Inaugurazione EXPO: chi ben comincia

INAUGURAZIONE EXPOInaugurazione EXPO gradevole e ben organizzata. Le banalità retoriche di Pisapia e Maroni. Renzi svetta pure su Bergoglio.

Bel colpo d’occhio in televisione durante la cerimonia di inaugurazione di EXPO; tutto gradevole, come lo scenario e i vari momenti, ben sincronizzati e dai contenuti ripuliti dalle scorie retoriche usualmente presenti in queste circostanze, tutto molto piacevole ed elegante, tranne che due insopportabili episodi; ne diremo più avanti.

Matteo Renzi è stato mattatore dopo due catastrofi oratorie, di pessima qualità nei contenuti e ancor peggiore la pedante e monotona lettura: Giuliano Pisapia e Roberto Maroni

Indovinata l’idea di introdurre l’Inno nazionale con la tromba solista della fanfara dei Carabinieri, così dando la giusta solennità senza tuttavia gravare più di tanto, proseguendo con le voci di quattro cori: uno di bambini, i Piccoli Cantori di Milano, diretti da Stefano Barzan, i rimanenti tre rispettivamente “Coro Brianza”, “Coro Il Rifugio Città di Seregno” e “Coro S. Ilario” di Rovereto.
L’armonizzazione corale del “Canto degli Italiani” (titolo originale dell’Inno) del maestro Barzan ha rimediato al consueto umpapà di tromboni e grancassa, inevitabile se l’esecuzione fosse stata affidata alla pur brillante fanfara dell’Arma. D’altronde fatta la scelta d’alleggerire la solennità affidandosi ai cori, uno dei quali di bambini, anche la modifica della strofa finale in “siam pronti alla vita”, era più coerente nelle voci squillanti dei cento bambini, piuttosto di un “siam pronti alla morte” che avrebbe fatto fare gli scongiuri a piccoli e grandi.
Alleggerendo alleggerendo, la scelta di Sergio Mattarella di disertare l’inaugurazione EXPO è stata felice. C’era Napolitano, ma la perfezione non è di questo mondo e dopo tutto ha taciuto. Se invece vi fosse stato anche Mattarella, sarebbe stato necessariamente l’ultimo a parlare, dato il suo rango. Questo avrebbe squilibrato l’inaugurazione, mettendo Renzi in ombra. Cosa peggiore tuttavia, sarebbe stata l’oratoria di Mattarella, cadendo sull’uditorio già messo a dura prova da Pisapia e Maroni. Nulla avrebbe potuto, in tal caso, il brio di Matteo Renzi. Questi invece, giocando bene da mattatore, ha finto di parlare a braccio (aveva i tag ben allineati su un foglio che sbirciava di tanto in tanto) ma ha parlato poco, sembrando dire molto, dando a intendere d’essere chiaro senza però dir nulla di eccelso, ma dicendolo molto bene, come fa un bravo oratore e soprattutto in modo che i traduttori in simultanea non impazzissero per trasmettere le sue parole. Per primo aveva parlato Giuseppe Sala, presidente di EXPO, stringato, svolgendo il suo compitino senza danni. E’ stato seguito da due catastrofi oratorie, di pessima qualità nei contenuti e ancor peggiore la pedante e monotona lettura: Giuliano Pisapia, sindaco di Milano , e Roberto Maroni, presidente della regione Lombardia. Se si potesse dare il carcere per un discorso malfatto, avrebbero meritato non meno di venti anni di quello duro. Certamente però i traduttori avrebbero invocato l’ergastolo, per quelle frasi involute, un tubolario retorico, impossibile da tradurre in senso compiuto. Qualcuno ha spiegato ai due che parlavano davanti a una platea internazionale?
Bravo Renzi a catturare l’uditorio e permettersi un’elegante finezza, richiamando l’applauso su Letizia Moratti, colei che, da sindaco di Milano nel 2009, ebbe l’idea di lanciare la candidatura della città a EXPO. Renzi l’ha giustamente ricordato, dedicandole un omaggio e il pubblico ha risposto con un meritatissimo applauso nel quale si poteva avvertire un monito a Pisapia e un rimprovero a chi non aveva saputo portare che due candidati insignificanti a palazzo Marino. L’uno trombato, giustamente trombato, l’altro scelto come il male minore dagli elettori milanesi, i quali, poveretti, non potevano immaginare che la capacità oratoria di Pisapia è di gran lunga migliore di quella amministratva.
Fra i tanti discorsi quello di Bergoglio si è distinto per la consueta ricerca di popolarità senza dire nulla di significativo né in dottrina né in politica. Avrebbe potuto, visto che si parlava di cibo, additare i monopoli e le storture d’un sistema internazionale che altera i prezzi, consolida i monopoli e mortifica la biodiversità. Vi ha fatto un brevissimo cenno, Bergoglio, privo di scienza e conoscenza, offrendo un’omelia da parroco, appena più gradevole dei sergenteschi sproloqui retorici di sindaco e governatore. È preferibile che un papa taccia piuttosto che dica banalità, ma questi è convinto che la domenica delle palme non passi mai.
È stato infine significativo che le forze armate siano state presenti con due componenti: i Carabinieri e l’Aeronautica, cioè tecnologia e prestigio guadagnato sul campo, con buona pace di quanti s’illudono che si possa bluffare senza pagare pegno.
Adesso aspettiamo lo svolgimento della manifestazione, lunga sei mesi, necessariamente obbligata a rispettare le aspettative accese dall’ottima inaugurazione. Se vogliamo trovare un neo, occorre chiedersi se davvero la lirica italiana non abbia altro da offrire che Andrea Bocelli; se così fosse saremmo messi male; nella città della Scala vi sarebbe da temere il peggio.
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Informazioni su Piero Laporta

Osservate le ambiguità del giornalismo italiano, Piero Laporta dal 1994 s’è immerso nella pubblicistica senza confinarsi nei temi militari, come del resto sarebbe stato naturale considerando il lavoro svolto a quel tempo, (Ufficio Politica Militare dello Stato Maggiore della Difesa). Ha collaborato con numerosi giornali e riviste, italiani e non (Libero, Il Tempo, Il Giornale, Limes, World Security Network, ItaliaOggi, Corriere delle Comunicazioni e Arbiter, Il Mondo). Ha scritto “in Salita, vita di un imprenditore meridionale” ed è coautore di “Mass Media e Fango” con Vincenzo Mastronardi e altri, ed. Leonardo 2015. (leggi qui: goo.gl/CBNYKg) Oggi collabora col quotidiano La Verità. Il suo più spiccato interesse resta tuttavia la comunicazione sul web e le strategie di impresa. Ha fondato il sito http://www.pierolaporta.it per il blog OltreLaNotizia. È cattolico, sposato, ha due figli.

4 risposte a Inaugurazione EXPO: chi ben comincia

  1. The Best dice:

    TB. A proposito del successo (futuro) dell’EXPO. ho sentito in TV che per arrivare ad un bilancio di successo, e di pareggio (break even point) occorrera` vendere 24 milioni di biglietti. Allora, dato che la matematica non e` un’opinione, dividendo 24 milioni per 6 mesi si arriva ad una vendida di 4 milioni al mese. Se in media vi sono 30 giorni in un mese, questo mi dice che dovranno essere venduti 133.333 biglietti al giorno, tutti i santi giorni, con altrettanti visitatori ai vari padiglioni. Ti sembra possibile? A me no. Se per l’inaugurazione vi sono state 200 mila persone, come ci si puo` aspettarne 133.000 tutti gli altri giorni per sei mesi? Chi me lo spiega?

  2. Mauro dice:

    Non ho sentito Bocelli in TV, inconsapevolmente per i motivi che dici tu nelle ultime due righe. Telepatia? E vedo con piacere, nonostante le passate differenze di vedute, che la pensi praticamente in modo uguale a quello che ti ho scritto per sms, ovviamente in modo più stringato. Uno piccolo neo, Renzi ha veramente parlato a braccio (una scaletta pre-preparata di appunti per ricordare i vari punti è pienamente accettabile): purtroppo un gigante rispetto a chi gli sta intorno, clientes (un suo limite) e nemici.

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