Pensioniamoli o​ ci fregano le pensioni

elsa-fornero1Pensioni: dal 1974 rubano, non hanno finito. Insaziabili. ​Pensioniamoli o​ ci fregano le pensioni. Sbagliate se pensate che il pericolo sia tramontato con l’uscita di scena di Enza Chiagne Forneno e Mario Monti di pietà. Vi sono due nuove leve, una della cosiddetta destra. l’altro sinistro, Giorgia Sfascio Meloni e Rottamatteo Renzi che sono pronti a proseguire sulla medesima linea dei primi due. L’hanno promesso: se gli diamo il potere si mangeranno le nostre pensioni, perché, dicono, che chiunque abbia un assegno di 3mila euro è un privilegiato. Proprio chiunque? Non i politici, non si sindacalisti, non quelli come loro che hanno cumulato pensioni senza un giorno di lavoro vero. 

meloniVoi vi siete indignati sul web per le pensioni privilegiate di politici e pensionati? Ecco, Giorgia Sfascio Meloni e Rottamatteo Renzi sono la risposta di poltici e sindacalisti alla vostra indignazione. Prima caricheranno tutte le tasse possibili, oltre quelle già caricate; quando non potranno caricarne ancora metteranno mano alle pensioni: non le loro, ma le nostre, l’hanno promesso. Guardateli bene e non perdeteli d’occhio, avete avuto dei compagni di classe così. Uno è quello che copiava i compiti e poi si faceva bello col professore. L’altra è come la vostra compagna di classe, quella piena d’invidia e di rancori: ce l’aveva con tutti e col destino, soprattutto, che non le aveva dato quello che pensava di meritare. Sono questi due che spingeranno sull’acceleratore delle tasse e poi vi fregheranno le pensioni.

Scrivemmo oltre un anno fa, su Monsieur di giugno 2012:«…le tasse danno agio di formare e ingrossare il debito, accompagnandone la crescita, fino a raggiungere, le tasse, i livelli intollerabili attuali, destinati tuttavia ad essere superati. Il debito pubblico è il cappio al collo […] mentre la Nomenklatura, tre milioni di privilegiati dello Stato, del parastato, del giornalismo  e del sindacato – di cui i governanti sono espressione – si bea a spese dei rimanenti contribuenti. La mancata riforma elettorale è controprova della volontà di autopreservazione della Nomenklatura, della quale il Parlamento è complice strumento, stravolgendo la Costituzione».

Pessimista? Tiggì del 12 di agosto: il debito pubblico a metà del 2013 è 2.074,5miliardi, cioè + 92,4miliardi rispetto al 2012, nonostante tasse, tariffe e multe alle stelle, nonostante le famiglie tirino la cinghia, nonostante la bilancia più attiva che mai del turismo dall’estero. Lo Stato sciala, se ne fotte dei sacrifici dei cittadini; la Nomenklatura non ha alcuna intenzione di fare risparmi.

L’avanzo primario sarebbe la via maestra: lo Stato dovrebbe spendere meno di quanto incassa. La Cgia di Mestre invece certifica che dal 1997 (quando partì il federalismo con la legge Bassanini) al 2013, la spesa pubblica italiana, al netto degli interessi del debito, è cresciuta del 68,7%, cioè di 296 miliardi, pari a quasi 20miliardi per anno.

20miliardi è pure il deficit cumulato dall’INPS, che prevede un disavanzo di 3,7 miliardi per il 2013. Il suo fondo lavoratori dipendenti avrebbe avuto un avanzo attivo di 8,5miliardi, invece ne ha solo 590milioni. La causa sono gli ex fondi speciali: elettrici, telefonici, trasporti e, peggio di tutto, le pensioni megagalattiche dei manager e dei grand commis. Uno per tutti, Giancarlo Cimoli, catastrofico AD Alitalia sino al 2008: 2 milioni di pensione all’anno, dopo una buonuscita a 7 zeri. Come lui una quantità di cosiddetti manager di Stato.

Come pensano di rimediare? fregandoci sempre di più. I penultimi sono stati Enza ChiagnePd, Leopolda: Matteo Renzi e le 100 proposte del Big Bang Forneno e Mario Monti di pietà, i quali, appena sedutisi a palazzo Chigi, dette la linea: massacrare la fascia medio bassa delle pensioni con una tenaglia​​, la cui prima ganascia attaccò il meccanismo di rivalutazione.

Fino ad allora (legge 388/2000) il recupero dell’inflazione concerneva tutte le pensioni, sebbene in misura differenziata: piena rivalutazione fino a tre volte il trattamento minimo Inps​; al 90 per cento​ per gli assegni da​ tra tre e cinque volte il minimo​; infine al 75 per cento ​per le pensioni più alte.

Mario Monti di pietà strinse il meccanismo col “decreto salva-Italia” (legge 214/2011): rivalutazione solo per le pensioni inferiori o pari a tre volte il trattamento minimo, ossia 18.759 euro l’anno, cioè 1.443 euro al mese, rivalutata fino a 1.486 euro. Al di sopra non c’è alcuna rivalutazione.

La seconda ganascia della tenaglia ​di Monti di pietà ​invertì il segno: prendeva, invece di non dare​. Il cosiddetto “contributo di solidarietà” (legge 201/2011)​ stabilì un prelievo sulle pensioni oltre i 90mila euro lordi annui​: 5% ​in meno ​per ​le pensioni comprese fra i 90mila euro ed i 150mila euro; 10% ​per la parte ​tra i 150mila euro ed i 200mila euro; 15% per la parte eccedente i 200mila euro.

La Corte costituzionale bocciò il ​balzello in quanto concernente solo una ​fetta dei contribuenti. I vampiri rinunceranno? Piuttosto lo estenderanno a tutti, coprendo il segmento da zero a 90mila, così rimuovendo apparentemente le obiezioni di anticostituzionalità. Vediamo tuttavia quanto sia iniquo.

Mario, Carlo, Elio, Ciro e Dino​, ciascuno dei quali percepisce 100mila, 150mila, 200mila, 250mila e 300mila euro. Sono retribuzioni lorde, delle quali solo la metà entra nelle tasche dei nostri cinque amici.

Mario offre un contributo di 500 euro,  per un reddito di 100.000 €, cioé lo 0,005 del suo reddito. Carlo, dà 3.000 € per un reddito di 150.000, cioè solo lo 0,002 sebbene guadagni il 30% in più Mario. Elio, con 8.000 € per un reddito di 200.000 €, dà 0,004 del suo reddito, più di Carlo e meno di Mario. Ciro offre 15.500 € per un reddito di 250.000 €, lo 0,062 del suo reddito. Dino dà più di tutti,  23.000 €,  0,076 ma è quello che si accorge meno col suo reddito di 300.000 €.

I Mario coi loro 4mila euro netti sono la classe media.​ I Carlo, gli Elio e i Ciro sono la Nomenklatura alta, i manager, i gran commis – i Cimoli per intenderci, gli AD di Ferrovie e di società compartecipate, comandanti di carabinieri e Fiamme gialle, funzionari parlamentari, avvocati dello Stato, alti dirigenti e così via. Sono i più tutelati, nonostante proprio essi siano responsabili del crac finanziario aggravato anno dopo anno.

Nonostante la Corte Costituzionale, i Giorgia Sfascio Meloni e i Rottamatteo Renzi coi loro compagnucci faranno di tutto a danno di chi ha lavorato, ma non muoveranno un dito per ridurre le spese della politica e le pensioni che si sono regalati sin dal 1974.

Dite la verità, non sapete di che cosa si tratta? È la ruberia semidimenticata della legge 252 del 1974, detta «legge Mosca», promossa da Gaetano Mosca, deputato milanese del Partito Socialista, grazie alla quale amici degli amici scroccano pensioni ricchissime, ricche e medie.

60% sono della Cgil (9.368) o del Pci (8.081), i rimanenti sono padrini e funzionari di Dc (3.952), Psi (1.901), Cisl (3.042) e Uil (1.385). Altre 9.390 pensioni sono state regalate a sottopanza d’organizzazioni minori.  Circa 50mila assegni pienamente reversibili sulle inconsolabili vedove.

Per regalare la pensione ai compari, la prima o la seconda oppure la terza, bastò una dichiarazione della segreteria del partito o del sindacato, attestante il servizio gratuito a favore della camarilla, fosse anche pomeridiano, visto che di mattina s’andava a scuola. A scuola? Certo, migliaia infatti figurano aver iniziato a lavorare coi calzoni corti, quando invece non hanno mai fatto nulla neppure coi lunghi.

Ricordate  i sindacalisti che vi fanno la lezione di buon governo; rammentate i politici di professione che vi ammoniscono sulla necessità di sacrifici: si sono riempiti le tasche con la legge Mosca, tutti, a nostre spese, tutti.

Quant’è il costo reale? È il segreto più tutelato dall’Inps. È più tutelato dei missili nucleari della Nato, ma non è meno esplosivo. Proviamo a fare due conticini. Supponiamo 3mila euro di spesa media a testa. Ogni anno lo Stato dissipa almeno 2miliardi di euro per quelle facce di tolla. Dal 1974 a oggi sono non meno di 40miliardi di euro sudati da noi.

Il futuro? Giorgia Sfascio Meloni e Rottamatteo Renzi: per coprire i privilegi, i loro e quelli della loro banda politica, faranno di tutto a danno di chi ha lavorato sul serio, faranno di tutto, anche portare via le pensioni alle famiglie. A meno che non li si mandi tutti a casa, tutti, una volta per tutte. 

conflittiestrategie elio

 

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Informazioni su Piero Laporta

Osservate le ambiguità del giornalismo italiano, Piero Laporta dal 1994 s’è immerso nella pubblicistica senza confinarsi nei temi militari, come del resto sarebbe stato naturale considerando il lavoro svolto a quel tempo, (Ufficio Politica Militare dello Stato Maggiore della Difesa). Ha collaborato con numerosi giornali e riviste, italiani e non (Libero, Il Tempo, Il Giornale, Limes, World Security Network, ItaliaOggi, Corriere delle Comunicazioni, Arbiter, Il Mondo e La Verità). Ha scritto “in Salita, vita di un imprenditore meridionale” ed è coautore di “Mass Media e Fango” con Vincenzo Mastronardi, ed. Leonardo 2015. (leggi qui: goo.gl/CBNYKg) Oggi, definitivamente disgustato della codardia e della faziosità disinformante della carta stampata, ha deciso di collaborare solo con Stilum Curiae, il blog di Marco Tosatti. D'altronde il suo più spiccato interesse era e resta la comunicazione sul web, cioè il presente e il futuro della libertà di espressione. Ha fondato il sito http://www.pierolaporta.it per il blog OltreLaNotizia. È cattolico, sposato, ha due figli.

4 risposte a Pensioniamoli o​ ci fregano le pensioni

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  2. oscar dice:

    Come faccio a non invidiarti?
    Hai ancora la forza di indignarti!
    Chi sono i ladri e i cialtroni che ci governano e governano il mondo?
    Tutti teste di legno! Per questo il sistema democratico è diventato una trappolo senza via d’uscita. Ti illude che tu puoi ancora scegliere. Cure palliative. Il cancro ha invaso il corpo. Dici bene: tutti a casa! … speriamo in un finale diverso dal film di Comencini.

  3. Stefano Rolando dice:

    ..breve e conciso: COME?
    sono decenni che ci provo..

    • Se ii sapessi come sarei un politico, da non accomunare tuttavia ai sedicenti politici circolanti. Anche se ho una certa idea del da farsi, credo che siamo in una fase, lunga fase di transizione nel corso dells quale il sistema corrente deve ancira dare tutto il peggio di sè.

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