Macron o l’illusione della stabilità in Europa

Non è detto che la Francia di Macron stia meglio dell’Italia. Il gerontofilo è entrato nell’Eliseo per un ballottaggio fra due patologie politiche.

Da un lato un Fronte Nazionale che guarda al futuro col sostegno dei torturatori dei patrioti algerini. I piccolo borghesi d’Oltralpe hanno capito che una vittoria della Le Pen avrebbe comportato problemi più acuti di quanti già vi sono verso l’Africa e nelle periferie francesi. L’ha capito infine anche l’Alessandra Mussolini alla besciamelle annunciando che rifonderà il suo partito. Aspettiamo.

Il liberismo di questi criminali sta alla libertà come la pedofilia all’amore. E vogliono infatti sdoganare la pedofilia.

I suoi elettori intanto hanno scelto giocoforza l’altro versante: un talebano incipriato della finanza a mano armata, caudatario di Georgy Soros, finanziere ebreo che “fa solo il suo lavoro”, come sostiene un altro ebreo, tale Parenzo, incurante che anche le SS non facevano altro che il loro lavoro.

Quanti vanno congratulandosi per la vittoria di Macron dimenticano che costui e la Le Pen sono boccioli della stessa vecchia malapianta, radicatasi nell’ignobile e sanguinoso passato coloniale della Francia, il cui finanziamento fu assicurato, guarda un po’, dai Rothschild, la medesima famiglia che addomestica Macron.

Alla Le Pen fanno quindi capo quanti non si sono resi conto che, passato Charles De Gaulle, la grandeur ha mano a mano parlato tedesco, atteso che la Germania è il nuovo proconsole del potere finanziario internazionale in Europa. Il sistema non è tuttavia stabilizzato da quando la Gran Bretagna, rifiutando il predominio tedesco, ha deciso di fare a meno della UE.

Chi sarà la prossima preda? Dagli inizi del 1800 questo sistema va speculando grazie a guerre, terrorismo, stragi, destabilizzazioni, colpi di Stato, insomma una montagna di morti.

Dopo la fine del Comunismo, a questo sistema non bastano più le vecchie armi, aggiungendovene di nuove: le industrie delocalizzate nei territori dove lo sfruttamento bestiale di manodopera è agevole, di conseguenza imprese fallite in Occidente e maestranze ridotte alla povertà, oltre alla finanza farlocca dei derivati e alle transazioni istantanee che falsano le borse, ai fallimenti bancari a danno dei risparmiatori, all’iperbolico costo dei servizi essenziali, alla corruzione politico economica, alle migrazioni di massa. Lordure santificate con l’unzione del “liberismo”, in un’accezione i cui effetti sono sotto gli occhi di tutti, da trent’anni. Il liberismo di questi criminali sta alla libertà come la pedofilia all’amore. Vogliono infatti sdoganare la pedofilia.

La Francia, scegliendo Macron, incipriato talebano di questo sistema, non può dare una risposta agli operai, ai lavoratori, alle periferie urbane, alla gente comune, ai piccoli risparmiatori, agli immigrati, le cui istanze, sprezzantemente bollate di “populismo”, si pensa di aggirare con espedienti, privi d’ogni capacità di risolvere davvero le contraddizioni. Così aumenta il livello potenziale di violenza, a rendere più drammatica la rivolta che verrà.

Non hanno figli…

L’aspetto più grottesco di questi criminali è l’incapacità di comprendere che stanno segando il ramo su cui sono seduti. Lo Stato nazionale, il grande nemico, secondo i profeti sgangherati di Ventotene, ha consentito di arginare sinora le conseguenze catastrofiche delle loro sodomie politiche. Quando lo Stato nazionale sarà del tutto sbriciolato da costoro non rimarrà che un disordine gigantesco e incontrollabile. Perché incontrollabile? È evidente sin da ora che costoro, come tutti gli imbecilli di vaglia, non sanno governare neppure le avvisaglie di disordine incalzante; figurarsi che cosa accadrà quando il sistema si sarà spinto più avanti.

Non è tuttavia una consolazione prevedere che i figli e i nipoti di costoro saranno travolti dalla tragedia al pari dei nostri. Auguriamoci con tutto il cuore che almeno soffrano anche per quei criminali dei loro genitori. I capoccia si sono tuttavia messi al sicuro evitando di riprodursi.

Informazioni su Piero Laporta

Osservate le ambiguità del giornalismo italiano, Piero Laporta dal 1994 s’è immerso nella pubblicistica senza confinarsi nei temi militari, come del resto sarebbe stato naturale considerando il lavoro svolto a quel tempo, (Ufficio Politica Militare dello Stato Maggiore della Difesa). Ha collaborato con numerosi giornali e riviste, italiani e non (Libero, Il Tempo, Il Giornale, Limes, World Security Network, ItaliaOggi, Corriere delle Comunicazioni e Arbiter, Il Mondo). Ha scritto “in Salita, vita di un imprenditore meridionale” ed è coautore di “Mass Media e Fango” con Vincenzo Mastronardi e altri, ed. Leonardo 2015. (leggi qui: goo.gl/CBNYKg) Oggi collabora col quotidiano La Verità. Il suo più spiccato interesse resta tuttavia la comunicazione sul web. Ha fondato il sito http://www.pierolaporta.it per il blog OltreLaNotizia. È cattolico, sposato, ha due figli.
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20 risposte a Macron o l’illusione della stabilità in Europa

  1. Michele dice:

    Caro Piero,
    Leggo con interesse i tuoi articoli, con analisi che non sempre condivido: gradirei conoscere la tua strategia per riportare il nostro “Bel.Paerese, il Paese più bello del mondo” all’ antico splendore. Sono stanco di tanto mediocrità politica che ci comanda, il.luogo di governare, ricordando a me stesso che politica deriva da “Polis”, cura della città. Sono stanco di assistere all’emigrazione dei nostri giovani talenti, dotati di un DNA unico al mondo, impoverendo un Paese a crescita demografica zero. Attendo tuo riscontro. Michelei

    • Non lo so, caro Michele. La mia sensazione è che la politica sia oramai incapace di qualunque svolta. Occorre dunque un fatto eccezionale: una guerra, una rivolta, qualcosa che ribalti la situazione. Diversamente andiamo verso un declino inarrestabile.

  2. Mauro dice:

    “…Georgy Soros, finanziere ebreo che “fa solo il suo lavoro”, come sostiene un altro ebreo, tale Parenzo, incurante…”

    È triste vedere il mio vecchio capitano di 35 anni fa che fa mostra di profondo – e inutile – antisemitismo. La tua frase starebbe altrettanto in piedi anche scritta “…Georgy Soros, finanziere che “fa solo il suo lavoro”, come sostiene un altro Carneade, tale Parenzo, incurante…”, non ti pare? E se avessi timore che qualcuno dei tuoi lettori, non particolarmente versato nelle patrie lettere, non sappia cosa voglia dire “un altro Carneade” (non so, possibile, non credi?), avresti potuto sempre scrivere con una punta di sarcasmo “…sostiene l’indubitabilmete autorevole Parenzo…”, non ti pare? Ma quell’inutile “ebreo” ripetuto due volte lascialo a telencefali di mezza tacca…

    • Bando alle tristezze. Sul serio, Mauro, se mi tacci di razzismo, ti porto in tribunale. C’è una combriccola di ebrei – e quei due ne sono vessilliferi – che sfrutta l’ebraismo a danno di tutti e degli stessi ebrei. Additare questi kapò per quello che sono non mi fa sentire a disagio. In quanto al mio antisemitismo, se trovi in giro un articolo su palestinesi ed ebrei migliore di questo fammelo sapere. Un ebreo mascalzone rimane un mascalzone quantunque ebreo; nessuno può impedirmi di additarlo. O si può parlar male solo degli italiani e dei meridionali a sud del Tronto? L’espediente di tacciare di qualche comodo “…ismo” chiunque si voglia tacitare con me non attacca, dovresti saperlo.

  3. Alessandro Gentili dice:

    Caro Piero,
    io il Tuo articolo lo ho letto e riletto, e ciò che dici è sacrosanto. Però resta il fatto che quei due, l’una è la volpe e l’altro deve fare il gatto, ci considerano non a torto dei pinocchio. E la storia del Collodi la conosciamo in tanti, ma in pochi hanno appreso la lezione. Credo scriverò qualcosa sul Sacro romano impero da Carlo magno ad Angela Merkel.
    Ciao!

    • Caro Sandro, la Francia è spaccata e presto se ne vedranno gli effetti, piaccia o meno a Micron-Macron

    • Mauro dice:

      Legga l’ultimo numero di Limes sulla triste accentuazione del divario “gravitazionale” tra il Nord Italia e il resto della penisola e potrà scrivere anche un ulteriore capitoletto “L’inevitabile risorgere della Lotaringia”. Io, rispetto a Limes, sposterei la frontiera della frattura in fieri un po’ più a sud: almeno al Trasimeno, ma direi anche fino alla linea Grosseto-Tronto; ma il destino del resto sarà molto triste se la mentalità non cambia in una generazione al massimo. Anche per evitare che qui a Milano tra trenta o quarant’anni, l’élite, invece di parlare inglese come accade ora, parli tedesco (se ne vedono già i segni, in particolare nell’educazione dei figli delle élite).

  4. Alessandro Gentili dice:

    Caro Piero.
    le Tue chiavi di lettura sono sempre illuminanti! L’amore e l’odio che nei secoli hanno contraddistinto i rapporti Francia e Germania sono noti. Io trovo che la loro storia, quella di Francia e Germania, sia la storia di un matrimonio di lunga data, che tra litigi, baruffe, e pacificazioni ha dato e continua a dare i suoi frutti. D’altronde noi italiani con i francesi ed i tedeschi non ci siamo mai sposati ma ci abbiamo sempre amoreggiato, facendo malamente un doppio gioco che ci rende inaffidabili e da punire, sempre! ;Ma ci ricordiamo che nel 1914 abbiamo pensato almeno 5 o 6 volte di schierarci prima da una parte e poi dall’altra. Avremmo fatto meglio a rimanercene buoni e a casa nostra. E la seconda guerra mondiale: lasciamo perdere!
    Cari Amici, la Merkel è una “signora statista” con i fiocchi e Macron è molto più presentabile dei nostri quattro sciammannati.
    Siamo dei reietti della politica, interna ed internazionale. Peggio, siamo degli incapaci.
    Non possiamo che limitarci a criticare chi è più bravo! Ma non ci servirà a nulla.

  5. oscar dice:

    Una lucida analisi è ancora più efficace quando condita con quel tanto di rabbia che non guasta.
    Bravo chef!
    Intanto pensiamo alla prossima mossa. “L’asse (mi verrebbe da dire: del ferro da stiro) franco-tedesco” intende commissariare l’Italia ad opera del famigerato MES, per poi continuare ad accedere a saldi e svendite varie nel nostro paese. Il modello? Già visto.
    La Grecia!
    L’obiettivo finale? la disgregazione degli stati nazionali nel grande melting pot pangermanico (Macron … povero fesso, lui crede all’asse …!).
    Difronte a questo disegno, la nostra classe politica è del tutto imbelle. Forse ci possono salvare proprio i populismi. Chissà ….

  6. stefano rolando dice:

    Questi articoli sono come gli occhiali per un miope,rendono chiaramente leggibile quello che altrimenti si vedeva sfumato e con fatica.Grazie!

  7. Enrico Ceotto dice:

    Due commenti:
    1) Alessandra Mussolini rifonderà il suo partito? Non è meglio che rimanga a fare la mamma?
    2) c’è una parte scritta così bene che me la devo incorniciare: “…incipriato talebano di questo sistema, non può dare una risposta agli operai, ai lavoratori, alle periferie urbane, alla gente comune, ai piccoli risparmiatori, agli immigrati, le cui istanze, sprezzantemente bollate di “populismo”, si pensa di aggirare con espedienti, privi d’ogni capacità di risolvere davvero le contraddizioni. Così aumenta il livello potenziale di violenza, a rendere più drammatica la rivolta che verrà.
    L’aspetto più grottesco di questi criminali è l’incapacità di comprendere che stanno segando il ramo su cui sono seduti. Lo Stato nazionale, il grande nemico, secondo i profeti sgangherati di Ventotene, ha consentito di arginare sinora le conseguenze catastrofiche delle loro sodomie politiche. Quando lo Stato nazionale sarà del tutto sbriciolato da costoro non rimarrà che un disordine gigantesco e incontrollabile. Perché incontrollabile? È evidente sin da ora che costoro, come tutti gli imbecilli di vaglia, non sanno governare neppure le avvisaglie di disordine incalzante; figurarsi che cosa accadrà quando il sistema si sarà spinto più avanti.” Un capolavoro, però mentre leggevo queste frasi mi veniva in mente insistentemente Renzi ed il nostro paese.

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