Danza Danza Italia di Cicisbei, Danza

Danza o no? Dilemma da cicisbei, come al solito. D’altronde il non Vicario di Cristo dette la sua benedizione danzante. Perché dunque angustiarsi? La Marina Militare si direbbe vocata a danzare e trasportare clandestini. La notizia italiana di Ferragosto è (ohibò ignorata dalla BBC): il governo vuol limitare l’accesso alle discoteche, a causa del virus. Rocchina è disperata. Pubblicato con altro titolo su Stilum Curiae

Talune regioni s’oppongono con energia alla chiusura. Quanta energia? Chi vincerà? Il dilemma non pare di grande interesse per il futuro dell’Italia, sebbene esiga una riflessione: furono chiuse le chiese con le discoteche per il virus. Dopo le sante Messe e le sante Eucaristie soggiacquero a regole ferree quanto grottesche. Il ballo dilaga invece (quasi) indisturbato, dal Papete alle dimore riservatissime dei balletti omo, dall’Alpi a Lampedusa, mentre è arduo dimenticare la sbirraglia nel bel mezzo della santa Messa, agenti burbanzosi a fare la faccia feroce per i vecchi parroci e gli inermi fedeli. Nel quartieri dello spaccio tutto proseguiva come sempre. I vertici delle polizie? Defilati dall’obbedienza, come fossero sugli scranni di Norimberga.
Il mondo danza e danzerà a dispetto(?) delle grida e delle pochette. Perché quindi un bellicoso reparto di marinai non dovrebbe danzare alla fine del proprio addestramento? Che cosa c’è di male? La tesi difensiva dell’avvocato appare fondata, patrocinando il [vedi qui] tenente di vascello danzante col suo reparto, al ritmo di Jerusalema.
Roberto Saviano propone anzi alla Marina Militare di premiare la Salomè marinara: «Jerusalema è una canzone in questo momento ascoltata da milioni di persone perché è partita in milioni di challenge, un testo semplice di invocazione religiosa, “Gerusalemme è la mia casa, Salvami, lui è venuto con me non lasciarmi, Gerusalemme è la mia casa”» declama il gomorrista scortato, per strologare antropologia bergogliana «Il sogno di un ritorno alla città dove vivere in pace, un’invocazione, chi danza questa canzone non riesce a comprendere le parole perché sono in lingua venda parlata dalla comunità bantu, lingua che si parla in Zimbabwe e che molti degli uomini e delle donne della Marina militare hanno ascoltato direttamente pronunciata dalle persone che hanno salvato in mare». A parte l’italiano sgarrupato, come dare torto al gomorrista scortato? Lasciamo dunque danzare il tenente di vascello… o no?
Il fremente lettore si cheti. Numerosi video testimoniano nel web danze più o meno scatenate persino di religiosi, di una delle quali Stilum Curiae dette [vedi qui] conto tempo fa con un proprio video. Jerusalema è danzato su YouTube pure da frati e suore [vedi qui]. Osservate quant’è accurata la coreografia; provate a pensare che fatica siano state le prove. Il frate coreografo che correggeva confratelli e religiose danzanti: «Sorella Antonia, alza di più quella gamba e oscilla a tempo con la schiena… Frate Francesco, più alta quella mano, più alta… non stai mica celebrando!…» E così avanti per ore, per una pastorale necessaria al pastore prima che al gregge.
Inutile quindi dare addosso alla Marina Militare, d’altronde vocata alle danze guerriere, si direbbe. Un reparto dei fanti di marina è infatti immortalato a danzare in questo video. In conclusione, l’avvocato difensore del tenente di vascello danzante ha ottime possibilità di fermare i minacciati procedimenti disciplinari. Se la Marina Militare invece insisterà, ci penseranno il Tribunale Amministrativo Regionale e poi il Consiglio di Stato ad affondarla, se non altro grazie a quel video dei danzanti, bellicosi fanti di Marina. Allora che cosa si fa? I fanti di Marina – maschi per giunta – possono danzare e il nostro tenente di vascello, pettoruta e callipigia, invece no? L’esito del giudizio amministrativo, se ci sarà, è insomma scontato.
Lo scrissi a suo tempo ai vertici della Difesa, ora lo ripeto: le donne italiane – non sono anglosassoni né slave e neppure cinesi – non possono fare il soldato. Non è “solo” questione di DNA. Il parere andò a un noncurante ammiraglio che avrebbe fatto strada all’ombra del galantuomo Mario Monti. Vorrei dirmi lieto ora che tocchi proprio alla Marina pagare il conto; non è così mentre l’Italia affonda. Mentre altri eserciti sono riusciti ad arginare in vari modi la femminilizzazione, i nostri ranghi ne sono pervasi a causa dei cicisbei. I limiti di fatica con gli obiettivi addestrativi e formativi furono abbassati per includere le donne, scesero tuttavia ben dopo quelli etici, perché i cicisbei dilagano da tempo, infettando della propria femminilizzazione l’istituzione militare.
Qual è la funzione direttiva importante quanto “comandare” e “coordinare”? È il “controllo”, cioè controllare che gli ordini siano in corso d’opera, correttamente eseguiti e, se così non è, raddrizzare il timone. È una funzione di cui sono particolarmente carenti tutti, un po’ meglio va all’Aeronautica, per ragioni che non sto a spiegare. I peggiori, incredibile dictu, sono i CC, come si capisce dalle cronache – dopo le torture e lo spaccio, il taccheggio dei profumi – mentre Esercito e Marina fanno pena a pari merito. 
Per capire che cosa è per altri il controllo, bisognerebbe adottare i modelli statunitense o, meglio ancora, inglese, con le intrusioni nella vita privata, i licenziamenti in tronco e le punizioni esemplari per i comandanti – e poi per i rimanenti – per ridare nerbo e significato alla disciplina. Il rimedio è tuttavia impossibile in Italia per due ragioni concorrenti, come bracci d’una tenaglia: la scarsa credibilità dei vertici militari e la sindacalizzazione. La foto del generale Claudio Graziano, piegato a novanta gradi davanti a Jean Claude Juncker, è programmatica: il cicisbeume impazza mentre il popolo fatica. Nulla di nuovo tuttavia per chi ha vita militare alle spalle. Un generale dei carabinieri, oggi popolare arruffapopolo, era soprannominato “novantagradi” fra noi giovani ufficiali della divisione corazzata Ariete. Fu antesignano dello stile di Graziano nel salamelecco fantozziano ai divini superiori. Un altro “novantagradi”, oggi, scribacchia cronache da settimanale per parrucchieri, inframmezzandole con scurrilità da quaquaraquà di fureria. Intendiamoci, la sindacalizzazione è conseguenza dei “novantagradi” e non viceversa. L’incapacità dei “novantagradi” di difendere la dignità dei propri uomini alimenta la tossica speranza in un sindacato taumaturgo. Danza oggi e danza domani, s’accorgeranno dell’errore, tant’è a nostre spese.
Lasciamo dunque danzare l’Italia mentre va incontro al suo iceberg, anzi lo urtò, non s’accorse ed esultò. Era il 16 Dicembre 2014, compleanno di Bergoglio. Come festeggia il Papa il suo compleanno? Con una santa Messa? Con una processione? Con un Te Deum? Con un digiuno? Macché, anticaglie dei soliti fondamentalisti: tremila a ballare il tango in piazza San Pietro per ringraziare Nostro Signore d’averci mandato Bergoglio. Se questo è l’ordine, il caos sia benvenuto. Suvvia lettori fondamentalisti, vi basti l’ostilità governativa alla danza e l’abolizione dello “scambiamoci un segno di pace” come sensali al mercato, per ringraziare Dio per questo virus, da ovunque provenga.  www.pierolaporta.it

Informazioni su Piero Laporta

Osservate le ambiguità del giornalismo italiano, Piero Laporta dal 1994 s’è immerso nella pubblicistica senza confinarsi nei temi militari, come del resto sarebbe stato naturale considerando il lavoro svolto a quel tempo, (Ufficio Politica Militare dello Stato Maggiore della Difesa). Ha collaborato con numerosi giornali e riviste, italiani e non (Libero, Il Tempo, Il Giornale, Limes, World Security Network, ItaliaOggi, Corriere delle Comunicazioni, Arbiter, Il Mondo e La Verità). Ha scritto “in Salita, vita di un imprenditore meridionale” ed è coautore di “Mass Media e Fango” con Vincenzo Mastronardi, ed. Leonardo 2015. (leggi qui: goo.gl/CBNYKg) Oggi, definitivamente disgustato della codardia e della faziosità disinformante della carta stampata, ha deciso di collaborare solo con Stilum Curiae, il blog di Marco Tosatti. D'altronde il suo più spiccato interesse era e resta la comunicazione sul web, cioè il presente e il futuro della libertà di espressione. Ha fondato il sito https://www.pierolaporta.it per il blog OltreLaNotizia. È cattolico, sposato, ha due figli.
Questa voce è stata pubblicata in polis e contrassegnata con , , , . Contrassegna il permalink.

4 risposte a Danza Danza Italia di Cicisbei, Danza

  1. massimo trevia scrive:

    Inguardabili:io spero di non dovere (o forse sarà’ bene che accada…..)aver a che fare questo nella chiesa in cui suono come organista:lo ho già’ fatto in anni recenti:dissi che non mi piacevano le musiche “da capelloni”e fini’ li’.

  2. sigmund scrive:

    Che pena!! Ma come si sono ridotti se non riescono neanche a capire di recitare un copione nuovo: ballare come cagnolini ammaestrati nel circo mediatico governato dai soliti noti…..
    Hanno sempre dovuto recitare un copione scritto da altri, ma, Signore, quello che seguono ora è davvero penoso e neanche se ne rendono conto, pensano di essere bravi, forti, intelligenti e in sintonia con il mondo nuovo che li ha resi…. impotenti, esattamente l’obbiettivo voluto dai soliti noti, solo che loro non lo hanno capito….. ancora, ma si può sempre sperare che si sveglino dall’incantesimo.

    • Piero Laporta scrive:

      lasciamoli ballare e ridiamo di loro.

      • massimo trevia scrive:

        Oltre a cio’ che ho già’ scritto ieri,mi sono ricordato di ciò’ che diceva(purtroppo e’ morto anni fa)uno straordinario salesiano di Alassio(ma bergamasco di Schilpario):D.Mario Andreoletti.In sostanza, questo:che loro,cioe’Sacerdoti e religiosi, insomma chi aveva fatto”una scelta”di rinuncia al “mondo”,certe volte era come se ,con invidia ,guardassero fuori del cancello (lui diceva”da un buco”,se ricordo bene),per osservare con invidia chi non aveva rinunciato, senza rendersi conto che loro invece, grazie alla rinuncia al mondo avevano tutto!!!!Pero’credo che qui si sia “oltre”:questi mi pare che il problema di una rinuncia non se lo siano mai proprio fatto:e a me non so se facciano solo ridere….ma quell’abito lo sento stridere, rispetto a quello che fanno e non per un discorso “morale”:io sento proprio un disagio estetico!”C’e’ appunto il frate (o la suora), che sorride,che da’ il tempo e tutti, giulivi,iniziano a muoversi…convinti di “portare la buona novella all’uomo di oggi”.Boh……non credo!!!!!!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.