Breve Storia dei Colpi di Stato- di A. de Martini

Fatti recenti nella politica e nelle pompe funebri fanno riscoprire un’espressione vieta, “colpo di Stato”. Cominciamo col distinguere le differenti azioni che nella nostra povera Patria del diritto vanno tutte assieme rubricate in maniera raffazzonata, come “Colpo di Stato”. L’ignoranza regna.

Ringraziamo Antonio de Martini per averci concesso la riproduzione di questo pezzo del 31 Maggio 2014, su Il Corriere della Collera. In fondo alla pagina la vera storia dei c.d. golpe in Italia, non quella distorta da un noto agente del Kgb e fra i complici del terrorismo, recentemente scomparso.

Esistono il Colpo di Stato, il Golpe, il Putsch e il Quartelazo, a ciascuno la sua peculiarità.
Colpo di Stato: si ha quando uno dei poteri dello Stato (di solito il governo) trovandosi in conflitto – e in stallo – con un altro potere (di solito il Parlamento) lo prevarica utilizzando le Forze Armate o la Polizia.
Golpe: si ha quando, in una situazione di Stallo tra i poteri dello Stato, le Forze Armate intervengono come arbitri senza essere stati chiamati da nessuno.
Putsch: di origine tedesca (dal Putsch di Wolfgang Kapp[1], a Berlino nel 1920) si ha quando in una situazione analoga alla precedente, interviene unicamente un reparto di solito dell’esercito (nel caso di Kapp, un reggimento)
Quartelazo: nome di origine latino americana.
Si ha quando un reparto (una minore unità ) interviene contro una sola istituzione dello stato (e non contro tutti i nodi di controllo e comunicazione) per innescare un Golpe o per iniziativa di un singolo comandante.
Nei paesi della primavera araba – e anche nell’est europeo, ex URSS- la funzione di “innesco” del “Quartelazo” è stata affidata a “spontanee” manifestazioni che si trasformano – sempre “spontaneamente” – in sommosse popolari, appoggiate da un cospicuo numero di organi d’informazione internazionali e interventi coordinati di opinion leaders e se ne necessario, da una squadretta di franchi tiratori, chiamati a versare sangue “quanto basta”, per terrorizzare un’opinione pubblica troppo docile per passare dalla manifestazione alla sommossa senza l’incentivo della paura .
In Cile contro Alliende ci fu un colpo di Stato (il Parlamento votò contro il governo, anche se in Repubblica Presidenziale non esiste il voto di sfiducia), poi intervenne l’esercito.
In Spagna, l’attacco di Franco alle istituzioni che diede il via alla guerra civile (1936-1939), fu un Putsch: Franco era comandante militare delle Isole Canarie e usò le truppe ai suoi ordini per aggredire la Repubblica e provocare un ”effetto domino” sulle altre componenti del mondo militare (e su quello degli affari nella madrepatria e in Europa).
Più recentemente, il tenente colonnello Antonio Tejero con la sua aggressione al Parlamento, assieme a un plotoncino della guardia civil, fece un Quartelazo con funzione di innesco ad un Putsch che sarebbe stato condotto dal generale Alfonso Armada, utilizzando la seconda divisione corazzata, messasi già in marcia per occupare Madrid e dare tutto il potere al Re Juan Carlos di cui Armada era stato precettore.
Se fosse stato accertato che il re era informato e favorevole, sarebbe stato un colpo di Stato.
La magistratura decise che fosse solo un Putsch, condannando Tejero e la sua squadra assieme al generale Armada, confinato nel suo castello in Aragona. Sono entrambi liberi da un pezzo.
In Francia, l’avvento del generale Charles De Gaulle al potere (1958, il 13 maggio) fu il primo esempio di “intervento misto” (popolo e forza armata) di cui oggigiorno gli USA fanno ormai largo uso: una serie di manifestazioni di piazza organizzate dai francesi di Algeria, indussero il comandante della piazza, il generale di brigata Jacques Massu, a comparire sul balcone della prefettura e pronunziare il nome di Charles De Gaulle, mentre un reparto di paracadutisti in Corsica (ah queste isole!) s’apprestó all’azione.
Tanto bastò al buon presidente René Coty per accettare le dimissioni del Premier più giovane della IV Repubblica (37 anni), Felix Gaillard, officiando il pensionato di Colombey les Deux Eglises, che soggiogò il Parlamento con un discorso di sette minuti e ottenne una fiducia che salvò le apparenze.
Pochi mesi dopo nacque la V Repubblica, consacrata democraticamente da un referendum.
La formula “popolo più esercito” non sempre funziona. Quando, scontenti per la scelta razionale di De Gaulle che aveva deciso di liberarsi del fardello algerino, si tentò il Golpe bis (il 21 aprile 1961), sul solito balcone di Algeri comparvero ben quattro generali (Salan, Jouhaud, Zeller e Challe), ma invece di trovarsi davanti a un democristiano, si trovarono di fronte a un De Gaulle che si presentò in uniforme in TV e dettò a tutti i dipendenti dello stato le istruzioni del caso con semplicità e chiarezza, definendo i generali ”un quartetto”.
Tanto bastò a domare il movimento che aveva trascurato di coinvolgere Massu e l’esercito di coscritti, limitandosi a tre reggimenti della Legione Straniera, dando per scontata la resa del governo di fronte a una replica della prima rappresentazione.
In Italia, l’assenza di partecipazione reale alla politica e alla conduzione della guerra, produsse un colpo di stato (che sarebbe meglio definire ”di palazzo”) il 25 luglio 1943. Fu necessario un minimo di attività: un voto del Gran Consiglio del Fascismo (inabilitato a cambiare il capo del governo), cinquanta carabinieri comandati da un capitano, un ufficiale del SIM che batté a macchina un mandato di cattura (il tenente colonnello De Francesco, venti anni dopo comandante dell’Arma), e la complicità del capo dello Stato.
Meno di cento persone in tutto.
La vera condanna del regime fascista.
Esiste anche un nuovo tipo di denominazione da me creata recentemente e che ha avuto un certo successo, ossia “il colpo di Stato a rate” per ottenere il quale, bastano ancor meno persone.
Serve anzitutto la disponibilità del Premier a farsi spogliare delle sue prerogative storiche e un Parlamento trasformato in “Pirlamento” di ignoranti docili e incapaci grazie alle sapienti selezioni di lista fatte di Berlusconi, Scajola, Verdini, D’Alema, Veltroni, Bersani.
Poi, occorre scegliere bene il capo della polizia e quello dei carabinieri, eternizzandoli (a stipendio pieno) sulla poltrona in barba a leggi, regolamenti e criteri di alternanza democratica. Il gioco è fatto, a patto che la magistratura taccia. E tace.
Numero di partecipanti: dieci/quindici.
Il capo della polizia è nuovo perché il predecessore è morto abbracciato alla poltrona mentre il comandante dei carabinieri Leonardo Gallitelli è scaduto – ma si è fatto rinnovare per due anni – lo scorso anno.
Nel frattempo e per arrivare agli ottanta anni con la certezza dello stipendio pieno ed altre prebende, sta facendo pressione sul Quirinale per essere nominato “consigliere presidenziale per la sicurezza”, carica mai esistita, che rappresenta un’usurpazione delle prerogative del ministro dell’interno, ma che può farlo restare al caldo per altri quindici anni assieme agli altri geronti annidati alla presidenza della Repubblica (Rolando Mosca Moschini colpito dai limiti di età dieci anni fa; Gaetano Gifuni già segretario generale della Presidenza della Repubblica, ma rimasto in sede perché li si sta meglio che a casa e si può regalare un capanno al figlio nella tenuta presidenziale). Qualcuno muore – il meccanismo è perfettibile – ma finché dura…
Credo sia giunto il momento di ammettere che il re è nudo e il Presidente non se la passa meglio e sarebbe ora di smettere di approfittarsi di un uomo anziano – ormai lucido poche ore al giorno – contro il volere della sua famiglia.
Per dismettere Antonio Segni dalla presidenza della Repubblica bastarono un certificato medico e l’accordo di cinque/sei persone. Presto per Napolitano basteranno due infermieri.

leggi pure

  1. Il Piano Solo e le favole dei golpe del ’60; del ’64 del ’70 e del ’74. Prima parte
  2. SECONDA PARTE
  3. TERZA PARTE
  4. QUARTA PARTE

[1] https://it.wikipedia.org/wiki/Wolfgang_Kapp

Informazioni su Piero Laporta

Dal 1994, osservate le ambiguità del giornalismo italiano (nel frattempo degenerate) Piero Laporta s’è immerso nella pubblicistica senza confinarsi nei temi militari, come d'altronde sarebbe stato naturale considerando il lavoro svolto a quel tempo, (Ufficio Politica Militare dello Stato Maggiore della Difesa). Ha collaborato con numerosi giornali e riviste, italiani e non (Libero, Il Tempo, Il Giornale, Limes, World Security Network, ItaliaOggi, Corriere delle Comunicazioni, Arbiter, Il Mondo e La Verità). Ha scritto “in Salita, vita di un imprenditore meridionale” ed è coautore di “Mass Media e Fango” con Vincenzo Mastronardi, ed. Leonardo 2015. (leggi qui: goo.gl/CBNYKg) Oggi, definitivamente disgustato della codardia e della faziosità disinformante di tv e carta stampata, ha deciso di collaborare solo con Stilum Curiae, il blog di Marco Tosatti. D'altronde il suo più spiccato interesse era e resta la comunicazione sul web, cioè il presente e il futuro della libertà di espressione. Ha fondato il sito https://www.pierolaporta.it per il blog OltreLaNotizia. Lingue conosciute: dialetto di Latiano (BR) quasi dimenticato,, scarsa conoscenza del dialetto di Putignano (BA), buona conoscenza del palermitano, ottima conoscenza del vernacolo di San Giovanni Rotondo, inglese e un po' di italiano. È cattolico, non apprezza Bergoglio e neppure quanti lo odiano, sposatissimo, ha due figli.
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1 risposta a Breve Storia dei Colpi di Stato- di A. de Martini

  1. Stefano Rolando scrive:

    Fulminante la definizione di Pirlamento ,formato selezionando una banda di “politici” -Brutti sporchi e cattivi- come dal titolo del film di Manfredi. Mi ero accorto di questo meccanismo perverso guardando come venivano scelti i consiglieri comunali, provinciali,regionali, tutta gente che conoscevo personalmente e di cui si vedeva bene il valore.Era sufficente che si prestassero al gioco delle “parti”. Come ebbe a scrivere Roberto Gervaso su Italia oggi “I partiti sono la maggiore organizzazione a delinquere”

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