Terrorismo, ISIS, Putin e gli imbecilli

ISISS E PUTIN   http://www.pierolaporta.it/?p=11905Terrorismo e ISIS: scontro fra “civiltà” mussulmana e schiere di imbecilli, con un’eccezione, Vladimir Putin e, forse, un’altra…

Il terrorismo devia la nostra attenzione. Il mondo mussulmano è di gran lunga più coeso del rimanente mondo industrializzato. Non è una comparazione qualitativa fra “noi” e “loro”. Non importa se il nostro occhio sia amichevole, neutro o addirittura ostile. L’analisi deve però essere epurata dall’ideologia. Non pochi, compreso chi scrive, reputano l’Islam a dir poco arretrato. Non di meno bisogna analizzare oggettivamente le vicende di quell’umanità (leggi qui un interessante articolo di P. Buttafuoco): sono uomini e donne, bambini e vecchi d’ogni fascia d’età, ciascuno col proprio fardello, ai quali spesso applichiamo un’etichetta, come la UE alle cosce di pollo. D’altronde, presumendoci una civiltà raffinata, il nostro ragionamento deve essere rigoroso. Certo, è difficile essere obiettivi, ma occorre riuscirci, per fronteggiare la valanga di velenosa disinformazione. Per esempio Economist…

Disinformazione

Provate a leggere con occhio critico il brano che segue e valutate la vostra capacità di discernimento di fronte a un articolo brevissimo e tuttavia denso di inganni.
Gennaio 2015. Il settimanale britannico Economist l’indomani della strage a Charlie Ebdo scrive:

«Il brutale assassinio di 12 persone presso gli uffici d’una rivista satirica oggi a Parigi sembra essere stato effettuato da militanti islamisti. Se è così, molti porranno ancora una volta in discussione la compatibilità dell’Islam coi valori europei, liberali e laici. La diffidenza per la religione va oltre l’Islam anche se gli europei reputano l’Islam più pericoloso delle altre fedi per le loro culture nazionali, secondo un sondaggio del 2013 della Fondazione Bertelsmann, una ONLUS tedesca. La minaccia del terrorismo islamico è in aumento, a giudicare non solo dalla strage di oggi, ma anche da altri attacchi e dal recente incremento tendenziale degli arresti per terrorismo religioso, riferiti da Europol, braccio operativo della UE.  Le percezioni possono tuttavia superare agevolmente la realtà dei fatti. Nel 2013 (ultimo anno di disponibilità dei dati) gli arresti in Europa di terroristi separatisti sono stati più numerosi di quelli religiosi. Inoltre gli europei hanno sopravvalutato grossolanamente la percentuale di popolazione di religione musulmana: secondo un sondaggio Ipsos-Mori nel 2014, i francesi ritengono che il 31% dei loro compatrioti sia musulmana, mentre la cifra reale è prossima all’8%.»

In grassetto i “messaggi” che disinformano.
Charlie Ebdo rivista satirica”. È un killer di regime; come altra stampa organica al Potere, risponde allo scopo di assassinare la dignità dell’avversario (politico, sociale, religioso…). Nel momento in cui il nemico reagisce secondo la sua categoria culturale – in questo caso, sparando – tromboneggiano la sacralità della “satira”.
Sembra essere stato effettuato da militanti islamisti”… o da chi altri? Intanto il dubbio è instillato.
Porre in discussione la compatibilità dell’Islam coi valori europei”.  È il nervo scoperto: i valori europei non esistono, sgretolati dal relativismo. Si lascia però intendere che l’Islam può (anzi deve) essere compatibile con essi (con l’inesistente?).
La diffidenza per la religione va oltre l’Islam”. Ecco il primo veleno: lo zelante cittadino UE aborre la religione prima ancora che l’Islam.
La minaccia del terrorismo islamico è in aumento”: si ammette una verità innegabile, anestetizzare l’attenzione del lettore, per poi negarla, come vedremo più avanti.
Recente incremento tendenziale degli arresti per terrorismo religioso, riferiti da Europol”: se è “tendenziale” non può essere “recente”; è brava però Europol che veglia sulla nostra sicurezza;
Le percezioni [della gente, NdA] possono tuttavia superare agevolmente la realtà dei fatti”. Dopo l’anestesia arriva il veleno: quanto pensa la gente è sbagliato, lo dicono istituti specializzati e i loro sondaggi.
Gli europei hanno sopravvalutato grossolanamente la percentuale di popolazione di religione musulmana”.  È la seconda tossina: sono ancora troppo pochi, occorre farne arrivare altri. La gente comune sopravvaluta la “percentuale di popolazione musulmana”. La minaccia è dunque “sopravvalutata”, è il messaggio subliminale conclusivo. 

“Falso” non è falsificabile, altrimenti sarebbe “Vero”…  I separatisti arrestati furono più numerosi dei mussulmani perché si sopravvalutò la prima minaccia, sottostimando la seconda. Meno d’un anno dopo, tutto l’ideologismo dei compari di Economist crolla davanti alla realtà. Non c’è alcuna “emergenza secessione” in Europa, nonostante gli arresti in misura considerevole. A Parigi invece il terrorismo ha fatto il bis. Allora la percezione di “affollamento” messa in berlina da Economist («Inoltre gli europei hanno sopravvalutato grossolanamente la percentuale di popolazione di religione musulmana consegue alla percezione di minaccia») è una legittima conseguenza del fatto che il Potere agisce contro il terrorismo senza strategie politiche ma solo con chiacchiere e finzioni paramilitari.

Con solo 180 parole Economist fa disinformazione di altissima scuola. Non basta un semplice giornalista per realizzarla, se non è addestrato in scuole segretissime.

Le origini del terrore

preghiera

Lettera da Beirut (per la cortesia di A. de Martini)

Con questi metodi disinformano per legittimare l’uso della forza, come fanno almeno dalla Prima Guerra in Iraq del 1991. Il tempo è tuttavia galantuomo e oggi occorre riconoscere che la politica di Saddam Hussein verso l’Arabia Saudita, il Qatar e il Kuwait era lungimirante. La sua invasione del Kuwait era largamente giustificata da quanto vediamo oggi, in Siria come in Libia, in Egitto come a Parigi.
Non era Saddam Hussein il centro del terrorismo mondiale, come ci fecero credere prima Bush e poi Clinton, bensì proprio i tre Stati petroliferi loro fedeli alleati – Arabia Saudita, Qatar e Kuwait – i cui regimi detengono il 20 per cento della produzione mondiale di petrolio e il 23 per cento delle riserve mondiali.
Al Qaeda e Osama ben Laden originano da tale contesto. Impiegati inizialmente contro i sovietici in Afghanistan, sono poi sfuggiti di mano ai tre Stati petroliferi e ai loro principali alleati. L’esperienza non è stata messa frutto, oppure lo è stata sin troppo bene.
La new entry nel gotha del terrore – ISIS – è punto di arrivo di nuovi equilibri fra i cinque alleati precedenti, più la Turchia e poi la Francia.
La destabilizzazione della Siria è stata possibile grazie alla sua invasione da parte di ISIS, i cui fondi finanziari, l’addestramento, la tutela dell’immagine internazionale e le risorse di intelligence (politica e militare) sono riconducibili in diversa misura ai cinque suddetti compari, più Turchia e Francia.
La guerra è l’esercizio più costoso che l’uomo conosca. È da imbecilli credere che poche migliaia di scalmanati possano consentirsi – senza risorse esterne – un conflitto vasto e acuto da almeno cinque anni.
Tutte le agenzie di (dis)informazione internazionale hanno però sfumato tale aspetto, enfatizzando i filmati delle decapitazioni, la cui efferatezza distoglie l’attenzione dall’organizzazione operativa e logistica a tergo.

L’immagine “spontaneista”, accreditata dalle efferatezze, nasconde il profondo legame corrente tra terrorismo e le maggiori potenze della NATO – USA, Gran Bretagna, e Turchia. Nicolas Sarkozy s’affrettò ad aggiungersi, riportando nella NATO la Francia, che de Gaulle aveva fatto uscire agli inizi degli anni ’60.
Il reingresso della Francia nella NATO nel 2009 prova gli interessi inconfessabili dentro l’Alleanza. D’altronde non vi era motivo per rinnovare il Trattato Atlantico nel 1999. Un’alleanza militare si giustifica in presenza d’un nemico. Dov’era il nemico nel 1999? Chi era? La Russia? Essa l’anno dopo firmò un accordo con la NATO. Non c’era alcun nemico, in compenso lo si stava confezionando su misura: il terrorismo. Il rinnovo del Trattato passò in Italia senza dibattito politico. Giorgio Napolitano, a capo degli agenti atlantisti, “visitatore” negli Stati Uniti mentre Aldo Moro moriva.
La Francia, sottrattasi alla NATO lungo tutta la fase più acuta della Guerra Fredda, quando il pericolo di guerra mondiale era acuto e il nemico esisteva certamente, rientrò nella stessa NATO nel 2009. Perché?
La ragione è nella forza dei fatti. La Francia si unì al terzetto – USA, Gran Bretagna e Turchia – determinato ad assumere il controllo del petrolio mondiale, sottomettere tutti i rimanete i paesi, depredare le ricchezze di tutti, destabilizzare anche gli alleati – in primo luogo l’Italia – che non fossero docili a tali disegni. Con un piccolo errore: il solito malinteso senso di grandeur ha fatto presumere a Cicciuzzo Hollande di poter sostenere di nascosto i terroristi coi suoi compari e, allo stesso tempo, posare da difensore dell’Europa, in vista delle elezioni, andando a bombardare ISIS con maggiore zelo dei suoi prudenti compari che invece bombardano il deserto.
ISIS ha spiegato al fesso come si vive e come si muore. Presa la bastonata, Cicciuzzo Hollande fa appello al patriottismo, proprio come prevedeva Samuel Johnson, due secoli fa: “Il patriottismo, l’estremo rifugio delle canaglie”.
L’Italia oggi, grazie alle sue ambiguità è certamente un obiettivo meno remunerativo della Francia. Dobbiamo rammaricarcene?

Perché non dobbiamo andare in guerra

Se avessimo la forza di uscire dalla NATO saremmo un paese con un avvenire. Questo per ora non è possibile, eppure nulla rende remunerativa una nostra partecipazione armata a una coalizione anti ISIS.
Guardiamoci dai cosiddetti esperti di strategia che vanno affermando il contrario in tivvù e sui giornali.
Siamo andati con le nostre forze militari in Iraq, poi in Afghanistan, poi vi siamo tornati; abbiamo bombardato la Libia dell’alleato Gheddafi e abbiamo esultato quando lo hanno massacrato.
Qual è il risultato di tutto questo? Il nostro PIL va a precipizio sin dal 2001, prima lentamente, dal 2008 più che mai. La disoccupazione è a due cifre. Chi dubiti vada a confrontare gli analoghi dati della Gran Bretagna, sono esattamente opposti ai nostri. La Gran Bretagna ha guadagnato migliaia di miliardi – a dir poco 500 miliardi di euro – alle nostre spalle. Abbiamo combattuto per gli interessi altrui.
La Germania, prudente così come dovremmo esserlo noi, invece ha avuto considerevoli vantaggi. Perché noi dobbiamo esporci ancora a vantaggio di Stati Uniti, Gran Bretagna, Turchia e Francia? Perché la Francia è stata colpita? Tanto per aiutare gli smemorati, ricorderemo che mentre i pagliacci delle Brigate Rosse impazzavano, a Parigi ospitavano la loro centrale strategica. Mentre preparavano l’attentato a Giovanni Paolo II una pattuglia di generali francesi andò in Vaticano a raccontare balle e disinformare. Mentre, più recentemente, accusavano il legittimo presidente siriano Assad di usare i gas, nel frattempo le truppe speciali francesi combattevano in Siria (clandestinamente, ovvio), sapendo perfettamente chi usava il gas nervino fra i cosiddetti ribelli e da quali depositi arrivava.

Matteo Renzi quasi vicino a Vladimir Putin

Le sciocchezze di Renzi circa il contrasto di ISIS con la cultura sono un espediente. tuttavia è accettato dai nostri cari amici e alleati. Perché?
Renzi rifiuta la partecipazione armata (nonostante le insistenze della sciura Pinotti) perché sa bene che al rientro delle prime bare in Italia i suoi molti nemici, nel partito e fuori, lo impallinerebbero senza pietà.
Renzi non è un pacifista, tanto meno vuole uscire dall’Alleanza atlantica.  È poco? Di certo non è molto tuttavia accontentiamoci.

Gli Usa sostengono la Turchia a spada tratta contro la Russia.
La Nato sostiene la versione di Ankara sul jet di Mosca abbattuto.
In comune i due hanno l’Isis.

Gianni Petrosillo
www.conflittiestrategie.it

D’altronde attenti alle più pericolose ambiguità dei rimanenti politici all’opposizione. Il M5S strizza l’occhio ai terroristi e nello stesso tempo tromboneggia: «Terrorismo: il M5S ha le idee chiare. Usare bene l’intelligence, ma soprattutto affamarlo, togliergli la benzina. Ovvero bloccare i flussi di denaro che partono da tanti Paesi anche “insospettabili” e consentono all’organizzazione terroristica di funzionare.»
In altre parole, esattamente quanto noi, Italia, non siamo in grado di fare, e quanto la banda dei quattro non fa dal primo momento. Tutto prosegue quindi tra il vociare apparentemente confuso, in realtà lucidissino negli scopi: non disturbare il padrone americano.
Alla festa partecipano anche la Lega, i Fratelli d’Italia e Berlusconi, sia pure con costumi diversi.
I primi due mettono l’accento sui migranti e sui disagi della gente – quella che arriva e gli italiani che risiedono – dimenticando che questo è conseguenza non causa di quanto accade. E’ lo stesso abito di M5S, con differenti colori.
In quanto al povero Berlusconi, sembra non accorgersi, sembra, che il problema dell’Italia e del mondo non è il suo rientro in campo, a meno che non sia il campo santo.
Vladimir Putin è l’ultimo politico seriamente orientato all’interesse generale. Che cosa sia ISIS lo ha svelato implacabilmente andando vedere il bluff: ha mandato missili e aerei, senza tuttavia lesinare truppe di terra. Non molte ma quante bastano a mettere Obama &C. con le spalle al muro. Se passano la mano, le loro carte rimangono coperte ma tutti sappiamo che barano. Se rilanciano, ISIS gli spara sotto al tavolo, come a Parigi.
Nel 1985 Alberto Ronkey, affermò che tra sovietici e statunitensi non c’era partita, in quanto i russi sono giocatori di scacchi, gli statunitensi prediligono il poker. Era una stupidaggine immensa, vista pure la fine dell’URSS, d’altronde non prevista da altri strateghi degni di Ronkey, i finissimi analisti della CIA.
Oggi Vladimir Putin sta dimostrando, ancora una volta, che non è questione di poker o di scacchi, bensì d’una incontrovertibile verità: in Occidente abbondano i coglioni e scarseggiano le palle. Non di meno i banditi impazzano col terrorismo in appalto. Terrorismo Terrorismo Terrorismo Terrorismo
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Informazioni su Piero Laporta

Osservate le ambiguità del giornalismo italiano, Piero Laporta dal 1994 s’è immerso nella pubblicistica senza confinarsi nei temi militari, come del resto sarebbe stato naturale considerando il lavoro svolto a quel tempo, (Ufficio Politica Militare dello Stato Maggiore della Difesa). Ha collaborato con numerosi giornali e riviste, italiani e non (Libero, Il Tempo, Il Giornale, Limes, World Security Network, ItaliaOggi, Corriere delle Comunicazioni e Arbiter, Il Mondo). Ha scritto “in Salita, vita di un imprenditore meridionale” ed è coautore di “Mass Media e Fango” con Vincenzo Mastronardi e altri, ed. Leonardo 2015. (leggi qui: goo.gl/CBNYKg) Oggi collabora col quotidiano La Verità. Il suo più spiccato interesse resta tuttavia la comunicazione sul web e le strategie di impresa. Ha fondato il sito http://www.pierolaporta.it per il blog OltreLaNotizia. È cattolico, sposato, ha due figli.

7 risposte a Terrorismo, ISIS, Putin e gli imbecilli

  1. giorgio rapanelli dice:

    Mi piace… Ci sarebbe tanto da aggiungere. Una sola cosa: si illudono che i libici si metteranno d’accordo. Solo un megalomane spietato come Gheddafi riusciva a tenerli calmi. Pure i colonialisti italiani ci riuscivano. Quando iniziavano a scannarsi tra di loro per motivi tribali, ne impiccavano una decina e tutto tornava calmo. Lo raccontava mia zia, che era direttrice didatti a Bengasi.
    Con l’esperienza che avevo dei vari gruppi guerriglieri del Sud Sudan dagli anni 1966 al 1972, vorrei consigliare i nostri politici e addetti militari di scegliersi il gruppo più laico – ossia il governo di Tobruk – per dargli ogni aiuto politico, militare, logistico e di intelligence. Tagliando quindi fuori tutti gli altri gruppi tribali e confessionali.
    Nel Sud Sudan tutti i grossi gruppi guerriglieri dichiaravano di rappresentare l’intero popolo sud sudanese e chiedevano armi e vettovagliamenti. Gli Israeliani scelsero un capo militare di una piccola tribù, pure a noi sconosciuto, e dettero a lui ogni aiuto. Poco dopo tutti gli altri gruppi tribali lo riconobbero come unico capo del fronte di liberazione, avendo in cambio vecchie armi inglesi e sussistenza varia. Adesso che il Sud Sudan ha l’indipendenza, due alti ufficiali si stanno scannando per il potere, che piace e riempie loro le tasche. Con il colonnello John Garang, vincitore della guerra contro il Nord Sudan, avremmo avuto una confederazione del Sud con il Nord. Era ciò di cui discutevamo da anni. Purtroppo ce lo hanno ammazzato con un attentato, proprio per questo motivo.
    E’ raro trovare capi africani onesti. O sono inetti, oppure sono cleptomani. E all’occorrenza criminali. Molti africani vorrebbero che ritornasse il colonialismo di una volta, che dava loro lavoro, sicurezza e diritti. Oggi esiste il neocolonialismo più spietato, che sfrutta e fa ricadere la colpa sui suoi lacchè africani.
    Il governo di Tobruk ha il vantaggio di avere la retrovia egiziana forte e ben armata. Tripoli è messa peggio, con una Tunisia in subbuglio. In più è in mano ai musulmani di osservanza.
    Mi viene da ridere pensando all’ONU, inetto e perfino incapace di difendere le popolazioni e gli stessi suoi militari. Ricordo in nostri 13 avieri di Kindu, linciati e mangiati dai Simba cannibali. A Pisa, i resti sepolti sono di altri.

  2. Renzo Romano dice:

    Come al solito, tinte forti, ma pensiero lucidissimo! Non che ti servano, ma i complimenti te li faccio veramente di cuore! Favolosa quella dell’Occidente ricco di coglioni ma povero di palle……

  3. yoshi dice:

    Lei è un uomo. Intendo, l’opposto di un De Bortoli, o un Lerner.

  4. vincenzo dice:

    Bravissimo Piero.

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