Grim Message, Fosco Messaggio, Mr. Obama

newsweek-obama-gay-221x300OBAMA – The horizontal fracture affecting more and more deeply the United States / OBAMA – La frattura orizzontale che affligge sempre più profondamente gli Stati Uniti.

Questo articolo, pubblicato tempo fa sul Washington Times, è indicativo della frattura orizzontale che affligge sempre più profondamente gli Stati Uniti. Il paese, modello di democrazia e di valori etici sino a poco tempo addietro, oggi sta smarrendosi e sbriciolandosi, adorando “vitelli d’oro” niente affatto propizi al suo futuro. Quale che sia l’esito delle prossime elezioni presidenziali, tale condizione ha sinistri riverberi su tutto l’assetto di sicurezza globale

A Grim Message for the Generals 
The Army’s Center for Army Leadership at Fort Leavenworth, Kan., asked 16,800 commissioned and non-commissioned officers whether they think “the Army is headed in the right direction to prepare for the challenges of the next 10 years.” Their answers, as reported by CNS.com, ought to be enough to scare a commander in chief straight. His defense chief, too. But it won’t, because they’re exactly the men responsible for the survey results.
Only 26 percent – 1 man in 4 – say they think the Army is on track to continue as the scourge of evildoers who yearn to do the republic ill. Nearly 40 percent say the service is headed in the wrong direction, and 36 percent say they don’t have an opinion (and no doubt if they did, they’re smart enough to keep it to themselves).
The pessimists – or “realists,” as they might be called – cite two reasons. One is the hollowing out of the military as proposed by President Obama, and the other is the stifling effects of the politically correct run amok. They don’t understand why the men entrusted to manage the Army go along without protest with the nonsense mandated by the White House. Generals and admirals, just like shavetail lieutenants, know who punches their tickets.
Both President Obama and Defense Secretary Leon Panetta are continuing to “evolve,” but to what end we yet know not. This year, the president decreed that the armed services, hollowed out or not, “must” celebrate “Lesbian, Gay, Bisexual and Transgender Pride Month,” and Mr. Panetta cheerfully agreed: “During Gay Pride Month, and every month, let us celebrate our rich diversity and renew our enduring commitment to equality for all.”
You don’t have to pass on Gay Pride Month to wonder what taking pride in what’s in a gay soldier’s skivvies has to do with the fighting spirit that is the mark of an army ready to meet a foe. Speaking of “equality,” Mr. Panetta has not yet ordered a month set aside to celebrate the contributions of black soldiers, Hispanic soldiers, lady soldiers or the soldiers descended from Scots-Irish forbears who have shaped and led the Army from its origins in the Revolution.
A public display of affection – a “PDA,” as it was called in the “old” Army – has traditionally been discouraged in the ranks, discouraged long before anyone thought to ask and when there was nothing scandalous to tell. The Army has always had unforgiving rules about personal conduct. Commissioned officers have been court-martialed for adultery. Cuddles and kisses were nice, but not necessarily on the firing range or in uniform and on the street. Discipline, dignity and self-restraint were always recognized as crucial to good order.
But now gay soldiers (and merely cheerful soldiers) are encouraged to march in uniform in gay-pride processions, to carry aloft the flag, ribbons or even one of the five-foot papier-mache penises so popular in San Francisco parades. Phil Sheridan, John J. Pershing and George S. Patton would not recognize their Army.
Barack Obama, whose views have only recently “evolved,” probably doesn’t think very much about the military, except when he’s on duty with Seal Team 6, hogging credit for chasing down bad guys in Afghanistan. In modern America, as politicians like Dick Cheney and Bill Clinton have shown by example, military service is a grim task to be avoided. Even with expert coaching, in eight years as commander in chief, Bubba never learned to properly return a salute. But like President Obama, he was eager to report for photo-op duty with authentic heroes.
The men in the ranks are as dedicated and as eager to serve as their fathers and grandfathers ever were, and they deserve selfless leadership from the top. High-tech weaponry, wondrous as it may be, and politically correct attitudinizing, as warm and fuzzy as it may make generals and admirals feel, are never substitutes for leadership. That’s the message in the Army’s leadership survey. Mr. Romney, take note.

This article, published recently by the Washington Times, is indicative of the horizontal fracture affecting more and more deeply the United States. The country, a model of democracy and ethical values until a short time ago, today is wandering aimlessly and crumbling, adoring “golden calves” not at all propitious to its future. Whatever the outcome of the next presidential election will, this condition has sinister reverberations throughout the structure of global security

Un Fosco Messaggio per i Generali 
Il Centro per la Leadership dell’Esercito di Fort Leavenworth, nel Kansas, ha chiesto a 16.800 sottufficiali e sottufficiali se essi sono convinti che «l’esercito vada nella giusta direzione per prepararsi ad affrontare le sfide dei prossimi 10 anni».
Le risposte, riferite da CNS.com, sarebbero sufficienti a spaventare un serio comandante in capo, così come il suo capo di stato maggiore della difesa. Ma non è così, infatti sono proprio loro la causa degli esiti del sondaggio.
Solo il 26 per cento – 1 militare su 4 – ritengono che l’esercito sia sulla buona strada per colpire i malintenzionati che insidiano la repubblica. Quasi il 40 per cento afferma che le forze armate sono sulla strada sbagliata e il 36 per cento non ha un’opinione (non v’è dubbio che se l’avessero, sarebbero abbastanza intelligenti da tenerla per sé).
I pessimisti – o “realisti”, come potrebbero essere definiti – citano due cause. Una è lo svuotamento delle forze armate, proposto dal presidente Obama; l’altra deriva dagli effetti soffocanti del rincorrere il “politicamente corretto“. Non capiscono perché gli uomini incaricati di gestire l’esercito accettino senza protestare le sciocchezze imposte dalla Casa Bianca. Generali e ammiragli, così come i tenenti sbarbatelli,  sanno chi può stroncare loro la carriera.
Il Presidente Obama e il segretario alla Difesa Leon Panetta sono in continua “evoluzione”, ma nessuno sa verso che cosa. Quest’anno, il presidente ha decretato che le forze armate, sinceramente o non, “devono” festeggiare “Il mese dell’orgoglio lesbico, omosessuale, bisessuale e transgenere”, e il signor Panetta allegramente approva: «Durante il Mese dell’orgoglio omosessuale, e tutti i mesi, noi celebriamo la nostra ricca diversità e rinnoviamo il nostro impegno permanente di uguaglianza per tutti».
Non è necessario celebrare il mese del Gay Pride per chiedersi che cosa assimili lo spirito combattivo che distingue un esercito pronto a scontrarsi col nemico all’orgoglio per il contenuto delle mutande d’un soldato gay. Declamando la “parità”, Panetta non ha ancora proclamato un mese in cui si celebrino i soldati neri, i soldati ispanici, le donne soldato o i soldati discendenti dagli scozzesi-irlandesi che formarono e condussero l’esercito fin dalle sue origini nella Rivoluzione.
Una Pubblica Dimostrazione di Affetto – una “PDA” come si definiva nel “vecchio” esercito – fu sempre scoraggiata fra i ranghi, fu scoraggiata ben prima che qualcuno chiedesse se non vi fosse nulla di scandaloso da riferire [allude al “Don’t ask, don’t tell”, con cui Clinton aveva liquidato la questione della presenza di omosessuali nell’esercito, Ndr]. L’esercito ha sempre avuto regole spietate per la condotta personale. Vi sono stati ufficiali deferiti alla corte marziale per adulterio. Coccole e baci possono essere carini, ma non necessariamente nel poligono di tiro, in uniforme e in strada. Disciplina, dignità e autocontrollo furono sempre di importanza cruciale per il buon ordine.
Ora invece si invitano i soldati gay (e anche quelli semplicemente allegri) [allusione al significato originale di ‘gay’, ndT] ) a marciare in uniforme nei gay-pride, innalzando il vessillo, i nastri o anche uno dei falli di cartapesta lunghi un metro e mezzo, così popolari nella parata di San Francisco. Phil Sheridan, John J. Pershing e George S. Patton non riconoscerebbero più il loro esercito.
Barack Obama, le cui opinioni sono “evolute” solo di recente, non presta probabilmente molta attenzione ai militari, a meno che non siano il Seal Team 6, appropriandosi del merito della caccia ai malvagi in Afghanistan. Nell’America di oggi, politici come Dick Cheney e Bill Clinton hanno dimostrato con l’esempio che il servizio militare è odioso, da evitare. Neppure un addestramento ad hoc, nei suoi otto anni da comandante in capo, ha insegnato a Bubba (Bill Clinton, ndT) a rispondere correttamente a un saluto. Ma come il presidente Obama, non vedeva l’ora di farsi fotografare a fianco dei veri eroi.
La dedizione e lo spirito di servizio dei soldati semplici sono gli stessi dei loro padri e dei loro nonni; essi dunque meritano una leadership di vertice con pari abnegazione. Le armi ad alta tecnologia, per quanto stupefacenti e “politically correct”, per quanto facciano bene ai sentimenti di generali e ammiragli, non potranno mai surrogare la leadership. Questo è il messaggio contenuto nell’indagine sulla leadership effettuata dall’esercito.  Signor Romney, ne prenda nota.

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Informazioni su Piero Laporta

Osservate le ambiguità del giornalismo italiano, Piero Laporta dal 1994 s’è immerso nella pubblicistica senza confinarsi nei temi militari, come del resto sarebbe stato naturale considerando il lavoro svolto a quel tempo, (Ufficio Politica Militare dello Stato Maggiore della Difesa). Ha collaborato con numerosi giornali e riviste, italiani e non (Libero, Il Tempo, Il Giornale, Limes, World Security Network, ItaliaOggi, Corriere delle Comunicazioni, Arbiter, Il Mondo e La Verità). Ha scritto “in Salita, vita di un imprenditore meridionale” ed è coautore di “Mass Media e Fango” con Vincenzo Mastronardi, ed. Leonardo 2015. (leggi qui: goo.gl/CBNYKg) Oggi, definitivamente disgustato della codardia e della faziosità disinformante della carta stampata, ha deciso di collaborare solo con Stilum Curiae, il blog di Marco Tosatti. D'altronde il suo più spiccato interesse era e resta la comunicazione sul web, cioè il presente e il futuro della libertà di espressione. Ha fondato il sito https://www.pierolaporta.it per il blog OltreLaNotizia. È cattolico, sposato, ha due figli.
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