La pace? Un affare regionale

images(4)Le missioni di pace sinora sono state svolte da formazioni multinazionali operanti sotto il cappello Onu (dai c.d. caschi blu si è passati alle formazioni Ue/Nato, oltre a quelle africane e asiatiche nei teatri d’oltremare).

La legittimazione politica discende oggi da una delega del Consiglio di sicurezza al Segretario generale, il quale definisce come reperire le forze e ne designa la struttura di comando.

La missione di pace si avvale del “consenso delle parti” (cdp), quelle belligeranti e ovviamente quelle pacificanti, che è andato trascolorando dalla fine della Guerra Fredda.

Sebbene la Carta delle Nazioni Unite preveda espressamente che essa si occupi di pace e sicurezza, nel corso del tempo la conduzione delle “operazioni di peacekeeping” si è rivelata insostenibile solo con lo Statuto delle NU.

images(3)Il cdp è il collante e, allo stesso tempo, l’alibi di decisioni la cui facciata è spesso profondamente differente dalle situazioni oggettive che essa stessa dissimula e i cui intrecci, per quanto nascosti alla pubblica opinione (anzi, proprio per tale ragione) sono il movente vero dell’intervento, di solito determinato dalla volontà di controllare le fonti e le vie di trasporto dell’energia ovvero di ingerirsi negli equilibri di potere delle regioni energeticamente rilevanti.

I rapporti di forza fra paesi che hanno tali interessi da difendere determinano le geometrie delle coalizioni.

Le c.d. “parti” che vanno a fornire i consenso sono costituite da “governi in esilio” creati su misura, “ribelli” dalle inaspettate capacità politiche e soprattutto militari, “consiglieri”  speso non meglio identificati, organizzazioni non governative.

A questo insieme che opera sotto la bandiera del paese sul quale si va a inserire la missione di pace internazionale, si affiancano truppe speciali, mercenari, trafficanti di varia natura e sistema massmediatico, in massima parte facente capo a statunitensi, britannici, tedeschi e francesi. 

Questo è a grandi linee l’artefatto politico diplomatico che dà vita al cdp, che viene opportunamente propagandato per consentire con il consenso indifferente della pubblica opiniene di intervenire militarmente contro il nemico di turno, ovviamente per portare la pace.

La voce dell’aggredito è oscurata da un “legittimo governo in esilio” (che ovviamente caldeggia l’intervento internazionale) oppure da rappresentanti “dissidenti” del governo , fuggiti “in esilio” in grand hotel di una delle capitali fra quelle interventiste.

images(2)Questa tecnica politico diplomatica ebbe le sue prime sperimentazioni dai tempi del VietNam.

Più recentemente ha consentito intromissioni a man salva nei teatri contigui all’Europa quando non al suo interno (tragedia jugoslava).

Al fine di ostentare un cdp  più credibile, il gruppo iniziale, vocato alle peace keeping operations (anglo- statunitense, non a caso la locuzione è inglese) è dovuto andare oltre la copertura NU/Nato per inserirvi la Ue. I momenti cruciali in Europa per tale aggiustamento politico sono essenzialmente due.

Col Trattato di Amsterdam del 1997, per la prima volta si affermò esplicitamente la competenza dell’Unione Europea a concepire, realizzare e cndurre missioni di pace.

Il secondo momento importante fu il 24 settembre 2003 a New York, con la Dichiarazione Congiunta tra l’Unione Europea e l’ONU sulla gestione delle crisi.

Il rientro della Francia nell’organizzazione militare della Nato (marzo 2009, per decisione di Sarkozy) va interpretato in questa prospettiva e alla luce dei successivi eventi in nord Africa.

Il contributo dei 25 dell’UE alle missioni di pace condotte o autorizzate dalle Nazioni Unite è di circa circa 40.000 uomini, fornendo il 40% del bilancio finanziario del peacekeeping ONU. Il contributo italiano ha costi oscillanti in salita intorno al miliardo di Euro/anno.

La ragione fondante dell’UE è il superamento degli stati nazionali. Non per caso il manifesto di Ventotene è, a ragione, considerato un “certificato di nascita” della CEE e poi della UE.

Tale autonomia tuttavia si è risolta – per ragioni che potranno essere approfondite in un secondo momento – solo a danno di certi stati, precisamente l’Italia, la Spagna, il Portogallo, l’Irlanda, la Grecia  e il Belgio.

Oggi proprio attraverso le strutture politico militari, apparentemente dedicate alle missioni di pace, si porta a livello centrale UE la gestione e l’applicazione della forza (quella interna e quella proiettata), sostanzialmente trasferendole in mani tedesche, francesi e inglesi.

I c.d. EU battlegroups e la Gendarmeria europea sono due esempi nel senso suddetto, da osservare con attenzione, in quanto suscettibili di divenire nuclei di gestione centralizzata della forza fuori da ogni schema democratico e partecipato nella UE.

In tale prospettiva un’assunzione di responsabilità delle regioni europee nelle mdp risulta molto importante e significativa allo scopo di preservare l’originale dichiarato carattere democratico regionale della UE e, inoltre, dare effettiva veste pacifica e pacificante agli interventi europei nei teatri di crisi.

Un’assunzione di responsabilità delle regioni europee sarebbe inoltre utile per arginare l’ingresso di attori extra europei ed extra mediterranei, tesi a influenzare a proprio vantaggio i focolai di crisi attizzatisi sui più rilevanti giacimenti energetici, scoperti recentemente nel Mediterraneo.

E’ giunto il momento per le regioni europee, segnatamente quelle meridionali, di verificare la genuinità degli entusiasmi regionali sinora manifestati nella UE e, allo stesso tempo, difendere con incisività i peculiari interessi economici, gli stessi interessi che gli stati madre hanno spesso sacrificato a vantaggio di gruppi extra e trans nazionali difficili da individuare con chiarezza non di meno incisivi in quanto ad effetti nefasti sulla crisi economica in corso.

conflittiestrategieelio

 

[swfobject]4496[/swfobject]height=”250px” width=”300px

copyright © 2013 Tutti i diritti riservati a www.pierolaporta.it È permesso l’uso personale dei contenuti di questo sito web solo a fini non commerciali. Riprodurre, pubblicare, vendere e distribuire può avvenire solo previo accordo con l’autore. Le foto di questo sito sono prese in larga misura da Internet, in quanto valutate di pubblico dominio. Se i soggetti fotografici o gli autori fossero contrari alla pubblicazione, lo segnalino a info@pierolaporta.it e si provvederà alla immediata rimozione delle immagini.

conflittiestrategie, ilcorrieredellacollera, libero.it, manuel voghera, Papa Francesco, piazzolanotizia

Informazioni su Piero Laporta

Piero Laporta, 153° corso dell’Accademia militare di Modena, Generale di divisione in riserva dell’Arma del Genio, scrittore, saggista e memorialista. Piero Laporta ha speso parte significativa della propria vita professionale occupandosi di politica militare e interesse nazionale presso lo Stato Maggiore della Difesa, acquisendo il metodo: distinguere i fatti dalle narrazioni, i documenti dalle opinioni e, quando possibile, andare alla fonte, non accontentarsi mai di quanto appare verosimile. Scrive dal 1994. Col passare degli anni ha preso le distanze dal giornalismo tradizionale: troppi direttori confondono la verifica col servilismo, il dubbio con la propaganda, i fatti con le falsità. Ha collaborato con varie testate ma i libri sono oggi il terreno naturale delle sue inchieste. Ha raccontato la vita dell’imprenditore Luciano Vinella in Trasparente come il Vetro ed è coautore, con Vincenzo Mastronardi, di Mass Media e Fango. La parte centrale del suo lavoro è dedicata al caso Aldo Moro e alla strage di via Fani del 16 marzo 1978, A questa ricerca appartengono Raffiche di Bugie a Via Fani. Stato e BR sparano su Moro, Gli anagrammi di Aldo Moro e Omertà e Bugie su Aldo Moro: lavori nei quali Laporta rimette in discussione tutta l’inchiesta ufficiale, svelando falsi e omissioni di magistrati, investigatori e politici. Da questa prospettiva nasce anche il suo lavoro sulle reti di potere italiane e internazionali, sulla comunicazione politica, sull’intelligence e sui rapporti fra apparati, partiti, finanza, religione e informazione. Ha fondato OltreLaNotizia, sul sito pierolaporta.it, perché considera il web — nonostante censura, conformismo e manipolazione — uno degli ultimi spazi nei quali un autore possa ancora assumersi personalmente la responsabilità di ciò che scrive, senza chiedere il permesso a una redazione. Cattolico, apostolico, romano, senza altri aggettivi. Quanto alle lingue, dichiara una conoscenza quasi dimenticata del dialetto di Latiano, rudimenti di quello di Putignano, buona familiarità col palermitano, ottima col vernacolo di San Giovanni Rotondo, inglese e — quando necessario — anche un po’ d’italiano. È sposatissimo, ha due figli e continua a ritenere che un documento valga più di cento opinioni, soprattutto quando quelle cento opinioni dicono tutte la stessa cosa.Il libro "Raffiche di Bugie a Via Fani, Stato e BR Sparano su Moro" ed. Amazon 2023 https://shorturl.at/ciK07 è l'inchiesta più approfondita e documentata sinora pubblicata sui fatti del 16 Marzo 1978. Oggi, definitivamente disgustato della codardia e della faziosità disinformante di tv e carta stampata, ha deciso di collaborare solo dove non trovi dei censori e fabbriche di odio. Il suo più spiccato interesse era e resta la comunicazione sul web, cioè il presente e il futuro della libertà di espressione. Ha fondato il sito http://pierolaporta.it per il blog OltreLaNotizia. Lingue conosciute: dialetto di Latiano (BR) quasi dimenticato,, scarsa conoscenza del dialetto di Putignano (BA), buona conoscenza del palermitano, ottima conoscenza del vernacolo di San Giovanni Rotondo, inglese e un po' di italiano. È cattolico; non apprezza Bergoglio e neppure quanti lo odiano, sposatissimo, ha due figli.Piero Laporta, a member of the 153rd Class of the Military Academy of Modena, is a retired Major General of the Corps of Engineers, as well as a writer, essayist, and memoirist.Piero Laporta spent a significant part of his professional life working on military policy and the national interest at the Italian Defence General Staff. There he developed a method that has remained with him ever since: distinguish facts from narratives, documents from opinions, and, whenever possible, go straight to the source—never settling for something merely because it sounds plausible.He has been writing since 1994. Over the years, he has increasingly distanced himself from traditional journalism: too many editors mistake verification for subservience, doubt for propaganda, and facts for falsehoods. He has contributed to a number of newspapers and magazines, but books are now the natural home of his investigative work.He told the story of entrepreneur Luciano Vinella in *Transparent as Glass* and is the co-author, with Vincenzo Mastronardi, of *Mass Media and Mud*.The central part of his work is devoted to the Aldo Moro case and the Via Fani massacre of March 16, 1978.This research includes *Volleys of Lies in Via Fani: The State and the Red Brigades Fire on Moro*, *The Anagrams of Aldo Moro*, and *Silence and Lies About Aldo Moro*: works in which Laporta challenges the official investigation as a whole, exposing falsehoods and omissions by magistrates, investigators, and politicians.This perspective also underlies his work on Italian and international networks of power, political communication, intelligence, and the relationships among state apparatuses, political parties, finance, religion, and the media.He founded *OltreLaNotizia* on pierolaporta.it because he considers the web—despite censorship, conformism, and manipulation—one of the last remaining spaces where an author can still take personal responsibility for what he writes without having to ask an editorial office for permission.Catholic, Apostolic, Roman—no other adjectives required.As for languages, he claims an almost forgotten knowledge of the Latiano dialect, a smattering of the Putignano dialect, a good command of the Palermo vernacular, excellent familiarity with that of San Giovanni Rotondo, English—and, when absolutely necessary, even a little Italian.He is very much married, has two children, and continues to believe that one document is worth more than a hundred opinions—especially when all one hundred opinions are saying exactly the same thing.
Questa voce è stata pubblicata in armi, polis e contrassegnata con , , , , , , . Contrassegna il permalink.

Una risposta a La pace? Un affare regionale

  1. Pingback: Conflitti e Strategie » Blog Archive » La pace? Un affare regionale (di P. Laporta)

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *