Olocausto e UE, la storia mistificata

Perché taluni intellettuali ebraici “di sinistra” sono inclini a dimenticare le responsabilità dei tedeschi, quelli di oggi e quelli di ieri? Perché richiamano le antiche responsabilità dei “cristiani” e non vedono quelle attuali dei tedeschi? Perché Stefano Iesurum insulta invece di rispondere alle domande?

Stefano Jesurum, intellettuale ebreo di sinistra, osserva: «Se non avesse un che di cupamente oscuro, troverei ridicolo l’uso “politico” – conscio o inconscio poco importa – che molti fanno della storia e delle sue vicende.» E infine arriva al punto che sembra stargli più a cuore: «Le persecuzioni anti giudaiche cristiane, l’Inquisizione, le cacciate, i ghetti non si ricordano più, cala l’oblio, sembrano di fatto non essere esistite.»

L’Olocausto e l’Europa

Ammettiamo pure che le persecuzioni antigiudaiche siano state davvero “cristiane” e omettiamo di approfondire quanta parte abbiano avuto i luterani. Chiediamoci tuttavia se inquadrare i rapporti fra cristiani ed ebrei partendo da cinque secoli addietro e saltando fino all’Olocausto per poi arrestarvisi, non abbia obnubilato il giudizio su quello che l’Europa ha vissuto con l’ultimo conflitto mondiale e sulle sue conseguenze fino ai giorni correnti.

Sebbene sia legittimo e comprensibile, vedere continuità fra le persecuzioni medievali e l’Olocausto – un focus della storia europea moderna – questo modo di procedere mette in ombra quattro fatti altrettanto, se non più importanti dell’Olocausto, al fine di comprendere da dove viene l’Europa moderna e dove sta andando. Per fare questo, prima però mettiamo sul tavolo quattro “negazioni” apodittiche.

Primo. L’Olocausto non è la ragione per la quale la Germania nazista ha fallito l’obiettivo di conquistare l’Europa e, rimandatolo di oltre mezzo secolo, oggi lo ha a portata di mano, grazie alla UE.

Secondo. L’Olocausto non è la ragione per la quale l’Islam non è dilagato in Europa fino alla caduta del Muro, mentre ora può potenzialmente farlo, anche grazie alla UE.

Terzo. L’Olocausto non è la radice del fallimento dell’Urss e del comunismo con essa.

Quarto. L’Olocausto non è alla radice della solidarietà europea che, all’indomani del conflitto mondiale, consentì di controbilanciare le mire staliniste.

Se concordiamo su questo, possiamo continuare chiedendoci quale sia allora il significato etico politico dell’Olocausto e come mai oggi – nonostante l’Olocausto – le radici dell’Europa, come sono tratteggiate dalla Costituzione della UE, sembrano prive di alcun fittone ebraico, anzi non sembra esservi neppure una minuscola radichetta.

La prima grande manipolazione storica relega l’Olocausto in un binomio “nazisti-ebrei”, ridottosi infine a un solo termine, quando, scomparso(?) il nazismo, restano sulla scena i sei milioni di morti, ai quali si nega tuttavia anche l’identità israeliana.

Il binario metastorico sul quale si fa viaggiare il treno di tutti i deportati, per snaturarne la memoria è su due mistificazioni.

La prima. Sono stati uccisi dai nazisti, i quali non ci sono più; essi possono dunque essere commemorati anche dai tedeschi.

La seconda. È un fatto passato, chiuso; i tedeschi devono commemorarlo, nel quadro del politicamente corretto, per evitare che l’errore sia commesso ancora.

Questo modo di escludere l’Olocausto dalla storia corrente, inciampa però in due domande accuratamente evitate, non di meno imperative: perché proprio i tedeschi potrebbero cadere di nuovo nel nazismo? Hanno un Dna strutturalmente nazista? Chi ne dubiti, chieda ai greci di oggidì.

L’Olocausto, escluso dalla cultura dell’Europa e utilizzato retoricamente dai corifei della UE, entra così in un apartheid storico politico, col quale si esclude sia «l’ebreo» sia Israele – centro dell’ebraicità, dopo tutto – dalla costruzione “attuale” dell’identità europea. Basti rileggere le cronache della partecipazione della Brigata Ebraica alle manifestazioni del 25 Aprile, per capire.

Nazitedeschi e banchieri ebrei

Circa la funzione storica dell’Olocausto, molti, troppi intellettuali ebrei e cristiani, praticanti e non, hanno preferito indulgere nel nichilismo (Olocausto, morte di Dio) piuttosto che chiedersi se il sacrificio di quei 6milioni non sia stato necessario a togliere ogni alibi ai nazisti, i quali avrebbero altrimenti potuto, dopo la caduta del comunismo, affermare a gran voce: «Avevamo ragione noi!».

In queste ore, mentre si santifica un criminale psicopatico, Helmut Khol, ci si dovrebbe pure interrogare sul perché molti conti non siano stati chiusi con la storia proprio a causa di una sorta di pluridecennale distrazione degli intellettuali ebrei di sinistra, altrimenti accaniti contro la Chiesa cattolica e il fascismo.

La Germania, guidata da Khol, si è riunificata a spese dell’Italia soprattutto e immettendo nel circuito dell’Euro il marco della Germania Est, che non valeva neppure la carta su cui era stampato.

è morto Khol

il mondo è è più pulito

Khol ha fatto scoppiare i Balcani ed è giunto a un passo dal fare altrettanto con la Russia. Non gli importava di scatenare un caos incontrollabile. Covava un odio assassino, a causa delle violenze che sua moglie aveva subito durante la conquista di Berlino da parte dell’Armata Rossa.

Khol è il monumentale emblema della coscienza tedesca, incapace tuttora di fare i conti con la storia, di chiedere perdono per le atrocità bestiali commesse dai tedeschi sul popolo russo, destinate a ad aggravarsi senza misura se non vi fosse stata la battaglia di Stalingrado.

Khol ha avuto il sostegno attivo (palese e occulto) di Rothschild, Goldman&Sachs, JP Morgan e Georgy Soros. Nessuno di questi ha mai sollevato il problema delle riparazioni, almeno morali, delle bestialità dei soldati tedeschi sul popolo russo.

Non olet, d’accordo, vale anche per l’Euro. Tale moneta è tuttavia maledetta non solo perché ci ha impoverito. L’Euro è nato nel sangue balcanico, per mano degli stessi assassini che mezzo secolo prima avevano affondato i pugnali nei cuori russi e in quelli giudei. Perché se ne tace?

Le radici giudee dell’Europa

L’eroica guerra di Israele nel 1948 contro cinque stati di gran lunga più forti – Egitto, Transgiordania, Siria, Libano, Arabia Saudita e Iraq – conferì allo Stato ebraico il diritto di esistere e inoltre impedì che l’Islam esondasse al di qua del Mediterraneo, come invece sta accadendo oggi, grazie anche alla UE.

Al fine di comprendere i legami fra ebrei ed europei dovrebbe essere più significativo esaminare quanto è appena accaduto o sta accadendo tuttora, di quanto accadde nei secoli scorsi. Questo consente di vedere che le radici ebraiche europee sono ben presenti, intrecciare strettamente con altre di tutt’altra origine politica e culturale, al punto di fare di Israele una testa di ponte transmediterranea dell’Europa, sebbene i legami fra Europa e Israele, oggi appaiano (o siano da taluni descritti) alquanto sfilacciati.

Quali sono, allora, le radici dell’Europa? Charles De Gaulle, nelle sue memorie, inizia il Capitolo sull’Europa con una frase lapidaria: «Gli Stati nascono e muoiono con la guerra». Chi non concordi, può smettere di leggere queste righe.

A dispetto dei pacifismi ventoteniani e delle conseguenti ubriacature ireniste, l’Europa ha conservato a lungo la sua variegata multiculturalità, scongiurando sino a ieri l’omologazione nazigermanica, proprio grazie a tre importanti fatti d’arme e a un gigante politico religioso.

Primo fatto d’arme. Il tentativo nazigermanico di conquistare la superiorità aerea a danno della Gran Bretagna, a premessa della sua invasione, fallì alla fine del 1940. La “battaglia d’Inghilterra”, uno sforzo gigantesco che la Gran Bretagna sostenne da sola, sotto la guida di Winston Churchill fu la prima tappa del destino successivo dell’Europa.

Secondo fatto d’arme. Stalin, vincendo la battaglia di Stalingrado, dal 23 agosto 1942 al 2 febbraio 1943, recise la ganascia orientale della tenaglia nazigermanica. Da quel momento il destino della guerra fu segnato.

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Terzo fatto d’arme. I due bombardamenti atomici di Hiroshima e Nagasaki in Giappone, ad agosto del 1945, oltre a determinare la guerra col Giappone, consentirono al fronte transatlantico, come andava delineandosi alla fine del conflitto, di fare conto su un margine di sicurezza ben più elevato di quanto avrebbero consentito le forze convenzionali.

Quarto fatto. Il pontefice S.S. Pio XII riamalgamò il mondo cattolico italiano nell’immediato dopo guerra e, con questo, restituì all’Italia una unità altrimenti pericolante. Se questa azione avesse difettato, Stalin avrebbe potuto ottenere – attraverso il Partito comunista italiano – il successo politico di sbarcare nel Mediterraneo, aggirando la politica di contenimento degli USA e poi della NATO.

In altre parole, l’Europa ha serbato la sua identità multiculturale, nonostante le catastrofi nazigermaniche, grazie alla Gran Bretagna, all’Unione Sovietica, agli Stati Uniti e allo Stato Città del Vaticano.

Che c’entra Israele in tutto questo? C’entra, eccome. L’eroica guerra di Israele nel 1948 contro cinque stati di gran lunga più forti – Egitto, Transgiordania, Siria, Libano, Arabia Saudita e Iraq – conferì allo Stato ebraico il diritto di esistere e inoltre impedì che l’Islam esondasse al di qua del Mediterraneo, come invece sta accadendo oggi, grazie anche alla UE.

La successiva “Guerra dei 6 giorni”, cominciata il 5 Giugno 1967, fu un’ulteriore impegno pagato da Israele non solo a favore della propria sicurezza, ma anche nella prospettiva di arginare la politica sovietica nel Vicino Oriente e, con questo, dare sicurezza al Fronte Sud della NATO, mentre cominciavano le spallate di Leonid Il’ič Brežnev al sistema di sicurezza della NATO, che sarebbe dovuto culminare in una guerra di invasione dell’Europa.

Senza il successo di Israele in queste due guerre, le attuali storture transmediterranee sarebbero state anticipate e intensificate, ben prima dell’arrivo di un Bergoglio scafista ed ecologista.

Le calunnie contro Pio XII

I politici israeliani che guidarono Israele in guerra nel 1948 e nel 1957 sono accomunati da un’altra curiosa coincidenza: tutti riconobbero il ruolo gigantesco di S.S. Pio XII nel venire in soccorso degli ebrei durante la Seconda Guerra mondiale. Lo fece senza discorsi, né dal balcone né dalla radio, eppure operò.

I successivi politici israeliani, a partire da quelli coinvolti nella sporca guerra del 1973, si sono distinti nel negazionismo storico dei meriti di papa Pacelli; a questi, si sono accostati entusiasticamente gli ebrei romani, militanti nel Pci. Eppure non mancavano i moniti autorevoli in campo ebraico.

Emilio Pinchas Lapide, diplomatico israeliano e storico delle religioni, proprio nel 1967 scrisse un libro “Roma e gli Ebrei”. Vi si legge: «La Santa Sede, i nunzi e la Chiesa cattolica hanno salvato da morte certa tra i 700.000 e gli 850.000 ebrei».

A Roma la Chiesa, cioè Pio XII, salvò 4.447 ebrei. Vi sono montagne di documenti a provare questi fatti.

Piacerebbe sapere da Stefano Jesurum, a proposito di «cupe manipolazioni della storia», che cosa ne pensa della targa infamante Pio XII nel museo Yad Vashem.

Il mancato aviosbarco degli Alleati su Roma, come Jesurm ben sa, segnò le sorti degli ebrei nel ghetto il 16 Ottobre 1943, trentotto giorni dopo l’8 Settembre. È lecito dubitare che il Partito Comunista Italiano, col suo progetto egemone,  si sia disperato perché i paracadustisti alleati non scesero sulla Capitale. Non è tuttavia certo che solo gli italiani nel Pci ebbero questi sentimenti.

Comunque la si veda, è significativo della mistificazione tuttora in corso, che si addebiti a Pio XII «l’incapacità» di salvare tutti gli ebrei romani, lui, capo di uno Stato di 45 ettari e con 300 guardie svizzere, mentre si sviano le responsabilità evidenti e tutt’ora operanti di quanti consentirono, agevolarono, nascosero e tuttora mistificano lo sterminio di 6milioni di sventurati.

L’Europa deve essere grata, molto grata a Israele per aver ritardato il dilagare dell’Islam, non altrettanta gratitudine si deve a quanti con la mistificazione (tutt’ora in corso) infettano le radici comuni fra Europa e Israele. Nessuno stupore quindi che la UE le abbia dimenticate. www.pierolaporta.it

PS: L’intellettuale ebreo “fra i più lucidi”, Stefano Iesurum ha avuto la bontà di insultare senza rispondere alle questioni. Gli abbiamo risposto un po’ meglio di quanto in effetti meriti.


Informazioni su Piero Laporta

Osservate le ambiguità del giornalismo italiano, Piero Laporta dal 1994 s’è immerso nella pubblicistica senza confinarsi nei temi militari, come del resto sarebbe stato naturale considerando il lavoro svolto a quel tempo, (Ufficio Politica Militare dello Stato Maggiore della Difesa). Ha collaborato con numerosi giornali e riviste, italiani e non (Libero, Il Tempo, Il Giornale, Limes, World Security Network, ItaliaOggi, Corriere delle Comunicazioni e Arbiter, Il Mondo). Ha scritto “in Salita, vita di un imprenditore meridionale” ed è coautore di “Mass Media e Fango” con Vincenzo Mastronardi e altri, ed. Leonardo 2015. (leggi qui: goo.gl/CBNYKg) Oggi collabora col quotidiano La Verità. Il suo più spiccato interesse resta tuttavia la comunicazione sul web e le strategie di impresa. Ha fondato il sito http://www.pierolaporta.it per il blog OltreLaNotizia. È cattolico, sposato, ha due figli.
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10 risposte a Olocausto e UE, la storia mistificata

  1. Renzo Romano dice:

    Dibattito estremamente interessante ( come sempre accade quando è Piero Laporta ad innescarlo) ed istruttivo, quanto meno per uno come me che ha sempre fame di apprendere. Mi permetto una nota a margine della discussione: tra le tesi espresse emerge, a fattor comune direi, l’assunto secondo il quale i tedeschi, da nazisti prima, da tedeschi occidentali poi e da tedeschi tout court adesso, siano colpevoli di tutto quanto di male sia accaduto e stia accadendo all’Europa, intesa come entità geografica, ovviamente (quella politica non c’é). Ora, che i tedeschi – nazisti (lo erano tutti o quasi, come i fascisti in Italia) siano colpevoli dell’Olocausto é un fatto, orribile, da commemorare da parte dei tedeschi in primis e da tutti i popoli europei, visto che le vittime erano in larga misura tedesche, ma con cospicue presenze di altri Paesi europei nonchè di minoranze giudicate inferiori dal regime nazista. Un secondo, terribile, addebito ai tedeschi, tutti e non solo ad Hitler, è l’aver dato inizio ad una guerra di conquista, anche se su questo esistono molte comprovate responsabilità di altri Paesi, non solo europei. Altro discorso farei per ciò che attiene alla condotta dei tedeschi in guerra: sappiamo tutti che se si entra in guerra, di iniziativa o in risposta ad un’aggressione, si entra per vincere; il pareggio non esiste, esiste la sconfitta. Sappiamo anche che da almeno un secolo la guerre sono combattute non solo dagli “uniformed soldiers”, ma da tutta la popolazione, che è coinvolta nella produzione bellica, nel supporto alle forze armate e nel funzionamento della macchina dello Stato che altrimenti verrebbe sconfitto. E’ una realtà dolorosa che peraltro era ben nota agli strateghi dei Paesi in guerra, che non hanno esitato (o hanno esitato molto poco) a colpire la popolazione civile, in quantità orrende. Tutti lo hanno fatto, nessuno escluso. I tedeschi hanno conquistato di più ed hanno colpito di più. Giusto quindi che paghino per questo? Sarebbero gli unici, perchè nessuno ha pagato per Dresda o Berlino, o Hiroshima o Nagasaki. Comunque, a mio giudizio i tedeschi hanno pagato, non in milioni di DMark ma in milioni di vite umane, soppresse indiscriminatamente durante l’avanzata degli Alleati e dei Sovietici; bombardamenti a tappeto con bombe incendiarie, e poi esecuzioni sommarie, stupri di massa; i civili tedeschi, tutti “nazisti” all’epoca, sono stati annientati. Questo, secondo me, è ciò che ha pareggiato il conto. Quindi, sacrosanto commemorare, ma dovremmo smetterla di pretendere le scuse dei tedeschi quando dimostrano di sapersi rialzare dopo l’annientamento e di divenire il Paese più importante d’Europa sotto tutti gli aspetti, per merito loro e anche per demerito di noi altri europei che semplicemente non siamo stati altrettanto bravi. Kohl? Ha riunificato il suo Paese, in parte a spese degli altri europei. E allora? Non è merito dei tedeschi se noi siamo coglioni.

    • Grazie. Non credo affatto che i tedeschi debbano chiedere scusa. Queste sono stupidaggini da pontefici in crisi. Uno Stato non deve mettere in discussione il suo passato bensì regolarsi nel presente e nel futuro. Pur senza imputare unicamente ai tedeschi quanto di pessimo sta accadendo in Europa e in buona parte del mondo, essi vanno messi di fronte alle responsabilità assolutamente smisurate per l’imposizione di un Euro, catastrofico per l’economia generale e altrettanto provvidenziale per gli speculatori. In quanto alla complicità dei nostri “statisti”, nulla da aggiungere.

  2. Marco Rivalta dice:

    Caro Laporta,
    proprio perché ho spesso imparato molto dai Suoi scritti, mi corre l’obbligo di ricordarLe che, a discutere con un ebreo colto, si corre spesso il rischio di far brutte figure.
    A parte il fatto che gli ebrei non han certo “dimenticato le responsabilità dei tedeschi”, l’unico motivo per cui si può affermare questo è semplicissimo: perché i tedeschi han pagato tutti i loro debiti con gli ebrei — per la precisione 450M di DM a Israele (con i quali Israele avviò il suo programma nucleare) e 3.000M di DM al Congresso ebraico mondiale.
    Ma il ragionamento di Jesurum era ovviamente un altro, che Lei non ha capito, e che non era affatto anticristiano (né, tanto meno, filo-tedesco): lui ha semplicemente osservato che i recenti studi storici sull’anti-giudaismo dei musulmani sembrano essere intesi da molti italiani (“non-storici da tastiera, amanti delle certezze e verità assolute che portano all’obnubilamento”) solo come pretesto per dimenticare l’anti-giudaismo cristiano e per dare addosso all’islam, “terrorista” per definizione e antisemita per soprammercato!
    Quindi il punto è che Lei, caro Laporta, sembra aver preso a pretesto la breve osservazione di Jesurum per dare addosso ai tedeschi: Kohl “criminale psicopatico”, pervaso da un “odio assassino”, ecc. ecc. Ora, anche se questo fosse vero (e secondo me non lo è: nei primi anni 90 la politica della Germania è stata pesantemente condizionata dal “terrorismo”), la Sua risposta a Jesurum non può non apparire come una variante di quel che lui rimproverava ai “non-storici da tastiera”. Del tutto inopportuna!
    Inoltre nella breve nota di Jesurum all’articolo di Galli della Loggia non c’era nulla che giustificasse un così impegnativo riferimento al presente, a parte un generico invito a “continuare a studiare, trovare nuovi strumenti che aiutino a interpretare in parte anche il presente.” A tal proposito si può leggere piuttosto questa dura, istruttiva recensione di uno storico francese al libro di Bensassinour “Les Juifs du monde arabe” (lodato invece da Galli della Loggia):
    https://blogs.mediapart.fr/julien-lacassagne/blog/140317/les-juifs-du-monde-arabe-de-georges-bensoussan-par-julien-lacassagne-0

    • Caro Rivalta,
      il ragionamento di Jesurum l’ho capito benissimo. Mi chiedo invece se ambedue avete capito il mio. Mi domando anche se lei sia consapevole di apparire come avvocato d’ufficio in atto di recuperare la figuraccia del colto Iesurum, il quale a fronte di argomenti e fatti – discutibili quanto si voglia – risponde con insulti. Fa così l’ebreo colto? Al quale lei s’accosta pericolosamente, con quel “Lei non ha capito”.
      Capisco… infastidisce il mio disinteresse per quanto Iesurum pensa della convivenza fra ebrei e mussulmani; tanto meno mi interessano quanti attaccano l’Islam in quanto “diverso”. Costoro sono della stessa pasta di quegli ebrei “di sinistra”- oggi abbiamo un replicante col mussulmano fondamentalista – inclini a porsi davanti alla storia da perseguitati.
      Questo non affranca da distrazioni stravaganti che lei mi porge su un vassoio d’argento: la Germania ha pagato 450milioni di marchi a Israele – ben 75 marchi per ogni deportato! – allora è assolta.
      Ribadisco: S.S. Pio XII di venerata memoria ha salvato invece di uccidere ebrei. E’ quindi da accusare? Anzi è da ignorare, quando si vien posti davanti ad argomenti inconfutabili. Oppure si insulta.
      Rileggiamo la sua frase: «A parte il fatto che gli ebrei non han certo “dimenticato le responsabilità dei tedeschi”, l’unico motivo per cui si può affermare questo è semplicissimo: perché i tedeschi han pagato tutti i loro debiti con gli ebrei — per la precisione 450M di DM a Israele (con i quali Israele avviò il suo programma nucleare) e 3.000M di DM al Congresso ebraico mondiale.» Se si ragiona così, si possono certamente giustificare le stragi di Khol e quelle tedesche correnti in Grecia. D’altronde un simile modo di pensare ha procurato un premio Oscar, ballando coi deportati, beninteso da sinistra.
      È dunque lei l’ebreo colto di fronte al quale dovrei temere una figuraccia, oppure è Iesurum che non tollera contraddetti e risponde con insulti?
      Nessuno ha diritto di presentarsi davanti alla storia con cambiali da riscuotere, né meridionali, né palestinesi, né ebrei. Quanti tuttavia si ostinano in questo tatticismo abbiano almeno la decenza di prendersela con chi se l’è cavata con 75 Marchi per ogni deportato.

      PS: In quanto a Inquisizione e persecuzioni, non si può ignorare che gli studi più recenti (suggerisco per cominciare i testi del luterano Rodney Stark; volendo posso fornire una bibliografia esauriente che include illustri studiosi ebrei) vanno da tutt’altra parte rispetto alla vulgata fra gli “ebrei di sinistra”.

      • Marco Rivalta dice:

        Caro Laporta,
        io Le ho semplicemente fatto notare che è buona norma discutere con una persona in base a quel che effettivamente ha detto, non in base alla sua appartenenza, pubblicamente nota, a un gruppo sociale determinato.
        Che cosa c’entra infatti «la pluridecennale distrazione degli intellettuali ebrei di sinistra, altrimenti accaniti contro la Chiesa cattolica e il fascismo» con la breve nota di Jesurum, nella sua pagina facebook, su un fondo di Galli della Loggia? Nulla, se non la sua appartenenza al gruppo sociale degli intellettuali ebrei di sinistra!
        Ora, immagini un po’ se io mi venissi nel Suo blog a discutere con Lei in quanto appartenente al gruppo sociale dei cattolici filosionisti di destra o, puta caso, in quando generale antitedesco in pensione… Lei avrebbe tutti i motivi di criticare duramente il mio pregiudizio ideologico o la mia (eventuale) ignoranza. E io non avrei il diritto di offendermi; avrei anzi il dovere di spiegare la mia posizione. Se poi non lo facessi, Lei avrebbe il diritto di rifiutare ogni ulteriore dialogo con me.
        Invece che cosa fa Lei adesso? Ammette candidamente il Suo «disinteresse per quanto Iesurum pensa della convivenza fra ebrei e musulmani [e per coloro che] attaccano l’Islam in quanto “diverso”: [i quali] sono della stessa pasta degli ebrei “di sinistra”, [… cioè] INCLINI A PORSI DAVANTI ALLA STORIA DA PERSEGUITATI.»
        Ecco, questo è parlar chiaro! Ma è ancor più chiaro che questo non si poteva dire sulla pagina facebook del Suo interlocutore, senza …offenderlo. Ma ora il fatto è che quel “vittimismo” accomuna TUTTI gli intellettuali ebrei laici, di destra o di sinistra, salvo rarissime eccezioni. E’ noto ad esempio che l’istituzione della Shoah come “religione di Stato” sia stata opera della destra israeliana (a partire da Shamir, se non ricordo male).

        Insomma, non se ne esce. Meglio parlar d’altro!

        Mi ha stupito non poco la Sua filippica contro il «nazitedesco […] Khol [a propos: si scrive Kohl] che, con il sostegno palese od occulto dei banchieri ebrei ha creato l’Euro, ha fatto scoppiare i Balcani ed è giunto a un passo dal fare altrettanto con la Russia». Mi ha stupito sia perché qualche tempo fa Lei disse in un tweet al giovane Dezzani che Kohl era contrario all’Euro, sia perché Kohl fu estraneo (e probabilmente contrario) alla guerra del Kosovo (primavera 1999), in quanto sconfitto da Schroeder alle politiche del settembre 1998. Infine Kohl fu silurato con lo scandalo dei fondi neri nel novembre 1999: quando il suo partito, dopo la vittoria alle elezioni europee di giugno, sembrava in grado di riprendere il potere.

        Last not least, il ministero delle Finanze tedesco ha affermato pochi anni fa che la Germania, per lo più quella Federale, ha complessivamente risarcito i sopravvissuti alla Shoah con un equivalente di circa 64 miliardi di euro (valore attuale; mentre, per fare un paragone che ci riguarda da vicino, essa risarcì lo Stato italiano, nel 1961, con un forfait di 10 milioni di euro). Ma non basta: da più di un secolo, cioè dal fallimento della rivoluzione russa del 1905 (quella di “Parvus”, Trotzky e Lenin), le istituzioni ebraiche hanno chiesto fondi all’Occidente per salvare i “6 milioni” di ebrei orientali allora viventi dalla fame, dalle persecuzioni e dallo sterminio. Questa cifra ricorse identica dal 1905 al 1945 per più di 250 volte, finché a sterminio quasi compiuto il noto propagandista sovietico Ilya Ehrenburg riuscì a imporre ovunque i “6 milioni” come verità di fatto: cfr ad esempio
        https://archive.org/stream/256ReferencesTo6000000JewsPriorToTheNurembergTrialAnnouncement/256ReferencesTo6000000JewsPriorToTheNurembergTrialAnnouncement_djvu.txt
        Non so Lei, ma io ci andrei piano a ripetere che le vittime della Shoah sono state proprio 6-milioni-6…
        There is no Show business like the Shoah business — come dicono gli ebrei dotati di humour (e non sono pochi!).

        • Caro Rivalta, le sue obiezioni sono ancora una volta molto importanti e devo chiederle nuovamente tempo per risponderle. Il dubbio sui sei milioni mi coglie da quando non mi è riuscito di trovare un elenco sia pure approssimativo dei deportati. A presto.

  3. stefano rolando dice:

    Sono convinto assertore delle teorie di Lombroso (anche se oggi non è ritenuto politicamente corretto) e osservando la foto dell’insultatore noto le due rivelatrici bozze frontali.

  4. Stefano Iesurum ha avuto la bontà di commentare questo pezzo, insultandomi su FaceBook.
    ecco il commento e la mia risposta

    Stefano Jesurum: Potrei risponderle per ore, confesso che lo reputo tempo perso. Troppa ideologia e troppa ignoranza. Una chicca su tutte: pensa davvero che i luterani non siano cristiani? Andiamo bene! La saluto

    Piero Laporta: Stefano Jesurum, e io avrei la pazienza di ascoltarla e leggerla per altrettante ore. Lei invece per sviare ricorre all’insulto. Conosco bene la distinzione fra cristiani (che è una classe generale) e luterani che è una sottoclasse sui cui trascorsi antiebraici vedo che ancora una volta si sfuma. I suoi insulti sono un biglietto da visita, dopo tutto.

  5. Alessandro Gentili dice:

    Caro Piero,
    intanto grazie per averci messo a disposizione un’analisi così articolata, originale e molto, molto delicata. Credo che i pareri su quanto hai affermato potrebbero essere diversi e forse anche in stridente contrasto tra loro. Però una cosa è certa, ci hai offerto una avvincente chiave di lettura. Israele oggi ha reso inutile la continuazione sotto altre forme delle crociate di ieri. Crollata la Sublime Porta, la Società delle Nazioni pensò bene di piazzare gli inglesi in Palestina per evitare spinte verso il Mediterraneo occidentale. E in qualche modo la cosa ha funzionato, proseguita poi dall’azione di Israele.
    Certo la storia dell’occidente e della cristianità e le loro relazioni con gli ebrei della diaspora sono meno lineari e complete di quanto probabilmente sarebbe giusto ed onesto che fosse. Né appare semplice per me addentrarmi in questo groviglio di eventi. Rileggerò più volte la Tua analisi e meditando ulteriormente potrò arrivare ad ulteriori e più realistiche conclusioni.
    Una conclusione però posso trarla subito: sono d’accordo sul fatto che Khol con la riunificazione della Germania e creando le premesse per l’entrata in circolazione dell’Euro ci ha fatto pagare l’enorme deficit tedesco, il deficit di un paese ridotto in cenere che noi “padri fondatori” della CEE prima e della UE poi abbiamo pareggiato stupidamente e gratuitamente, ricevendone in cambio calci sui denti. I greci i denti non li hanno più, infatti!
    Una Germania che oggi fa ottimi affari pure con Israele, ma anche con la Turchia!?
    Aspetto di leggere qualche altro parere e poi ritorno in argomento.

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