I Silenzi del Colle su Scippi Francesi e Inchini a Londra

Mattarella, improvvisamente materializzato, si congratula col presidente egiziano Al Sisi per la sua rielezione. Il messaggio quirinalizio fa rumore per la sollecitazione di Mattarella al neo eletto affinché onori il suo impegno di scoprire i mandanti dell’omicidio di Giulio Regeni.

Il dottorando italiano dell’Università di Cambridge fu rapito il 25 gennaio 2016, torturato e ritrovato senza vita il 3 febbraio di due anni fa. La sollecitazione di Mattarella ad Al Sisi ha quindi incontrato il comprensibile favore della famiglia Regeni. Questo fatto è tuttavia insufficiente a giustificare il silenzio di Mattarella su altri fatti, lesivi della dignità del paese almeno quanto la malasorte di Regeni.

Quanto è avvenuto a Bardonecchia, dove la polizia francese irrompe sul territorio italiano, non è importante? Londra che impone ritorsioni contro Mosca per i fatti di Salisbury senza fornire prove, non è importante? 

Disparità

A nostro avviso tutto dovrebbe pesare nell’attenzione del Quirinale, mentre il caso Regeni, avvenuto due anni fa, pur raccapricciante, non può invece essere l’unico focus nell’attenzione del presidente della Repubblica italiana. 

A essere pignoli, Tullio Regeni lavorava al Cairo per la Gran Bretagna, le cui autorità politiche, accademiche e di polizia non hanno dato collaborazione agli investigatori italiani ed egiziani circa il ruolo del dottorando e dei suoi mentori, di quanto da essi pianificato e operato, nonché dei loro scopi, a Londra come al Cairo.

Siamo non di meno convinti che l’intervento di Mattarella sia stato necessario e opportuno, considerato il dolore della famiglia del povero giovane. Rimane tuttavia inspiegabile l’apparente disinteresse di Mattarella di fronte ad altri fatti, come le ambiguità del governo Gentiloni palesate coi francesi, oppure per lo zelo anti russo d’un governo degli “affari correnti”. E sul governo degli “affari correnti” chi dovrebbe vegliare, mentre il Parlamento non è ancora operante, chi altri se non il Quirinale? La tutela della dignità e dell’interesse nazionale è o non è un affare corrente?

E’ o non è un dovere anche del Quirinale? L’intervento di Mattarella verso Al Sisi – per la nostra dignità nel “caso Regeni” – conferma che non esiste una vacatio in questi affari. Apparve dunque singolare che l’inquilino del Quirinale volgesse il capo mentre la polizia francese invadeva Bardonecchia e, fatto altrettanto grave, mentre il governo reagiva blandamente. Solo successivamente, incalzato dalla stampa, il governo ha approntato una reazione, non di meno blanda.

Considerata la faciloneria con la quale Gentiloni e Renzi stavano cedendo territorio italiano a Parigi, non c’è da meravigliarsi. Meraviglia invece che Mattarella non sia intervenuto tempestivamente e ufficialmente sui francesi, nonché almeno ufficiosamente sul nostro governo, per richiamare ambedue all’ordine mentre si negoziava il Trattato di Caen e nell’immediatezza dell’irruzione a Bardonecchia.

Ingerenze

Se Mattarella volesse giustificare le morbidezze di Gentiloni, ascrivendole ai poteri attenuati per i soli “affari correnti”, dimenticherebbe che il governo italiano non ha certo operato negli “affari correnti”, aprendo una crisi con Mosca, non con la Repubblica di San Marino, con la Russia, su ordine della UE, per una vicenda tuttora oscura [leggi qui].

Insomma Londra e Parigi ci danno ordini di fureria, il governo della Repubblica italiana li riceve sull’attenti, mentre il Quirinale assiste passivamente. Atteggiamento, questo, tanto più ingiustificabile, a paragone della mite Svizzera, la quale, ricevuto il diktat di Londra, ha risposto da paese sovrano: «Prima dateci le prove, poi valuteremo il da farsi». Immaginarsi che cosa accadrebbe se gli armigeri francesi mettessero piede in territorio elvetico.

Se la Francia ci tratta da servi, Londra da imbecilli: come La Verità ha illustrato [leggi qui], la versione inglese dell’incidente di Salisbury è tossica almeno quanto il gas nervino. Eppure prendiamo schiaffi da Londra (per Regeni e per Salisbury) e da Parigi (per Bardonecchia e per il mare di Sardegna) mentre Mattarella dirama ampollosi comunicati verso Il Cairo.

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Informazioni su Piero Laporta

Osservate le ambiguità del giornalismo italiano, Piero Laporta dal 1994 s’è immerso nella pubblicistica senza confinarsi nei temi militari, come del resto sarebbe stato naturale considerando il lavoro svolto a quel tempo, (Ufficio Politica Militare dello Stato Maggiore della Difesa). Ha collaborato con numerosi giornali e riviste, italiani e non (Libero, Il Tempo, Il Giornale, Limes, World Security Network, ItaliaOggi, Corriere delle Comunicazioni e Arbiter, Il Mondo). Ha scritto “in Salita, vita di un imprenditore meridionale” ed è coautore di “Mass Media e Fango” con Vincenzo Mastronardi e altri, ed. Leonardo 2015. (leggi qui: goo.gl/CBNYKg) Oggi collabora col quotidiano La Verità. Il suo più spiccato interesse resta tuttavia la comunicazione sul web e le strategie di impresa. Ha fondato il sito http://www.pierolaporta.it per il blog OltreLaNotizia. È cattolico, sposato, ha due figli.

2 risposte a I Silenzi del Colle su Scippi Francesi e Inchini a Londra

  1. Enrico dice:

    Definizione particolarmente azzeccata: “Londra e Parigi ci danno ordini di fureria” ed il ruolo del nostro paese è effettivamente quello del caporale di giornata. Ruolo che Gentiloni, ed altri prima di lui, svolge con zelo.
    Quanto a Mattarella sembra effettivamente un “imboscato” se vogliamo rimanere nell’ambito del lessico militare. In passato abbiamo avuto Presidenti con una certa “mania di protagonismo”, Mattarella sembra oggettivamente avere attitudine opposta.

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