Invenzione del femminicidio – di E.Paoloni

adandini2Come iniettare il femminicidio nella (in)coscienza  degli spettatori

Serena Dandini era dalla Bignardi la settimana scorsa a promuovere i suoi monologhi di donne morte. Inevitabilmente è spuntato il gadget: la pubblicità dell’uomo con lo straccio. Per diversi minuti, mentre le due cianciavano di femminicidio, giungendo persino a lodare la scimmiesca ministra che tra una macellazione e l’altra ha trovato il tempo di far ritirare il manifesto, l’immagine dell’uomo che elimina le tracce campeggiava dietro di loro. Bene, mi dicevo, adesso vedremo finalmente anche l’altra declinazione della campagna, della cui esistenza avevo avuto notizia, quella dove a cancellare le tracce è una donna. Macché, censurata senza bisogno di intervento ministeriale; ho dovuto cercarmela. Se le foto fossero mostrate insieme la genesi del manifesto e l’intento dell’autore apparirebbero subito chiari: nonostante si tenda sempre di più a indirizzare certe campagne pubblicitarie anche al crescente segmento di mercato di scapoloni, divorziati e omosessuali, in un primo momento l’art director prefigura sempre, vuoi per abitudine vuoi per preponderanza statistica delle casalinghe, un target femminile. Solo in seconda battuta declina l’immagine specularmente per intercettare anche l’altra fascia, quella dei potenziali acquirenti maschili. Il manifesto è divertente, per nulla truce se si pensa all’invasione di CSI(Crime Scene Investigation) in tutte le salse anche in fascia protetta per non parlare dei plastici di Porta a Porta. Nessuno –nessuno– si è scandalizzato per il manifesto con l’immagine del cadavere maschile (domanda: la pseudo ministra avrà fatto ritirare anche quello, o lo vedremo campeggiare tranquillamente sui muri delle nostre città?). 

uomodonna

Mesi fa nelle campagne di Mesagne è stato dato alle fiamme Damiano De Fazio morto dopo alcuni giorni. Il fuoco è stato appiccato dall’amante, Dora Buongiorno, nella zona dei genitali. Restando nel Salento, l’anno scorso la cassazione ha confermato l’ergastolo a Lucia Bartolomeo che si liberò del marito con una dose letale di eroina per avere campo libero con l’amante. Sempre nel 2012 a Livorno Brigitte Skuldarek aveva spappolato i testicoli del marito, Gabrio Gentilini, reo di un rapporto con una prostituta, e l’aveva poi sodomizzato con un portarotoli di marmo fino alla perforazione dell’intestino. Vano l’intervento chirurgico. Diversi anni fa Luciana Cristallo uccise il marito con 24 coltellate e lo buttò a fiume aiutata dall’amante ma l’anno scorso è stata assolta perché il marito era violento. Sempre nel 2012, Jesusa Ursonal, che conviveva nonostante il divorzio con l’ex-marito trentaseienne Ronie Tatad, in California, ha deciso di lanciargli addosso dell’acqua bollente mentre l’uomo stava dormendo per colpirlo poi ripetutamente con una mazza da baseball mentre cercava rifugio in bagno. L’uomo è morto due settimane dopo l’aggressione. L’elenco potrebbe essere lunghissimo (di avvelenatrici è piena la storia e anche la cronaca lo sarebbe, se rientrassero nel trend attuale del mediaticamente appetibile) ma è inutile continuare: se anche si arrivasse a mille casi non ne troveremmo mai traccia nei programmi televisivi pomeridiani, dove si sente parlare soltanto di femminicidio, ovvero di ciò che non esiste. 

Non mi riferisco soltanto all’insussistenza del fenomeno, dato che la pagliacciata dell’emergenza si commenta da sola: cifre ridicole ovunque e particolarmente in Italia, dove la percentuale di donne tra le vittime di omicidio è più bassa che nei civilissimi paesi nordici. Si parla di cento delitti nel 2012, su una popolazione di sessanta milioni. Metà dei casi del 2003. Solo in parte, contrariamente a quanto si afferma, commessi da familiari o conoscenti. Così come è del tutto falso che la prima causa di morte sia la violenza domestica, panzana mostruosa che continua ad autoalimentarsi quando solo i morti per incidenti domestici sono ottomila. Il dato preoccupante che si ricava dalle statistiche ISTAT è che le donne sono solo un quarto del totale dei morti ammazzati: sarà mica il caso di ammazzarne un altro centinaio, prima che qualche Commissione per le pari opportunità lamenti il mancato rispetto delle quote rosa? No, mi spiace per le meste conduttrici, non esiste escalation femminicida se non nella deriva sensazionalistica dei media e delle soubrette in cerca d’applauso facile. 

Ma anche un solo assassinio è una tragedia, quindi non è sulle statistiche che intendo soffermarmi bensì sull’orrendo neologismo che vorrebbe sottintendere una dimensione culturale del fenomeno. Non c’è: non si riuscirà mai a dimostrare in un tribunale serio che una donna sia stata uccisa come tale, in quanto appartenente a un genere, come accade invece a chi appartiene a una razza, a una religione, a una minoranza sessuale o a una tifoseria (esiste anche questo: se hai la sciarpa della squadra sbagliata ti ammazzo, anche e soprattutto se non ti conosco); neanche la più folle distopia potrebbe immaginare camere a gas per le appartenenti al sesso femminile (ne esistono invece, e non peregrine, sull’evento opposto).In tutti i casi riportati le donne sono state uccise come individui. Per gelosia, avidità, rabbia, frustrazione e mille altri motivi, mai per l’appartenenza: si uccide quella e quella sola donna, incolpevole succube o insuperabile stronza, per motivi di volta in volta diversi, quasi sempre in preda a un raptus.

E gli assassini hanno agito individualmente, sempre: Non c’è un’ideologia dietro agli omicidi illustrati sui giornali, non c’è uno straccio di teoria seppur delirante, non c’è consenso da parte di altri maschi. L’atto è riprovevole per chiunque, punto, anche se si è alla disperata ricerca del mostro da additare e uno psicologo, un sociologo, un prete, che cerchino di comprendere la genesi di certi gesti vengono subito presentati come ‘giustificazionisti’. 

Le folli ‘studiose’ che individuano la misoginia come movente di questi omicidi non sanno davvero di cosa parlano: il misogino odia le donne, gli assassini delle cronache spesso le amavano, o almeno lo pensavano. Amore distorto, sì, folle, possessivo, trasformatosi in odio(cosa c’è di più ovvio?)a causa di precise ma difformi circostanze e sempre in relazione a un soggetto preciso, non generico. Quando poi odiavano, questi uomini odiavanoquelladonna e ne amavano un’altra, o cento altre. 

Il quadro di questi delitti si rivela opposto a quello degli stupri perpetrati da estranei, casualmente. In quel caso davvero la donna non ha volto, conta poco la singola femmina, si cerca indifferentemente qualsiasi appartenente al genere. 

Il femminicidio, insomma, così come lo si vuol determinare, non esiste. Se si dovesse arrivare a leggi che lo presuppongano, magari sanzionando l’uccisione di una donna più severamente di un infanticidio, non sarà di sicuro un trionfo della giustizia.

Lo scandalo di queste morti, si protesta, sta nell’essere annunciate. C’è timore e vergogna da parte delle donne minacciate e disinteresse delle autorità per la situazione di pericolo, questo è il nodo socioculturale. Vero, molte morti sono annunciate. D’altro canto migliaia di annunci non si concretizzano. Difficile capire prima quali minacce si concretizzeranno. E chi è deciso ad ammazzare se frega dei provvedimenti restrittivi; neppure i domiciliari lo fermerebbero. Bisognerebbe che il potenziale omicida fosse messo in galera. Con quale strumento giudiziario? Si può fare un processo alle intenzioni? Certo, si potrebbe sanzionare la minaccia stessa, se provata, ma per quanto tempo? Alla scarcerazione il violento sarebbe probabilmente inasprito e ancor più determinato al delitto.Questa faccenda della morte annunciata mi ricorda un altro campo di morti annunciate, scalzato ormai dalla prime pagine, quello dei malati di mente: dopo una escalation di violenze succede spesso che costoro ammazzino i genitori, o altri familiari. Non sempre è prevedibile e anche qui, gli strumenti non sono molti. Mi chiedo sperchè non si contano titoloni recenti: perché non succede più o perchè ammazzare la madre è rientrato nella casistica ‘femminicidi’? In realtà il fenomeno è il medesimo: gli assassini delle donne di cui si parlasonofolli.

Perché non ci si occupa con altrettanta insistenza e ‘creatività’, dei casi infinitamente più numerosi, di suicidio? Tradizionalmente la stragrande maggioranza dei suicidi è di sesso maschile e, guarda caso, la fascia preponderante è quella dei divorziati. Gli uomini, pare, vivonol’abbandonocon maggiore sofferenza – affettiva ed economica – ma quasi sempre reagiscono con la violenza verso se stessi.

C’è un altro argomento che va affrontato: l’ammazzamento – si afferma – non è che l’esito inevitabile, a volte involontario, o almeno non premeditato, di una serie di violenze. Anche se il femminicidio non esiste come tale, certe morti sono la conseguenza di una violenza che non è casuale, episodica, ma diffusissima, che affonda le radici nella fallocrazia. Sarebbe davvero sciocco negare che sussista una antica mentalità patriarcale, scherzosamente attestata dal proverbio “Quando torni a casa la sera picchia tua moglie. Tu non sai perché ma lei lo sa benissimo”. Il proverbio viene attribuito di volta in volta ai cinesi e agli arabi, ma è diffuso ovunque, forse solo per consolazione, dato che attualmente di questa mentalità non è rimasto nulla. Gli uomini contemporanei non sono stati educati a questa scuola: altri sono i comportamenti, i giudizi, le parole d’ordine. Si potrebbe tracciare un confine preciso, un’età anagrafica, con piccole varianti tra nord e sud, tra città e provincia, sotto la quale i riprorevoli esempi sono stati demonizzati. Questo non vuol dire che gli uomini non siano violenti anzi la natura dell’essere umano è certamente violenta e solo un leggerissimo diaframma culturale lo separa dall’azione violenta. Di solito la vittima è un uomo. Oppure una donna. Non è che ci siano molte alternative. E’ meno grave se ci va di mezzo un uomo? Pare di sì: l’idea è che se se le prende un uomo se l’è cercata con la sua pregressa violenza. L’uomo è forte, quindi picchia impunemente, a prescindere.

E’ il paradigma dell’Uomo Nero, così sintetizzato: 

– La Donna, ovvero il sesso debole, è, per sua natura, dolce e remissiva, oltre che, come da definizione, debole

– La Donna non esaspera i conflitti ma li media, li attutisce con le sue superiori capacità di dialogo, con la sua connaturata empatia

– Se le Donne governassero la società non ci sarebbero più guerre: la sua indole pacifica, le preoccupazioni per la prole, la sua attitudine a confrontarsi con le istanze fondamentali della vita la rendono intrinsecamente pacifica (ogni riferimento a Margaret Thatcher e Golda Meir è espressamente vietato)

– La Donna non può che risultare perdente in un confronto col maschio, orso villoso, forzuto, brutale e pure panzuto: va quindi tutelata con legislazioni ad hoc, scorta armata, vigilanza elettronica nell’alcova e, soprattutto, neologismi improponibili

– Dati i presupposti l’Uomo non può in alcun caso essere vittima di qualsivoglia genere di violenza

– Se, in inconciliabile contraddizione con quanto sopra e, quindi, per assurdo, l’uomo dovesse venire colpito è esortato (salvo esplicita indicazione contraria da parte di fabio fazio) a rassegnarsi, a considerarlo il giusto contrappasso, il risarcimento per millenni di prevaricazione sulla donna e, quindi, a ritenersi privilegiato per questa opportunità di espiazione. 

Ma il paradigma dominante è un altro, quello del Soldato Jane: poiché le caratteristiche di genere sono saltate e le attività che venivano considerate prerogativa maschile, in particolare le attività fisiche, sono ormai esercitate dalle donne come e meglio degli uomini, la fenomenologia è un’altra:

– Le donne eccellono nel free climbing e sono sempre più numerose nelle spedizioni himalayane

– Le donne salgono sul ring

– Le donne risultano frequentemente superiori nelle arti marziali ai colleghi maschi dei corpi di polizia

– Le donne risultano frequentemente superiori ai colleghi maschi dei corpi di polizia anche nelle prove di tiro

– Le donne non sono inferiori ai colleghi maschi nei pestaggi bestiali, come dimostra la presenza di Monica Segatto tra i quattro agenti di polizia condannati per aver spezzato i manganelli sul corpo di Federico Aldrovandi

– Negli Stati Uniti le soldatesse (ammesso che desinenze del genere siano ancora consentite) hanno ottenuto la facoltà di recarsi in prima linea, conquista recentissima che cancella finalmente una irragionevole discriminazione: d’ora in poi le donne potranno accoppare di persona (possibilmente in un corpo a corpo) e non più per interposto guerriero. Non dovranno più limitarsi a seviziare, al coperto, i prigionieri iracheni.

Questi due paradigmi sono inconciliabili. Eppure le paladine del femminismo da salotto li adottano disinvoltamente entrambi, spesso nel corso della stessa discussione. Quello dominante, oramai, è il secondo: l’uomo non ha (non ha più) il monopolio della violenza domestica. Quando si dice donna castratrice di solito si sta ricorrendo a una metafora ma esiste anche Lorena Bobbitt. E scagli la prima pietra la donna che non ha mai dileggiato un uomo o esercitato violenze sottili e protratte. Certi atti scaturiscono da dinamiche difficili da far rientrare in un ambito di assoluta correttezza. Di certo conosco uomini che prendono regolarmente – e letteralmente – sberle; per non parlare della propensione al lancio di oggetti: i nostri focolari sono da sempre teatro di un intifada. Ah già, non risulta nelle cronache. E non risulterà mai. Neanche a sua madre un uomo confesserebbe di essere stato picchiato dalla consorte. Figuriamoci all’appuntato. “Gli uomini fanno stalker – si afferma – le donne quasi mai”. Quasi mai vengono denunciate, piuttosto. Anche di uomini perseguitati da donne più o meno folli ne conosco parecchi; non si sognerebbero mai di denunciarle: gli uomini sì che si vergognano di essere vittime.

Molti stalker, molti violenti e alcuni assassini sono uomini abbandonati. Mollati o costretti al divorzio. Non si rassegnano a situazioni di questo genere perché il loro atteggiamento verso la compagna è possessivo. E’ un atteggiamento diffuso, stigmatizzato perché considerato tipicamente maschile, maschilista, fallocrate (il corollario è che la donna viene considerata un oggetto – come se le redattrici di rubriche femminili e le conduttrici di talk show, insieme alle loro lettrici e telespettatrici non facessero uso e abuso di uomini oggetto). 

E’ giusto deplorare questo meccanismo affettivo, la possessività è una patologia, in fondo: l’amore, specie nell’accezione cristiana, tende al bene della persona amata anche quando questo richiede l’allontanamento. Ma l’umanità non è composta di santi e il rapporto tra un uomo e una donna non è mai stato scevro di questa componente. Chi lo teorizza non ha la minima cognizione della natura umana. Nessuno ha mai sentito parlare di donne possessive? E’ più frequente che la loro possessività sia orientata verso i figli maschi, vero, ma ne resta sempre a sufficienza per l’inclusione dei mariti: neanche la possessività è una prerogativa maschile. Pare anzi che non lo sia per niente: quello che gli uomini vanno sviluppando è semplicemente una dipendenza.

Occorrerebbe tuttavia, almeno qualche volta, accantonare questi termini da trattato di patologia, possessività e dipendenza, e provare a considerare la faccenda un po’ diversamente, specie in presenza di vincolo matrimoniale. Chi si sposa oggi sa di mentire quando afferma che il legame è per sempre: la diffusione di separazioni e divorzi e l’esaltazione di essi da parte delle odierne Donna Letizia comportano un retropensiero più o meno conscio. E’ naturale però che chi ha preso sul serio quella promessa non accetti facilmente la rottura del vincolo. E in gioco non è soltanto il possesso: c’è in ballo qualcosa di più grande del possesso di una persona, molte sono le persone coinvolte e non mi riferisco solo ai figli. Non inganni l’apparente indifferenza: il vulnus si allarga per onde concentriche, scuote le famiglie di provenienza, le amicizie, la cerchia sociale nel suo insieme.

Quella che vediamo dispiegarsi su tutti gli organi di stampa e in ogni ambito televisivo è una campagna terroristica tesa a enfatizzare la colpevolezza del maschio e ad alimentare una cultura sessista nel diritto di famiglia, penalizzante per gli uomini. Questo è l’aspetto tattico, piuttosto evidente, dietro il quale non si può non intravedere quello strategico: alimentare sospetto e diffidenza non più soltanto tra razze, classi e popoli ma anche tra i due sessi, così da portare a termine il disegno complessivo, che è quello di minare la coesione tra gli esseri umani. Ogni genere di solidarietà deve scomparire: dissolte le nazioni, dissolti i sindacati, dissolti i legami patriarcali, marginalizzate le religioni, restano da dissolvere i nuclei familiari. I poteri hanno bisogno di monadi, schiavi e consumatori isolati, in conflitto tra loro; occorre quindi trasformare anche le relazioni tra uomo e donna, soprattutto all’interno del matrimonio, in un campo minato, in un terreno di scontri legali, di intromissioni giudiziarie e di più frequenti scioglimenti.

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Informazioni su Piero Laporta

Osservate le ambiguità del giornalismo italiano, Piero Laporta dal 1994 s’è immerso nella pubblicistica senza confinarsi nei temi militari, come del resto sarebbe stato naturale considerando il lavoro svolto a quel tempo, (Ufficio Politica Militare dello Stato Maggiore della Difesa). Ha collaborato con numerosi giornali e riviste, italiani e non (Libero, Il Tempo, Il Giornale, Limes, World Security Network, ItaliaOggi). Ha scritto oltre 4mila articoli. Cura le rubriche “Tripwire” per il Corriere delle Comunicazioni (dal 2004) e “Il Deserto dei Barbari” per il mensile Arbiter (in precedenza Monsieur, dal 2003); ha collaborato col settimanale Il Mondo (gruppo Corriere della Sera) sino alla sua chiusura. Ha scritto “in Salita, vita di un imprenditore meridionale” ed è coautore di “Mass Media e Fango” con Vincenzo Mastronardi e altri, ed. Leonardo 2015 [leggi qui] Oggi collabora col quotidiano La Verità. Il suo più spiccato interesse resta tuttavia la comunicazione sul web. Ha fondato il sito http://www.pierolaporta.it per il blog OltreLaNotizia. È cattolico, sposato, ha due figli.
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15 risposte a Invenzione del femminicidio – di E.Paoloni

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  2. mgtowslacker dice:

    Donne tutte complici di questo male, non solo le femministe. Quante non perdono occasione di mortificare e diffamare l’uomo su basi false per non essere esposte loro stesse nei loro affari privati? Dicono di non essere femministe quando si accorgono della brutta reputazione che il movimento guadagna mentre viene smascherato.
    Ma smascherare il femminismo e’ il minimo e’ davvero poca cosa.
    Bisogna esporre la donne comuni loro che zitte zitte, queste donne ‘normali’ che ci godono e accumulano privilegi con tacito consenso o con l’aiutino di qualche diffamazione o altro giochino che nessuno vede.
    Tradizionaliste o no in base a come gli fa comodo e alla fine della giornata c’e’ sempre il papi governo ad aiutarle come il peggior cavaliere zerbino.
    Bisogna esporre il meccanismo che cammuffa la vile natura femminile e la presenta come nobile e graziosa, o il meccanismo che ricatta l’uomo che ‘osa’ mettere in questione gli intenti femminili. Bisogna esporre LA DONNA.

    Vi hanno mentito su tutto, questa e’ solo la punta dell’iceberg. Uomini svegliatevi… fermate il ciclo, bloccate tutto.

  3. Roberto dice:

    Riflettevo sull’articolo che trovo centratissimo e ancora meglio esposto. Confrontandomi con un Masai, rilevo che la struttura famigliare é il centro di riferimento di ogni cultura. La discendenza nonni-genitori(loro figli) e nipoti ( figli dei figli) permette ai genitori di allontanarsi da casa e lavorare, mentre i nonni accudiscono i nipoti. Il valore implicito è anche il grande rispetto che nipoti e figli tributano ai nonni. Il marito (nei genitori) sta fuori tutto il giorno per lavorare con il bestiame e la moglie si occupa della casa ed ha altri compiti, ma rappresenta una figura rispettata e amata, secondaria solo al rapporto con i nonni, infatti essa si sposa se i suoi genitori e quelli del marito si sono accordati in tal senso. Ora, fra i Masai funziona così e funzionava così anche da noi, ma se la moglie vive in un contesto libertario ove nulla è combinato, se non il patto col marito, in qualche modo inficia la catena parentale e manda a catafascio la filiera delle relazioni affettive soprattutto quando non riconosce al marito un ruolo autorevole, e a cascata non lo riconosce nemmeno ai nonni, deprivando sia il marito che essi stessi del figlio o dei nipoti, a seconda di chi ci si rivolga. In pratica, il crollo della famiglia inizia proprio laddove le politiche sociali liberali hanno cominciato a guardare alla donna come sesso fragile.
    Dunque oggi, il fenomeno separativo, che nella sottrazione forzata dei figli rappresenta la forma più violenta di tutte, e nel 95% per la figura maschile, un pensiero va anche alle culture diverse dalla nostra, ove la predominanza di un ruolo mantiene compatta la famiglia. E allo stesso tempo mi viene da chiedermi se la cosiddetta liberalizzazione del femminile troverà mai una stagione ove non creerà disagio a qualcuno.

  4. Veronica dice:

    Il femminicidio è uno slogan dei mass media. La mente che sta dietro desidera demolire i valori della nostra società fondata sulla famiglia e i figli che in essa traggono gli insegnamenti della vita. Nel caso in questione si vuole far passare l’idea che ci sia bisogno di creare un ulteriore squilibrio giuridico tra i sessi. In questo modo il matrimonio sarà ancor più instabile.

    Perchè fanno questo? Leggete la Bibbia.

  5. Antonio dice:

    ottimo e acuto articolo, tutto vero – segnalo questo sito affine http://www.paternita.info

  6. gianfranco dice:

    Condivido la parte dei luogocomuni sulla supposta superiorità femminile che ha preso campo in questi anni, per altro ben rappresetata da diversi uomini, anche di spettacolo: quante volte ho sentito dire da uomini che le donne sono superiori! Meno condivisibile sono le motivazioni con le quali Piero cerchi di spiegare tutto ciò.
    SE ho capito bene si tratterebbe di una sorta di complotto economicamente interessato volto a rendere monadi tutti gli esseri umani per farli meglio comprare e consumare…ecco non capisco come l’una cosa possa indurre l’altra. La correlazione é debole se non inesistente.
    Altra cosa che non condivido é l’idea che ci siano dei poteri interessati a dissolvere i legami di nazione, famiglia e religione….e al contempo di diffondere i conflitti di classe e di lotta tra sessi. Intanto la nazione sta lasciando il posto al supernazionalismo europeo, esattamente come l’Italia unita assorbì i granducati ed i piccoli regni, la religione poi é più forte che mai, incardinata com’é nello Stato, specie in Italia. SE poi hai nostalgia del patriarcatoe dei patriarchi….
    Io penso che semplicemente molte donne e la cultura italiana in generale non riescono a realizzare pienamente il femminismo, che é prima di tutto parità, non sopraffazione del sesso emergente contro quello che aveva potere in precedenza. Tant’é, come ben hai messo in evidenza, che le dichiarazioni di questo periodo sono tra loro molto contraddittorie: da una parte si esalta una ipotetica superiorità (mentale e fisica delle donne) e dall’altra si vorrebbe tutelare le donne come parte sociale fragile e a rischio di estinzione. Si tratta semplicemente di una società che non riesce a compiere pienamente una transizione, di una cultura vecchia e mammista…nessun complotto. Che poi su questo vi sia chi ci marcia é inevitabile, su questa transizione del diritto di famiglia si procurano il pane (ed anche l’oro) migliaia di avvocati che altrimenti sarebbero disoccupati, i quali hanno tutto l’interesse ad incrementare il conflitto, e migliaia di operatori sociali di tutte le professionalità, servirebbe un discorso a parte per i magistrati, ma mi fermo qui.
    A proposito dei conflitti di classe, che tu vorresti superati, invece va detto che sono proprio i papà più poveri i più massacrati da questo sistema, il quale applica loro parametri di separazione che invece ben si addicono alle classi altolocate….alla fine un berlusconi che paga 80.000 euro alla settimana all’ex coniuge non é danneggiato come un operaio o impiegato che deve pagarne 500 al mese Molti vorrebbero dichiarare supereate le distanze di classe, ma invece esse si accentuano sempre di più….anche in questo campo.

  7. Gianluca dice:

    soldatesse è errato soldate è corretto soldier è francese

  8. Alessandro dice:

    @Carla D’Agostino Ungaretti
    “Ma proprio perché sono donna e ritengo che le donne abbiano una molecola di buon senso in più degli uomini”

    ecco, forse proprio perchè è donna. Una molecola di supponenza con la quale condire un commento va sempre bene no?

  9. Federico dice:

    Caro Elio,
    un commento, il tuo, lucido e incisivo, e molto coraggioso. La dittatura dei nostri tempi e’ infatti “nazi-femminista”, ha capito che deve umiliare e sottomettere il principio maschile e mascolinizzare la donna, per poter meglio dissolvere le societa’ in un magma indifferenziato, avvilito e con bassi livelli di energia. Questa assurda “guerra di genere” e’ una questione-chiave. E’ un fattore di dominio, da parte della casta di mercanti-usurai che ci opprime. E aiuta a cooptare nuovi servi. La Dandini e’ uno dei simboli di questo squallido “femminismo” misandriaco (cioe’ che odia gli uomini) promosso dalla sinistra traditrice del Lavoro e alleata dei peggiori rapaci dell’alta finanza.
    A presto,
    Federico

  10. Carla D'Agostino Ungaretti dice:

    Il femminismo è arrivato al punto che le donne devono fare anche le vittime degli uomini che non si decidono a scomparire dalla faccia della terra.come loro vorrebbero. Non esiste il femminicidio o il maschicidio: esiste l’omicidio, che deve essere perseguito a norma di legge e senza buonismi. Ma proprio perché sono donna e ritengo che le donne abbiano una molecola di buon senso in più degli uomini, penso che esse debbano usarla questa molecola, evitando atteggiamenti provocatori ai quali gli uomini – abituati a millenni di supremazia – non si sono ancora abituati.

  11. Roberto Buffagni dice:

    Come diceva quello,
    “Et l’homme aura Sodome
    et la femme aura Gomorrhe”

    Che tristezza, però…

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