Cuba, Guantanamo e il Vaticano: compravendite

vergogna lettera a papa francescoCuba: perché la fine dell’embargo? Che cosa sarà di Guantanamo? Qual è lo scopo di Obama? Bergoglio accodato al Dipartimento di Stato. #santidollari

Si osservi la carta geografica di Cuba, immaginando che sprofondi nel mare. Quali le conseguenze economiche, le ricadute sociali, scientifiche, industriali, monetarie, militari e via immaginando? Se Cuba oggi sprofondasse, che cosa cambierebbe per il mondo? Nulla, se non per i pedofili che dovrebbero pagare altrove e più care le prestazioni finora godute a L’Avana a prezzi stracciati.
Quanti vanno salmodiando “un altro Muro caduto dopo la guerra fredda” a proposito del ripristino delle relazioni diplomatiche fra Stati Uniti e Cuba, dimenticano che 1,8milioni di abitanti nella Striscia di Gaza pesano infinitamente di più degli 11milioni di Cuba. Altra cosa sarebbe se a Cuba qualcuno concentrasse miliardi e miliardi di capitali esentasse.
Perché dunque tanto chiasso? Per tenere in ombra un gioco poco commendevole per tutte le parti in causa e tatticamente utile all’ineffabile Obama per ritagliarsi un’immagine nella storia degli Stati Uniti, mentre sta per lasciare la Casa Bianca con esiti fra il grottesco e il tragico. Questa è la ragione strumentale tattica; il movente strategico è meno evidente, più torbido ma più solido.
[cryout-pullquote align=”left” textalign=”justify” width=”33%”]Convenzione di Vienna del 1969, art.52
Qualsiasi trattato la cui conclusione sia stata ottenuta con le minacce o con l’uso della forza in violazione dei principi di diritto internazionale incorporati nella Carta delle Nazioni Unite sarà ritenuto nullo.[/cryout-pullquote]La promessa di Obama, “chiuderò Guantanamo”, mentre non ha portato alla chiusura di Camp Delta, il carcere nella base militare statunitense di Guantanamo, sta invece erodendo la legittimità di tutta la base, non solo quella del carcere.
Sono trascorsi quasi 110 anni da quando Tomás Estrada Palma, primo presidente di Cuba dopo il periodo coloniale spagnolo, firmò il trattato col quale concesse in perpetuo agli USA la base di Guantanamo. L’atto fu presentato come un successo diplomatico di Estrada Palma, visto che gli USA avrebbero voluto cinque basi e infine si accontentarono solo di Guantanamo, come compenso del fraterno aiuto concesso a Cuba per affrancarsi dai coloni spagnoli. Estrada Palma era un burattino di Washington e contava non molto di più dei nostri Berlusconi, Prodi, Renzi, Monti, D’Alema, tanto per capirci.
Arrivati ai giorni correnti, nel 2001 in Guantanamo fu istituito Camp Delta, un carcere a cielo aperto di massima sicurezza, dedicato ai terroristi islamici o presunti tali. Donald Rumsfeld, segretario alla Difesa durante il primo mandato da presidente di George Bush jr, sosteneva che i prigionieri di Camp Delta, essendo combattenti irregolari, non godono della convenzione di Ginevra. Lo stato giuridico dei prigionieri non è mai stato definito, fra ricorrenti episodi di torture e maltrattamenti, il cui inviluppo toglie credibilità a chi rivendica il proprio diritto/dovere di difendere altrove i diritti umani dappertutto nel mondo salvo che a Guantanamo. Insomma un insostenibile predicar bene e razzolare malissimo che va infine riverberando sullo stesso diritto degli Usa a occupare Guantanamo, dal momento che ci si è incanalati sulle sabbie mobili dei diritti umani e delle garanzie offerte dalle Nazioni Unite. Per comprendere come, andiamo un po’ indietro.
A febbraio del 1976, Fidel Castro emendò la Costituzione con un articolo col quale Cuba considera nulli i trattati, le concessione o i patti stipulati con altri Stati in condizioni di disuguaglianza o che avessero sminuito la sovranità cubana sul proprio territorio. L’emendamento, fondato sull’articolo 52 della Convenzione sul diritto dei trattati, conclusa a Vienna il 23 maggio 1969.
L’emendamento voluto da Fidel Castro è molto calzante riguardo a Guantanamo, perché la costrizione da parte degli USA sul presidente Tomás Estrada Palma e sui suoi successori  per mantenere la concessione su Guantanamo è un dato di fatto da tempo acquisito nella storiografia diplomatica. Era dunque alle viste per Cuba un importante successo diplomatico, grazie al combinato disposto della Convenzione di Vienna, della Costituzione cubana e, infine, dell’indifendibilità del carcere di Camp Delta – delegittimato dallo stesso presidente Obama – che avrebbero presto ricondotto Guantanamo sotto la sovranità cubana con una decisione dell’Onu, cui la Convenzione di Vienna fa espresso riferimento. La contropartita che Obama può offrire a Raul Castro per tenersi Guantanamo è collocare Cuba sulle rotte dei traffici meno confessabili, dal denaro sporco alle materie prime, alle armi; insomma far nascere un nuovo off-shore che prenderebbe il posto di quelli indifendibili e oramai  inscritti nelle liste nere di Stati e organizzazioni internazionali. Insomma Obama si sta muovendo alla stregua di re Giorgio III che concesse alle isole Cayman, alla fine del Settecento, le esenzioni fiscali che negli anni hanno portato all’attuale mercato deregolamentato per i fondi comuni di investimento. Obama però vuole fare meglio di re Giorgio III.

[cryout-pullquote align=”left” textalign=”justify” width=”30%”]Articoli correlati
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Si sta costruendo così una base bancaria a Cuba per realizzarvi un paradiso fiscale difficilmente criticabile, almeno per qualche lustro, stante l’aura sacrale della patria di Castro e del Che, con la benedizione di Francesco. Una volta che ci si metta d’accordo sui soldi anche la questione di Camp Delta e dei suoi ospiti in catene troverà una soluzione, senza invocare scomode e imbarazzanti convenzioni internazionali. I soldi per tutti sono il lubrificante migliore per agevolare il cammino del dibattito su Cuba nel Congresso, la cui maggioranza è in mano ai repubblicani, i quali riserverebbero altrimenti amare sorprese, quando se ne discuterà il prossimo gennaio. Se Obama ha annunciato questa svolta su Cuba significa che coi repubblicani l’accordo sul punto è stato trovato, altrimenti lo speaker della Camera dei Rappresentanti (equivalente del Presidente della Camera),  il repubblicano John Boehner, darebbe più d’un dispiacere alla Casa Bianca.
Comunque finisca, la diplomazia vaticana, accodatasi all’Imperatore in questa brutta storia, non farà una bella figura, specialmente con un Bergoglio scarso di diplomazia, balbettante in dottrina e impegnato a predicare il pauperismo alla maniera dei catari. Dopo oltre un anno dalla sua elezione né la povertà della Santa Sede né quella dello IOR hanno nuovo smalto; d’altronde non poteva essere altrimenti perché come diceva il buon Paul Marcinkus “la Chiesa non s’amministra con le Ave Maria”. Non di meno il vituperato arcivescovo di Cicero, nell’Illinois, non si sognò mai di benedire la nascita d’un paradiso fiscale, tanto meno corrompendo, come già è accaduto in Europa e in Italia, ex valvassori dell’impero sovietico. E’, questa della pacificazione fra Stati Uniti e Cuba, una pessima vicenda, apparentemente figlia del buonismo, se si vuole un po’ imbecille, in realtà governata dall’affarismo più bieco e luciferino. Anche Bergoglio passerà alla storia: ha costretto Obama a fare quello che esige il Dipartimento di Stato.

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Informazioni su Piero Laporta

Piero Laporta, 153° corso dell’Accademia militare di Modena, Generale di divisione in riserva dell’Arma del Genio, scrittore, saggista e memorialista. Piero Laporta ha speso parte significativa della propria vita professionale occupandosi di politica militare e interesse nazionale presso lo Stato Maggiore della Difesa, acquisendo il metodo: distinguere i fatti dalle narrazioni, i documenti dalle opinioni e, quando possibile, andare alla fonte, non accontentarsi mai di quanto appare verosimile. Scrive dal 1994. Col passare degli anni ha preso le distanze dal giornalismo tradizionale: troppi direttori confondono la verifica col servilismo, il dubbio con la propaganda, i fatti con le falsità. Ha collaborato con varie testate ma i libri sono oggi il terreno naturale delle sue inchieste. Ha raccontato la vita dell’imprenditore Luciano Vinella in Trasparente come il Vetro ed è coautore, con Vincenzo Mastronardi, di Mass Media e Fango. La parte centrale del suo lavoro è dedicata al caso Aldo Moro e alla strage di via Fani del 16 marzo 1978, A questa ricerca appartengono Raffiche di Bugie a Via Fani. Stato e BR sparano su Moro, Gli anagrammi di Aldo Moro e Omertà e Bugie su Aldo Moro: lavori nei quali Laporta rimette in discussione tutta l’inchiesta ufficiale, svelando falsi e omissioni di magistrati, investigatori e politici. Da questa prospettiva nasce anche il suo lavoro sulle reti di potere italiane e internazionali, sulla comunicazione politica, sull’intelligence e sui rapporti fra apparati, partiti, finanza, religione e informazione. Ha fondato OltreLaNotizia, sul sito pierolaporta.it, perché considera il web — nonostante censura, conformismo e manipolazione — uno degli ultimi spazi nei quali un autore possa ancora assumersi personalmente la responsabilità di ciò che scrive, senza chiedere il permesso a una redazione. Cattolico, apostolico, romano, senza altri aggettivi. Quanto alle lingue, dichiara una conoscenza quasi dimenticata del dialetto di Latiano, rudimenti di quello di Putignano, buona familiarità col palermitano, ottima col vernacolo di San Giovanni Rotondo, inglese e — quando necessario — anche un po’ d’italiano. È sposatissimo, ha due figli e continua a ritenere che un documento valga più di cento opinioni, soprattutto quando quelle cento opinioni dicono tutte la stessa cosa.Il libro "Raffiche di Bugie a Via Fani, Stato e BR Sparano su Moro" ed. Amazon 2023 https://shorturl.at/ciK07 è l'inchiesta più approfondita e documentata sinora pubblicata sui fatti del 16 Marzo 1978. Oggi, definitivamente disgustato della codardia e della faziosità disinformante di tv e carta stampata, ha deciso di collaborare solo dove non trovi dei censori e fabbriche di odio. Il suo più spiccato interesse era e resta la comunicazione sul web, cioè il presente e il futuro della libertà di espressione. Ha fondato il sito http://pierolaporta.it per il blog OltreLaNotizia. Lingue conosciute: dialetto di Latiano (BR) quasi dimenticato,, scarsa conoscenza del dialetto di Putignano (BA), buona conoscenza del palermitano, ottima conoscenza del vernacolo di San Giovanni Rotondo, inglese e un po' di italiano. È cattolico; non apprezza Bergoglio e neppure quanti lo odiano, sposatissimo, ha due figli.Piero Laporta, a member of the 153rd Class of the Military Academy of Modena, is a retired Major General of the Corps of Engineers, as well as a writer, essayist, and memoirist.Piero Laporta spent a significant part of his professional life working on military policy and the national interest at the Italian Defence General Staff. There he developed a method that has remained with him ever since: distinguish facts from narratives, documents from opinions, and, whenever possible, go straight to the source—never settling for something merely because it sounds plausible.He has been writing since 1994. Over the years, he has increasingly distanced himself from traditional journalism: too many editors mistake verification for subservience, doubt for propaganda, and facts for falsehoods. He has contributed to a number of newspapers and magazines, but books are now the natural home of his investigative work.He told the story of entrepreneur Luciano Vinella in *Transparent as Glass* and is the co-author, with Vincenzo Mastronardi, of *Mass Media and Mud*.The central part of his work is devoted to the Aldo Moro case and the Via Fani massacre of March 16, 1978.This research includes *Volleys of Lies in Via Fani: The State and the Red Brigades Fire on Moro*, *The Anagrams of Aldo Moro*, and *Silence and Lies About Aldo Moro*: works in which Laporta challenges the official investigation as a whole, exposing falsehoods and omissions by magistrates, investigators, and politicians.This perspective also underlies his work on Italian and international networks of power, political communication, intelligence, and the relationships among state apparatuses, political parties, finance, religion, and the media.He founded *OltreLaNotizia* on pierolaporta.it because he considers the web—despite censorship, conformism, and manipulation—one of the last remaining spaces where an author can still take personal responsibility for what he writes without having to ask an editorial office for permission.Catholic, Apostolic, Roman—no other adjectives required.As for languages, he claims an almost forgotten knowledge of the Latiano dialect, a smattering of the Putignano dialect, a good command of the Palermo vernacular, excellent familiarity with that of San Giovanni Rotondo, English—and, when absolutely necessary, even a little Italian.He is very much married, has two children, and continues to believe that one document is worth more than a hundred opinions—especially when all one hundred opinions are saying exactly the same thing.
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6 risposte a Cuba, Guantanamo e il Vaticano: compravendite

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  3. Horacio PARENTI scrive:

    mai tanta porcheria e menzogna in un articolo.
    UN’ARTICOLO ANTI PAPISTA, QUINDI ANTI CATTOLICO.

  4. marcello scrive:

    Molto interessante.
    Un piccolo inciso: gli abitanti della striscia di Gaza, che gli israeliani per primi nella storia hanno regalato ai palestinesi, sono 1.800.000 e non 500.000.

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