QUELLO CHE SCANZI IGNORA – di R.Farina

Lezione sugli intellettuali di destra. Per Andrea Scanzi, giornalista del Il Fatto Quotidiano, da 300 anni la cultura è monopolio della sinistra. Ma scorda D’Annunzio, Pirandello, Prezzolini e tanti altri.  Guarda un po’ che altezza di dibattito ha prodotto il Concertone dei sindacati.

Andrea Scanzi da Lilli Gruber (8 e1/2 su La7, 3 maggio) interviene su Fedez e dintorni con questa possente affermazione, del tipo che non ammette repliche. Il Mosè della cultura d’Italia tira in testa a Francesco Borgonovo le sue tavole delle leggi: «Prima hai detto: manca sempre un cantante di destra in questi contesti del primo maggio. Ti do una notizia, non ci sono! Il vostro grande problema sul politically correct e sulla cultura è che vi sentite inferiori perché non avete uno straccio di intellettuale da 300 anni. Siete costretti a brandire Sgarbi, Vittorio Feltri e Povia. Siete messi male».

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width=”33%”]Pubblicato il 6 Maggio 2021 su Libero Quotidiano. OLN ringrazia R. Farina per averne concesso la riproduzione[/cryout-pullquote]

Qui lasciamo perdere i tre citati, i cui primi due – del terzo non conosco le doti dialettiche – se lo mangerebbero in insalata, mi permetto alcune rispettose osservazioni, obbedendo al catechismo di San Pio X (notoriamente di destra) che considera opera di misericordia spirituale «istruire gli ignoranti» ma anche «sopportare con pazienza le persone moleste». Il pulpito da cui parla Scanzi è quello dell’autore di best-seller, che hanno venduto parecchio, appena un po’ meno di Francesco Totti. A qualificarlo a sinistra come indiscusso vate è l’uso reiterato del termine «cazzaro» che è un po’ il suo marchio di fabbrica. L’uomo non sa neppure che il termine «cazzaro» fu meravigliosamente introdotto nella cultura italiana dal popolo romano anticomunista. Giulio Carlo Argan era in quel 1984 (meno di trecento anni fa) sindaco comunista dell’Urbe. Era il più celebrato storico dell’arte marxista del secolo, caposcuola dominatore delle università.

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Benedetto Croce, Giovanni Gentile, Augusto Del Noce, Adriano Bausola, Cornelio Fabro, Renzo De Felice: correnti diverse, liberali, fascisti, cattolici, ma spediti ai margini. Mogol e Lucio Battisti, Bruno Lauzi nel campo della musica, e che dire di Riccardo Muti costretto a difendersi perché troppo bravo ma trattato con sussiego perché guardato con ostilità dai compagni che stonano?[/cryout-pullquote]

GIULIO CARLO ARGAN CAZZARO A quel tempo alcuni studenti di Livorno organizzarono una memorabile burla culturale (di destra). Buttarono nel Fosso Mediceo, dopo averle modellate con il Black e Decker, sculture riproducenti i lunghi colli di Amedeo Modigliani. Furono ripescati. Argan si pronunciò: «Le teste sono certamente del Maestro!». Quando la beffa fu rivelata apparve una gigantesca scritta sui muri di Roma: «ARGAN CAZZARO». La cultura di destra è questa roba qui, sul versante popolare. E Scanzi dovrebbe versarle un obolo, ma che ne sa? – Capiamo che è l’enfasi a trascinarlo. Credendosi autore di satira, si ritiene autorizzato a sostenere che l’intera cultura dell’età moderna sia assimilabile a un concetto che trecento anni fa non esisteva ancora, cioè la divisione del mondo in destra e sinistra, nata dopo la Rivoluzione francese. Ci sono realtà che balzano fuori dallo schema. Semplicemente ci sono artisti e filosofi, scienziati e musicisti, che evocando bellezza e verità, si sono prestati a essere amati o ammirati o criticati, ma sempre imparando, da destra e da sinistra. Nessuna opera del genio è mai assoggettabile al timbro della destra o della sinistra. Anzi i capolavori hanno vita propria. La Madonna Sistina di Raffaello ha incantato gli opposti, Goethe e Dostoevskij, i giovani di Hitler a Dresda e i pionieri comunisti a Mosca. Beethoven è di sinistra e Wagner di destra? Kant di sinistra e Hegel di destra? Ma dai. È vero, non ho citato italiani. Il grande Silvio Pellico, uno degli autori più tradotti e venduti al mondo con Le mie prigioni. Essendo un cattolico a tutto tondo, fin quasi al bigottismo, il suo essere un martire del risorgimento gli ha meritato un vergognoso occultamento nelle celebrazioni dei 150 anni dell’Unità d’Italia. E siamo al punto. Uno come Scanzi non lo sa, perché si è bevuto il bottiglione di spuma culturale da quattro soldi fornito dai padroni delle università, case editrici, scuole di giornalismo del dopoguerra. Ciò che non è assimilabile alla sinistra non esiste, non può esistere. O viene marchiato come volgare, salvo poi essere resuscitato come roba di sinistra occultata. Esempio? Totò, principe di Costantinopoli, che si vantava di esserlo. Fermiamoci, prima di arrivare al presente, all’ultimo secolo. Il Novecento. Prima del fascismo. Ma anche durante il Ventennio mussoliniano: in conformità con esso, oppure in dissenso, ma sempre in opposizione alla sinistra. Le poesie rabbiose e scarlatte di Marinetti e il suo futurismo sono quanto di più scorretto esista, ma anche di una destra progressista, o no? Gabriele D’Annunzio e i due Nobel per la letteratura del Novecento, cioè Luigi Pirandello e Grazia Deledda, difficilmente sono collocabili lontano dalla destra. La grandissima poetessa Ada Negri, che ha avuto il torto, a differenza di Giuseppe Ungaretti, di morire nel 1945 ma prima della liberazione.

CATTOLICI ASSAI RUVIDI Come si fa a parlare così cretinamente? E dove lo mettiamo Giuseppe Prezzolini, protagonista assoluto della cultura italiana. Uomo di destra, conservatore, persino arditamente reazionario, ma totalmente geniale, costretto a navigare lontano dai porti delle grandi case editrici, e solo valorizzato quand’era ormai centenario, mentre se ne stava non a caso in esilio, a Lugano. I suoi colleghi Giovanni Papini e Domenico Giuliotti, a sua differenza, si convertirono al Vangelo, furono tutto meno che fascisti, ma catalogabili in quel cattolicesimo colto e ruvido, francamente poco politicamente corretto. Tanto che li hanno dimenticati, e la nouvelle vague di vescovi e teologi li osteggia. Giuliotti scrisse: «Non indulgo alle mezze tinte. O bianco o nero; o sì o no. Chi dice: forse, mi ripugna. Ecco perché il mio stile non rifugge dalle espressioni più volgari: non posso chiamar cigno un porco, né lo sterco ambrosia». Potrebbero essere tradotte in linguaggio del XXI secolo da Feltri: stesso concetto. Sparito. Ucciso dalla cultura dominante. 4 – Capitolo a parte, che risolvo ed esaurisco con un nome e cognome: Giovannino Guareschi. E Giovanni Testori? Fu attaccato e quasi impalato dall’Espresso e dai circoli consimili perché furiosamente attaccò la cultura dominante di quel tempo. Lo fece sul Corriere della Sera con «Il marxismo non ha il suo latino». Mi avrebbe fulminato se lo avessi definito e mi tirerebbe i piedi stanotte se osassi accostarlo alla destra, anarchico com’era. Ma nel 1982 osò elogiare il sindaco di Milano Carlo Tognoli perché promosse una stupefacente mostra rompendo un tabù. Riconobbe per primo che furono artisti grandissimi i Mario Sironi, proprio nelle opere più fasciste, con i suoi affreschi magniloquenti di simboli duceschi. Non solo in quelle ovvio. Riconobbe che il fascismo covò la narrativa, da Riccardo Bacchelli a Mario Soldati, la scultura, l’architettura (con lo splendido razionalismo della Stazione Centrale), il cinema. Nel gennaio del 2020, coraggiosamente Maurizio Cecchetti su Avvenire (diretto da Marco Tarquinio) osò elogiare e denunciare. «014 sappiamo – per esempio riguardo all’Italia sotto il fascismo -, che la cultura, anche al soldo del regime, produsse anche cose pregevoli e questa “contraddizione” è stata ampiamente studiata negli ultimi quarant’ anni, superando le censure ideologiche. Dalla mostra sugli Anni Trenta tenutasi a Milano nel 1982 fino a quella allestita da Germano Celant alla Fondazione Prada nel 2018 (Post Zang Tumb Tuuum. Art Life Politics: Italia 1918-1943) è assodato che il nostro Paese fu in Europa quello di punta per l’arte tra le due guerre». Ma come ha cantato Francesco De Gregori, «Tutto questo Alice Scanzi non lo sa», il quale magari è di sinistra, ma lo sa chiunque abbia studiato un minimo filosofia o economia o storia deviando dai manuali. Benedetto Croce, Giovanni Gentile, Augusto Del Noce, Adriano Bausola, Cornelio Fabro, Renzo De Felice: correnti diverse, liberali, fascisti, cattolici, ma spediti ai margini. Mogol e Lucio Battisti, Bruno Lauzi nel campo della musica, e che dire di Riccardo Muti costretto a difendersi perché troppo bravo ma trattato con sussiego perché guardato con ostilità dai compagni che stonano?

Non oso catalogare a destra scrittori eccellenti, rifuggono da etichette, anche perché cercare il martirio è peccato. Ma Massimiliano Parente è politicamente scorrettissimo, ed è appena scomparso il massimo musicologo quale è stato di sicuro Paolo Isotta. Eppure scriveva anche sul Fatto e Scanzi dovrebbe sapere chi lo perseguitò e che era il miglior amico di Feltri e di Stento Solinas (cultura di destra alla grande). Che dire poi dei linciaggi cui, tra i conduttori, sono stati ripetutamente sottoposti Luca e Paolo, non solo comici e critici del costume sbrodoloso della sinistra autocelebrantesi con la Litizzietto e Fazio. Cito ancora alla rinfusa. Marcello Veneziani, Francesco Perfetti, Antonio Socci, Giuseppe Parlato. E dove lo mettiamo Aurelio Picca e che posto c’è per Paola Musu? Uffa, ho finito lo spazio. E mi scusino quelli di destra che ho dimenticato, perché è gente che sfida a duello.

Informazioni su Piero Laporta

Piero Laporta, 153° corso dell’Accademia militare di Modena, Generale di divisione in riserva dell’Arma del Genio, scrittore, saggista e memorialista. Piero Laporta ha speso parte significativa della propria vita professionale occupandosi di politica militare e interesse nazionale presso lo Stato Maggiore della Difesa, acquisendo il metodo: distinguere i fatti dalle narrazioni, i documenti dalle opinioni e, quando possibile, andare alla fonte, non accontentarsi mai di quanto appare verosimile. Scrive dal 1994. Col passare degli anni ha preso le distanze dal giornalismo tradizionale: troppi direttori confondono la verifica col servilismo, il dubbio con la propaganda, i fatti con le falsità. Ha collaborato con varie testate ma i libri sono oggi il terreno naturale delle sue inchieste. Ha raccontato la vita dell’imprenditore Luciano Vinella in Trasparente come il Vetro ed è coautore, con Vincenzo Mastronardi, di Mass Media e Fango. La parte centrale del suo lavoro è dedicata al caso Aldo Moro e alla strage di via Fani del 16 marzo 1978, A questa ricerca appartengono Raffiche di Bugie a Via Fani. Stato e BR sparano su Moro, Gli anagrammi di Aldo Moro e Omertà e Bugie su Aldo Moro: lavori nei quali Laporta rimette in discussione tutta l’inchiesta ufficiale, svelando falsi e omissioni di magistrati, investigatori e politici. Da questa prospettiva nasce anche il suo lavoro sulle reti di potere italiane e internazionali, sulla comunicazione politica, sull’intelligence e sui rapporti fra apparati, partiti, finanza, religione e informazione. Ha fondato OltreLaNotizia, sul sito pierolaporta.it, perché considera il web — nonostante censura, conformismo e manipolazione — uno degli ultimi spazi nei quali un autore possa ancora assumersi personalmente la responsabilità di ciò che scrive, senza chiedere il permesso a una redazione. Cattolico, apostolico, romano, senza altri aggettivi. Quanto alle lingue, dichiara una conoscenza quasi dimenticata del dialetto di Latiano, rudimenti di quello di Putignano, buona familiarità col palermitano, ottima col vernacolo di San Giovanni Rotondo, inglese e — quando necessario — anche un po’ d’italiano. È sposatissimo, ha due figli e continua a ritenere che un documento valga più di cento opinioni, soprattutto quando quelle cento opinioni dicono tutte la stessa cosa.Il libro "Raffiche di Bugie a Via Fani, Stato e BR Sparano su Moro" ed. Amazon 2023 https://shorturl.at/ciK07 è l'inchiesta più approfondita e documentata sinora pubblicata sui fatti del 16 Marzo 1978. Oggi, definitivamente disgustato della codardia e della faziosità disinformante di tv e carta stampata, ha deciso di collaborare solo dove non trovi dei censori e fabbriche di odio. Il suo più spiccato interesse era e resta la comunicazione sul web, cioè il presente e il futuro della libertà di espressione. Ha fondato il sito http://pierolaporta.it per il blog OltreLaNotizia. Lingue conosciute: dialetto di Latiano (BR) quasi dimenticato,, scarsa conoscenza del dialetto di Putignano (BA), buona conoscenza del palermitano, ottima conoscenza del vernacolo di San Giovanni Rotondo, inglese e un po' di italiano. È cattolico; non apprezza Bergoglio e neppure quanti lo odiano, sposatissimo, ha due figli.Piero Laporta, a member of the 153rd Class of the Military Academy of Modena, is a retired Major General of the Corps of Engineers, as well as a writer, essayist, and memoirist.Piero Laporta spent a significant part of his professional life working on military policy and the national interest at the Italian Defence General Staff. There he developed a method that has remained with him ever since: distinguish facts from narratives, documents from opinions, and, whenever possible, go straight to the source—never settling for something merely because it sounds plausible.He has been writing since 1994. Over the years, he has increasingly distanced himself from traditional journalism: too many editors mistake verification for subservience, doubt for propaganda, and facts for falsehoods. He has contributed to a number of newspapers and magazines, but books are now the natural home of his investigative work.He told the story of entrepreneur Luciano Vinella in *Transparent as Glass* and is the co-author, with Vincenzo Mastronardi, of *Mass Media and Mud*.The central part of his work is devoted to the Aldo Moro case and the Via Fani massacre of March 16, 1978.This research includes *Volleys of Lies in Via Fani: The State and the Red Brigades Fire on Moro*, *The Anagrams of Aldo Moro*, and *Silence and Lies About Aldo Moro*: works in which Laporta challenges the official investigation as a whole, exposing falsehoods and omissions by magistrates, investigators, and politicians.This perspective also underlies his work on Italian and international networks of power, political communication, intelligence, and the relationships among state apparatuses, political parties, finance, religion, and the media.He founded *OltreLaNotizia* on pierolaporta.it because he considers the web—despite censorship, conformism, and manipulation—one of the last remaining spaces where an author can still take personal responsibility for what he writes without having to ask an editorial office for permission.Catholic, Apostolic, Roman—no other adjectives required.As for languages, he claims an almost forgotten knowledge of the Latiano dialect, a smattering of the Putignano dialect, a good command of the Palermo vernacular, excellent familiarity with that of San Giovanni Rotondo, English—and, when absolutely necessary, even a little Italian.He is very much married, has two children, and continues to believe that one document is worth more than a hundred opinions—especially when all one hundred opinions are saying exactly the same thing.
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3 risposte a QUELLO CHE SCANZI IGNORA – di R.Farina

  1. edoardo scrive:

    Eugenio Corti…

  2. Umberto scrive:

    Fortissimo!!!!!
    BRAVO BRAVO BRAVO….
    CHE ASFALTATA….

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