Guerra in arrivo

#guerrainarrivo http://www.pierolaporta.it/?p=11521Guerra al di là dell’orizzonte; #guerrainarrivo, non si vede, non per questo è più lenta

Quando la guerra sarà alle viste, molti s’illuderanno che sia ancora abbastanza lontana. Quant’altri, al contrario, mostreranno preoccupazione, saranno investiti dalle rassicurazioni della politica, consapevole e preoccupata a sua volta perché la guerra travolge ogni schema di potere preesistente.
Gli imperi non sono eterni e la loro fine è segnata dalla guerra [In particolare si veda il capitolo dedicato agli USA da Cesare Marchetti e Jesse H. Ausubel in “Quantitative Dynamics of Human Empires]. Non da oggi si prevede una guerra entro la fine di questo decennio. La condotta (apparentemente irresponsabile) di Hussein Barak Obama accelera le ragioni d’una guerra mondiale. Obama non ne vedrà gli esiti da Presidente ma non per questo egli sarà meno responsabile, anzi. Una responsabilità condivisa coi governanti e coi politici europei – quelli italiani in testa – acritici caudatari delle politiche obamiane.
Ne cominciai a scrivere anni fa, connettendo la guerra alla corruzione e alla speculazione finanziaria. L’accumulazione parossistica di ricchezze da parte dei politici non è sempre e solo mera avidità; nei più altolocati e informati si somma la maligna volontà di prepararsi al peggio accumulando risorse ridondanti, consapevoli della propria inettitudine, di non essere in grado di scongiurare quel peggio.
D’altronde la condotta dei tre maggiori speculatori europei – Germania, Francia e Gran Bretagna – riflette analoghi scopi originati da analoghe preoccupazioni, quantunque su un’altra scala.
Le spese e gli impegni militari di Francia e Gran Bretagna sono crescenti e del tutto scissi da qualunque progettualità di “difesa comune europea”. La Germania appare meno bellicosa delle altre due? In realtà, come accadde fra le due guerre mondiali, essa ha i numeri per espandere in tempi brevi il suo strumento militare e, per quanto concerne obiettivi strategici e schieramenti, la guerra in Ucraina la dice lunga sui suoi propositi.
Mentre la spinta alla guerra è un dato di fatto, l’alternativa “burro o cannoni” è una costante storica ineludibile. La guerra più che coi soldi si fa col debito, col debito altrui preferibilmente; oggi ancora di più dacché il sistema finanziario mano a mano perfeziona la capacità di gravare col debito su paesi predestinati.
Per fare la guerra è indispensabile affamare molti, dopo averne abbassato la qualità della vita, a premessa di privarli della vita stessa quando fosse giudicato profittevole. Nessuno che abbia un alto tenore di vita accetta di subire le conseguenze della guerra. Questa è stata la lezione appresa dalla guerra del Viet Nam e dalla reazione della borghesia statunitense alle sue tragiche conseguenze.
C’è dunque un pacifismo che proviene dal basso.
Ve n’è pure uno che discende dall’alto e ha tutt’altre preoccupazioni.
La guerra, armando i soldati, potrebbe innescare esplosioni di violenza interna con rivolgimenti incontrollabili. E’ un’eventualità che fa venire l’orticaria alle cerchie al potere, ovvio, le quali non per caso sono pacifiste. Quanto più sono strategicamente aggressive tanto più ostentano pacifismo, fino a guadagnarsi, come si sa, persino un Nobel per la pace. E’ tuttavia sempre più evidente che la guerra è vicina; quanto meno essa è un’opzione allettante per quanti possono far conto sulla guerra hitech: un insieme complesso, interagente in tempo reale su scala globale, di intelligenze artificiali, ordigni e sistemi d’arma, con risorse umane contenute e, in molti settori, del tutto assenti; dispiegabile su una pluralità di vasti teatri operativi, con capacità tridimensionale di colpire a migliaia di chilometri di distanza senza timore di risposta immediata. Tutt’al più sono possibili attentati di ritorsione ma difficilmente possono cogliere – se non marginalmente – i decisori politici e finanziari di vertice. Atteso che la difesa antimissile rende improbabile un attacco missilistico massiccio sugli USA, quand’anche le città statunitensi fossero colpite da ordigni nucleari “dormienti”, collocativi non importa quando e da chi, la governance delle città e del paese nel suo intero non ne risentirebbe più di tanto.
A loro volta, gli USA, il primo modello di democrazia moderna, a lungo credibile e benemerito, sono palesemente impegnati a risolvere il dilemma “burro o cannoni” a vantaggio dei cannoni, a discapito di quanti sono costretti a finanziarli, magari attraverso esattori implacabili come la Germania, la Gran Bretagna o la Francia, in sistema con la rete finanziaria.
Primavere mussulmane, Siria, Libia, ISIS, Grecia… altrettante tappe di questo processo in cammino verso lo scontro finale.
Russia e Cina, ben consapevoli di queste semplici e ineludibili premesse, mai usciranno dai loro confini e, nello stesso tempo, vanno preparandosi a una lunga e dura guerra con gli Stati Uniti.
Gli USA di questo passo potrebbero tuttavia avere sorprese sul piano interno che oggi possiamo appena intravvedere nelle piazze di Ferguson o consimili.

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In Italia, a dispetto della situazione ingravescente, il dibattito stenta a prendere piede. Si direbbe più importante curarsi di clandestini e di portare a nozze indispensabili brandelli di umanità LGBTP piuttosto che prepararsi agli eventi in avvicinamento. D’altronde, se così non fosse, verrebbe smentita un’altra costante regola concernente la guerra: essa arriva inattesa, soprattutto per gli sciocchi.
L’articolo che segue «Why Is Washington Addicted to War?», pubblicato il 15 luglio da Scott McConnell su The American Conservative[1], apre alcune finestre sui dubbi che vanno attraversando il dibattito statunitense sul dopo Obama. Appare opportuno riflettervi.

Why Is Washington Addicted to War?

Most now assume that the defining foreign policy legacy of President Obama will be his Iran deal, which will seek to block Iran’s path to a nuclear weapon and open the doors to Iran’s reintegration into the world economy and regional politics.
I believe Obama and good sense will prevail over the Israel caucus in Congress, and as a result of the deal Americans will fairly soon come to see Iran both as a market for American goods and ideas and as a valuable ally against ISIS, the Sunni jihadist group that controls much of Iraq and Syria. There will of course be much debate and possibly a major political donnybrook in the months to come, and unexpected twists are always possible.
But what a surprise it would be if the principal legacy for Obama were not the opening to Iran, even if it were to fulfill all positive expectations, but a deepening cold war, potentially even hot war, with Russia. Everyone in Washington knows that Obama and his top aides have devoted 10 times more attention to Iran than to Russia, assuming perhaps that the logic of geopolitics would keep American-Russian relations on relatively even keel. But events have a way of surprising. Oh bitter irony were we to have peace with Iran, war with Russia. It could happen.
The Times ran a story [1] on Monday about Ukrainian extreme rightists fighting with the Kiev government, a worrisome development for the latter because Right Sector units play such a key role in its military overall. The Ukrainian far right is tarred by association with neo-Nazism, mostly because its heroes fought with Nazi units against the Russians in World War II, and its banners and symbols clearly evoke Nazism. Several days ago, the Times ran a story about Chechen Islamists joining the Ukrainian forces because they wanted to fight Russians. (Chechen Islamism is the milieu that spawned the Boston Marathon bombers). There probably are perfectly understandable reasons for Chechen hatred of Russia, as there are for the widespread Ukrainian embrace of the Nazi side during World War II, (though few expressed this when retired Ohio auto worker John Demjanjuk, a Ukrainian emigre and Nazi collaborator, was in the news). But it doesn’t mean we should be allied with such people.
Yet now, somehow, we are. For official Washington, the Ukrainian ally it has embraced is buttressed by a coalition of Islamic militants and neo-Nazis, along with the various elite ethnic Ukrainians who have learned that milking the increasingly lush Washington-Kiev connection can be lucrative. While Obama and John Kerry have turned their attentions elsewhere, the permanent national security state is steering America inexorably towards confrontation with Russia over an area of much moral ambiguity and no strategic significance to America.
Last week Marine General Joseph Dunsford, Obama’s nominee as Chairman of the Joint Chiefs of Staff, gave a Senate panel the hawkish answers on Russia he imagined the senators wanted. He described Russian actions on its borders as “nothing short of alarming” and asserted that Russia presents the “greatest threat to our national security” and “could pose an existential threat to the United States.” Obviously any country with a lot of nuclear weapons poses a potential existential threat to the United States, and much else. For some reason Dunsford was not asked whether America’s arming of neo-Nazi factions in the Ukraine has increased or decreased the potential threat Russia’s nuclear arms pose to America’s existence.
The press reminds us often of the saber-rattling actions carried out by Vladimir Putin’s government to the states and semi-countries on Russia’s border. But military exercises cut both ways. NATO has ramped up its war gaming in the Baltic Sea, conducting a large military exercise called BALTOPS involving 5,600 troops and 50 warships. Doesn’t sound like that much, but perhaps Americans should contemplate how they would feel about a comparable Chinese or Russia exercise in the Caribbean. Add to that the annual Black Sea war games, and “Exercise Noble Jump” in Poland, and other maneuvers all amounting to about 20,000 NATO troops a year romping about in what used to be the Warsaw Pact, and you can at least understand that Putin’s saber-rattling should not be seen as not especially one-sided.
How did we arrive at this strange place – a de facto alliance with neo-Nazis and Chechen Islamists -waging a proxy war against Moscow on Russia’s border, while a docile media and one-note political class sounds a continuous alarm about Russian aggression? It can’t be what Obama intended: when Mitt Romney raised alarm about “the Russian threat” in 2012, Obama mocked him, and the country seemed to agree. One can’t help but observe that Obama can largely succeed in imposing on the country a progressive agenda when it comes to immigration, health care, and gay marriage and yet is relatively powerless against the momentum of what may be loosely called the hawkish military industrial complex.
Is it an accident of personnel? Hillary Clinton facilitated the rise of former Cheney aide (and wife of neocon strategist Robert Kagan) Victoria Nuland to the most powerful European post in the State Department. Obama had to placate Hillary, and the country looked the other way while Nuland pulled the levers to foment an anti-Russian coup in Kiev. Without this bit of caprice, would we be in the present showdown?
Or is the explanation more diffuse: that America somehow needs Russia as an enemy for its own sense of self? This is along the lines of what Georgi Arbatov, a Kremlin intellectual of the late 1980’s, had predicted. “We are going to deprive you of an enemy,” Arbatov said while Gorbachev was dismantling the Warsaw Pact, and you won’t know what to do. John Updike’s Rabbit Angstrom, the protagonist of three of his novels thought along similar lines: “Without the Cold War, what’s the point of being an American?”
In a 1997 Foreign Affairs essay which bears rereading today, Samuel Huntington mused [2] on the possibility that American would need an external enemy to mitigate its internal fissures. I’ve speculated before that increased diversity and multiculturalism at home would lead to a less militarized foreign policy, and still believe that’s the case. (There is no evidence that Mexican or Chinese immigrants, to take the most important of the new groups, have aggressive foreign policy agendas.) But Huntington weighs in on the opposite side: to smooth over or submerge domestic ethnic divisions, America may go out of its way to seek external enemies.
It’s an historical argument, but also speculative and psychological: no one in Washington would ever say, or even think, “Our national identity is in flux, so we need an external enemy to keep it together.” But it’s a sentiment Rabbit Angstrom’s creator would have understood. In rational foreign policy terms, it’s obvious that a conflict with Russia on Russia’s border, with America taking the side of neo-Nazis and Islamists, is the last thing America would seek if its foreign policy were determined by rational criteria. So what does explain it?

Perché Washington è guerra-dipendente?

L’accordo con l’Iran, secondo molti, sarà l’eredità politica del presidente Obama, per bloccare il cammino dell’Iran verso gli ordigni nucleari e reintegrare l’Iran nell’economia mondiale e nelle politiche regionali.
Io credo che Obama e il buon senso prevarranno sul gruppo di pressione filo israeliano nel Congresso, grazie all’opportunità che l’accordo offre di aprire l’Iran al mercato dei beni e alla cultura statunitensi, oltre che farne un alleato contro l’ISIS, il gruppo jihadista sunnita che occupa la maggior parte di Iraq e Siria. Vi saranno, ovvio, molti dibattiti e accese discussioni politiche nei mesi a venire, con possibili colpi di scena.
Sarebbe tuttavia sorprendente se la principale eredità di Obama non fosse l’apertura all’Iran, quantunque essa soddisfacesse tutte le aspettative, bensì una guerra fredda ingravescente e potenzialmente calda con la Russia. È ben noto a tutti a Washington come Obama e i suoi diretti collaboratori abbiano dedicato all’Iran attenzione dieci volte maggiore che alla Russia, presumendo forse che la logica geopolitica esiga un riequilibrio nelle relazioni russo-americane. Gli eventi hanno tuttavia capacità di sorprenderci. Sarebbe una triste ironia fare pace con l’Iran e guerra con la Russia. Potrebbe accadere.
The Times ha scritto lunedì scorso[2] dell’estrema destra ucraina che lotta col governo di Kiev; per quest’ultimo è un esito preoccupante poiché Right Sector (Settore Destro) ha un ruolo chiave nel dispositivo militare.
L’estrema destra ucraina è tutt’uno col neonazismo, soprattutto perché i suoi eroi combatterono coi nazisti contro i russi nella seconda guerra mondiale; le bandiere e i simboli sono chiare evocazioni del nazismo. Giorni fa, il Times ha riferito dei ceceni islamici inseriti nelle forze ucraine perché essi vogliono combattere i russi (gli attentatori alla maratona di Boston erano islamisti ceceni).
Vi sono verosimili motivi del tutto comprensibili per l’odio ceceno contro la Russia, come per il sostegno ucraino ai nazisti durante la seconda guerra mondiale (sebbene in pochi si espressero così quando si seppe di John Demjanjuk, un emigrato ucraino, collaboratore dei nazisti)[3].
Questo non significa tuttavia che dovremmo allearci con tali persone.
Eppure ora, in qualche modo, lo siamo. La Washington ufficiale ha abbracciato l’alleato ucraino sostenuto da una coalizione di islamici e neonazisti, insieme con varie élite delle etnie ucraine che hanno imparato quanto profittevole e redditizia sia la connessione Washington-Kiev. Mentre Obama e John Kerry hanno concentrato le loro attenzioni altrove, la condizione permanente di sicurezza nazionale ha fatto sterzare l’America inesorabilmente verso lo scontro con la Russia su un piano di ambiguità morale e privo di significato strategico per l’America.
La scorsa settimana Joseph Dunsford, generale dei Marine, candidato di Obama a presiedere il Joint Chiefs of Staff, ha fornito a un gruppo di senatori risposte sulla Russia gradite ai falchi. Le azioni russe sui suoi confini definite “a dir poco allarmanti”, la Russia rappresenta “la più grande minaccia per la nostra sicurezza nazionale” e “potrebbe rappresentare una minaccia esistenziale per gli Stati Uniti.” Ovviamente qualsiasi paese con un sacco di armi nucleari pone una potenziale minaccia esistenziale per gli Stati Uniti, e molto altro. Per qualche ragione a Dunsford non è stato chiesto se l’accostamento dell’America coi neo-nazisti in Ucraina abbia aumentato o diminuito la potenziale minaccia di armi nucleari della Russia per l’esistenza degli Stati Uniti.
La stampa richiama sovente il fragore di sciabole del governo di Vladimir Putin verso stati e staterelli confinanti con la Russia. Eppure le esercitazioni militari si svolgono di là come di qua. La NATO ha intensificato le sue esercitazioni belliche nel Mar Baltico, una di grandi dimensioni, la BALTOPS, impegnandovi 5.600 uomini e 50 navi da guerra.
Non sembra gran che, ma forse gli americani farebbero bene a valutare come essi percepirebbero un’analoga esercitazione cinese o russa nei Caraibi. Aggiungiamo le esercitazioni belliche che ogni anno si svolgono nel Mar Nero, le “Exercise Noble Jump” in Polonia e altre manovre, impegnandovi 20.000 uomini NATO all’anno su quello che fu il Patto di Varsavia, e si può almeno comprendere quanto le minacce di guerra di Putin non possano assolutamente essere considerate unilaterali.
Come si è arrivati a questo strano risultato – l’alleanza di fatto con neo-nazisti e islamisti ceceni – ingaggiando una guerra per procura contro Mosca sul confine della Russia, mentre i media addomesticati e una classe politica monocorde suonano incessantemente l’allarme contro l’aggressione russa? Non può essere quanto Obama intendeva quando Mitt Romney dette l’allarme per “la minaccia russa” nel 2012; Obama lo schernì e il paese sembrò d’accordo. Non si può fare a meno di osservare che Obama può facilmente imporre al Paese un’agenda progressista su immigrazione, assistenza sanitaria e matrimonio gay, mentre è alquanto sguarnito contro l’assalto di ciò che possiamo definire il “complesso militare industriale”.
È un fatto personale? Hillary Clinton ha agevolato l’ascesa di Victoria Nuland, ex assistente di Cheney (e moglie di Robert Kagan, stratega neocon) alla più importante poltrona “europea” del Dipartimento di Stato. Obama ha dovuto placare Hillary, e il paese guardava dall’altra parte mentre Nuland manovrava per fomentare un colpo di stato anti-russo a Kiev. Senza questi piccoli capricci, saremmo a questa resa dei conti?
Oppure vale la giustificazione più diffusa: l’America ha in qualche modo necessità della Russia quale nemico per la propria autoconsapevolezza? Questo è in linea con quanto previde un intellettuale del Cremlino, Georgi Arbatov, alla fine del 1980: «Stiamo privandovi di un nemico», ci disse Arbatov mentre Gorbaciov smantellava il Patto di Varsavia, e voi non saprete che cosa fare. Il Coniglio Angstrom, protagonista di tre romanzi di John Updike, la pensa in modo analogo: «Senza la Guerra Fredda, che senso ha essere un americano?»
In un saggio del 1997 su Foreign Affairs[4], che giova rileggere oggi, Samuel Huntington chiosò sulla possibilità che gli americani avrebbero necessità di un nemico esterno per attenuare le fratture interne.
Ho ipotizzato in precedenza che una maggiore diversità e il multiculturalismo interno consentirebbe una politica estera meno militarizzata, e continuo a credere che ciò sia opportuno. (Nulla indica che gli immigrati messicani o cinesi, considerando i più rilevanti fra i nuovi gruppi, abbiano agende aggressive in politica estera). Ma Huntington dice la sua in senso opposto: per appianare o seppellire le separazioni etniche nazionali, l’America potrebbe darsi da fare a cercare nemici esterni.
È un dibattito storico, ma anche congetturale e psicologico: a nessuno a Washington verrebbe da dire oppure solo pensare: «La nostra identità nazionale è incerta, quindi necessitiamo di un nemico esterno per stare insieme.» Ma è un modo di sentire che l’autore di Rabbit Angstrom avrebbe percepito. In termini di politica estera razionali, è ovvio che un conflitto con la Russia, sul confine della Russia, con l’America schierata con neo-nazisti e islamisti, è l’ultima cosa che l’America cercherebbe se la sua politica estera fosse determinata da criteri razionali. E dunque, come spiegarlo?

 

[1] Why does Washington drift towards war?

[2] Police in Western Ukraine Clash With Paramilitary Group; 7 Are Hurt

[3] John Demjanjuk, ucraino, soldato dell’esercito sovietico, fu catturato dai tedeschi e arruolato come ausiliario SS e guardia nel campo di sterminio nella Polonia occupata, dove si guadagnò il titolo di “boia di Sobibor” con la sua complicità nel massacro di 28mila ebrei. Dopo la guerra si rifugiò negli Usa, in Ohio, facendo l’operaio fino al 1977 quando il suo passato riaffiorò. Nel 2011 Demjanjuk fu condannato a cinque anni di carcere dal tribunale di Monaco di Baviera, con l’accusa di aver partecipato all’eccidio di 27.900 ebrei nel campo di sterminio di Sobibor. L’arresto fu revocato a causa dell’età avanzata. Il processo durò 18 mesi e fu possibile solo dopo una difficile trattativa condotta dalla Germania per ottenere la sua estradizione dagli Usa, dove aveva vissuto circa cinquant’anni.

[4] The Erosion of American National Interests

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Informazioni su Piero Laporta

Osservate le ambiguità del giornalismo italiano, Piero Laporta dal 1994 s’è immerso nella pubblicistica senza confinarsi nei temi militari, come del resto sarebbe stato naturale considerando il lavoro svolto a quel tempo, (Ufficio Politica Militare dello Stato Maggiore della Difesa). Ha collaborato con numerosi giornali e riviste, italiani e non (Libero, Il Tempo, Il Giornale, Limes, World Security Network, ItaliaOggi, Corriere delle Comunicazioni e Arbiter, Il Mondo). Ha scritto “in Salita, vita di un imprenditore meridionale” ed è coautore di “Mass Media e Fango” con Vincenzo Mastronardi e altri, ed. Leonardo 2015. (leggi qui: goo.gl/CBNYKg) Oggi collabora col quotidiano La Verità. Il suo più spiccato interesse resta tuttavia la comunicazione sul web e le strategie di impresa. Ha fondato il sito http://www.pierolaporta.it per il blog OltreLaNotizia. È cattolico, sposato, ha due figli.

16 risposte a Guerra in arrivo

  1. appunto…cerco di spiegarmi:
    .oggi non siamo più fermi difronte al bivio della contraddizione,del poter scegliere tra bene e male…
    (come fino a qualche decennio fa..dal prescindere soggettivo di ciò che è bene e ciò che male).
    siamo già dentro l’abisso del bene e del male a non saper più distinguere ciò che è utile(bene) da ciò che è dannoso(male)..
    ..siamo inghiottiti dentro un vortice difronte al quale siamo im potenti…incapaci neppure di rendervi conto di quello che succede…
    E attenzione…vero che la propaganda è la bestia effimera che si insinua nella testa del pecorume..in special modo quello acculturato e con la testa piena di preconcezioni e la zavorra della cosiddetta “cultura” dell’intellighenzia dominante che in ogni epoca edita, anzi obbliga ad aderire alla sua bibbia.
    ..purtroppo…però…
    è soprattutto vero che questa(il tam-tam) come una malattia ,come un virus attecchisce negli organismi debilitati,incerti..NELLE TESTE DI CHI NON è CAPACE DI DISTINGUERE IL BENE DAL MALE, poiché intrappolati dentro una logica…come dire uno status oramai irreversibile…
    dentro un vortice infernale…
    come un virus che attecchisce in un organismo debilitato..
    e oggi..TUTTI..TUTTI SONO DEBILITATI….in primo luogo i cosiddetti sinistroidi acculturati…del buonismo.
    (NON è FORSE PROPAGANDA QUELLA DEL BUONISMO?..non è becera propaganda quella di imporre le eccezioni come regole????e rinnegare regole ANCESTRALI A COMINCIARE DA UN PADRE ED UNA MADRE???)
    ps.se da bambini quando durante il catechismo ci parlavano di sodoma e gomorra e pur con la fantasia di infanti non riuscivamo pianemente a focalizzare il senso,il perché,il come e soprattutto l’effetto della fine di sodoma e gomorra..EBBENE OGGI…è un esempio ormai palese…
    ….ci siamo…non dico mesi…ma neppure lustri…e considerato che è I M P O S S I B I L E tornare indietro, porre un rimedio a quanto succederà, facciamo…. …si faccia in modo di accoglierne e sfruttarne l’aspetto positivo…
    FAR RIPOSARE E RESPIRARE LA NOSTRA VERA MADRE..e ricercare un contatto con il nostro vero padre..DIO.
    (perlomeno ritrovare un bivio..)
    RPS.informo a scanso di equivoci che sono vaccinato da decenni alla propaganda dei media di ogni genere! e soprattutto non sono di destra non sono di sinistra..ma tifo per l’ascoli e per la Juve….
    SONO SOLO UN CRISTIANO CHE NON PORGE L’ALTRA GUANCIA e…che non è proprio disposto a porgerla!
    (a proposito, la storia ci insegna oltretutto che a volte abbiamo difronte bivi drastici dove si indica MORS TUA,VITA MEA…e voglio sbagliare ma si è superato pure questo con il buonismo)
    saluti!

  2. Davide dice:

    La guerra come il crollo monetario sono anni che vengono annunciati ma non succede mai nulla!!!

    • Be’, dire “non succede mai nulla” mi pare alquanto riduttivo; semmai può e sta per accadere di peggio; ci si creda o meno è un’altra cosa.

    • Orazio dice:

      E’ vero che a forza di dire al lupo, al lupo, e poi non succede nulla, alla fine non ci si crede più.
      Ma, mi permetta, la situazione si sta sempre più facendo caotica, tanto per sapere, gli USA sono andati in default, ma fanno finta di nulla.
      La loro economia, checché ne dicano, sta andando sempre di + a rotoli… Non si lasci impressionare dalle dichiarazioni roboanti, che dichiarano che il loro pil è aumentato. Quando poi ci troviamo che gli analisti segnalano come non è più possibile aumentare il valore delle loro azioni, andando a riacquistarle indebitandosi… si a letto bene.
      Ma questo è sempre una piccola parte del mare magnum, in cui il sistema si è cacciato.

  3. Pingback:Cazzeggiando per il web,,ho incontrato queste news.. - Pagina 214 - I Forum di Investireoggi

  4. Antonio Spinola dice:

    Si profila una guerra mondiale dai contorni sfumati, con motivazioni di ardua interpretazione…
    Ora, premesso che, col Chesterton del bel romanzo “Il Napoleone di Notting Hill”, non si può spargere sangue (regno del sacro) per interessi diversi da quelli “religiosi”, non mi angoscia la guerra in sé, che comunque resta un’immane tragedia.
    Mi angoscia piuttosto l’incapacità. Perché una guerra non basta “farla” ma bisogna “saperla fare”, e andare con determinazione fino in fondo, bisogna concluderla.
    Assolutamente impossibile nell’era delle guerre “umanitarie”.

  5. Orazio dice:

    L’articolo, ben scritto e con molti punti interessanti, non analizza il fattore monetario mentre è nullo quella della massoneria.
    Per cui, intervengo per “ampliare” il discorso che Lei sig. Piero, ha imbastito.
    Per primo, occorre osservare che il sistema economico/monetario, è in profonda crisi, comunque lo si guardi, in particolare il sistema monetario, il quale da oltre un secolo con l’avvento della FED, con a capo i soliti noti, hanno di fatto trasformato l’America come una banda di avventurieri/guerrafondiari. Il perché è presto detto, con tali mezzi, ha di fatto aggredito molti stati… si parla di circa 200 guerre nell’ultimo secolo, per rubare i beni altrui. Ma, avendo le redini bancarie, hanno avuto buon gioco utilizzare il dollaro come arma di ricatto e l’utilizzo dello stesso per finanziare direttamente o indirettamente “come sta succedendo ora” ulteriori guerre.
    Il problema però si sta complicando in quanto tali azioni alla lunga, hanno portato non solo ad abusare del dollaro, ma il debito stratosferico che gli usa hanno in casa e quello estero, comporta ovviamente una perdita di “credibilità” nei confronti del mondo che fino ad ora ha sostenuto tale moneta….
    Evito di ripetere quello che è successo negli ultimi tempi, in materia di credibilità dovuta ad azioni come i mutui-sub prime ed ora con i derivati ultrastratosferici.
    Siamo arrivati per così dire al dunque e, questo da anni lo stanno dicendo economisti “eretici”.
    In pratica si stanno preparando le conseguenze di un default degli USA, che avrà effetto planetario su tutte le economie a loro direttamente o indirettamente collegate.
    Per quanto riguarda il discorso massonico, questo è di difficile interpretazione, nel senso che troviamo delle Ur-logge contrapposte, che a mio avviso fanno finta di “combattersi”, ma di fatto operano per raggiungere certi indirizzi che in questi ultimi anni li possiamo anche noi vedere e/o anticipare, ovvero “il NWO” nuovo ordine mondiale.
    Ritornando a Lei Sig. Piero, e a tutti coloro che fanno osservare come il sistema operi per far tacere, sottomettersi, disinformare, non posso essere che pienamente d’accordo.

  6. Pingback:GUERRA IN ARRIVO | Alter Ego

  7. oscar dice:

    Un tempo, fra le conseguenze delle guerre, vi era anche da annoverare l’effetto redistributivo sul reddito che era dato di registrare in buona , se non totale, misura fra i vecchi e i nuovi gruppi sociali post-bellici. Oggi potrebbe essere ancora così? Forse ve n’è la consapevolezza, perciò un fenomeno come quello additato da Piero potrebbe trovare fondamento ed andare realmente consolidandosi. Le oligarchie si preparano alla guerra accumulando sempre più ricchezze. Ma allora la terza G. M. è già scoppiata da un pezzo. Forse subito dopo il secondo dopoguerra a giudicare dall’avidità con cui i gruppi finanziari continuano incessantemente ad accumulare capitale derivante da speculazione e rendite in misura maggiore di quello derivante dall’industri. Per investire nella manifattura e produrre bisogna credere in un futuro di pace. Meglio non rischiare. L’unica attività manifatturiera che ancora attira capitali è la produzione di armi.
    Allora la guerra c’è. Già, ma come. Niente eserciti schierati. Non ve n’è necessità. Guerra a grappoli, come le bombe.
    Oggi ce n’è dappertutto. Le prospettive? Gli scenari a breve? L’Europa contro l’IS; gli USA con la Turchia contro i curdi e la Russia; lotta nei celi fra caccia IS e aviazione franco/italiana per la supremazia in Libia e sul golfo della Sirte; apertura del fronte ungherese e sbarchi a Gibilterra; Ucraina e islamisti ceceni pronti a far casino con chiunque non garantisca loro potere e ricchezze; cinesi incazzati nel centrafrica disposti a coalizzarsi con i russi; Iran baluardo dei valori occidentali in medio oriente pronti a dare una mano contro gli arabi; gli Usa con i Talebani per emarginare l’IS; gli USA sempre a 10.000 km di distanza si sentono super sicuri dopo il colpaccio diplomatico con Cuba alla quale pagano anche i danni per l’embargo subito. In tutto questo casino un raggio di sole e di speranza: gli israeliani acconsentono alla nascita di uno stato palestinese con il quale stringono una alleanza di ferro contro tutti.
    Coraggio, come avrete capito: non è vero niente!

  8. Pingback:Gli imperi non sono eterni e la loro fine è segnata dalla guerra | Il Raggio Riflesso

  9. Non che abbia a cuore il destino della russia o della cina..
    GUAI A SPUTARE SUL PIATTO DOVE SI MANGIA
    (anche se non si sa fino a quando avremo “CIBO”)

    ma queste sanzioni..OBBLIGATE soprattutto alle colonie genuflesse come l’Italia, NON SONO FORSE UN DELIBERATO ATTO DI GUERRA???????????

    Les Etats-Unis admettent que l’UE ne veut plus prolonger des sanctions
    Source: Russia Today
    Source: Médias
    14-08-2015 – 10:09 Dernière mise à jour 14-08-2015 – 10:10
    http://www.almanar.com.lb/french/adetails.php?eid=253273&frid=13&seccatid=15&cid=13&fromval=1

  10. perdono per le maiuscole..

    ==========PER ANNI MI SONO CHIESTO IL MOTIVO PER CUI L’EUROPA DOPO LA CATASTROFE DELLA PRIMA GUERRA MONDIALE SIA RICADUTA NELLO STESSO ERRORE.o meglio ORRORE
    .NELLA TRAGEDIA DELLA SECONDA GUERRA MONDIALE..
    COME FA UN INTERO POPOLO AD ACCETTARE UNA SITUAZIONE DI GUERRA?
    PASSI PER UN SOLDATO,IL QUALE DEVE SOLO OBBEDIRE E SOPRATTUTTO NON PENSARE…NON RIFLETTERE NON DOMANDARSI:
    MA CHE COSA STA SUCCEDENDO?
    CHE COSA STO FACENDO?
    E POCO A POCO HO CAPITO IL PERCHE’ IN EUROPA I POPOLI SONO STATI TRASCINATI NEL DRAMMA DELLA GUERRA:
    NON AVEVANO PIU LA CAPACITA’ DI PENSARE CON LA LORO TESTA, DI RIFLETTERE SU CIO’ CHE STAVA REALMENTE ACCADENDO…
    E OGGI L’ESEMPIO CHIARO..NITIDO E’ COME VIENE NARRATO IL CONFLITTO IN ATTO IN UCRAINA..
    UNA NARRAZIONE INIZIATA GIA’ NEL 2008 QUANDO NONOSTANTE SMENTITE..DOCUMENTI TESTIMONIANZE CHE AFFERMAVANO E SANCIVANO IL CONTRARIO
    IN TUTTI I MAGGIORI MEDIA OCCIDENTALI LA RUSSIA FU COLPEVOLE DI AGGRESSIONE ALLA GEORGIA….
    PER AFFRONTARE UNA GUERRA è NECESSARIO AZZERARE OGNI PUNTO DI VISTA OBIETTIVO..E’ NECESSARIO INDISPENSABILE NON PENSARE
    ED ACCETTARE…UBBIDIRE PROPRIO COME FA IL SOLDATO PER GLI ORDINI SUPERIORI, PIEGANDO LA MENTE PLASMANDOLA ALLA NARRAZIONE CHE VIENE FATTA DA CHI PROMUOVE QUESTA GUERRA…

    E COMUNQUE CI SIAMO GIA’ IN GUERRA…

    Guerra in arrivo
    http://www.pierolaporta.it/guerrainarrivo/#more-11521

    ps.nel mio infinito piccolo, dopo anni di valutazioni sono giunto alla conclusione che una devastante guerra mondiale è indispensabile PER SALVARE IL PIANETA..LA VITA STESSA SULLA TERRA..
    a prescindere dagli equilibri di potere, la terra,questa palla già oggi non può permettersi di sfamare miliardi di individui e se aggiungiamo che miliardi di persone aspirano a “copiare” il modello consumista occidentale..della devastazione ambientale,degli eccessi e degli sprechi,NEPPURE UNA GUERRA POTRA’ SALVARE LA VITA ANIMALE E VEGETALE SOPRA A QUESTA PALLA..
    aria acqua terra..è tutto contaminato ed avvelenato…
    DI QUESTO ANDAZZO QUANTO CI RESTA ANCORA DI VITA SOPRA A QUESTA PALLA????

    • Dissento sulla presunta incapacità della Terra di ospitare più abitanti di quanto già vi sono. Torneremo sull’argomento.

    • Ausilio dice:

      caro Giuseppe,
      non sono d’accordo con quanto dici a partire dal fatto che non penso che una guerra sia un bene per la vita sul pianeta. Le guerre bruciano tantissime risorse e inquinano, inoltre, se il tuo punto è la riduzione della popolazione sappi che le guerre non sono il massimo dell’efficienza nemmeno sotto quel punto di vista.
      Io da parte mia non penso che sia necessaria una riduzione della popolazione, credo potremmo arrivare anche a 10 miliardi (e oltre) senza problemi a patto che ci sia un diverso modo di rapportarsi tra le nazioni e che le grandi corporazioni e multinazionali venissero smembrate alle parti originarie ripromuovendo un’economia più legata al territorio ad esempio (ma ci sarebbe molto altro da dire).

    • Sigmund dice:

      Gentile Giuseppe Mario, nelle sue ultime considerazioni, quelle scritte in minuscolo, lei dimostra quanto sia potente la propaganda a cui faceva riferimento nella prima parte del suo discorso, quella che afferma che ad un certo punto le persone non sono più in grado di pensare con la loro testa perché indottrinate dalla propaganda, oppure perché sanno bene che gli ordini non si possono discutere.
      E’ dai tempi di Malthus che sulla terra aleggia lo spettro della distruzione del pianeta a causa degli esseri umani che la popolano. E’ dal ‘700 che questa storia si ripresenta confezionata in maniera diversa: manca il cibo, manca l’acqua, manca l’aria… manca sempre qualcosa che giustifica questa visione apocalittica del futuro del pianeta.
      Che ci sia bisogno di una maggiore sobrietà nel consumo delle risorse è una verità self-evident, come dicono gli inglesi, almeno in quella parte del mondo in cui è la finanza a governare le scelte economiche, poi c’è quell’altra parte del mondo che vive di poco o niente che decide di spostarsi là dove esiste un’abbondanza che si usa e getta.
      A mio modesto avviso la guerra diventa indispensabile quando il caos prodotto è divenuto talmente ingovernabile da non lasciare spazio a nessuna altra via di uscita, favorendo, così, quanti fanno del commercio delle armi la maggior voce nel Prodotto Interno Lordo.
      La guerra è l’approdo finale della follia, è l’elettroshock che azzera tutti i potenziali e consente al mondo di ricominciare a vivere come esseri umani almeno per un pò prima di dimenticare tutto l’orrore e riprendere il tragitto verso la distruzione di quei valori che rendono possibile una convivenza civile.

  11. Federico Dezzani dice:

    Quando la finanza mondialista ha il sopravvento, nel volgere di pochi decenni il mondo precipita nella deflazione (come sta avvenendo) che sfocia normalmente in guerra. Cina e Russia completeranno i piani di riarmo entro il 2020: è probabile quindi che la City e Wall Street scatenino il conflitto prima di quella scadenza.

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