GHINO DI TACCO di L. Fressoia

ghinoGhino di Tacco era un signorotto che al tempo dei feudi medievali poteva permettersi di imporre gabelle (una tassa) a chi doveva passare per i suoi territori.

Queste forme di “economia” e questi modi assai spicci di accumulare ricchezza, diffusi in quei secoli turbolenti un po’ in tutta Europa, sparirono con l’affermarsi della modernità: dalle riforme dei prìncipi illuminati del ‘700, alla rivoluzione francese, allo sviluppo dei moderni stati di diritto, i molti Ghino di Tacco passarono di moda, e per diventare ricchi la strada maestra diventò il guadagno da impresa (o profitto che dir si voglia), nei commerci, nelle manifatture, nei servizi… Questa da allora è diventata la norma, la normalità dei paesi civili e sviluppati.  Ma gli italiani si illudono di essere parte della modernità. A differenza dei paesi normali dell’Europa (per non parlare degli Usa), in Italia il vizio di Ghino di Tacco perdura alla grande e di gabelle del tutto parassitarie sono piene le nostre giornate.

Libri di testo. In Germania (e in tanti altri paesi, ove per Ghino di Tacco non c’è piùfressoia spazio), i libri di testo li fornisce gratuitamente la scuola agli alunni. In virtù di questo fatto, ne consegue che i libri si tramandano facilmente da una classe all’altra. Accade anche un altro fenomeno elementare e rivelatore: i libri di testo cambiano pochissimo. Tutto il contrario dell’Italia, dove i libri di testo sono carissimi, a carico delle famiglie e soprattutto ogni anno gli editori fanno carte false per evitare che la classe successiva possa utilizzare gli stessi libri usati dalla precedente. In Germania gli operai prendono stipendi superiori intorno ai 2.000 euro, ma nell’Italia degli stipendi da mille euro, nessuno si preoccupa di questo salasso annuale e mafioso. Hanno inventato perfino libri di testo per la ginnastica. Ogni anno ci sono libri di testo comprati ma neanche scartati dal cellophan. Nessun sindacato strilla, tace l’associazione consumatori: per questa cose il paragone con l’Europa non si fa mai. E’ una vera vergogna.

Impatto acustico e luminoso. Il mondo dell’edilizia è una mucca che molti mungono abusivamente e forsennatamente. Già da anni è invalso l’abuso -tra gli altri- di obbligare a presentare una relazione geologica anche per interventi del tutto innocui su edifici esistenti. Passi che la relazione geologica si impone per nuove costruzioni, ma a che serve per ristrutturare un palazzo che già c’è, se non a creare un lavoro fittizio?

Adesso -non ancora satolli- con apposite leggi  (“in attuazione di direttive comunitarie”, va da sé), si sono inventati la relazione acustica e pure quella per l’inquinamento luminoso. La prima -relazione sull’impatto acustico- mi è stata obbligata per riadattare un palazzetto posto lungo una strada statale molto trafficata: se l’intendimento è che l’adattamento al nuovo uso non comporti rumori in strada, è evidente l’inutilità di ogni nostro accorgimento, dato il forte traffico; se l’intendimento è preservare il palazzotto dai rumori della strada bastavano gli accorgimenti di prima senza la relazione acustica di adesso.

La relazione per l’impatto luminoso poi è da suonarsi con la tromba; con linguaggio ampolloso e sprezzo del ridicolo il suo succo è che le lampadine all’esterno devono essere assolutamente rivolte verso il basso, guai se verso l’alto, perché allora si tratterebbe di inquinamento luminoso, non sia mai che le falene, gli astronauti o i pipistrelli ne abbiano a soffrire…

Quisquilie innocenti? Sono io che vado a cercare il pelo nell’uovo?

No, si dà il caso che ogni relazione acustica o luminosa, firmata e timbrata da professionisti con tanto di laurea, costa non meno di 500 euri.

Europa? Modernità? Efficienza? No, sono solo fanfaluche, mafiosità, espropri alla Ghino di Tacco.

Dietro queste leggi c’è il disegno politico di accattivare alla politica la simpatia di numerosi professionisti, creando occasioni di lavoro del tutto fittizio.

Multe. Gli italiani negli ultimi tempi hanno a che fare con le telecamere sui semafori che rilevano il passaggio col rosso. Polemiche e denunce dalle Alpi alla Sicilia poiché ci si è accorti che la durata del giallo viene appositamente decurtata, per incastrare gli automobilisti alle multe. E viene fuori che dietro questa truffa, questa estorsione di stato, c’è ormai tutto un sottobosco di imprese che si spartiscono il malloppo cogli assessori.

Larga parte del vasto mondo della certificazione rientra in questa moderna ed equivoca economia, così come la mania di avvicinare sempre più le scadenze delle revisioni, o il cambiare di continuo le leggi sulla sicurezza.

C’è dunque qualcosa di nuovo.

Noi eravamo abituati al parassitismo classico, quello di sfruttare ogni pretesto per gonfiare il pubblico impiego, i pubblici uffici, lo stato centrale e periferico (il Corriere della Sera ha raccontato recentemente che per aprire un’attività di carrozziere servono 67 passaggi amministrativi). Un altro esempio tipico sono state le leggi regionali sul turismo: ho scoperto da tempo che le varie autorizzazioni, invece di essere accorpate in una unica procedura, devono essere chieste una al comune, un’altra alla provincia, un’altra ancora alla regione, un’altra all’azienda del turismo… Cioè la procedura di legge diventa l’occasione per dare un senso all’esistenza di troppi enti inutili.

Poi siccome il cittadino si incazza, qualcuno, quelli più bravi, organizzano lo sportello unico. Ma lo sportello unico si guarda bene dal sostituire la babele degli enti e degli uffici, solamente si incarica lui di fare il giro delle sette chiese. Il succo è salvo: alleviare la sofferenza al cittadino va bene, ma solo se diventa pretesto per creare un altro ufficio…

Ghino di Tacco dunque vive (e molto bene) anche ai giorni nostri, ma non più nei soli feudi della pubblica amministrazione. Come abbiamo appena visto, è così forte il parassitismo seminato e strutturato dallo stato (pubblica amministrazione centrale e periferica), che adesso esso giunge a plasmare a propria immagine e somiglianza perfino l’impresa economica. Si sta moltiplicando questa strana economia di imprese parassitarie, che a rigor di logica non potrebbero esistere, che a rigor di logica sono una contraddizione in termini (un ossimoro), poiché l’impresa, se le cose hanno un senso, dovrebbe essere capace di creare ricchezza. Ma la ricchezza per essere vera e non fittizia, non può essere parassitaria, bensì deve scaturire da vera domanda (del consumatore/utente) e da vera offerta (di beni, prodotti e servizi in concorrenza tra loro); quella estorta e accumulata in forza dello stato e dei suoi arbitri legislativi, è impoverimento della società, non arricchimento. Anche un ragazzo delle medie capisce queste differenze.

Con la ricchezza accumulata mediante estorsione legislativa si forma non una vera borghesia (ceti attivi e creativi, in sintonia col vasto mondo), ma una rete di clientele omertose e puzzolenti, dove arricchisce non chi è più bravo e fortunato, ma chi è più bravo a mafieggiare coi funzionari dello stato (centrale e periferico). Ecco perché in Italia alle elezioni la confindustria (caso unico al mondo) appoggia il cartello elettorale che porta al governo tre partiti comunisti.

C’è maretta in politica, nuovi partiti, nuove prospettive… Noi affermiamo che o la politica si fa carico di decapitare i mille Ghino di Tacco, oppure non interessa agli italiani. Se permane Ghino di Tacco gli italiani continueranno come adesso a diffidare della politica all’85%.

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Informazioni su Piero Laporta

Osservate le ambiguità del giornalismo italiano, Piero Laporta dal 1994 s’è immerso nella pubblicistica senza confinarsi nei temi militari, come del resto sarebbe stato naturale considerando il lavoro svolto a quel tempo, (Ufficio Politica Militare dello Stato Maggiore della Difesa). Ha collaborato con numerosi giornali e riviste, italiani e non (Libero, Il Tempo, Il Giornale, Limes, World Security Network, ItaliaOggi, Corriere delle Comunicazioni e Arbiter, Il Mondo). Ha scritto “in Salita, vita di un imprenditore meridionale” ed è coautore di “Mass Media e Fango” con Vincenzo Mastronardi e altri, ed. Leonardo 2015. (leggi qui: goo.gl/CBNYKg) Oggi collabora col quotidiano La Verità. Il suo più spiccato interesse resta tuttavia la comunicazione sul web e le strategie di impresa. Ha fondato il sito http://www.pierolaporta.it per il blog OltreLaNotizia. È cattolico, sposato, ha due figli.

Una risposta a GHINO DI TACCO di L. Fressoia

  1. oscar dice:

    In tempo di vacche grasse, il settore pubblico fungeva direttamente da volano assumendo e gonfiandosi a dismisura. Qualcuno spacciava tale agire per politiche Keynesiane: l’obiettivo era – invece – creare delle solide clientele.
    In tempo di vacche magre, come l’attuale, “il lavoro” lo si crea con i codicilli, con le virgole, con le ipotesi, …disquisendo del sesso degli angeli, e così facendo cercare di raccimolare consenso fra le corporazioni o, addirittura, crearne delle nuove. Professioni senza valore aggiunto; balzelli, appunto!
    Giustissima l’impostazione di Fressoia. Sottoscrivo tutto!

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