Alla Stazione Tiburtina di Roma, lo Stato offende i viaggiatori

Padova-Roma su Italo, un treno di grande comodità. I servizi a bordo sono confortevoli. Il personale è d’una gentilezza quasi imbarazzante.  I costi sono concorrenziali con quelli di FS.

A bordo di Italo sono accolto da hostess e steward sorridenti e solleciti. Il nitore e la pulizia regnano sovrani. Faccio una gradevole e colazione. Insomma un viaggio che mi rilassa dopo due giorni alquanto movimentati.

Arriviamo nella stazione Tiburtina di Roma con puntualità elvetica. La realtà muta repentinamente. 

La stazione Tiburtina vista dall’alto

Sotto la grande insegna FS, Ferrovie dello Stato, padrone del territorio, la stazione ferroviaria Tiburtina, nonostante sia visibilmente nuovissima e a dispetto delle sontuose immagini diffuse sul web, mostra evidenti limiti funzionali e architettonici che ne fanno un territorio di frontiera, una stazione di borgata piuttosto che un luogo adeguato al prestigio dei treni che vi transitano.

È sporca, abbandonata a se stessa, senza servizi adeguati all’interno e tantomeno fuori, dove una stazione d’autobus confligge con la stazione ferroviaria in luogo d’essere sinergiche: gli spazi sono stretti, i passaggi pedonali dall’una all’altra stazione sono problematici; tutto il territorio che esse occupano è afflitto da uno squallore da borgata: sporcizia, disordine, traffico compulso, presenze umane inquietanti.

Salgo le scale con una pesante valigia; non vi sono scale mobili per andare al piazzale esterno. Devo cercare un taxi che non c’è. A metà delle scale un giovane mariolo tenta di borseggiarmi. Gli do uno spintone e il momento dopo me ne pento, quando è in procinto di cadere all’indietro su spigoli di  granito lercio e polveroso. Scappa via fortunosamente indenne e il mio sollievo è grande almeno quanto il suo.

Mi guardo intorno; la gente s’allontana in fretta; una giovane che ha assistito alla scena mi chiede con gentilezza se va tutto bene. La rassicuro mentre noto che in tutta la stazione non c’è una – ma che sia una – pattuglia delle cinque polizie italiane.

Torno indietro, non perché voglia inseguire il mariolo, piuttosto perché la sua faccia tosta mi fa supporre che egli sia certo dell’impunità. Sono curioso di verificarlo. È così infatti: spostatosi di pochi passi, in fondo alla scala, è in attesa della prossima vittima; nessuno lo disturberà mai. Non c’è assolutamente nulla che dia sicurezza ai viaggiatori in transito: né un poliziotto né un sistema d’allarme. Se vi sono telecamere, nessuno evidentemente le guarda se quel ragazzetto è ancora lì in agguato. Non è notte. Sono le 16,30 d’un mercoledì. Che cosa sarà questa porzione di Roma dopo il tramonto?

Negli ultimi mesi sono stato fermato da carabinieri, polizia e vigili urbani, ispezionanti la mia semisecolare patente e le mie irreprensibili vetture. Cercavano, con tutta evidenza, di multare e fare cassa. Della Stazione Tiburtina chi si cura?

Continuerò a prendere i treni Italo. Sono ottimi, infinitamente migliori di quelli FS. Sono tuttavia offeso dalla volgare discriminazione esercitata a mio danno e a danno degli altri passeggeri di Italo, da Ferrovie Italiane, dal sindaco Gianni Alemanno, dal questore e dagli altri operatori di sicurezza. E’ inaccettabile che in questo modo si scoraggi la concorrenza del treno privato contro quello pubblico, costoso, arcigno, inefficiente.

L’Autorità per la concorrenza che cosa ci sta a fare, pagata coi nostri soldi?

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Informazioni su Piero Laporta

Osservate le ambiguità del giornalismo italiano, Piero Laporta dal 1994 s’è immerso nella pubblicistica senza confinarsi nei temi militari, come del resto sarebbe stato naturale considerando il lavoro svolto a quel tempo, (Ufficio Politica Militare dello Stato Maggiore della Difesa). Ha collaborato con numerosi giornali e riviste, italiani e non (Libero, Il Tempo, Il Giornale, Limes, World Security Network, ItaliaOggi, Corriere delle Comunicazioni e Arbiter, Il Mondo). Ha scritto “in Salita, vita di un imprenditore meridionale” ed è coautore di “Mass Media e Fango” con Vincenzo Mastronardi e altri, ed. Leonardo 2015. (leggi qui: goo.gl/CBNYKg) Oggi collabora col quotidiano La Verità. Il suo più spiccato interesse resta tuttavia la comunicazione sul web e le strategie di impresa. Ha fondato il sito http://www.pierolaporta.it per il blog OltreLaNotizia. È cattolico, sposato, ha due figli.

8 risposte a Alla Stazione Tiburtina di Roma, lo Stato offende i viaggiatori

  1. Dario Temperino dice:

    Ma la situazione cambia di poco a Milano Centrale, dove ad ogni distributore automatico di abbonamenti e biglietti c’è un picchetto di zingare pronte a borseggiarti.
    Nessun servizio d’ordine, nessuna sicurezza.
    Alle segnalazioni, il personale di servizio chiuso al sicuro nel gabbiotto, ti rispondono: le hanno rubato niente? Ed allora cosa vuole?
    Questa, infatti, è stata la risposta data ieri – alle 13:30 – a mia figlia alla quale una coppia di zingare aveva tentato di scippare il bancomat…

  2. PaoloZ dice:

    Non mi trovo totalmente d’accordo. Devo ancora “provare” la nuovissima Ntv ma credo non sia giusto imputare a ferrovie dello stato l’insufficiente vigilanza da parte delle forze pubbliche nella stazione.
    Non voglio giustificare le gravi mancanze di trenitalia spa che evidentemente ci sono e che conosco sulla mia pelle. Nè ancor meno la pessima – a detta di “molti” , amministrazione di Alemanno a Roma .
    Ma credo che il problema dei servizi pubblici come il trasporto pubblico sono dovuti all’attuale crisi – forse irreversibile – dello Stato-nazione come ente politico. Forse per il futuro bisognerà cercare forme nuove per la cosa pubblica.
    Però nel frattempo pur fra i mediocri servizi che ci vengono forniti da trenitalia e quelli eccellenti di Ntv continuo a preferire i primi:
    1) per il fatto che ad erogarli è ancora una spa si, ma pur sempre a partecipazione pubblica che ha una maggiore vocazione pubblica. Ad esempio le tratte regionali minori non elettrificate che utilizzo io non sono coperte da ntv e difficilmente lo saranno in futuro a causa della loro diseconomia da cui il privato non può che , giustamente , fuggire.
    2) in ragione di quanto sostiene Claudio Giudici qui:
    http://www.movisol.org/10news078.htm

    • Caro e ignoto PaoloZ,
      le propongo cortesemente di rileggere più attentamente il mio pezzo. Non ho imputato solo a FS l’insufficiente vigilanza, ma FS, in quanto padrone di casa, deve esigere una maggiore vigilanza che allo stato dei fatti non c’è. Se lei mi ivita a casa sua e trovo i marioli sulle scale me la devo prendere con lei o con chi altri? Imputo inoltre a FS una stazione con binari distanti dall’ingresso e non raggiungibili con tapis roulant. Certo un po’ di moto fa bene, ma quando si arriva in stazione coi minuti contati e due valigioni pesanti, può succedere che raggiungere il binario 16, solo per fare un esempio, procuri affanni e fatiche. Quando si arriva alla scala mobile del binario, c’è sollievo, ma lo stato degradato delle banchine attenua molto questo godimento. Se inoltre cammin facendo le punge vaghezza d’un caffé o d’una emergenza idraulica, lei non sa dove andare. Queste sono insufficienze architettoniche, logistiche e ingegneristiche gravi, molto gravi per una stazione nuova.
      Le ricordo che il tentativo di borseggio è avvenuto su una scala, la quale, oltre a essere lercia e polverosa, è gioco forza salirla o scenderla a piedi poiché non servita da scala mobile. Siamo, mi permetta cortesemente di ricordarglielo, nel 2012 non nel 1912.
      Nei paesi civili, le società che costruiscono e gestiscono le stazioni adottano con larghezza (da oltre mezzo secolo) le scale mobili, i tapis roulant e gli ascensori. Lo fanno, nei paesi civili, non solo per agevolare il percorso dei comuni passeggeri, ma anche per consentire la deambulazione alle persone che hanno difficoltà occasionali oppure limiti invalidanti. Li vogliamo dimenticare, costoro?
      Le ricordo inoltre che l’affanno su una scala è un’agevolazione per quel simpatico mariolo che tentò di borseggiarmi, ignaro che io fossi ben attento. Egli tuttavia non per caso è rimasto lì, perché la sorveglianza è meno di zero e una scala siffatta è per lui una manna dal cielo.
      Lei quindi è liberissimo di preferire i servizi mediocri di Trenitalia, io però ho il diritto di esigere una stazione efficiente e sicura anche quando viaggio su Italo.
      In quanto alle tratte regionali, tutti i paesi civili viaggiano su gomma con autobus ecologici, liberando il territorio dal ferro e i cittadinbi dagli oneri pesanti più del ferro di gestione e manutenzione. Noi ci teniamo FS che munge lo Stato e i cittadini. Siamo nel 2012, ma lei e Claudio Giudici mi pare siate trattenuti ancora nel 1912.

      • PaoloZ dice:

        Illustre Gen. Laporta ,
        a mia volta la invito a rileggersi il suo articolo e i relativi commenti. Il mio intervento voleva inserirsi in una discussione sulle idee, senza prendere le difese di nessuno senza prendere “lezioni” da nessuno, nè tantomeno darle. La seguo da molto e la stimo, ma trovo, mi permetta di farglielo notare, che la sua risposta ha un registro un pò troppo da caserma.
        Il punto centrale della mia argomentazione, sempre che non sussista il divieto di fare osservazione critiche nei suoi confronti in questo luogo virtuale, è che la forma-Stato così come l’abbiamo conosciuta fino ad oggi è – per usare un linguaggio da ferrovieri al capolinea; e che per il futuro occorrerà scoprire nuove forme adeguate ai tempi per la “cosa pubblica”, sempre che nel suo 2012 abbia senso ancora parlare di “cosa pubblica”. Ma siccome la seguo da un pò sono pronto a scommettere di sì.
        Purtroppo però viviamo tutti in questo 2012 e con esso dobbiamo confrontarci.
        Da ciò ne deriva che :
        1) Mi rifaccio al suo esempio: casa mia è un’abitazione privata, la stazione è un luogo pubblico. All’ordine pubblico della seconda devono provvedere stabilmente le forze di polizia pagate dallo Stato. Alla sicurezza della prima no. Dov’è la responsabilità di FS? Secondo me non c’é..
        2) Sempre nel 2012, precisamente il 27 ottobre dovrò prendere il regionale veloce 2929 delle 23,09 con partenza Castelfranco Emilia e arrivo a Bologna. Lei quindi è liberissimo di continuare a scegliere per la tratta Milano-Roma la compagnia che vuole.
        Io invece come altri milioni di italiani sono costretto a usufruire di un servizio pubblico che per quanto a volte mediocre, è comunque l’unico esistente – di bus a quell’ora non se ne parla. Converrà con me che Ntv non coprirebbe questa tratta se non fosse profittevole – e ce ne sono di tratte minori che rimarebbero scoperte in giro per l’Italia.
        Converrà con me che nel 2012 in un paese civile servizi come questi devono esserci. Mica siamo nel 1912, no?
        3) Sulle critiche alla nuova stazione di Roma, sempre nel 2012, mi fido di quello che dice lei. Non la conosco quasi per niente e di sicuro si poteva fare meglio e si poteva fare di più.

        Epperò come nei punti 1) 2) 3) accanto agli errori umani, ineliminabili, provo ad ipotizzare che se il servizio è sempre più mediocre dipende dal fatto che questo Stato non funziona più. Non gli uomini come si sente urlare da ogni parte, ma le istituzioni sono da cambiare.
        Mentre c’è il vuoto di potere però i disservizi aumentano (polizie, treni, sanità, giustizia..) e i privati che lei tante volte ha denunciato, si comprano interi pezzi di stato (vedi il suo articolo sulla Sicilia) a prezzi stracciati oppure si inseriscono nella fornitura di servizi presentandosi come salvatori della patria come la coppia Montezemolo-Della Valle, ma solo grazie a un’ideologia liberistica che fornisce una visione della realtà distorta e parziale, come tutte le ideologie.

        Forse per cercare di raddrizzare la situazione in Italia bisognerebbe tenere a mente che prima e oltre che consumatori, siamo cittadini. E in questo sento più utile trattenermi nel 1912. Ad averceli oggi un Giolitti o un Nitti!

        La ringrazio per lo spazio che mi ha concesso e per le sue sempre preziose analisi.

        Cordialmente
        PaoloZ

        ps: a proposito del’ “Caro e ignoto” all’atto dell’iscrizione al blog nessuno mi ha chiesto le generalità, ma se fosse necessario non avrei problemi a palesarmi.

        • Va bbbbene, rileggiamo ambedue il mio articolo e i rispettivi commenti, ma se vuole discutere in libertà non si lamenti se io le rispondo in libertà. Chi ha più polvere spara, chi ha fatti da esporre, li esponga. Io le ho raccontato fatti e lei mi parla di caserma; le pare un modo corretto di rispondere?
          Contro i fatti non valgono gli argomenti; questo valeva anche nelle caserme da me frequentate.
          Le ho detto: mancano tapis roulant, scale mobili, ascensori, servizi di stazione. Basta questo per dire che il progetto è sbagliato. Il committente del progetto è FS. Punto.
          La sicurezza della stazione Termini è garantita da una quantità ridondante di polizie, persino quelle private oltre alle statali. FS non ha responsabilità sulla sicurezza di Tiburtina? Le ha eccome e le condivide con gli altri inadeguati soggetti che ho enumerato e hanno lasciato la stazione a se stessa. Vada sul sito di FS e non troverà un comunicato che sia uno di protesta per l’inadeguatezza della sicurezza. Se non protesta il padrone di casa, chi altri deve farlo prima? Il padrone di casa non protesta poiché lì passano i treni Italo e solo pochi di quelli FS? E’ lecito sospettarlo.
          In quanto al trasporto pubblico locale, TPL, questo è quanto scrissi su Il Mondo lo scorso luglio.

          Mentre Mario Monti firmava il decreto della Spending Review, Mauro Moretti, AD di Ferrovie dello Stato Italiane, siglava il rinnovo del CCNL attività ferroviarie per oltre un miliardo di euro in tre anni.

          Così si allarga la spesa a “fatto compiuto”, per poi mettere il cassiere di via XX Settembre di fronte all’alternativa “pagare a piè di lista o innescare conflitti sociali”. Il CCNL diventa un grimaldello politico sindacale ma Moretti non trova sponda negli operatori ANAV ed ASSTRA del TPL (Trasporto Pubblico Locale) che hanno abbandonato il percorso di unificazione contrattuale tra CCNL attività ferroviarie e CCNL autoferrotranvieri, caldeggiato da Moretti.

          Si direbbe che Trenitalia cerca la supremazia nel TPL su gomma mentre destabilizza il mercato del lavoro del TPL su ferro, pur lamentandone lo scarso finanziamento pubblico:«Le regioni italiane rischiano di restare senza treni locali l’anno prossimo per mancanza di fondi» disse l’11 giugno, in un convegno all’Università Bocconi.

          Se volle dire che Ferrovie Italiane incassa troppo poco per il TPL, trovò in disaccordo le regioni, le quali pagano 1.850 milioni di euro/anno a Trenitalia, cioé 3,10 euro/passeggero, in proporzione il triplo di quanto pagano – 1,1 euro/passeggero – per il TPL di bus, metro e tram.

          Nello stesso tempo, a dispetto della legge che lo impedirebbe, BusItalia, controllata di FS, partecipa alla gara per acquisire l’ATAF di Firenze, oltre che alla joint venture con Sita Nord e Autoguidovie per creare un operatore leader del TPL su gomma.

          In molti si aspettano da un momento all’altro una leggina su misura per Ferrovie italiane per avere mano libera nel TPL su gomma. Non sarebbe la prima volta visto che dal 2008 sono stati varati almeno quattro provvedimenti per cautelare i treni di Stato dalla concorrenza e per imporre alle Regioni contratti non rinegoziabili con Trenitalia.

          FS munge dallo stato il triplo dei privati. Non è ATV che deve rimediare a questo stato di fatto ma v’è una quantità di società di autobus pronte a far viaggiare meglio e a costi più bassi lei e gli altri viaggiatori locali. Non è mica una riforma epocale; è solo uno scenario che in qualunque paese civile si realizza anche in ossequio alla concorrenza, ben prima del 1912. Lei preferisce il monopolio di FS?… buon pro le faccia. Cha altro dirle?

  3. Angelo D'AMORE dice:

    Egregio Generale CAMPORINI, Lei non dice nulla di nuovo: l’unica differenza risiede solo nell’ordine mentale che ancora regna nella testa di chi, come Lei, è stato abituato al rispetto delle regole e delle norme di civile convivenza. Il degrado morale e culturale che segna questa nostra epoca è stato traghettato dalla classe politica che si è avvicendata nell’ultimo cinquantennio che ha reso qualsiasi cosa demagogicamente relativo e senza alcun valore con riguardo all’essere umano.
    Quel ragazzotto continuerà a stare lì a rubare alla povera gente abbandonata al “libero saccheggio” dei predoni proprio come i nostri ladroni politici che resteranno sempre ancorati alle loro poltrone d’oro continuando a fare quello che ormai sono abituati a fare: “ togliere ai poveri per dare ai ricchi”. Sono i nuovi ROBIN HOOD di quest’era cafona che si distingue per l’assoluta assenza di dirigenti all’altezza delle proprie funzioni, peraltro, strapagate.

    • Caro D’Amore non sono il generale Camporini, ma colui che lo ha intervistato. In quanto a “relativismo” mi pare che anche lei se ne incipria un po’ quando tira il paragone fra marioli di stazione e ladroni politici. E infine i poltici non sono tutti ladroni, i magistrati non sono tutti comunisti e i dirigenti non sono tutti mascalzoni. Il rumore non fa bene e il bene non fa rumore, teniamolo a mente.

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