Privilegiati e Tartassati

La legge 252/1974 è più nota come “legge Mosca”, dal suo primo firmatario, Giovanni Mosca, di estrazione Psi. Essa ha fatto guasti giganteschi al sistema pensionistico nazionale e finora nessuno ha pensato di porvi mano. Vedremo che una importante interrogazione parlamentare, sugli effetti infami di questa legge, giace senza risposta dal 1998.

Per comprenderne la portata leggiamone sino in fondo l’articolo 1:

« I periodi di lavoro o di attività politico-sindacale, antecedenti alla data di entrata in vigore della presente legge, prestati alle dipendenze dei partiti politici rappresentati in Parlamento, delle organizzazioni sindacali, degli istituti di patronato e di assistenza sociale e delle associazioni nazionali di rappresentanza, assistenza e tutela del movimento cooperativo riconosciute con decreto del Ministro per il lavoro e la previdenza sociale, possono essere regolarizzati nella assicurazione generale obbligatoria per l’invalidità, la vecchiaia e superstiti e nell’assicurazione contro la disoccupazione involontaria e nell’assicurazione contro la tubercolosi, secondo le norme stabilite dalla presente legge. A detta regolarizzazione si procede, sempreché trattisi di attività lavorativa retribuita e prestata con carattere di continuità e prevalenza, e i periodi interessati non risultino già coperti da contribuzione obbligatoria, figurativa o volontaria nella medesima assicurazione generale ovvero in forme di previdenza sostitutive o che abbiano dato luogo ad esclusione ed esonero dall’assicurazione medesima o in altro trattamento obbligatorio di previdenza in virtu’ della stessa o di altra contemporanea attività lavorativa. Il versamento dei contributi a regolarizzazione dei periodi arretrati secondo le norme della presente legge è possibile, a seconda dei casi, a partire dalla data dell’8 settembre 1943, o, se successiva, dalla data di liberazione delle singole province, o dalla data della ricostituzione nelle stesse dei partiti politici suddetti, delle organizzazioni sindacali e delle associazioni nazionali di rappresentanza, assistenza e tutela del movimento cooperativo, o dalla data dei decreti ministeriali di riconoscimento giuridico degli istituti di patronato e di assistenza sociale, sino alla data di entrata in vigore della presente legge».

Una stima ottimistica porta a quasi 40mila i beneficiati dalla legge, il 60% dei quali dirigenti, funzionari e impiegati dei partiti – da destra a sinistra, senza distinzione – le cui istanze pensionistiche furono valutate da una commissione ministeriale alquanto compiacente.

Il Senatore Eugenio Filograna annunciò infatti, mediante l’interrogazione 4-12110 del 30 luglio 1998 (rimasta senza risposta), d’aver incaricato «un pool di avvocati per denunciare di associazione a delinquere, truffa, concorso in truffa, appropriazione indebita, falso ideologico e materiale, il tutto finalizzato al voto di scambio i seguenti soggetti: a) i componenti della commissione presso il Ministero del lavoro che, nel tempo, ha valutato in maniera compiacente le domande presentate; b) le commissioni INPS per i pareri espressi; c) i consigli di amministrazione dell’INPS che si sono avvicendati nel tempo, per mancata vigilanza e mala gestione delle risorse dell’Istituto; d) i segretari politici e amministrativi dei partiti politici che hanno presentato e sottoscritto false documentazioni, elemento base della truffa ai danni dello Stato; e) i segretari e gli amministratori delle organizzazioni sindacali per i motivi di cui sopra al punto d); f) tutti i magistrati che si sono resi correi e comunque omissivi rispetto le notitiae criminis».

Non pare che queste denunce abbiano disarticolato il meccanismo della truffa legale, introdotto con la legge Mosca. L’interrogazione di Fontana è rimasta senza risposta e nessuno “gli” e “ci” ha detto sinora quali siano «i risultati delle inchieste penali avviate in tutta Italia e dalla commissione di indagine annunciata nel febbraio del 1996 dal ministro Treu, il quale all’epoca si impegnò a consegnare un primo rapporto entro il mese di aprile dello stesso anno». Fontana fa una stima dei costi di questa legge pari a 20mila miliardi di Lire; ci pare alquanto ottimistica.

Per accedere alla pensione fu sufficiente la dichiarazione del partito o del sindacato circa l’età alla quale l’interessato aveva iniziato a lavorare. In 12mila casi l’età è oscillata fra 14 e 18 anni.

A questi 2mila furono immediatamente versati, con l’entrata in vigore della legge, arretrati e pensione a partire dal 1948 e più indietro. Nessuna di queste pensioni fu modesta; anzi, più usualmente sono sontuose, ammontando a parecchi milioni al mese – cinque, dieci e persino settanta milioni – quando uno stipendio di un milione di lire aveva un suo peso.

Adottata la moneta europea, oggi queste pensioni oscillano da 5mila a 50mila euro. Considerare pertanto una pensione media di 10mila euro è prudente e attendibile. Il che porta a una spesa complessiva sinora di 150miliardi, con una proiezione marciante verso i 250miliardi, considerando i meccanismi di reversibilità, di rivalutazione e le lunghe aspettative di vita per i beati privilegiati.

Per compensare lo sperpero altrimenti insostenibile, alla legge Mosca seguirono una quantità di leggi e leggine che frenarono e ridussero l’ammontare e la reversibilità delle pensioni dei cittadini qualsiasi, gravandoli d’ulteriore predazione fiscale. Insomma hanno fatto, fanno e sono intenzionati a fare di tutto pur di preservare i privilegiati della legge Mosca, a favore dei quali hanno messo la ciliegina sulla torta con la legge sulla tutela dei dati privati, che viene opposta ogni volta si vogliano conoscere i nomi dei vampiri del sistema pensionistico. Il quadro è ancora peggiore ma per ora fermiamoci qui.

Mentre per i beati privilegiati non c’è limite allo sperpero, ecco che cosa è successo al signor Franco Busso di Torino.

«Il 10 settembre del 2009 ricevo una raccomandata dall’INPS che comunica d’avermi pagato Є25.171 in più dal 1/1/2006 al 30/6/2009. Con la stessa lettera mi dice che comincia le trattenute di 200Є mensili dal mese successivo. Io sono vedovo dal 1/7/2002 e mia moglie è deceduta dopo aver lavorato presso le FS per 35 anni e la sua pensione faticosamente guadagnata avrei dovuto percepirla io nella misura del 60% anche perché la vita mi costa quanto prima: stesse spese condominiali, stesse spese riscaldamento, viaggiare in auto in due o in tre oppure mangiare in due o in tre non cambia e così via. Pertanto per una infinità di anni incasserò 200Є in meno e per di più mia pensione è stata ridotta perché secondo l’INPS il cumulo delle due pensioni porta ad una drastica riduzione dell’importo e il 60% di mia moglie scende al 30%».

Ecco un’altra storia emblematica, questa volta della signora Giuliana Tofani, anch’essa di Torino.

«Mio marito, Fulvio Rossi, è deceduto il primo aprile del 1998. La sua pensione di aprile non è stata riscossa. All’INPDAP di Torino mi dissero che sarebbe stata liquidata in seguito. Chiesi notizie più volte finché mi dissero che il 10/10/2001 era stato emesso un mandato di pagamento di £ 2.182.948. In realtà non ho mai richiesto il pagamento della reversibilità alla posta. Dopo aver controllato le ricevute postali in mio possesso ed essermi accertata di non aver incassato gli arretrati. Ho scritto ben due lettere all’INPDAP di Torino per chiedere spiegazioni, ma non ho avuto risposta. La cifra da me non percepita ha tuttavia maggiorato il mio CUD dell’anno 2002, comportando, in base al comma 41 dell’art. 1 della legge 335/1995, la decurtazione della mia pensione. Di conseguenza l’INPDAP mi ha imposto la restituzione di euro 6.279,44 per il periodo 1° gennaio 2003 – 31 ottobre 2005. Il 19/03/1997 ho presentato denuncia alla Procura della Repubblica di Torino, documentando tutto quello che ho dichiarato. Non ne ho più saputo nulla».

Due casi di cittadini sui quali la pubblica amministrazione si accanisce o fa finta di nulla di fronte alle contestazioni.

Nel caso del signor Busso, l’INPS per 30 mesi – per due anni e mezzo – non si accorge d’aver erogato una somma in eccesso, ammesso e non concesso che ciò sia vero. Ebbene, senza indugio l’INPS decide che il suo errore, l’errore che essa stessa ha commesso, debba essere pagato dal cittadino e non ha alcuna importanza che una rateazione sia pure modesta, di 200Є, abbatta per i decenni a venire la già scarsa qualità della vita del pensionato.

Invitiamo gli avvocati che leggono questo blog a farsi avanti per dare filo da torcere a questa grottesca pubblica amministrazione.

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Informazioni su Piero Laporta

Osservate le ambiguità del giornalismo italiano, Piero Laporta dal 1994 s’è immerso nella pubblicistica senza confinarsi nei temi militari, come del resto sarebbe stato naturale considerando il lavoro svolto a quel tempo, (Ufficio Politica Militare dello Stato Maggiore della Difesa). Ha collaborato con numerosi giornali e riviste, italiani e non (Libero, Il Tempo, Il Giornale, Limes, World Security Network, ItaliaOggi, Corriere delle Comunicazioni e Arbiter, Il Mondo). Ha scritto “in Salita, vita di un imprenditore meridionale” ed è coautore di “Mass Media e Fango” con Vincenzo Mastronardi e altri, ed. Leonardo 2015. (leggi qui: goo.gl/CBNYKg) Oggi collabora col quotidiano La Verità. Il suo più spiccato interesse resta tuttavia la comunicazione sul web e le strategie di impresa. Ha fondato il sito http://www.pierolaporta.it per il blog OltreLaNotizia. È cattolico, sposato, ha due figli.

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