MARIO DRAGHI NON E’ UN CICISBEO

Richard Kalergy, Cesare Battisti, Mario Draghi

Non ho l’onore di conoscere personalmente Mario Draghi né mai l’ho incontrato e neppure tra le mie amicizie più insigni ho alcuno a collegarmi. Il lettore sappia tuttavia la mia soddisfazione per questa scelta di Sergio Mattarella; innanzi tutto perché non c’è di meglio.
«Il carattere è la virtù dei tempi difficili» osservò Charles De Gaulle. Mentre scarseggiano le palle e abbondano i coglioni, scommetto quindi su Draghi.

Non mi affianco al complottismo berciante e marciante. Il complottismo è una brutta bestia, il manicheismo è peggiore ma nulla è più tossico dell’attitudine all’odio, assorbita attraverso l’accattocomunismo analfabeta. Il web è invaso da quantità di stupidaggini sul Britannia e dagli insulti di Francesco Kossiga (K come kruscev) a Draghi. Il complottismo se n’è impadronito. Draghi mi piace perché scese dal Britannia prima dei colloqui, diciamo così, bilaterali, con gli agenti del MI6. Aveva solo 45 anni. Da quel momento Kossiga (K come Kruscev) e Romano Prodi li ebbe alle costole. Lo credo bene che il sassarese odiasse Draghi.
Il maggiore Vasilij Nikitič Mitrochin, nelle mani britanniche almeno da febbraio 199 – quando Kossiga si dimise e si rifugiò in una casa segreta in Scozia – aveva vuotato il sacco e, sorpresa, i britannici avevano (e hanno tuttora) nomi e cognomi dei traditori collaborazionisti – in maggioranza italiani e tedeschi – al soldo dell’Unione Sovietica durante la Guerra Fredda. Ciascuno degli italiani, economicamente rilevante di quella lista, fu convocato – uno per uno – nei salotti del panfilo reale. Era il 2 Giugno, festa della Repubblica italiana. Il senso dell’umorismo britannico non fu secondario nella scelta della data e neppure del funereo luogo, Ustica. Scioltasi l’allegra brigata di croceristi, la nostra industria di Stato era bell’e andata. I riottosi furono suicidati, spalancandosi invece orizzonti politici radiosi, ai medium, alle mezze calzette, col DNA appena più evoluto di quello del de Majo conseguentemente succeduto.
Quel 2 Giugno 1992, Draghi, direttore generale del Tesoro, aveva 45 anni; troppo giovane per tenerlo in prima fila; troppo accorto per non andarsene mentre delinquevano.
Per capirci, Carlo Azeglio Ciampi divenne direttore generale di Bankitalia a 58 anni, a luglio 1978, dopo la morte di Aldo Moro, con un CV da sindacalista. Dopo tre anni divenne governatore di Bankitalia, strappando la poltrona all’adamantino Paolo Baffi, vittima d’una congiura politico giudiziaria, antesignana delle mani sporche d’alcuni magistrati del 1992 e delle palamarate correnti.
Se proprio vogliamo essere pignoli, la differenza fra Ciampi e Draghi è la medesima intercorrente fra un lettore dei giornali di Cairo (non la capitale egiziana 😀 e un brillante professore di economia, certamente fra i primi venti al mondo. Che cosa portò Ciampi in Bankitalia e da lì al Quirinale? La camarilla sindacale e la retorica della Resistenza.
Che cosa spinge Draghi ai vertici? Studi seri e incessante fatica.
Il web è oggi inondato, come s’è detto, dagli insulti di Kossiga a Draghi. Il cosiddetto statista di Sassari è ben noto agli atti di questo ufficio da quando mi aizzò contro i cani dei servizi e non me ne capacitavo, mentr’ero consulente della commissione Mitrokhin e cercavo proprio la lista di traditori. Non capivo tanto accanimento. Sono dopo tutto un integerrimo generale dell’esercito italiano. Perché un colonnello fesso e ladro, oggi ai piani alti dei servizi italiani, non aveva di meglio che dedicarmi le sue sconce attenzioni? Mi tesero più d’una trappola. Le schivai tutte. Mi stufai. Indagai io su Cossiga, sul quale dal 1978. non pochi sospetti nutrivo. Grazie ad Antonio de Martini, ebbi più d’un provvidenziale incontro col generale Armando Sportelli, il capo del colonnello Stefano Giovannone. Il generale Sportelli fu il vero artefice del Lodo Moro, su ordine diretto dello Statista. Intervistai Sportelli. Quanto mi disse, nell’intervista e nel corso di altri incontri, mi consentì di comprendere perché Cossiga si preoccupava della mia ricerca della lista di traditori e, allo stesso tempo, non si faceva scrupolo di gabellare un “Lodo Moro” farlocco, sbracato col terrorismo palestinese, dando così a intendere che lo Statista fosse stato ucciso dal Mossad per ritorsione contro la politica morotea filopalestinese. Una balla fiancheggiata pure dai sionisti e da non pochi accattocomunisti. Oggi quell’intervista è agli atti della Procura generale di Bologna, requirente della strage della stazione. Abuso della pazienza del lettore con tali ricordi, per spiegare perché il ringhio del sassarese contro Draghi e poi contro Luca Palamara mi lasciò e mi lascia tiepido.
Dalla morte di Aldo Moro, fino agli anni ’90 fu una guerra fra bande, sulle quali infine primeggiarono i più organizzati, a sinistra, coi conseguenti compromessi, con la spartizione della tunica di Aldo Moro e del bottino industriale, monetario e immobiliare.
Il Britannia, il 2 Giugno 1992, doveva essere la conclusione di quella guerra, secondo il disegno di Stati Uniti e Gran Bretagna, mediante il favoreggiamento (e quindi il controllo, gli imbecilli s’illusero) del notabilato ricattabile di PCI, DC e PSI, lasciando i rimanenti alle cure d’alcuni magistrati collaborazionisti. Per intenderci, Berlusconi, berciante contro tutta la magistratura, esordì quale corifeo di manette pulite, coi suoi dipendenti: Vittorio Feltri, Emilio Fede, Enrico Mentana.
I traditori, sfuggiti alle manette pulite, si rifugiarono chi tra le braccia di Pechino, di Parigi, di Berlino, di Gerusalemme e di chiunque pagasse i trenta denari. Oggi turibolano il globalismo, devotissimi.
Mario Draghi non ha nulla a che fare con tale mucchio di letame. È nato nel 1947. A quindici anni è diventato capofamiglia con due fratelli minori, orfani d’entrambi i genitori. La tutela d’una zia fu provvidenziale ma il suo impegno personale non fu secondario. Non ha fatto il ’68, tanto meno l’opaco ’77 collaborazionista di Mosca, Londra e Tripoli, per ricordare solo i principali datori di lavoro. Estraneo alle camarille politiche, dopo la laurea con lode, sotto le ali di Franco Modigliani e Federico Caffè, passato per il mitico Massachusetts Institute of Technology, ha scalato fino alla vetta il potere finanziario internazionale. È passato per Goldmann&Sachs? Certo, senza svendere nulla né tradire l’Italia. Ha ucciso la Grecia? E ve ne lamentate ora? Il suo curriculum se n’è giovato. Egli sa perché il potere d’acquisto del salario s’è dimezzato dal 1968 a oggi. Mario Draghi non è un cicisbeo. Non so se sia cattolico, credente e praticante. Sarei portato a sperarlo, a giudicare dal suo stile di vita e dalla solidità della sua famiglia, sempre la stessa da quando s’è accasato. Ah, se fosse davvero cattolico, sarebbe perfetto 🙄 Mario Draghi non è dunque un cicisbeo.

Non si diventa questo Mario Draghi senza massicce, incessanti iniezioni di realismo e, al tempo stesso, gelosa custodia dei propri valori, a sorreggerti nelle salite, nelle scelte, nelle cadute, a guardare avanti dopo i successi, a non macerarti con inutili rimpianti. A tutto questo aggiungi prudenza, prudenza e prudenza. Solo così – estraneo al circuito politico – diventi una macchina da guerra, duttile o rigida nei momenti appropriati, per entrare nei circuiti finanziari più esclusivi, dai quali i Ciampi, i Mattarella, gli Amato, i Conte e i Bergoglio ricevono tuttalpiù la lista della spesa e delle stanze da pulire.
Io non sono dunque fra quanti sparano sul pianista. D’altronde altri pianisti non ve n’è all’orizzonte e le strimpellate di Roberto Gualtieri hanno rotto tanto la corda dell’economia quanto quella della coesione sociale; hanno rotto. Non si diventa questo Mario Draghi senza costruire una montagna di autostima più alta di quella chiamata a scalare da palazzo Chigi. E’ difficile che uno così si faccia dettare l’agenda fino a diventare una pochette invisibile.
Mario Draghi è un massone! Ammonisce un carissimo amico. Taluni lo escludono, io no. D’altronde reputo Draghi consapevole – come dice il mio amico Luciano Prando – dell’incessante impegno massonico a riparare gli errori del secolo precedente, preparando con altrettanta sagacia quelli da correggere nel secolo successivo. 
La critica più insidiosa: a 73 anni occorre mettere sulla bilancia i risultati concreti, non la carriera professionale o accademica, ma i progetti portati a buon fine. Quali i successi di Draghi, tali da giustificare la sua ascesa a palazzo Chigi?
Draghi è un grand commis, di quelli che un tempo facilitavano le decisioni della politica perché conoscevano nel profondo i tecnicismi. Penso a Paolo Baffi o a Donato Menichella. Costoro non avrebbero mai accettato di subentrare ai politici. Oggi è indispensabile un Draghi politico perché i politici sono scopertamente grotteschi nella loro ignoranza, nella loro grettezza, nella loro miopia, nell’interesse privato in atti d’ufficio. Non sto parlando solo di italiani. Abbiamo politici tedeschi criminali, pronti a fare dell’Europa un mausoleo a Hitler. A lasciarli fare non rimarrebbe che il caos. Draghi, presidente della BCE, ha salvato la UE da se stessa.  E’  poco? Chi altri utilizziamo? Berl? Zingaretti? D’Alema? Meloni? Renzi? Salvini? Boldrini? Bergoglio? Speranza…. Si può continuare a elencare fino a domani o dopodomani. Draghi non s’accosta ad alcuno dei cicisbei e delle smutandate che affliggono l’Europa e non solo essa.
Liberiamoci infine dei dagherrotipi. L’europeismo, prima di delirare a Ventotene, attecchì a Vienna, per mano d’un cicisbeo massone, citato tuttavia con qualche reticenza. Il piano Kalergy (approfondimenti a iosa nel web) prende il nome dal conte viennese Richard Nikolaus di Coudenhove-Kalergi, un nobilotto, sintesi della decadenza dell’ancien regime, dell’incomprensione della tecnologia e del dandysmo autoreferenziale. Il conte si barcamenò fra cocaina e sgangherate profezie europeiste. Ricollocava i popoli da un continente all’altro, con la disinvoltura dei commessi per la passata di pomodoro sugli scaffali dei supermercati. Kalergy ebbe e ha tuttora – come i Sublimi Maestri Perfetti di Filippo Buonarroti – il plauso dei sionisti, dei radical shit  e di George Soros. Kalergy morì suicida, come suicida morirà la UE se ne segue le tracce, così come sta facendo rifiutandosi al cristianesimo con la benedizione di Bergoglio.
Kalergy serpeggia nel manifesto di Ventotene su cui gravò la benedizione di Winston Churchill, un genio farabutto, cui piaceva un’Europa unita sotto il tacco britannico e amava le repubbliche assassine dei regni cattolici e ortodossi. Londra fu la culla del terrorismo post bellico, da Portella della Ginestra in poi. Le metastasi poi si differenziarono e mescolarono con quelle di Bonn (oggi Berlino) Parigi, Mosca e oltre. Un esempio fra tutti: Cesare Battisti, al quale, in cambio di qualche modesto beneficio, si dovrebbe chiedere quale fu il ruolo dei servizi francesi e che cosa chiesero in cambio essi e i socialisti per l’ospitalità a quattro stelle a lui, a Corrado Simioni, a Vanni Mulinaris e altri figuri.
Kalergy e Battisti somigliano a Draghi, mi fanno notare, sembrano fratelli. E quindi? Kalergy e Battisti sono due farabutti, non sono tuttavia lucertole insignificanti, come i rimanenti del governo Draghi, con poche eccezioni, come Giustizia ed Economia. Draghi somiglia pure a mister Bean e questo potrebbe essere il destino suo e dell’Italia se non saprà stare nella UE senza far scomparire l’Italia dalla scena e con essa scomparirebbe la UE. Siamo in un paradosso politico parossistico ma non divaghiamo. Non la sua foto, ma ricostruire l’Italia è il problema di Mario Draghi, riunire gli italiani, portandoli fuori dalla fanghiglia post Kossighana (k come Kruscev) di cui dobbiamo liberarci. Siamo in queste condizioni nella UE non per responsabilità di Draghi, bensì per le ipocrisie di chi voleva Aldo Moro morto e fingeva di volerlo liberare. Siamo in queste condizioni nella UE a causa dell’omertà di Berlinguer per l’attentato subito a Sofia nel 1973. Siamo in queste condizioni nella UE a causa del movimentismo sorosiano di destra, di sinistra, di centro, di sotto e di sopra, di Montelepre, di Giussano, di Varese e di Venezia e di Carovigno. Siamo un carnevale politico televisivo, in cui schifezze come Grillo, Benetton e Toscani copulano nei boudoir e nei santuari, mentre Bergoglio, Soros e Rothschild benedicono.

La scelta di Sergio Mattarella rallenta se non interrompe questo sabba, rompe col passato accattocomunista, lo si deve riconoscere, sebbene il futuro rimanga incerto. È l’ultima carta prima della catastrofe, propiziata da quanti insultavano Draghi mentre trescavano e trescano tuttora coi capitani di altre flotte.
Un consiglio non richiesto infine: si liberi, Draghi, dell’attuale dirigenza dei servizi segreti, tutta, dal vertice fino ad almeno il secondo livello; se arrivasse al terzo sarebbe meglio. Richiami piuttosto in servizio quelli che Massimo D’Alema fece fuggire. Sono vecchi, tuttavia abili e patrioti. Meglio tanti nemici fuori piuttosto che uno in casa.
Nel Santo Rosario serale, in casa mia preghiamo affinché Nostro Signore converta o impicchi i chierici iscarioti e, da oggi, affinché Mario Draghi e il suo coraggio siano ispirati, benedetti e da Lui assistiti. 18 febbraio 2021 www.pierolaporta.it

Informazioni su Piero Laporta

Dal 1994, osservate le ambiguità del giornalismo italiano (nel frattempo degenerate) Piero Laporta s’è immerso nella pubblicistica senza confinarsi nei temi militari, come d'altronde sarebbe stato naturale considerando il lavoro svolto a quel tempo, (Ufficio Politica Militare dello Stato Maggiore della Difesa). Ha collaborato con numerosi giornali e riviste, italiani e non (Libero, Il Tempo, Il Giornale, Limes, World Security Network, ItaliaOggi, Corriere delle Comunicazioni, Arbiter, Il Mondo e La Verità). Ha scritto “in Salita, vita di un imprenditore meridionale” ed è coautore di “Mass Media e Fango” con Vincenzo Mastronardi, ed. Leonardo 2015. (leggi qui: goo.gl/CBNYKg) Oggi, definitivamente disgustato della codardia e della faziosità disinformante di tv e carta stampata, ha deciso di collaborare solo con Stilum Curiae, il blog di Marco Tosatti. D'altronde il suo più spiccato interesse era e resta la comunicazione sul web, cioè il presente e il futuro della libertà di espressione. Ha fondato il sito https://www.pierolaporta.it per il blog OltreLaNotizia. Lingue conosciute: dialetto di Latiano (BR) quasi dimenticato,, scarsa conoscenza del dialetto di Putignano (BA), buona conoscenza del palermitano, ottima conoscenza del vernacolo di San Giovanni Rotondo, inglese e un po' di italiano. È cattolico, non apprezza Bergoglio e neppure quanti lo odiano, sposatissimo, ha due figli.
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22 risposte a MARIO DRAGHI NON E’ UN CICISBEO

  1. Serafino Augusto GIANNINI scrive:

    Bell’articolo. Tra l’altro, contiene numerose informazioni non rintracciabili altrove.

  2. massimo trevia scrive:

    Dottor La Porta,io ho una regola:prendermi la responsabilità’ di ciò’ che affermo, sempre:se sono sicuro di qualcosa non dico mai cose tipo”secondo me, lei che dice, forse”…..per non entrare in conflitto, ma ovviamente sono sempre pronto a ricredermi se l’interlocutore mi dimostra che ho torto:io dico”e’ cosi’ “! Posso sembrare superbo, tanti lo credono,ma come non uso perifrasi.Pero’ se non mi raccapezzo su qualcosa, come capita ora circa Draghi,mi arrendo:dico che non so cosa pensare e mi fido, ringraziandola,dell’opinione di uno come Lei!Poi rispetto agli altri che scrivono ne so pochissimo, riguardo perlomeno a certi retroscena e comunque, anche se sembrerò’ sempliciotto, dico solo che Draghi umanamente mi ispira una certa simpatia!La saluto cordialmente.

    • Piero Laporta scrive:

      Grazie di cuore. Avevo necessità di queste parole, dopo ripetuti e non sempre leali attacchi per quanto ho scritto su Draghi. Sto preparando la risposta e gliela invierò personalmente non appena pronta. Grazie ancora.

      • massimo trevia scrive:

        Grazie a Lei e ne sono onorato:so che addirittura e’ un generale e io stimo i buoni militari!Poi meno male che siamo nelle mani di Dio!

  3. DANILO FABBRONI scrive:

    Chissà quale ragione misteriosa muove qualcheduno a porre fideistica speranza in un aedo delle agenzie elitarie tecnofinanziarie inziatiche quale portatore di un supposto e qualsivoglia ‘bene’? Si dovrebbe aver contezza – in termini spiccioli – che nessuno e niuno ha avuto mai e poi mai nemmeno l’ultimo jota di favore dal un miserrimo direttore di banche (di provincia), figuriamoci cosa ci attende da un caporione d’alto bordo!

  4. Antonio Comi scrive:

    Tutti speriamo , caro Laporta , che Draghi ce la faccia…perché l’alternativa finale..dopo elezioni eventuali sarebbe un Governo di destra con Salvini e la Meloni ,forse sgradito all’Europa , ma nostra ultima spiaggia. Mi sono documentato..per quanto possibile..in rete
    sulle riunioni del panfilo Britannia . Da quel poco che ho capito…hanno voluto privatizzare al massimo..e non sono in grado di poter capire se fosse solo un male..o ci fosse qualcos’altro . Draghi ..è vero..scese prima degli incontri , ma credo che poi fu messo al corrente e lo è tuttora ; ed ora ha le leve in mano per poter correggere il dovuto .
    Siccome io rilevo una forte somiglianza con Gianni Agnelli…più le capacità che ha dimostrato …continuiamo a pensare bene che ce la farà .Io sono europeista , ma non a tutti i costi…vedremo sugli Immigrati…sui vaccini…perché per quanto riguarda l’Economia non potevamo scegliere di meglio . Come le ho detto altre volte …forse io non sono un buon cattolico , MA CRISTIANO CERTAMENTE SI’ , e…da tempo mi auguro che Bergoglio faccia qualche scelta rivoluzionaria PER TUTTI .
    Questa certo non è la sede per parlarne , ma una scelta ” Orientale ” verso la dottrina del Karma e della Reincarnazione potrebbe salvare anche il Cristianesimo dall’assalto
    degli Islamici ai nostri Valori e all’Europa . E anche se questo è difficile da scegliere per i Cardinali ed il Papa …ma non impossibile…potrebbe mettere sotto un’altra Luce la Chiesa anche agli occhi di XJP ; io NON HO GRADITO PER NIENTE che la visita in Italia di lui e consorte…non abbia previsto un incontro anche se non in Vaticano , ma in terreno neutro . Si sarebbero potuti incontrare anche alla Galleria Borghese .
    Pregherò anch’io che Draghi ce la faccia…e che possa mettere mano sui Servizi…e anche sul Ministero Esteri….ma forse LO FARA’ …Con cordiali saluti…anche ai lettori del suo sito . A. Comi

  5. Samuele scrive:

    Buongiorno gen. Laporta,

    ho scoperto da poco la sua pagina e letto alcuni dei suoi articoli. La sua fiducia in Draghi è condivisibile, vedremo se non sarà sacrificato e se saprà navigare in questo mare di squali tenendo alta la luce dell’interesse nazionale. Io ci spero. Volevo chiederle qualche lume in più circa il giornalista Fasanella, ho ascoltato varie sue conferenze in internet, crede che sia errata l’idea di un golpe inglese? Ci sono secondo fini o depistaggi all’opera nei suoi contribuiti?

    • Piero Laporta scrive:

      Fasanella, chi? Quello che dimenticò di porre al comprare Macaluso due, anzi tre domandine facili facili:
      – perché ci dice solo dopo 18 (diciotto) anni dell’attentato al fratello Berlinguer del 1973?
      – perché non si è ricordato dei bulgari neppure quando Ali Agca li ha tirati in ballo? Sapeva già che Agca avrebbe ritrattato?
      – che razza di giornalista è lei?
      Io so come Macaluso avrebbe risposto all’ultima: ”Come lei”
      Senta, Riva, io sono una persona seria. Non osi mai più citarmi Fasanella.
      Mi scuso molto per aver scritto scortesemente in precedenza. Faccio ammenda e completo.
      L’omicidio di Aldo Moro fu un “capolavoro” a più mani.
      Gli inglesi organizzarono il finto golpe del 1974, col loro agente, il principe Borghese. La missione del principe era rendere impresentabili gli uomini di Moro nei servizi. Al resto pensarono magistrati vicini o con la tessera del Pci. Dal medesimo versante, il PCI, derivati e annessi, la disinformazione dura tuttora.

  6. luciano prando scrive:

    caro piero, le qualità intellettuali, caratteriali, le esperienze e le relazioni ad altissimo livello di Draghi sono indiscutibili, è almeno dubbio che il “sistema” cui appartiene gli permetta le mosse necessarie a cambiare la rotta del nostro paese.
    Forse riuscirà a ridurre i sintomi dei nostri mali endemici (giustizia, burocrazia, fiscalità farraginosa….) ma non a tagliare le catene che ci immobilizzano a corpi morti come l’uso di una moneta sopravvalutata contro un resto d’Europa che usa o l’euro sottovalutato rispetto alle proprie economie o una propria moneta, ne a ritornare ad un livello di cuneo fiscale competitivo con il resto del mondo (130-150%) e non 1oo% come da noi (soli a questo livello con Benelux, Paesi Bassi, Francia e Germania) che, fingendo una progressività sulle persone fisiche, in realtà scarica l’intero peso fiscale sul produttore, sul creatore di lavoro, l’esazione dell’IVA a pioggia che crea milioni di esattori incontrollabili promuovendo l’evasione, la mancanza di uno strumento finanziario che sappia conquistare la fiducia dei risparmiatori italiani (quasi 2.000 miliardi immobilizzati o investiti all’estero) e stranieri a sostenere il capitalismo italiano senza capitali, ultimo ma non meno importante piccolo sarà bello ma grande è necessario per promuovere globabelmente la produzione italiana ritornando ad essere fornitori di prodotto finito e non solo di parti

  7. Stefano Rolando scrive:

    Alla fine ho tirato un lungo respiro, grazie. A (s)proposito, uno dei primi atti di Biden è stato di ordinare a tutte le agenzie governative di difendere le comunità LGBTQI+ stanziando 10 milioni di dollari. Pervicacia degna di miglior causa,come diceva spesso il mio professore di greco

  8. Renzo Riva scrive:

    “Il puzzle Moro” di Giovanni Fasanella di cui ho ascoltato una sua conferenza a Belluno.
    Imputa la strategia della tensione ai servizi illegali inglesi a cui si attribuiscono Mattei e Moro.
    Causa il trattato di pace di Parigi che assoggettava l’Italia a un protettorato inglese che vietava una sua politica energetica e una sua politica mediterranea.
    Generale,
    Questo suo scritto mi fa riconsiderare Cossiga che senz’altro fu un uomo CIA.
    Draghi fu colui che accompagnando Bernabei all’ascensore dopo un colloquio con Ciampi alla banca d’Italia gli disse: si ricordi che anche lei tiene famiglia.
    Bernabei stesso in occasione di una commissione senatoriale racconto questo fatto che appresi ascoltando Radio Radicale.
    .
    Ultimo inciso su Berlusconi.
    Berlusconi ha sequestrato il consenso avuto dagli elettori e l’emorragia dei consensi odierni deriva dalla presa di coscienza degli stessi.
    Essendo indicato da Flavio Cattaneo, commissario antidroga di Lugano,
    .
    https://www.laregione.ch/cantone/ticino/1352043/l-infiltrato-con-il-senso-dell-inchiesta
    .
    come uno dei personaggi milanesi dediti al traffico della droga dal Brasile, Berlusconi è sotto ricatto permanente della magistratura; perciò niente può fare politicamente se non mantenersi a galla in questa sua situazione di merda.
    .
    Berlusconi Fininvest – Riciclaggio Mafia 1/4
    https://www.youtube.com/watch?v=5R0B3eZodQQ&t=132s
    .
    http://www.repubblica.it/cronaca/2016/12/03/news/torna_in_carcere_la_dama_bianca_dell_aereo_di_stato_con_berlusconi-153351824/
    .
    https://www.google.com/search?ei=O5VHXeHQBIvikgXMxZb4DQ&q=fausto+cattaneo+carla+del+ponte&oq=fausto+cxattanro&gs_l=psy-ab.1.4.0i13l3j0i13i30l7.751432.758426..764676…0.0..0.230.1594.11j4j1……0….1..gws-wiz…….35i39j0i131j0i67j0j0i131i67j0i13i10i30j33i160.u9Jrt3zhIAM
    .
    Renzo Riva
    Via Avilla, 12/1
    33030 Buja
    3735102338

    • Piero Laporta scrive:

      Mi scuso molto per la risposta scortese ma il solo menzionare taluni figuri mi manda in bestia.
      L’omicidio di Aldo Moro fu un “capolavoro” a più mani.
      Gli inglesi organizzarono il finto golpe del 1974, col loro agente, il principe Borghese. La missione del principe era rendere impresentabili gli uomini di Moro nei servizi. Al resto pensarono magistrati vicini o con la tessera del Pci.

    • Piero Laporta scrive:

      Non mi citi neppure Fasanella e, la prego, non tiri conclusioni su Cossiga. Mi pare ne sappia davvero poco.
      Grazie davvero per la sua attenzione.

  9. sigmund scrive:

    Caro generale,
    spero che lei abbia ragione….anche se i segnali non sono rassicuranti.
    nel frattempo c’è chi sta preparando una nuova arca in cui rifugiarsi in caso di diluvio universale.

  10. Piero Laporta scrive:

    VI PARE POCO? IN QUESTO MOMENTO? COI RAPPORTI DI FORZA ATTUALI?
    “la strategia politica di Biden va benissimo, ma noi cercheremo anche accordi con Putin.
    …immigrazione va ripensata e non più, almeno per ora, usata come strumento di ricatto.”
    …Anche ignorare gli LGBT e Greta….

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