quali si beccano tra loro come di solito fanno i compagni di sventura (A. Manzoni “I Promessi Sposi” cap. III).
[3] Anna Escher Di Stefano “Il Manicheismo in s. Agostino”, ed. CEDAM 1960, pag. 11

Informazioni su Piero Laporta

Dal 1994, osservate le ambiguità del giornalismo italiano (nel frattempo degenerate) Piero Laporta s’è immerso nella pubblicistica senza confinarsi nei temi militari, come d'altronde sarebbe stato naturale considerando il lavoro svolto a quel tempo, (Ufficio Politica Militare dello Stato Maggiore della Difesa). Ha collaborato con numerosi giornali e riviste, italiani e non (Libero, Il Tempo, Il Giornale, Limes, World Security Network, ItaliaOggi, Corriere delle Comunicazioni, Arbiter, Il Mondo e La Verità). Ha scritto “in Salita, vita di un imprenditore meridionale” ed è coautore di “Mass Media e Fango” con Vincenzo Mastronardi, ed. Leonardo 2015. (leggi qui: goo.gl/CBNYKg) Oggi, definitivamente disgustato della codardia e della faziosità disinformante di tv e carta stampata, ha deciso di collaborare solo con Stilum Curiae, il blog di Marco Tosatti. D'altronde il suo più spiccato interesse era e resta la comunicazione sul web, cioè il presente e il futuro della libertà di espressione. Ha fondato il sito https://www.pierolaporta.it per il blog OltreLaNotizia. Lingue conosciute: dialetto di Latiano (BR) quasi dimenticato,, scarsa conoscenza del dialetto di Putignano (BA), buona conoscenza del palermitano, ottima conoscenza del vernacolo di San Giovanni Rotondo, inglese e un po' di italiano. È cattolico, non apprezza Bergoglio e neppure quanti lo odiano, sposatissimo, ha due figli.
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