Renzi Salva Bonafede e Si Confessa Boia di Provenzano e Riina – di Nicolò Gebbia

I terroristi danno lezioni in cattedra. Riina e Provenzano insieme con loro tutti i mafiosi sottoposti al 41-bis, sono seviziati fino oltre alla morte.

Questa mattina ho sentito il dibattito parlamentare sulla mozione di sfiducia al ministro della Giustizia Bonafede presentata dalle destre.
Per i miei 25 lettori ho deciso che d’ora in poi non userò termini inventati dal Cavaliere a fini cosmetici, e poi utilizzati da tutti, per cui ogni movimento politico si definisce di centro più qualcos’altro. Da questo momento chiamerò quelli di Forza Italia come la destra camorrista, gli amici della Meloni direttamente i fascisti e quelli di Salvini come i polentoni. Gli esponenti del Partito Democratico li definirò come la ex sinistra democristiana.

Pubblicato il 20 maggio 2020 sul blog T&M. L’autore ci ha cortesemente concesso, e gliene siamo grati, la pubblicazione su OltreLaNotizia

Dopo aver ascoltato il discorso del senatore Renzi, chiamerò quei quattro gatti che gli sono intorno come gli amici del Boia. Come definire i Pentastellati? Non ho dubbi: i bipolari. Per chi non lo sapesse si tratta della più diffusa forma di schizofrenia clinica, quella che alterna momenti di apparente lucidità e normalità ad altri di pura follia.
Discorsi bellissimi da parte di tutti, e tutti, dopo averli ascoltati, sembrano dalla parte della ragione. Ma quello del senatore Renzi è stato assolutamente peculiare, perché ha rinfacciato ai bipolari l’epoca del loro esasperato giustizialismo, quella in cui (mille anni fa) andavano cianciando che il politico, se raggiunto anche solo dall’ombra di un sospetto doveva dimettersi, ed ha elencato espressamente tutti i ministri dei governi Renzi costretti a tornare a casa sull’onda dello sdegno suscitato nell’opinione pubblica da tali sospetti.

CONVENZIONE EUROPEA DEI DIRITTI DELL’UOMO

ARTICOLO 3
Proibizione della tortura
Nessuno può essere sottoposto a tortura né a pene o trattamenti inumani o degradanti.

ARTICOLO 4
Proibizione della schiavitù e del lavoro forzato
Nessuno può essere tenuto in condizioni di schiavitù o di servitù.
Nessuno può essere costretto a compiere un lavoro forzato od obbligatorio.

ARTICOLO 9
Libertà di pensiero, di coscienza e di religione
Ogni persona ha diritto alla libertà di pensiero, di coscienza e di religione; tale diritto include la libertà di cambiare religione o credo, così come la libertà di manifestare la propria religione o il proprio credo individualmente o collettivamente, in pubblico o in privato, mediante il culto, l’insegnamento, le pratiche e l’osservanza dei riti.
La libertà di manifestare la propria religione o il proprio credo non può essere oggetto di restrizioni diverse da quelle che sono stabilite dalla legge e che costituiscono misure necessarie, in una società democratica, alla pubblica sicurezza, alla protezione dell’ordine, della salute o della morale pubblica, o alla protezione dei diritti e della libertà altrui.

Poi si è vantato di quanto gli sarebbe stato facile vendicarsi per tutto ciò, votando la sfiducia a Bonafede. Infine, visto che Conte ha preannunziato le dimissioni del gabinetto nell’eventualità che la mozione di sfiducia nei confronti del solo ministro della Giustizia venisse approvata, lui e i suoi quattro compagnucci di merende – ha affermato – non saranno i responsabili per la caduta del governo mentre ancora imperversa la peste bubbonica.
Però, alla fine, come voce dal sen fuggita, volta alla costruzione del suo personaggio di grande statista, ha raccontato che quando Provenzano, già ridotto allo stato vegetativo per il inflittogli dai suoi aguzzini in carcere, era ormai agonizzante, egli ricevette una telefonata dal ministro della Giustizia dell’epoca, il quale gli chiese che risposta bisognava dare all’istanza della famiglia, volta a farlo morire nel suo letto. Circa un anno dopo – ha continuato il Boia – analoga domanda gli fu fatta da un nuovo ministro della Giustizia, perché in coma irreversibile questa volta c’era Totò Riina.
E fu così che lui, degno epigono di Alcide De Gasperi, dopo essersi assicurato che in carcere le cure compassionevoli non sarebbero mancate né all’uno né all’altro, pronunziò la risposta che gli imperatori romani condensavano nel pugno chiuso col pollice verso in basso.
Nell’aula del Senato, sorda e grigia, che lui spera di trasformare, prima o poi, in un bivacco per i suoi manipoli, lo ha voluto dire con evidente compiacimento: “Devono morire in galera!”. E sono certo che se l’Italia fosse il Colosseo e Renzi fosse Nerone, prima di quel pollice verso, guardando su per gli spalti, avrebbe potuto assistere ad un unanime coro di consenso. Perché c’è poco da fare, Moretti e Gallinari gli italiani li hanno trasformati in maestri da ascoltare durante le loro lezioni universitarie, ma Riina e Provenzano, ed insieme con loro tutti i mafiosi sottoposti al 41-bis, sono degni esclusivamente di essere seviziati fino oltre alla morte, visto che i preti non consentono alle famiglie nemmeno le esequie religiose.
Volete la mia opinione? No, lo so che non la volete, ma io ve la dico lo stesso. Ed essa ricalca quel discorso di Vittorio Emanuele Orlando pronunziato il 28 luglio 1925 al cinema Diana di via Ruggiero Settimo: «Se per mafia si intende il senso dell’onore portato fino all’esagerazione, l’insofferenza contro ogni prepotenza e sopraffazione, portata sino al parossismo, la generosità che fronteggia il forte ma indulge al debole, la fedeltà alle amicizie, più forte di tutto, anche della morte. Se per mafia si intendono questi sentimenti, e questi atteggiamenti, sia pure con i loro eccessi, allora in tal senso si tratta di contrassegni individuali dell’anima siciliana, e mafioso mi dichiaro io e sono fiero di esserlo!»
Che cosa voleva dire il Presidente del Consiglio della Vittoria con quelle parole? Provo ad interpretarlo, e sono certo di non andare troppo lontano dal vero. Deluso da Mussolini, che ci aveva appena appioppato quel farabutto del prefetto Cesare Mori, il grande giurista capì finalmente, e sintetizzò in quelle parole, tutto il senso, per la Sicilia, del cosiddetto Risorgimento, cioè l’asservimento, in condizioni di schiavitù, di una parte dell’Italia, la più civile, a quell’altra parte che aveva dalla sua solo la forza e la prepotenza prevaricatrice dei carabinieri e dei bersaglieri massacratori. Quale era stata la reazione, seppur perversa e delinquenziale al terrorismo di stato? La mafia. Ed ancora oggi la cosa che il resto degli italiani non ci perdona è proprio questo, cioè la mancata resa incondizionata a quella che viene chiamata cultura della legalità, ma che sarebbe più esatto definire cultura della sopraffazione. Lo Stato, livido perché noi carabinieri, e tutti gli altri sbirri, non siamo riusciti a fare dichiarare loro la resa incondizionata, sevizia i mafiosi in vita con il 41-bis, e dopo la loro morte in carcere con la negazione delle esequie.
Se Matteo Messina Denaro sarà catturato, dopo la sua morte in carcere farà la stessa fine di Bin Laden: verrà cremato e le sue ceneri saranno portate sulla portaerei Garibaldi, da cui verranno disperse in mare. Viva l’Italia, che pensa di avercelo duro così, mentre invece testimonia della sua impotenza.
Io al centro di questo tricolore, che un tempo portava la croce sabauda, e che a Napoli viene spesso rappresentato con due fasci di spaghetti incrociati, ci metterei un fallo di plastica come quelli che vendono nei sexy shop. Esso è la sintesi migliore dell’attuale situazione. Da carabiniere li ho combattuti senza quartiere, ma da siciliano provo rispetto per questi nemici mafiosi, vinti ma indomabili anche in cattività.

Informazioni su Piero Laporta

Osservate le ambiguità del giornalismo italiano, Piero Laporta dal 1994 s’è immerso nella pubblicistica senza confinarsi nei temi militari, come del resto sarebbe stato naturale considerando il lavoro svolto a quel tempo, (Ufficio Politica Militare dello Stato Maggiore della Difesa). Ha collaborato con numerosi giornali e riviste, italiani e non (Libero, Il Tempo, Il Giornale, Limes, World Security Network, ItaliaOggi, Corriere delle Comunicazioni, Arbiter, Il Mondo e La Verità). Ha scritto “in Salita, vita di un imprenditore meridionale” ed è coautore di “Mass Media e Fango” con Vincenzo Mastronardi, ed. Leonardo 2015. (leggi qui: goo.gl/CBNYKg) Oggi, definitivamente disgustato della codardia e della faziosità disinformante della carta stampata, ha deciso di collaborare solo con Stilum Curiae, il blog di Marco Tosatti. D'altronde il suo più spiccato interesse era e resta la comunicazione sul web, cioè il presente e il futuro della libertà di espressione. Ha fondato il sito https://www.pierolaporta.it per il blog OltreLaNotizia. È cattolico, sposato, ha due figli.
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