LA RICCHEZZA, VALORE FONDANTE DELL’OCCIDENTE – di L.Prando


Il valore fondante della Civilizzazione Occidentale è la “ricchezza” concentrata nelle mani di un ristretto establishment, “ricchezza” ottenuta con continue “guerre predatorie” supportate da  cinque “saperi“.

1) “Fare”, ossia una maggiore abilità nell’agricoltura, nella lavorazione delle materie prime, nell’edilizia, nei mezzi di trasporto, nelle comunicazioni, nella fabbricazione delle armi.
2) “Innovare”, ossia una maggiore abilità nel migliorare produzione e mezzi di produzione.
3) “Organizzare”, ossia una maggiore abilità nel costruire un “patto sociale” fondato su leggi, regole, usi, costumi e comportamenti funzionali alle circostanze e alle occasioni predatorie di ricchezze.
4) “Guerreggiare”, ossia una maggiore abilità nelle tecniche belliche.
5) “Adattarsi (essere flessibili)” alle circostanze, modificando tutto quanto necessario, quando necessario, evitando ogni ritualizzazione.
Così è stato costruito l’immenso Impero Romano, dall’Atlantico al Caspio, dal Marocco alla Turchia, archetipo della Civilizzazione Occidentale.
Così è stato asservito quasi tutto il mondo da parte degli anglo-francesi e dei fiamminghi.
Tra fine formale dell’Impero Romano d’Occidente e la data formale dell’inizio dell’Era chiamata Moderna (1492 o scoperta dell’America) passarono circa mille anni chiamati Medio Evo, durante i quali l’Europa venne sconvolta da guerre intestine per il possesso di terre e da invasioni (o spostamenti di popoli predatori), passando, per quanto riguarda i resti dell’Impero in pezzi, da aggressore ad aggredito.
Nonostante lo sfacelo, si conservarono e innovarono i saperi nei micro-mondi dei monasteri, degli stati città, delle corporazioni di arti e mestieri: fino a quando si formarono i regni nazionali, governati da una così detta nobiltà che si era impossessata delle terre con la violenza, regni “vidimati” dal Papato come potere di origine divina.
Il resto è storia recente con la Riforma Luterana, la Rivoluzione Francese, la fondazione della Massoneria e le guerre su due fronti: predatorie sia nel mondo, sia contro la Chiesa Cattolica ed il suo potere temporale conclusasi con la prima guerra mondiale.
Dalla fine della prima guerra mondiale la capitale della Civilizzazione Occidentale è a Washington, grazie alla primazia degli USA nelle armi, al possesso del cibo basico e dell’energia.
Il Presidente degli Stati Uniti d’America è il Capo degli establishment periferici e il Dollaro, stampato dalla Federal Reserve, banca privata proprietà delle banche private USA, è la moneta di riferimento per tutti gli scambi internazionali, senza dollari in cassa non si può comprare alcunché.
Le ricchezze dell’establishment, centrale e periferico, sono state sempre trasmesse per “ereditarietà”, pur con un limitato tasso di osmosi tra le classi sociali componenti l’Impero della Civilizzazione Occidentale, ma le rivoluzioni industriale e finanziaria, con il loro veloce sviluppo, hanno richiesto un gran numero di ruoli intermedi e di base disposti su di una scala di “capacità”.
L’establishment è stato quindi costretto ad aggiungere, all’ereditarietà, la cooptazione: ossia “l’assunzione di un membro in un corpo od organo collegiale mediante designazione da parte dei membri già in carica”.
Ciò non avviene direttamente dalla base al vertice ma attraverso i vari corpi collegiali disposti in scala dai più bassi ai più alti, implicando una cessione parziale di potere decisionale, ma anche di ricchezza, da parte dell’establishment centrale e periferico.
I cooptati si dividono in due categorie: i “funzionali” ossia coloro che sono abili nel fare, e i “servizievoli”, ossia coloro che disciplinatamente ed efficientemente eseguiscono gli ordini dell’establishment.
Le “paghe” non si limitano più al tetto ed al cibo e poco altro, ma includono porzioni sempre più grandi di edonismo proporzionali al livello occupato nella scala del “patto sociale”.
Nessuno ha mai scelto di aderire ad un “patto sociale” imposto, in un dato momento storico, dall’establishment, ma l’accettazione è generalizzata per non perdere il livello di paga raggiunto o per migliorarlo.
Coloro che non rispettano le regole del patto sociale vengono emarginati e sono obbligati a piatire la sopravvivenza.
Vero è che alcuni riescono a vivere alla grande fuori dal patto sociale, ma in una condizione parassitaria: se tutti si rifiutassero di accettare il patto sociale non ci sarebbero né tetto, né cibo, né edonismo, né ricchezza per l’establishment poiché nessuno li fabbricherebbe o li prederebbe con le guerre.
La cooptazione ha portato ad una società complessa divisa a strati da governare separatamente, quindi ad una gestione dello stato separata dall’establishment.
Per non perdere il controllo sui capitali gestiti dallo stato, l’establishment ha creato delle scuole d’élite dove formare insieme i manager propri e della alta burocrazia statale, dell’Alta Politica: De Gaulle fondò l’Ena (Ecole Nazionale d’Administration) durante il suo primo governo subito dopo la fine della guerra, in Inghilterra esistono le Public School, costosissime scuole private, e università prestigiose a numero chiuso, lo stesso in USA con i college elitari, lo stesso in Belgio ed Olanda.
Sono costoro che hanno il potere decisionale reale, mentre per il resto dei cooptati è a disposizione la così detta democrazia introdotta gradualmente (si ricordi che il suffragio universale è abbastanza recente).
L’establishment ha anche organizzato la politica su due blocchi per dare l’impressione di una scelta “democratica”, quindi di una presunta “libertà” di esprimere e far conoscere differenti opinioni ma all’interno dei due blocchi attraverso i media posseduti dall’establishment.
Internet ha portato un incontrollato “liberi tutti”, si sta cercando un sistema di controllo che non inibisca la preziosissima massa di informazioni sincroniche sui comportamenti e le aspettative dei cooptati, necessarie per tarare l’offerta di merci, il patto sociale e le guerre predatorie.
Quanto il patto sociale riservi per i servizi sociali a favore dei cooptati viene trattenuto sulle paghe (con le tasse), ma, essendo insufficiente, il debito degli stati cresce continuamente, ciò nonostante la ricchezza detenuta dall’establishment continua a crescere, ma questa sarebbe un’altra storia, mentre questa sarebbe la Civilizzazone Occidentale agli occhi di un etologo.
Gli stati “establishment” della Civilizzazione Occidentale sono: USA (capofila), Canadà, UK, Francia e Olanda, cui vanno aggiunti come analoghi gli stati scandinavi e, nell’emisfero sud, Nuova Zelanda e Australia, più la Germania, anche se quest’ultima, a causa delle sue secolari ambizioni di dominio sull’Europa, ambizioni sempre sconfitte, ha una sua storia differente.
Questi paesi sono meno del 10% sulla popolazione mondiale, ma il 45% del Pil.
L’Italia ha appartenuto fino ad oggi alla Civilizzazione Occidentale, per cultura, per patto sociale, per il paradigma cooptativo ma non ha mai avuto e non ha un establishment.
In Italia, arrivata molto tardi all’ unificazione nazionale grazie alle guerre predatorie risorgimentali, commissionate dagli anglo-francesi, contro i cattolici Impero Asburgico, Stato della Chiesa e Regno delle Due Sicilie, non esiste un establishment: ci sono solo capitalisti senza capitali che dipendono dal patteggiamento con le strutture dello Stato, prima sabaudo, poi fascista e, dal dopo guerra, suddiviso in potentati (definibili anche come correnti o caste o conventicole o combriccole o bande) di politici, magistrati, burocrati e militari.
I capitali sono in mano a costoro, raccolti con i proventi delle tasse e l’aumento del debito pubblico, elargiti in base alle “convenienze” tattiche dei vari potentati.
In termini strategici, i potentati fanno riferimento sia all’establishment centrale che a quelli periferici di altri stati, cioè ad interessi extra-nazionali.
Nel dopoguerra, in tutti i paesi della Civilizzazione Occidentale si formarono grandi gruppi economici multinazionali mentre in Italia il così detto “miracolo economico” si fondò sulla capacità innovative ed imprenditoriali di industrie medie e medio-piccole, purtroppo piccolo sarà bello ma grande è necessario.
Vale la pena ricordare alcuni dei nomi che industrializzarono l’Italia: Valletta, Borghi, Fumagalli, Ferruzzi, Olivetti, Fossati, Merloni, Marazzi, Marzotto, Minozzi, Ferrari, Mattei….questo primo nucleo di potenziale establishment si preoccupò di avere una salda presa sulle amministrazioni locali, ma lasciò lo stato centrale nelle mani di politici e burocrati meridionali delegandoli a gestire e controllare le masse del Sud Italia, ancora parzialmente nel secolo precedente, organizzare l’emigrazione interna per avere mano d’opera a buon mercato e, se dovevano ottenere qualche favore governativo, “andem giò a Ròma cun’t’i danee“, e si compravano i favori, ossia corrompevano politici e burocrati.
L’andazzo durò fino all’inizio anni ’60, il punto di svolta fu la nazionalizzazione dell’industria elettrica quando politici e burocrati capirono che le industrie italiane, sottocapitalizzate, non riuscivano ad effettuare gli investimenti che lo sviluppo tumultuoso del mercato richiedeva, si resero conto anche che, al contrario, lo stato sia con le entrate fiscali, sia indebitandosi, sia stampando moneta aveva disponibilità senza limiti di capitali.
Attraverso l’Iri (Istituto per la Ricostruzione Industriale fondato dal fascismo) o sotto altre forme lo stato si fece imprenditore in tutti i settori di mercato, come se fosse una conglomerata, affidandola ad un speciale gruppo di cooptati “servizievoli”, i “boiardi di stato”, arrivando a rappresentare oltre il 60% del Pil, diventando la terza/quarta potenza economica mondiale.
Fu così che l’Italia coltivò anche un eccellente messe di cooptati “funzionali”, ma non ebbe un establishment, sostituito dalla “partitocrazia” suddivisa in potentati e bande che possedevano il portafoglio, con metastasi nella burocrazia, nella giustizia, nell’esercito (la speciale industria delle armi).
Fu così che l’imprenditoria privata da corruttrice si trasformò in concussa e clienterizzata, ma competitiva per gli aiuti di stato.
Negli anni ’70 poi, con lo sganciamento del dollaro dall’oro, fluttuando liberamente le monete, con l’inflazione innescata dal rincaro delle fonti energetiche, l’economia italiana ebbe un altro strumento per diventare più competitiva, la svalutazione.
Inaccettabile per gli altri membri della Civilizzazione Occidentale che, negli anni ’70, scatenarono la sordida guerra terroristica, la “strategia della tensione”, culminata, nel ’78, con l’assassinio di Moro, a seguire: 1) la defenestrazione del Governatore della Banca d’Italia, Paolo Baffi, con accuse infamanti risultate totalmente false; 2) l’ordine di servizio anti-costituzionale di Andreatta che assassinava la sovranità monetaria, il ruolo della Banca d’Italia di prestatore di ultima istanza, cioè di acquistare i Buoni del Tesoro eventualmente invenduti; 3) lo SME con la lira sopravvalutata, l’inizio dell’era Euro-Ciampi, nel silenzio assenso di tutta la politica, di tutti i media, forse spaventati dalla cinica ferocia messa in campo.
Cessata la minaccia sovietica nell’89, venne l’annus horribilis 1992: eliminazione per via giudiziaria dei politici che avevano governato e resa prospera l’Italia (operazione abbastanza facile poiché il mancato rispetto di alcuni articoli del codice penale era prassi comune e condivisa), auto-impiccagione al trattato di Maastricht, svendita a mani straniere del patrimonio industriale proprietà dello stato, del suo know how, delle sue quote di mercato, tutte mosse senza dibattito in parlamento e nel paese.
La lira nello Sme era sopravvalutata per tarpare la competitività italiana, adesso la si poteva svalutare ma con un giochetto per arricchirsi: tutti nel mondo hanno incominciato, italiani per primi, a vendere lire principalmente contro marchi, le banche italiane prestavano ai clienti per acquistare marchi trattenuti a garanzia del prestito, ma la Banca d’Italia, in contro tendenza, governatore Ciampi, vendeva oro per comprare lire e impedirne la svalutazione.
La manfrina durò tre mesi, perché tre mesi era il limite massimo concesso dalla legge allora vigente per possedere monete straniere, poi venne la svalutazione, ma chi aveva partecipato all’operazione si ritrovò più ricco di prima riacquistando lire svalutate.
Cominciarono quindi gli interventi depressivi contro l’economia italiana per l’entrata nell’euro: così la Civilizzazione Occidentale vinse la sua ventennale guerra contro l’Italia trasformata in colonia tedesca, cosicché le sanzioni formalmente anti-russe, di fatto a danno della Germania, stanno travolgendo anche l’Italia.
Nel ’92, l’establishment si trovò con un solo blocco politico, quello ex-comunista alleato da sempre alla sinistra democristiana, “salvati” dalla magistratura anche se colpevoli, come tutti, degli stessi reati, “scritturò”, quindi, un uomo esperto dello show business, Berlusconi, che in quattro e quattr’otto mise in scena un polo antinomico, soddisfacendo il paradigma dei due poli, e siamo ancora lì oggi.
Questa è (o appare ad un etologo) la Civilizzazione Occidentale con la sua commedia di Libertà e Democrazia che i pesci pagliaccio invitano a difendere sacrificando parzialmente tetto, cibo ed edonismo, impoverendo con l’inflazione indotta e con progetti venduti come etici, affinché l’establishment possa continuare ad aumentare la sua ricchezza pur rinunciando a guerre predatorie dimostratesi, nell’ultimo mezzo secolo, tutte troppo costose e, in maggioranza, perdenti.
Adesso che non si può predare, i cooptati che sottraggono, con i loro consumi, ricchezza all’establishment, sono troppi, occorre comprimerne il numero e ridurne le disponibilità.
Come se gli anziani del branco, scarseggiando il cibo per loro, mangiassero i cuccioli.
Ma gli USA, capifila della Civilizzazione Occidentale, l’Impero del Dollaro, che, nonostante l’oceano di debito pubblico arrivato a 30mila miliardi di dollari, più di un terzo del Pil mondiale, per la pessima gestione economica degli ultimi 20 anni, si ritrova con quasi la metà della popolazione a livello di plebe, vogliono che sia l’Europa a ridurre lo standard di vita della sua popolazione, in particolare Germania ed Olanda, di fatto i più ricchi al mondo, insieme alle loro colonie come l’Italia.
Negli ultimi 30 anni agli italiani è stato fatto ingoiare di tutto con le paure del crollo economico a causa del debito pubblico e del fasullo spread, soprattutto la fine della cooptazione (gentilmente definita “ascensore sociale”), il blocco delle paghe e la sparizione della sceneggiata democratica con le elezioni (da11 anni nessun premier è stato scelto dal popolo).
Oggi è stata introdotta la paura della morte virale, con l’auto-disciplinata rinuncia all’edonismo, della morte per invasione di un nemico descritto come un pazzoide, della morte nucleare.
Con le sanzioni al nemico pazzoide, da cui dipendevano la nostra energia, parte delle nostre materie prime, del cibo basico, si è fatto esplodere i costi di fabbricazione e ridurre ulteriormente le disponibilità delle famiglie per le spese edonistiche, aumentando la povertà (insufficiente reddito per coprire almeno i costi di tetto, cibo e calore).
Le stesse sanzioni non danneggiano gli altri stati establishment della Civilizzazione Occidentale poiché non dipendono dalla Russia per energia e materie prime, anzi la capofila USA se ne avvantaggia.
Il compito dell’etologo si limita a descrivere quello che avviene senza parteggiare o suggerire soluzioni alternative, ne, tantomeno, esprimere giudizi etici: il leone preda la gazzella, le iene mangiano i resti del pasto del leone, gli insetti i resti del pasto delle iene, gli uccelli piccoli predano gli insetti, i roditori le uova degli uccelli piccoli, gli uccelli più grandi i roditori.
L’etologo ha anche osservato che gli umani, siano essi “funzionali” o “servizievoli” o “parassiti” o, perfino, establishment, sono soggetti al “marasma”, il marasma, semplificando al massimo, psico-fisico-culturale che ne condiziona i comportamenti e i desideri quotidiani, spesso in contraddizione l’uno con l’altro e con il ruolo nel patto sociale, come dei personaggi in cerca di autore (per citare Pirandello): ci vorrebbe un nuovo Erasmo per scrivere “L’elogio del marasma”.
L’etologo ha anche osservato che l’establishment sembrerebbe voler eliminare il “marasma” degli altri per riservarlo solo a se stesso: il leone si mangia tutta la gazzella senza lasciare resti.

Informazioni su Piero Laporta

Dal 1994, osservate le ambiguità del giornalismo italiano (nel frattempo degenerate) Piero Laporta s’è immerso nella pubblicistica senza confinarsi nei temi militari, come d'altronde sarebbe stato naturale considerando il lavoro svolto a quel tempo, (Ufficio Politica Militare dello Stato Maggiore della Difesa). Ha collaborato con numerosi giornali e riviste, italiani e non (Libero, Il Tempo, Il Giornale, Limes, World Security Network, ItaliaOggi, Corriere delle Comunicazioni, Arbiter, Il Mondo e La Verità). Ha scritto “in Salita, vita di un imprenditore meridionale” ed è coautore di “Mass Media e Fango” con Vincenzo Mastronardi, ed. Leonardo 2015. (leggi qui: goo.gl/CBNYKg) Oggi, definitivamente disgustato della codardia e della faziosità disinformante di tv e carta stampata, ha deciso di collaborare solo con Stilum Curiae, il blog di Marco Tosatti. D'altronde il suo più spiccato interesse era e resta la comunicazione sul web, cioè il presente e il futuro della libertà di espressione. Ha fondato il sito https://www.pierolaporta.it per il blog OltreLaNotizia. Lingue conosciute: dialetto di Latiano (BR) quasi dimenticato,, scarsa conoscenza del dialetto di Putignano (BA), buona conoscenza del palermitano, ottima conoscenza del vernacolo di San Giovanni Rotondo, inglese e un po' di italiano. È cattolico, non apprezza Bergoglio e neppure quanti lo odiano, sposatissimo, ha due figli.
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