FRANCESCO, HABEMUS PAPAM

Papa Francesco

Il Papa ha ripreso il suo posto nel mondo: lo dice la crisi siriana.

Il premio Nobel per la pace, Hussein Barak Obama ha dissipato tutta l’autorità morale e il prestigio che gli Stati Uniti d’America avevano accumulato dalla loro nascita. Beninteso, rimangono la nazione militarmente più forte della terra, ma la loro altrettanto acuta debolezza politica è sotto gli occhi di tutti.

Il dibattito messo faticosamente in piedi nel Congresso per dare una verisimiglianza di decisione democratica all’aggressione alla Siria fu squallidamente retorico e privo d’ogni sia pur minima concretezza strategica: un conciliabolo di folli che stanno portando il paese verso la rovina e vogliono trascinarvi il mondo.

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Incrociatore pesante cinese
Noauio-83 attraversa Suerz

Non si accorgono che il loro squallido spettacolo è persino peggiore dell’indimenticabile balbettio di Colin Powell, fino ad allora onorato generale e valido segretario di Stato, che alle Nazioni Unite mostrava delle provette piene nient’altro che di supposizioni e menzogne a proposito delle armi di distruzioni di massa di Saddam Hussein, alleato degli USA fino a poco tempo prima e buttato a mare com’è accaduto a gran parte di amici e alleati di Washington negli ultimi tempi.

Oggi persino il viscido David Cameron s’è rintanato nell’ombra. Al premio Nobel per la pace è rimasto solo Fronçois Hollande, scodinzolante, ma presto costui dovrà fare i conti coi francesi.

In questo squallore politico internazionale,  attraversato dalla macabra sete di sangue di due vampiri di terz’ordine, s’affaccia un pontefice, Papa Francesco, con la sua lettera al presidente Vladimir Putin (leggila qui) e con la sua azione diplomatica (leggi qui) a dare una sterzata al mondo, fino a poche ore inesorabilmente diretto verso il disastro.

Non è detto che al disastro non arrivi comunque, nonostante le preghiere delle migliaia di fedeli che converranno a Roma domani. La volontà di due imbecilli criminali e la loro disponibilità di armi sono un binomio di acuta pericolosità.

Non di meno, se attaccano, il mondo non dimenticherà; se non attaccano, saranno dimenticati. Qualunque decisione prendano, sono politicamente finiti e lo si vedrà presto.

Il premio Nobel per la pace ha fatto una guerra spietata ai cattolici, sin dal suo primo giorno nella Stanza Ovale. Prima di lui si cimentarono personaggi ben più autorevoli, come Diocleziano e Vespasiano, Attila e Napoleone, Hitler e Stalin. La fine è nota e anche in questo caso non vi saranno sorprese.

Habemus Papam, per fortuna del mondo e della Chiesa. 

conflittiestrategie elio

 

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Informazioni su Piero Laporta

Osservate le ambiguità del giornalismo italiano, Piero Laporta dal 1994 s’è immerso nella pubblicistica senza confinarsi nei temi militari, come del resto sarebbe stato naturale considerando il lavoro svolto a quel tempo, (Ufficio Politica Militare dello Stato Maggiore della Difesa). Ha collaborato con numerosi giornali e riviste, italiani e non (Libero, Il Tempo, Il Giornale, Limes, World Security Network, ItaliaOggi, Corriere delle Comunicazioni e Arbiter, Il Mondo). Ha scritto “in Salita, vita di un imprenditore meridionale” ed è coautore di “Mass Media e Fango” con Vincenzo Mastronardi e altri, ed. Leonardo 2015. (leggi qui: goo.gl/CBNYKg) Oggi collabora col quotidiano La Verità. Il suo più spiccato interesse resta tuttavia la comunicazione sul web e le strategie di impresa. Ha fondato il sito http://www.pierolaporta.it per il blog OltreLaNotizia. È cattolico, sposato, ha due figli.

6 risposte a FRANCESCO, HABEMUS PAPAM

  1. Franco D. dice:

    Non ricordo chi, affermava che la classe politica di un paese, in genere rappresenta per l’80% le stesse attitudini del popolo che rappresenta (il restante 20% sarebbe diviso fra chi è assolutamente migliore e chi del tutto peggiore): non penso avesse del tutto torto, d’altronde il popolo, di per sé, sarebbe meglio forse non considerarlo affatto una categoria politica, un coarcevo difficilmente definibile sotto ogni punto di vista. Comunque volendo entrare nello specifico del commento del Sig. La Porta a proposito del popolo tedesco, vi è da dire che se quest’ultimo ha appoggiato in maggioranza il nazismo è perché questo fu l’unico movimento politico che seppe dare risposte concrete, in tempi brevi e con una rara efficienza ed efficacia, alle principali esigenze della Germania, un esempio su tutti: la disoccupazione dimezzata nell’arco di un solo anno di governo. Questo, penso, interessava principalmente ai tedeschi, il resto era per gli stessi del tutto secondario; ma un qualsiasi altro popolo si sarebbe comportato diversamente? Lo stesso popolo americano d’altronde, rispetto a tutte le altre aggressioni che la sua classe dirigente ha perpetrato in particolare da dopo il crollo del muro, come si è posto? Se solo adesso sembra risvegliarsi ed abbandonare lo spirito guerrafondaio ed annientatore è solo perché vi sono crepe all’interno dello stesso establishment americano, che inevitabilmente si ripercuotono sull’opinione pubblica. In definitiva voglio solo dire che il popolo di per sé non è né buono né cattivo, né cosciente né incosciente, è solo strumento delle elite socio-politiche capaci di orientarlo.

    Saluti e buona giornata a tutti.

  2. Federico Dezzani dice:

    Nel giro di dieci anni (2003 – 2013) gli USA sono quasi riusciti nell’epica impresa di cancellare il cristianesimo dalla sua terra d’origine. Non ci sono parole per esprimere il disgusto.

    Consoliamoci col fatto che d’ora in avanti, nessun, NESSUN governo arabo tratterà più con gli americani: traditori macchiavellici da due soldi.

    • Concordo con Dezzani e sottoscrivo, ma puntualizzo: non “gli americani”, i quali sono un popolo degno di rispetto, come tutti i popoli. D’altro canto, come lei ben sa il lemma “americani” rappresenta un insieme di etnie, culture, interessi, istituzioni, agenti politici ed economici, la cui complessità deve essere tenuta nel giusto conto.
      Le chiedo davvero scusa per la pedanteria ma me ne sento obbligato a causa d’un equivoco assolutamente ricorrente e offerto con una certa pericolosa disinvoltura. Il paradosso è che in certi casi la distinzione fra popolo e azione politica non doveva essere operata e invece col tempo è divenuta regola. Per esempio, nel caso dei “tedeschi” e dell’orrida persecuzione contro gli ebrei, il genocidio non poté realizzarsi senza il sostegno politico entusiastico e plaudente che il nazismo ricevette con unanimità dal popolo tedesco fino a guerra inoltrata. Eppure persino gli stessi ebrei tendono a separare – in quel momento storico – il popolo tedesco dal nazismo. Le ragioni occorrerebbe indagarle e sono convinto che riserverebbero delle sorprese.
      D’altro canto e sorprendentemente la stessa distinzione, da parte dei medesimi circoli generosi con la Germania, non la si accorda al fascismo e al popolo italiano.
      Torniamo negli USA. Altra cosa è quello che avviene negli Stati Uniti, dove un’oligarchia di farabutti, in maggioranza WASP, senza escludere le marionette come il premio Nobel per la pace, manipolano la democrazia, la sviliscono, la sottomettono – com’è accaduto nel dibattito in Congresso sulla Siria – per arrivare all’obiettivo che loro sembra a portata di mano attraverso i missili: arricchirsi a spese dei poveretti che muoiono. Sono gli stessi che hanno creato la crisi finanziaria scoppiata nel 2008 e, grazie ai loro agenti in casa nostra, la fanno pagare a noi.
      Costoro non sono gli Stati Uniti: sono dei delinquenti con passaporto USA, che è un’altra cosa.
      Io mi auguro vivamente che gli USA sappiano liberarsi di questa feccia: è una speranza che dovrebbe accomunarci.

      • Federico Dezzani dice:

        Condivido, ma sarà d’accordo con me che la mia è una terminologia rapida e chiara. Dicono che la democrazia negli USA sia morta con Kennedy.

        Tra l’altro la prossima guerra vedrà – cosa mai successa dal 1948 – gli USA combattere SUL CAMPO con Israele, CONTRO un Paese arabo. La politica è ormai andata a farsi benedire, c’è una cieca voglia di guerra. Mah…

        • Non me ne voglia: non è cieca voglia di guerra, è voglia di controllare il mercato dell’energia, di stabilire dove farla transitare e appropriarsi degli enormi giacimenti nel Mediterraneo orientale.
          In quanto al combattere sul campo, gli Usa non sono in grado, Israele ancora meno. Semmai, devono avere/trovare un pretesto per utilizzare armi di distruzione di massa.

          • Federico Dezzani dice:

            Il transito dei gasdotti è sicuramente una delle ragioni principali. Temo, però, che la tentazione di utilizzare una guerra di larga scala per rilanciare l’economia non sia così peregrina. Con lo shale oil gli USA sono vicini all’autosufficienza energetica per 5-10 anni. Il petrolio a 200$ sarebbe una manna per loro e la rovina per l’Europa. Vedremo

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