Nizza, attenti agli amici

attentato-tir-nizza.jpg_1016301149Osserviamo Nizza. Sottovoce e toccando ferro, diciamolo: l’Italia, tutto sommato, sta meglio di altri, nonostante le carenze della classe politica. 

Quali dati devono preoccuparci? A dispetto delle stragi europee, come a Nizza, il numero totale di attentati e l’ammontare dei morti è diminuito del 12% nel 2015, rispetto al 2014, nonostante gli allarmismi e grazie allo scemare degli attacchi in Iraq, Pakistan e Nigeria. È stata la prima volta dal 2009. #truenumbers
La stessa fortuna non è toccata ad Afghanistan, Bangladesh, Egitto, Filippine, Siria e Turchia: il totale delle loro vittime è nettamente aumentato nel 2015.

Il dato più inquietante è tuttavia un altro. L’Europa è al secondo posto fra le regioni minacciate del Pianeta, con ben 17 nazioni teatro di attentati. Non ci conforta essere preceduti dall’Africa sub-sahariana, con 25 paesi attaccati. Nel 2014 il Paese europeo più colpito è la Gran Bretagna, con 103 attacchi, seguita da Irlanda (33), Grecia (26), Francia (12) e Germania (12).
Un conto a parte impone l’Ucraina: dai 5 attentati del 2013 agli 889 del 2014, è in testa ai 100 paesi più colpiti.
Attenzione: l’Europa è dunque l’area più pericolosa del mondo industrializzato. Dovremmo riflettere, interrogandoci sugli scopi, su chi fornisce intelligence ai terroristi, chi finanzia, chi assicura appoggio politico.
Senza una di queste tre risorse – soldi, intelligence, appoggio politico – i terroristi avrebbero vita breve o, quanto meno, non così facile come appare oggi o come fu ai tempi di Lotta Continua e delle Brigate Rosse, nere e di ogni sfumatura intermedia.
Nizza non ha insegnato nulla. L’Unione Europea, invece di studiare il problema e offrire un ventaglio di soluzioni politiche, è concentrata solo sull’immigrazione, peraltro con mezzucci tanto onerosi quanto di corto respiro. Gli esiti d’altronde sono evidenti, nonostante gli schieramenti di polizia. 
La Commissione ha creato il Fondo per la Sicurezza Interna. La pomposità della formula è immagine dei costi: 1,938miliardi di euro, al fine dichiarato di “sostenere il controllo alle frontiere dei singoli stati e il potenziamento delle loro polizie”. È la storia di sempre: di fronte a un’emergenza, si offrono più uomini e più denari, senza nulla concepire di nuovo nella politica delle risorse. Noi italiani d’altronde non abbiamo nulla da imparare da Bruxelles su tali metodiche.
Chi pensi tuttavia che ce ne derivi un vantaggio da quel Fondo europeo, essendo in prima linea per i flussi migratori, si tranquillizzi. Solo 212,94milioni vanno all’Italia, poco più che alla Grecia (190) e molto meno dei 250 della Spagna.
Senza contare un altro fondo, gestito direttamente dalla Commissione, 1,826miliardi, dedicato alle emergenze. Quando al denaro pubblico si associa la parola “emergenza”, di sicuro c’è lo sperpero incontrollato. La UE non fa eccezione, né ha da imparare dalla nostra Protezione civile.
Dalla Commissione fanno intanto sapere che le “quote immigrati” di ciascun paese saranno riviste. Esibiscono lo stesso zelo profuso per le quote latte, le quote vitelli, le quote vino e via quotando. Questo è sufficiente a mettere al sicuro le frontiere e le strade di Nizza? No di certo.
Allora sono stupidi a Bruxelles? Forse o forse no.
La politica di Bruxelles significa solo maggiore pericolo per il sud Europa e, in particolare, per l’Italia. L’intensificazione del caos può travolgerci, sebbene, a dispetto delle nostre vulnerabilità (sviluppo costiero e prossimità con l’Africa, soprattutto), sembriamo meno esposti tanto alle connessioni immigrati-terrorismo quanto agli esiti dei rancori post coloniali, di cui a Bruxelles non hanno tenuto conto adeguato.
Non di meno occorre essere consapevoli che la carenza di interventi della UE sull’intelligence del terrorismo, sulle sue risorse finanziarie e sui suoi appoggi politici, fa dell’Italia (e in misura minore della Grecia) una sorta di punto a frattura prestabilita.
L’esperimento fu fatto con successo 25 anni fa, per mano dei servizi tedeschi: pochi oramai ricordano lo sbarco dei 27.000 albanesi sulle coste pugliesi, l’8 agosto 1991.
La situazione sarebbe ripetibile, se fosse utile a rallentare la pressione sul centro Europa.
In altre parole, la politica delle quote e dei finanziamenti ha creato – per caso o a ragion veduta – una vasta area di vulnerabilità nel Mediterraneo (centrata sull’Italia), tale da consentire a taluni di sperare che la pressione vi si concentri, risparmiando il continente.
Questo fermerà il terrorismo? Si direbbe proprio di no. A Bruxelles, come a Parigi, a Berlino e persino a Nizza si sono tuttavia illusi di fermare l’infezione coi pannicelli caldi e, chissà, anche a nostre spese.
Ora sanno, dopo il Tir di Nizza, che devono ripensare tutto. Il controllo delle armi mediante adulteri tra servizi segreti e criminalità organizzata non basta a prevenire: oggi un TIR sulla folla, domani un acquedotto avvelenato, dopodomani incendieranno una scuola. Chi predica che le armi generano la violenza o è un imbecille oppure un mendace. La violenza è uno dei principali strumenti della politica, se non il preferito.
C’è una tempesta e l’Italia è ai margini, per ora.
Essi devono tuttavia ripensare tutto, a Bruxelles e altrove. Non è tuttavia detto che ciò sia fatto a nostro vantaggio, anzi.
L’Italia, nonostante tutti i suoi guai e le innumerevoli speculazioni sui clandestini, ne esce meglio, per ora.
È una sorpresa positiva, non un alibi per tenere gli occhi chiusi sui nemici e soprattutto sugli amici.

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Informazioni su Piero Laporta

Osservate le ambiguità del giornalismo italiano, Piero Laporta dal 1994 s’è immerso nella pubblicistica senza confinarsi nei temi militari, come del resto sarebbe stato naturale considerando il lavoro svolto a quel tempo, (Ufficio Politica Militare dello Stato Maggiore della Difesa). Ha collaborato con numerosi giornali e riviste, italiani e non (Libero, Il Tempo, Il Giornale, Limes, World Security Network, ItaliaOggi, Corriere delle Comunicazioni, Arbiter, Il Mondo e La Verità). Ha scritto “in Salita, vita di un imprenditore meridionale” ed è coautore di “Mass Media e Fango” con Vincenzo Mastronardi, ed. Leonardo 2015. (leggi qui: goo.gl/CBNYKg) Oggi, definitivamente disgustato della codardia e della faziosità disinformante della carta stampata, ha deciso di collaborare solo con Stilum Curiae, il blog di Marco Tosatti. D'altronde il suo più spiccato interesse era e resta la comunicazione sul web, cioè il presente e il futuro della libertà di espressione. Ha fondato il sito https://www.pierolaporta.it per il blog OltreLaNotizia. È cattolico, sposato, ha due figli.
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6 risposte a Nizza, attenti agli amici

  1. stefano rolando scrive:

    quando S(h)arkozy mandò i Rafal a bombardare Gheddafi,fortemente sconsigliato dal nostro presidente del consiglio,forse pensava che “quelli” non avevano modo di bombardare la Francia,.non aveva mai sentito parlare di guerra asimmetrica,non immaginava che clan e parentele toccati nella famiglia,negli interessi,nell’orgoglio, imbottiti di denaro erogato da noi,avrebbero reagito ferocemente.Siamo (s)governati da gentaglia(racaille direbbe lui) che non pensa,non sa,non immagina,ha i cosiddetti ma non sono bilanciati da una corrispondente quantità di cervello..come può funzionare?Bisogna cambiare il meccanismo di selezione

  2. Oscar scrive:

    Poveri cittadini italiani…!
    Per continuare il parallelo con i Promessi Sposi, a me ricordano i capponi di Renzi .., pardon, di Renzo.

  3. Alessandro Gentili scrive:

    Si, Piero, l’Italia sta meglio degli altri paesi che hanno invece toccato con mano l’effetto angosciante degli attentati terroristici islamici. Comunque, anche noi non ci facciamo mancare nulla. L’ultima tragedia ferroviaria è anch’essa figlia di un certo terrorismo: quello dei farabutti, degli irresponsabili, dei manigoldi, corrotti, cretini (i paladini dell’ambiente, del patrimonio storico culturale ecc., dello statuto dei lavoratori, dei ricorsi al TAR, al giudice del lavoro, etc.). Si, perché per chi muore, essere ucciso da uno che viaggia per la Promenade des Anglais con un TIR a 80 km all’ora o essere spiaccicato tra le lamiere di un treno che viaggia ” a pene di segugio”, il risultato non cambia. Né cambia per i familiari.
    Detto questo, vista anche la deriva della Turchia, cui l’occidente assiste impotente e che avrà riflessi negativi su tutto, non ci resta che cominciare a piangere, così ci portiamo avanti . . .
    Conoscendo noi italiani e quelli che ci governano, non credo ci sia da stare allegri, ma non conviene neppure disperarci. Faremo la fine del don Ferrante dei promessi sposi, che morì come visse, senza capire un c.

    • Piero Laporta scrive:

      Sai, ogni volta che nominano don Ferrante, non so perché mi viene in mente Mattarella. Hai una spiegazione? 🙂 E donna Prassede sai a chi mi fa pensare? Dai, è facile 🙂

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