Sotto la Cenere Cova la Battaglia per le Finanze Vaticane

#GiùLeManiDallaChiesa  Il clamore per la defenestrazione del cardinale Pell oscura quella di Libero Milone, manager laico che curiosava nell’Obolo di San Pietro. La «banda dei maltesi» resta padrona del campo Oltretevere; per quanto tempo?      The scandal over Cardinal Pell has overshadowed the one over Libero Milone, secular manager, who was snooping on the Peter’s Pence. Now the «Maltese gang» is mistress of the Vatican financial field; how long?

Pubblicato dal quotidiano La Verità il 4 Luglio 2017  

 

Libero Milone è defenestrato il 20 giugno. Una settimana dopo papa Francesco congeda il cardinale George Pell. Coincidenza? Secondo taluni, la coincidenza non è del secondo fatto sul primo, bensì il contrario: sapendo quanto incombeva su Pell, si sono affrettati a defenestrare Milone, confidando che lo scandalo sul cardinale oscurasse quello sul manager.

Chi sapeva dell’imminente processo a Pell? Di certo l’arcivescovo Giovanni Angelo Becciu, numero due della Segreteria di Stato, oltre al monsignor Adolfo Tito Yllana, nunzio apostolico in Australia.

La sala stampa convoca, alle 04.30 del mattino del 29 giugno, una conferenza stampa del cardinale Pell per le 08.30. Immaginate i capi servizio tirare giù dal letto i cronisti: niente di meglio della convocazione alle 04.30 del mattino per dare clamore alla notizia.

Pell annuncia di recarsi a Melbourne per rispondere, il 18 luglio, alle accuse di molestie sessuali, presumibilmente avvenute negli anni Settanta. Pell ribadisce la sua innocenza, come lo scorso ottobre, nel corso dell’interrogatorio da parte degli investigatori australiani convenuti a Roma. Sarebbe bastato un comunicato, dopo tutto. Molto strano, non è lo stilum romanae curiae, lo stile della Segreteria di Stato. Non è l’unica stranezza.

All’indomani della defenestrazione di Milone, sfuggì un’indiscrezione obliqua: lo cacciavano perché curiosava nell’Obolo di San Pietro, fondo personale per la beneficenza del papa. Indiscrezione estranea allo stilum romanae curiae, piuttosto a misura di rassicurare qualcuno circa quanto Milone stava per fare e che da quel momento in poi non avrebbe più potuto fare.

Non bastasse, dopo la versione “Obolo di San Pietro”, nella mattinata del 1° luglio la defenestrazione è stata motivata col “rifiuto di Milone di decurtarsi lo stipendio”, ovvero fumo negli occhi e conferma del peso della prima indiscrezione.

Fin dal pontificato di Benedetto XVI, Mons. Becciu è in dimestichezza con Libero Milone, 68 anni, professionista internazionale, noto in Europa quanto a Washington. A giugno 2015, papa Francesco, su indicazione di Becciu, lo incaricò di supervisionare conti e bilanci di tutti gli organismi, uffici e istituzioni della Santa Sede, incluso l’Obolo di San Pietro. Da sempre Milone s’avvale d’un collaboratore molto noto, Robert Gorelick.

A ottobre 2015, Milone denunciò la violazione del suo computer. A novembre furono arrestati e poi condannati monsignor Lucio Ángel Vallejo Balda e Francesca Immacolata Chaouqui. Furono invece assolti i giornalisti Gianluigi Nuzzi ed Emiliano Fittipaldi, recettori dei documenti trafugati, secondo l’accusa.

Il processo, carente di trasparenza e di pari dignità fra accusa e difesa, non ha chiarito né come i documenti siano stati trafugati né il coinvolgimento reale delle parti in causa, accusati e presunte vittime.

Ancora una volta, s’è vagheggiato un “complotto contro il Papa delle riforme”. Ma rimane senza risposte perché al di là delle Sacre Mura hanno obliquamente dato a intendere che Milone pagava la sua curiosità sull’Obolo di San Pietro? Dopo tutto era parte della sua missione.

Se, come si vocifera, vi sono stati impieghi abnormi dell’Obolo di San Pietro nella campagna presidenziale di Hillary Clinton, è difficile che la Casa Bianca si cheti con la defenestrazione di Milone, il quale di certo non potrà più dare tali risposte e, tutto sommato, ha una rogna in meno.

Tiriamo le somme. Usciti di scena Milone e Pell, rimane padrona del campo la “banda dei maltesi”, come chiamano in Curia i sodali del maltese Joseph Zahra, uomo di punta della finanza vaticana, intorno al quale, solo per fare alcuni esempi, gravitano il maltese monsignor Alfred Xuereb, membro della segreteria particolare di Bergoglio; a questi si affianca il lussemburghese René Brülhart, presidente dell’Autorità di informazione finanziaria della Santa Sede (AIF), che ha posto alle dipendenze della Segreteria di Stato, di fatto quindi alle dipendenze del suo amico Becciu; inoltre i vertici dello IOR e, ancor più importante, dell’APSA (Amministrazione del Patrimonio della Sede Apostolica), una montagna di miliardi, senza bilanci, senza rendere conto ad altri se non a chi ne assume il controllo, distribuiti fra vari conti segreti e società in Svizzera, Londra e New York.

A ben vedere, le riforme di papa Francesco disegnano governance funzionale in prospettiva ad avvicendare agevolmente gli uomini chiave di ieri con quelli di reale e pieno affidamento di domani. Secondo i bene informati, il siluramento del cardinale Gerhard Ludwig Müller, sostituito dal gesuita Luis Francisco Ladaria Ferrerera, come prefetto della Congregazione per la dottrina della fede, è parte d’un disegno tentacolare della curia generalizia dei gesuiti per il controllo del Vaticano.

Le prossime riforme delle strutture finanziarie vedrebbero in primo piano il gesuita Gael Giraud, con l’economo dei gesuiti, Thomas McClain, il cui assistente, Ansel Ekka, fa spola fra Roma, Ginevra, Londra e New York.

Libero Milone is removed from Office On June 20th. A week later Pope Francis dismisses Cardinal George Pell. A coincidence? According to some, the coincidence is not the second event over the first one, rather, the contrary: knowing what was hanging over Pell, they were quick to remove Milone from office, trusting that the scandal over the cardinal would overshadow the one over the manager.

Who was aware of Pell’s impending trial? Certainly Archbishop Giovanni Angelo Becciu, number two in the Secretariat of State, as well as Monsignor Adolfo Tito Yllana, Apostolic Nuncio to Australia.

The press office convenes, at 04:30 am on 29 June, a press conference by Cardinal Pell for 08:30 that morning. One can just imagine the turmoil among news service managers who pull their reporters out of bed! There is nothing like convening at 04:30 am to give greater impact to the news.

Pell announces to travel to Melbourne to respond, on 18 July, to allegations of sexual harassment, allegedly occurred in the 1970s. Pell reiterates his innocence, just as he did last October, during the interrogation by Australian investigators gathered in Rome. A simple press release would have been sufficient after all. Very strange, is not the stilum romanae  curiae, the style of the Secretariat of State. This is not the only oddity.

After Milone’s removal, an oblique indiscretion came out: they were after him because he was snooping on the Peter’s Pence, the Pope’s personal charity fund. A “leak” outside the stilum romanae curiae – the style of the Roman curia, or a move to reassure someone on what Milone had been about to do and that he could no longer do from that point on.

If that were not enough, after the “Peter’s pence” version, on the morning of 1 July, the removal was now motivated by “the refusal by Milone to cut his salary” — smoke and mirrors and confirmation of the validity of the first “leak”.

Already during the pontificate of Benedict XVI, Monsignor Becciu is familiar with Libero Milone, 68, international professional, known in Europe as in Washington. In June 2015, Pope Francis, following Becciu’s recommendation, hires him to supervise budgets and accounts of all activities, offices and institutions of the Holy See, including that of Peter’s pence. As in past instances, Milone avails himself of a well-known collaborator, Robert Gorelick.

In October 2015, Milone denounces the hacking of his computer. In November, Monsignor Lucio Ángel Vallejo Balda and Francesca Immacolata Chaouqui are arrested and later condemned. Gianluigi Nuzzi and Emiliano Fittipaldi, the two reporters who, according to the indictment had received the stolen documents, are acquitted.

The trial, lacking in transparency and equal dignity between prosecution and defense, did neither clarify how the documents were stolen, nor the degree of involvement of the parties in question, the accused and the alleged victims.

Once again, a “plot against the Pope of the reforms” was stressed. But what remains unanswered is why, beyond the sacred walls it was hinted that Milone was paying the price for his curiosity about Peter’s pence. After all, everything was part of his mission.

If, as rumored, there was unauthorized use of Peter’s pence in Hillary Clinton’s presidential campaign, it is unlikely that the White House is appeased by Milone’s removal, who, of course, will certainly not be able to provide those answers and, all told, has one less problem.

Let’s add it all up. Now that Milone and Pell have exited the scene, only the “gang of the Maltese”, as they call in the Curia the chums of the Maltese Joseph Zahra, point man of Vatican finances, remains in charge. Around this group, just to name a few, gravitates Maltese Monsignor Alfred Xuereb, Member of Bergoglio’s special Secretariat; at whose side we find the Luxembourgish René Brülhart, President of the financial information authority of the Holy See (AIF), who has been placed under the Secretary of State, and de facto employed by his friend Becciu. In addition, there is the IOR senior leadership and, most importantly, the APSA (Administration of the patrimony of the Apostolic See) – a mountain of billions, no budgets, no accountability to others if not for those who are in control, distributed among various secret accounts and companies in Switzerland, London and New York.

In hindsight, the reforms of Pope Francis design a functional governance as a way to prepare for an easier rotation of the key men of today with those of real and full trust and confidence of tomorrow. According to the well-informed, the torpedoing of Cardinal Gerhard Ludwig Müller, replaced by the Jesuit Luis Ladaria Ferrerera, as Prefect of the Congregation for the doctrine of faith, is part of a capillary design by the leadership of the Jesuit Curia leading to eventual control of the Vatican.

The forthcoming reforms of the financial structures would see featured the Jesuit Gael Giraud, along with Jesuit treasurer Thomas McClain, whose Assistant, Ansel Ekka, runs from Rome to Geneva, to London and to New York.

www.pierolaporta.it

Pubblicato dal quotidiano La Verità il 4 Luglio 2017

Informazioni su Piero Laporta

Osservate le ambiguità del giornalismo italiano, Piero Laporta dal 1994 s’è immerso nella pubblicistica senza confinarsi nei temi militari, come del resto sarebbe stato naturale considerando il lavoro svolto a quel tempo, (Ufficio Politica Militare dello Stato Maggiore della Difesa). Ha collaborato con numerosi giornali e riviste, italiani e non (Libero, Il Tempo, Il Giornale, Limes, World Security Network, ItaliaOggi, Corriere delle Comunicazioni e Arbiter, Il Mondo). Ha scritto “in Salita, vita di un imprenditore meridionale” ed è coautore di “Mass Media e Fango” con Vincenzo Mastronardi e altri, ed. Leonardo 2015. (leggi qui: goo.gl/CBNYKg)
Oggi collabora col quotidiano La Verità. Il suo più spiccato interesse resta tuttavia la comunicazione sul web e le strategie di impresa. Ha fondato il sito http://www.pierolaporta.it per il blog OltreLaNotizia.
È cattolico, sposato, ha due figli.

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5 risposte a Sotto la Cenere Cova la Battaglia per le Finanze Vaticane

  1. Pierpaolo Piras dice:

    Caro Piero
    Hai reso uno scorcio di quanto accade in Vaticano. Nulla da invidiare ad una qualunque delle Corti rinascimentali al potere nei numerosi Stati della penisola italiana del XV-XVI e XVII secolo. Intrighi, trame spietate, interessi personali e societari esercitati da personaggi senza scrupoli e cinici da sacrificare il tantissimo che c’è di buono nelle opere della Chiesa Cattolica.
    Sono vergogne ma comuni laddove si gestiscono i poteri dello Stato, specie se potente, ricco e considerato. Mutatis Mutandis, alla “corte” di Alessandro VI Borgia, di Urbano VIII Barberini o di Paolo III Farnese (per non citarne tanti altri) accadevano le medesime nefandezze ma in forma più silenziosa, curiale appunto. A quei tempi erano molto più spregiudicati e feroci : gli avversari venivano per lo più avvelenati o pugnalati in assenza di testimoni. Un altro stratagemma era quello d’inviarli in Terrasanta a combattere (e morire….) gli infedeli.
    Papa Francesco è uomo di questi tempi, proviene dalle stridenti disuguaglianze sociali sudamericane, è sinistrorso, ma, più di tutto il resto, è un gesuita di ferro. Questa non è di certo un’offesa, tuttavia aiuta a capire le motivazioni di alcune scelte quali quelle di circondarsi di Gesuiti. Perché mai non dovrebbe farlo ? Ogni “sovrano” di questo mondo costruisce la propria Corte con persone di propria fiducia. Lui lo fa in maniera un po’ rozza sbagliando tempi e modalità , privi come sembrano di un minimo di strategia comunicativa . Eppure il Vaticano abbonda di fior di diplomatici e personalità in grado di dare ottimi consigli. Quel che si nota è invece una gestione verticistica che si perde per la mancanza di un gioco di squadra se non quello coi Gesuiti.
    Il resto lo vedremo nei prossimi mesi ed anni.
    p

  2. Calogero dice:

    ..i festini vengono interrotti da Bergoglio…., spero lei stia scherzando.
    In Vaticano ci sono più omosessuali di prima che sguazzano ed ingrassano intoccabili. Fra tutti mons. Ricca che nonostante sia stato “pizzicato” in Uruguay è stato promosso prelato dello Ior e mantenuto al suo posto proprio da Bergoglio.
    Tra l’altro c’è una foto significativa dove Ricca accarezza Bergoglio, come a dimostrare al mondo che lui (Ricca) è in una botte di ferro (per ora).
    Poi che il tanghero caudillo sia bravo a fare scena ed autopromuoversi tra i minus habens pesudocattolici, e fare show populisti è un altro paio di maniche. Il tutto ovviamente tenendo stretta e cara la borsa dei dané; nel comtempo blaterando di povertà, puzza di pecore e semina qua e là confusioni ed eresie come un cane sotterra ossi.

  3. Alessandro Gentili , dice:

    Caro Piero,
    non c’è nulla da osservare. Hai fatto una analisi more solito molto dettagliata e tagliente. Certo è che la “barca di Pietro” naviga sempre più in acque burrascose e non è possibile avere ben chiaro il disegno strategico di questo Pontefice, che spesso incappa nelle medesime disavventure della Sindaco Raggi, ma che comunque lo fa somigliare molto ad Onofrio Marchese del Grillo quando sale sulla carrozza dell’Intendente di Polizia!
    EH, si. Papa Francesco può piacere o non piacere, però a sparigliare le carte è bravissimo. I suoi numerosi avversari e nemici non possono ancora cantare vittoria. Il Papa ha subito diversi scacco matto, ma risponde colpo su colpo, ovvero sono parecchi quelli cui manda la saliva di traverso.
    Bisognerà vedere quanto durerà questo tiro alla fune.
    Un dato di fatto, però, lo possiamo già registrare: la Curia dei tempi di S. Giovanni Paolo II e di Benedetto XVI è cambiata parecchio e nessuno, li dentro, è più sicuro del “fatto suo”. I licenziamenti di potenti ed intoccabili arrivano tra capo e collo, a destra e a manca, il Comandante della Gendarmeria sta molto attento a ciò che fa e dice, i vecchi potentati si sono azzittiti e assentati dalla pubblica ribalta, rintanati nei loro mega appartamenti, ormai sempre più deserti, i festini cocaina e sesso vengono interrotti da irruzioni della Gendarmeria ordinate dal Papa in persona, l’Ordine di Malta “ha abbassato le orecchie” e lo sguardo, ecc. ecc.
    Per una persona anziana e non di eccellente salute non mi sembra sia poco.
    Quanto ai miliardi della Santa Sede io sono convinto che il Papa fa bene a tenerseli stretti né è pensabile che li debba gestire come tanti pessimi consiglieri vorrebbero. Anche per il Papa vale il detto “accà nisciuno è fesso!”.
    Papa Francesco è un Gesuita e i Gesuiti no . . . n hanno mai avuto vita facile, però ora sono al top. Perciò, stiamo in guardia

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