Le Brioches di Mario Antonietta Draghi – di L.Prando

«Faremo come Europa (rectius, Biden) vorrà, se necessario spezzeremo le reni a Putin smettendo di comprare il suo gas» proclama Mario Antonietta Draghi, non regina ma solo proconsole d’Italia con le brioches per conto Soros.Legge le statistiche o si limita ai bilanci? La Russia ha esportato nel 2019 per 57 miliardi di dollari in Cina (un miliardo e mezzo di abitanti o giu di lì). ma 45 nei Paesi Bassi (circa 17 milioni di abitanti), 28 in Germania (80 milioni di abitanti) e 14 in Italia (60 milioni di abitanti), costituiti per la maggior parte da gas, carbone, petrolio e derivati, metallurgia rara, grano.
Gli olandesi incassano il 21% di Iva sui loro acquisti dalla Russia che poi rivendono in Europa. Non sa che il resto d’Europa se ne frega della Russia poiché le importazioni da quel paese sono minime (inferiori a 5 miliardi e le esportazioni ancor meno) e sono indipendenti dal punto di vista energetico.
Ma di quale Europa parla il proconsole Draghi? Dei paesi che trarrebbero enorme vantaggio dalla distruzione delle economie italiane e tedesche, private di indispensabili energia e materie prime?
Le grida del proconsole distruggono la nostra sopravvivenza economica, mascherando tale distruzione, come priorità assoluta, il risparmio sui consumi edonistici di energia elettrica: ridurre frescuccio/calduccio in casa ed in ufficio, ma perché non lasciare in garage le automobiline elettriche, non usare treni e metrò, trasportare i pesi a mano come gli schiavi alle piramidi, mangiare carne cruda neandertaliana e verdura colta a mano nei campi invece dello stufato e del saltato in padella?
Così certamente vinciamo la guerra col diavolo Putin, portandolo a rovinosa caduta, andando verso la pace nel mondo.
Il proconsole e i suoi cicisbei hanno perduto il senso del ridicolo insieme al senso della realtà, peggio di Maria Antonietta e delle sue briosches.
Presto non ci saranno più fabbriche a produrre; mancheranno le entrate fiscali per riscaldare/raffreddare le case, gli uffici, per far funzionare le scuole, la sanità, i servizi pubblici, per pagare i salari, le pensioni, la cassa integrazione.
Se fermano agricoltura e fabbrica, chiudono pure bar, ristoranti, turismo…
Il proconsole e Alexa Franco, provengono dalla burocrazia juke box: metti la monetina e cantano come il padrone vuole.
Costoro non hanno che un credo: i soldi si stampano o si prendono in prestito. Non sanno di ricchezza generata dalla merce prodotta e venduta.
Politici e professoroni, tutti zitti?
Vox clamantis in deserto siamo rimasti in due io e Bonomi, presidente Confindustria: il disastro viene dal cuneo fiscale (per 100 euro netti in tasca ai lavoratori, lo Stato ne pretende altri 100). Di fiscale ha solo il nome: è un costo di produzione, che uccide produzione, occupazione e competitività.
Il prezzo delle merci all’ingrosso (sul mercato interno e globale) e al dettaglio (al consumatore finale) è determinato da: materie prime, energia, lavoro, amministrazione, spese generali e finanziarie, logistica, vendita; cui aggiungere «l’utile di impresa». Se quest’ultimo manca, l’impresa chiude.
Se due fattori (materie prime ed energia) aumentano fuori controllo, perché importati, occorre intervenire sugli altri, oltretutto ne sono la parte più importante.   
Il proconsole e Alexa mettono pezze qua e là coi bonus settoriali, non pochi controproducenti poiché favoriscono prodotti importati, altri causa di truffe perché impossibili da controllare; tutti figli di teorie economiche vecchie di secoli: programmazione economica (nipote dei fallimentari “gosplan” sovietici, fallimentari e falliti) per mezzo di incentivi/disincentivi fiscali.
Io e Bonomi abbiamo proposto di agire in modo semplice e rapido: tagliando il cuneo fiscale, si riducono i costi dell’intera filiera, calmierando quindi i prezzi, difendendo il potere d’acquisto dei consumatori, rendendo competitivo il Made in Italy sul mercato interno ed estero.
Come recuperare le mancate entrate? Elementare Watson, bastonare con l’IVA i prodotti importati.
Alcuni spendono 300 euro per il cappottino del cane, da 300 a mille per un paio di scarpe da tennis, 50.000 per un’auto, la mamma che compra il telefonino da 1.000 euro al figlio dodicenne. Costoro ed altri potrebbero pagare 30% in più di Iva.  Giustizia sociale rimodulata con l’IVA, via i bonus, rivedere il reddito di cittadinanza, e va verso la quadra.
Per semplicità decisionale, si potrebbe mettere nel mirino i versamenti Irpef dei dipendenti privati (l’Irpef dei dipendenti pubblici è virtuale, viene scritta a bilancio sia in entrata che in uscita): se le imprese venissero esonerate dal versamento dell’Irpef dipendenti si troverebbero in cassa circa 100 miliardi a compensazione degli aumenti su materie prime ed energia, il che non escluderebbe un’applicazione “misurata” a seconda dei settori, purché non si ricada in farraginosi regolamenti burocratici.
Siccome nelle farse tutto è esagerato per evidenziare il ridicolo di certi comportamenti, il proconsole ha riesumato, oltre al “volete burro o cannoni?”, ha rispolverato anche “l’armiamoci e partite” dimenticando che le materie prime per le armi vengono in maggior parte da Russia e Cina, e, per non farci mancare niente, fa la guerra alla Russia facendo partire i droni in appoggio all’esercito ucraino dalla base italiana di Sigonella: rimane solo metterci nelle mani di Dio per evitare che la farsa precipiti in dramma e poi in tragedia, sperando che Dio non applauda.  
Non può durare, il Signore acceca chi vuole perdere. Il proconsole, Alexa e i loro cicisbei sono ciechi e sordi da un pezzo.

Informazioni su Piero Laporta

Dal 1994, osservate le ambiguità del giornalismo italiano (nel frattempo degenerate) Piero Laporta s’è immerso nella pubblicistica senza confinarsi nei temi militari, come d'altronde sarebbe stato naturale considerando il lavoro svolto a quel tempo, (Ufficio Politica Militare dello Stato Maggiore della Difesa). Ha collaborato con numerosi giornali e riviste, italiani e non (Libero, Il Tempo, Il Giornale, Limes, World Security Network, ItaliaOggi, Corriere delle Comunicazioni, Arbiter, Il Mondo e La Verità). Ha scritto “in Salita, vita di un imprenditore meridionale” ed è coautore di “Mass Media e Fango” con Vincenzo Mastronardi, ed. Leonardo 2015. (leggi qui: goo.gl/CBNYKg) Oggi, definitivamente disgustato della codardia e della faziosità disinformante di tv e carta stampata, ha deciso di collaborare solo con Stilum Curiae, il blog di Marco Tosatti. D'altronde il suo più spiccato interesse era e resta la comunicazione sul web, cioè il presente e il futuro della libertà di espressione. Ha fondato il sito https://www.pierolaporta.it per il blog OltreLaNotizia. Lingue conosciute: dialetto di Latiano (BR) quasi dimenticato,, scarsa conoscenza del dialetto di Putignano (BA), buona conoscenza del palermitano, ottima conoscenza del vernacolo di San Giovanni Rotondo, inglese e un po' di italiano. È cattolico, non apprezza Bergoglio e neppure quanti lo odiano, sposatissimo, ha due figli.
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