PENSIERI PREGHIERE CONTRADDIZIONI

Chi dà le sue opinioni non può farsi cogliere in contraddizione. Chi ha dei pensieri pensa anche in mezzo alle contraddizioni (Karl Kraus)

«Legano infatti pesanti fardelli e li impongono sulle spalle della gente, ma loro non vogliono muoverli neppure con un dito. […] Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, che chiudete il regno dei cieli davanti agli uomini; perché così voi non vi entrate, e non lasciate entrare nemmeno quelli che vogliono entrarci.»  […dal Vangelo di Matteo, cap.23]

Roma, 2 febbraio 2021

Preghiera in memoria di mio fratello Giuseppe

Vi prego, non fatemi condoglianze. Chi crede preghi. I rimanenti meditino.

Signore, Eterno Padre, Onnipotente e Misericordioso, perdonami, abbi pietà di me, devo parlarTi di Giuseppe, mio fratello, il più buono di noi quattro fratelli.
Piangesti per Lazzaro e lo restituisti ai suoi cari e a Te stesso. Pino è con Te da qualche settimana. A lungo non mi rassegnai che Tu fossi sordo alle preghiere e alle lacrime di tanti, moltissimi, di quanti a Pino vogliono bene. Comprendo, Tu lo sai, comprendo che Tu non ascoltassi me. Ho un debito smisurato con Te, un debito che non potrò mai onorare e devo dunque ringraziarTi e benedirTi e amarTi con tutte le mie forze, con tutto il mio cuore, con tutti i miei pensieri per quanto Tu mi dai e per quanto Tu mi togli.
Appena messo il punto alla frase precedente, Tu mi doni un pensiero consolante. Tu, chi altri? I Tuoi pensieri non sono i nostri, tanto meno i miei, certo, lascia non di meno ch’io mi chieda se Tu consenta il male e il dolore solo perché il bene e la gioia trionfino con Te, poiché la morte non è che un transito.
Sono certo che Pino è con Te, col babbo Pasquale e mamma Lina, qui accanto a me, pregandoTi, affinché non mi allontani più da Te, affinché io torni bambino nelle Tue mani, affinché io dia buon esempio ai miei figli, ai miei amici e agli ostili, come ancora a me danno tuttora, tanto più perché sono con Te, babbo, mamma, Pino e tanti altri che chiamasti a Te.
Ettore, un amico, quando gli dissi che cosa provavo, m’esortò a scrivere. Non posso, risposi, devo prima spurgare l’odio.
Odio? Sì odio. Non per Te, Signore, mai, Tu lo sai bene, Tu sia benedetto oggi e sempre. Neppure ebbi alcun risentimento per i medici e i paramedici dell’ospedale; anzi, sono loro grato; hanno fatto tutto il possibile, per Pino e per impedire che virus e altre malattie prevalessero. Sono loro molto grato, davvero.
Ti chiedo perdono, Signore. Ho odiato tanto il cappellano dell’ospedale quanto il vescovo che gli consente di disertare le corsie del Covid. Oggi prego anche per loro nel Santo Rosario della sera. Se tuttavia avessi potuto raggiungerli, quando ho saputo di Pino, forse non li avrei scannati, come fanno i pastori cogli inutili cani che fuggono davanti ai lupi, non di meno reputo quei due pastori tuttora in suffragio di due ceffoni, andata e ritorno, a mano piena, senza odio né rancore, due ceffoni maieutici, a ciascuno mentre continuo a pregare per i codardi che sfiniscono il gallo.
Mancavano venticinque minuti alla mezzanotte del 29 dicembre. Mandai un messaggio al cappellano: «Padre, mio fratello, Giuseppe Laporta, versa in gravissime condizioni in terapia intensiva, a causa del Covid. Le sarei molto grato se domani potesse dargli l’Unzione degli Infermi.»
Mi aspettavo rispondesse: «Perché attendere domani, vado subito.» Tu, non avresti voluto così, Signore Misericordioso? Così avrebbe fatto il santo fondatore di quell’ospedale.
Mi giunse un messaggio vocale. Non credevo alle mie orecchie. «Non si sente nulla» scrissi, sperando si ravvedesse. Lo sventurato rispose:
«Non possiamo entrare nei reparti Covid…
Purtroppo!
Le assicuro la mia preghiera.» E aggiunse lo sticker delle mani giunte. 🙏
Mi addormentai, mio Signore, chiedendomi se un cappellano non dovesse attrezzarsi alla stregua di medici e paramedici per portare conforto agli ammalati, come quegli altri le medicine e le cure amorevoli.
Tu sai, Signore, Tu hai presso di Te quei cappellani che portavano il Santissimo ai morenti in prima linea, sotto mitraglia scrosciante. «Orcoddio, Padre, dame la Comunion». Tu carezzi quanti T’amano bestemmiando nella trincea della vita e nella vita in trincea; Tu hai cari quanti consolano la sofferenza in Tuo nome, in nomime Christi.
Il mattino successivo la situazione precipitò. Mandai un altro messaggio a quel cappellano:
«Per favore vada a benedirlo col Santissimo e assolverlo coi suoi sventurati compagni, pur mantenendosi al di qua della barriera. Padre Pio farebbe almeno così. La supplico.»
«Ho pregato e prego per Giuseppe e per tutti…
Vi benedico.»
Giuseppe, Tu lo sai o Signore, è ministro straordinario dell’Eucarestia, dividendosi fra il lavoro, la famiglia e il conforto agli ammalati, cui portò la Santa Eucaristia, nella trincea della vita. Tu sai, Signore, che Giuseppe non ha mai temuto la morte. Proprio quanto mi disse della morte, contribuì a reinstradarmi a Te. Oggi Giuseppe prega con me perché Tu liberi la Chiesa dai pastori in fuga davanti ai lupi, alla stregua di cani superflui, anzi dannosi.
Signore, il vero Pastore in nomine Christi fece cantare il gallo non più di tre volte; oggi canta da innumerevoli anni. Signore, il vero Pastore in nomine Christi tentò pure di disertare la cathedra e gli bastò un “quo vadis?” per tornare verso la sua croce. Oggi, Signore, ci fai sentire abbandonati, con rari e veri pastori, in balia dei lupi e di cani infedeli. Se tu, Signore, lo consenti, è certamente perché il bene e la gioia trionfino con Te. Non Praevalebunt. Quando? I Tuoi pensieri non sono i nostri; Tu non hai l’assillo del calendario.
Lascia, o Signore, ch’io Ti supplichi di venire presto in nostro aiuto. Siamo afflitti da pastori infedeli, senza Fede, eppure consapevoli d’aver mani grondanti sangue più dei tuoi aguzzini. Migliaia e migliaia, milioni, costoro mandano a Te senza l’Unzione degli Infermi. Questi moribondi sventurati Tu accogli come quel soldato bestemmiante a sollecitare la Comunione. Quanti di questi sventurati da virus potevano guarire grazie all’Unzione degli infermi?
Tu, che hai tanto sofferto per noi, ci dici per mezzo dell’apostolo Giacomo: «Chi è malato, chiami a sé i presbiteri della Chiesa e preghino su di lui, dopo averlo unto con olio, nel nome del Signore. E la preghiera fatta con fede salverà il malato: il Signore lo rialzerà e se ha commesso peccati, gli saranno perdonati».
L’Unzione degli Infermi salva “anche” l’anima; non di meno guarisce dalla malattia se Tu vuoi, l’ho imparato a mia volta. Fu proprio la forza dei Santi Sacramenti e fra questi, l’Unzione degli Infermi, a portare la Fede oltre i mari.
Questi pastori inutili non credono nei Tuoi Sacramenti e lasciano la Chiesa alla Tua misericordia. Tu sia benedetto, oggi e sempre.
Tu hai deciso di chiamare Giuseppe a Te. Tu sia benedetto, oggi e sempre. Non sta a noi dire se l’Unzione degli Infermi avrebbe fatto sopravvivere Giuseppe. Non è tuttavia diritto dei pastori apostati oltraggiare lo Spirito Santo, negando i Santi Sacramenti negli ospedali, nelle case, nei lager, nelle carceri, ovunque. Signore, vieni presto in nostro aiuto. Signore, perdona loro perché sanno quello che fanno.
www.pierolaporta.it

Roma, 3 dicembre 2020

A S.E. rev.ma il signor cardinale Gualtiero Bassetti, Presidente della Conferenza Episcopale Italiana

Il sito della Conferenza Episcopale Italiana: «Il Cardinale Presidente esprime gratitudine a tutto il personale sanitario che si è preso e si sta prendendo cura di lui e di tutti gli ammalati e a quanti gli sono vicini con la preghiera e l’affetto. Nel rendere grazie al Signore, continua a pregare per tutti coloro che si trovano nella prova e nella sofferenza, nella certezza che il Padre misericordioso non abbandona mai i suoi figli.»

Mi congratulo per lo scampato pericolo di V. Em. Rev.ma; mi congratulo con tutto il cuore eppure con sentimenti contrastanti, sui quali avrei volentieri sorvolato se non coinvolgessero altre persone a me care, come mio fratello e un carissimo amico, fra quanti chiesero di pregare per V. Em. Rev.ma, mentr’era in terapia intensiva per il Covid. Recitai un’Ave Maria, il minimo che potessi, sinceramente tuttavia, perché con la Santa Trinità non si scherza, tanto meno si finge. Se la mia piccola preghiera fosse stata udita, sarei lieto perché V. Em. Rev.ma fu il “mio prossimo” da quando mio fratello mi sollecitò. E lo è tuttora. Per questo oso scrivere a V. Em. Rev.ma.

Perché solo un’Ave Maria? Pochi mesi prima che V. Em. Rev.ma fosse ammalato, mentre imperversava la prima sconcia offesa allo Spirito Santo, una persona a me molto cara lottava col tumore. Egli voleva l’Unzione degli Infermi (quella poi somministrata a V. Em. Rev.ma). Il suo parroco era però sparito: telefoni e e-mail muti. Dopo l’intervento chirurgico, il lunedì successivo alla Domenica delle Palme, il mio amico doveva iniziare la chemioterapia nel più importante ospedale cattolico di Roma. Chiamò quel cappellano, spiegò la sua condizione e chiese di recarvisi con una fogliolina d’olivo nel taschino della giacca e, rimanendo a debita distanza, riceverne una benedizione, nient’altro che una benedizione, magari da un capo all’altro del corridoio.

«Noooo! È vietaaato» rispose il ministro di Nostro Signore. Risparmio a V. Em. Rev.ma lo squallore rimanente di quella telefonata iscariota. Al mio amico non rimase che pregare. Non perché avesse paura di morire. Non ne ha affatto, lo conosco bene da moltissimo tempo. Egli voleva solo essere pronto a fronteggiare la morte da credente. Amava ripetere in quei giorni: «La vita, malattia meravigliosa con prognosi felice per quanti credono, infausta per i rimanenti».

Poco tempo dopo trovò un sacerdote degno della talare e sordo ai divieti contro lo Spirito Santo; ne ricevette l’Unzione degli Infermi, con grande giovamento, spirituale e fisico. Il mio amico è sopravvissuto bene, molto bene, grazie alla Divina Misericordia, guida e ispiratrice dell’impareggiabile carità e professionalità del personale sanitario. Nostro Signore s’aggirava per i corridoi di quell’ospedale, porgendo l’orecchio alle preghiere.

In quei mesi di chemioterapia fui assiduo col mio amico. Recitavamo il Santo Rosario. Non una volta quel cappellano fu visto, non una sola volta lo vedemmo nei corridoi e nelle sale dove giacevano e giacciono una quantità d’ammalati, non pochi di gran lunga più gravi del mio amico e ben più di quanto fosse e sia la maggior parte d’ammalati di Covid.

Confermo quindi la preghiera per V. Em. Rev.ma anche per riconoscenza a Nostro Signore. Voglia comprendere tuttavia quanto, quell’Ave Maria, mi fu impossibile disgiungerla dalle immagini dei camion militari, carichi di bare sulle quali non si posò un fiore né una benedizione. I nostri fratelli andarono alla cremazione, sacrificio rituale al satana della razza ieri, come oggi a quello della “sicurezza sanitaria”, in onore del quale la Santa Meretrice è nuovamente a Meriba, voltando le terga allo Spirito Santo.

I Santi Sacramenti negati per tre mesi e la Santa Messa scandita con orari da pizzeria. I Santi Sacramenti, istituiti da Nostro Signore col Suo Sangue, accantonati come fa un bambino capriccioso col giocattolo venuto a noia. I Santi Sacramenti sono e devono amministrarsi – come accade ogn’ora sul Golgota cinese – anche a costo della vita, della vita dei fedeli e dei pastori. Il gallo invece canta e cantò. Non tre volte in una notte, bensì in-ces-san-te-men-te per mesi e in queste ore ricomincia il suo canto blasfemo. San Pietro comprese l’orrore e pianse. Lo Spirito Santo attende ed esigerà riparo per lo sconcio inflittogli dagli officianti della Santa Meretrice.

La profezia di Fatima fiammeggia tuttora. I demoni, oggi plaudenti la Santa Meretrice, orineranno nelle chiese, scanneranno il Vescovo e i vescovi, presbiteri e fedeli, degni e indegni, senza distinzione, separati solo dal giudizio di Nostro Signore. Solo allora sapremo come, in quanto tempo e a quale prezzo il “Non Praevalebunt” sarà realtà.

Eppure tutto è Grazia. Non pochi atei o agnostici oggi vanno interrogandosi sugli effetti sociali e politici cagionati dalla Santa Meretrice, oscenamente accovacciata come Salomé davanti a Erode. S’interrogano e s’aprono, come tutti noi dovremmo interrogarci e aprirci alla Grazia, mentre la Santa Meretrice si danna con globalismo, guerre, povertà, malattia, aborto, denaro, laogai, torture, morte; in due parole: il nuovo umanesimo e l’oltraggio allo Spirito Santo. Il sabba incessante unisce presbiteri, cicisbei, cortigiane, sodomiti e satanisti, frullatori di feti, falsari e falsi. È quindi persino appropriato sospendere i Santi Sacramenti affinché i fedeli, così come gli atei e gli agnostici d’animo buono s’interroghino sul precipizio verso cui la Santa Meretrice ci trascina – se ci lasceremo trascinare.

Non stupisca se trovo davvero consolante sapere che V. Em. Rev.ma ricevette i Santi Sacramenti mentr’era malato. I Santi Sacramenti e la Santa Messa sono la più alta preghiera a Nostro Signore. A questa consolazione si giustappongono tuttavia le bare mandate ai forni crematori con guardie armate, obbedienti alla Satanica Inquisizione, cui la Santa Meretrice consente l’oltraggio dei luoghi santi, dei fedeli, delle loro anime, delle misere salme. I sopravvissuti, sprofondati nella codardia, paralizzati dalla paura di morire, s’accodano a pastori iscarioti, incapaci d’esortare: «Non abbiate paura!»  Incapaci e sopraffatti ben più dei fedeli dalla paura della morte. La paura  – solo paura predicata e praticata da pastori iscarioti – incoraggia l’orda: adulteri, satanisti, sodomiti, cocainomani e pubblici peccatori vanno all’assalto del Santo Natale mentre la Santa Meretrice discute del sesso dei “fratelli e delle sorelle”; una regressione bizantina, sconcia quanto grottesca, un lazzo a rinnovare gli oltraggi patiti da Nostro Signore col flagello e la Corona di Spine.

In queste ore comprendiamo perché, nella Sua infinita lungimiranza, Nostro Signore, nonostante l’atroce sofferenza della Croce, ebbe la lucidità d’affidare la Sua Santissima Madre a San Giovanni e tutti noi ad Essa, dopo aver affidato la Chiesa a San Pietro, traditore per codardia. Questi tuttavia pianse e si pentì. Lo Spirito Santo attende e non tarderà a esigere il pentimento degli iscarioti di queste ore.

Rinnovando quell’Ave Maria, chino al bacio del sacro anello di V. Em. Rev.ma, mentre a Bisanzio si celia e si bestemmia, porgo il Pater Noster per la Santa Madre Chiesa, sotto le ali della quale i sofferenti s’adagiano da duemila anni e – NON PRAEVALEBUNT – continueranno a consolarvisi fino alla fine dei secoli, con l’aiuto di Nostro Signore, pietra fondante della Fede, della Chiesa universale e della Civiltà.

Pater noster, qui es in cælis: sanctificétur Nomen Tuum: advéniat Regnum Tuum: fiat volúntas Tua, sicut in cælo, et in terra.

Panem nostrum cotidiánum da nobis hódie, et dimítte nobis débita nostra, sicut et nos dimíttimus debitóribus nostris. et ne nos indúcas in tentatiónem; sed líbera nos a Malo.

Chi dà le sue opinioni non può farsi cogliere in contraddizione. Chi ha dei pensieri pensa anche in mezzo alle contraddizioni (Karl Kraus)

Informazioni su Piero Laporta

Dal 1994, osservate le ambiguità del giornalismo italiano (nel frattempo degenerate) Piero Laporta s’è immerso nella pubblicistica senza confinarsi nei temi militari, come del resto sarebbe stato naturale considerando il lavoro svolto a quel tempo, (Ufficio Politica Militare dello Stato Maggiore della Difesa). Ha collaborato con numerosi giornali e riviste, italiani e non (Libero, Il Tempo, Il Giornale, Limes, World Security Network, ItaliaOggi, Corriere delle Comunicazioni, Arbiter, Il Mondo e La Verità). Ha scritto “in Salita, vita di un imprenditore meridionale” ed è coautore di “Mass Media e Fango” con Vincenzo Mastronardi, ed. Leonardo 2015. (leggi qui: goo.gl/CBNYKg) Oggi, definitivamente disgustato della codardia e della faziosità disinformante di tv e carta stampata, ha deciso di collaborare solo con Stilum Curiae, il blog di Marco Tosatti. D'altronde il suo più spiccato interesse era e resta la comunicazione sul web, cioè il presente e il futuro della libertà di espressione. Ha fondato il sito https://www.pierolaporta.it per il blog OltreLaNotizia. Lingue conosciute: dialetto di Latiano (BR) quasi dimenticato,, scarsa conoscenza del dialetto di Putignano (BA), buona conoscenza del palermitano, ottima conoscenza del vernacolo di San Giovanni Rotondo, inglese e un po' di italiano. È cattolico, non apprezza Bergoglio e neppure quanti lo odiano, sposatissimo, ha due figli.
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