Il Giorno del Giudizio

Il discendente di don Bernardo Mattarella e donna Maria Buccellato vuole lasciare il Colle, alla maniera di Umberto Nicola Tommaso Giovanni Maria di Savoia. È scelta condivisibile. Due nobili sconfitti, l’uno dal terzo Reich, l’altro dal quarto; quest’ultimo agli ordini della oberste Führer, Angela Merkel, alla quale e al di lei susccessore si prostrano i ̀globalisti, partigiani, comunisti, demonicristiani, socialmazzettisti, albertogiussanini, accattocomunisti, sanguisusindacalisti, mafiosi, paramafiosi, antimafiosi… proni come Bergoglio, allenatissimo alle genuflessioni, non solo liturgiche, dai tempi dei Desaparecidos e dei fratelli inglesi alle Malvinas.

Da decenni v’è un ritorno, fattosi oggi precipitoso, da piazzale Loreto a piazza Venezia, in testa i felloni generali siringa, allora come oggi. Al balcone s’affacciano puttanieri e medium e saltimbanchi, e poi Giuseppi, Mario Uotever-it-tecs e domani chissà persino un Sala o uno Zaia piccoli a piacere, magari De Luca o il suo più genuino Crozza. Dalla tragedia alla farsa, assicurò Karl Marx, non bastando una ripetizione dai tempi della Milano da bere e defecare.

Umberto, prima del Portogallo, fece penitenza nell’eremo francescano di Montella, due passi da Nusco, dove unsero uno dei più grandi medium ed economisti del mondo, tale Romano Prodi. Come dite?  Nusco è dell’onesto Ciriaco De Mita? È lo stesso; il viaggio umbertino fu vaticinio e presagio. Impossibile decifrarlo allora. Meno rassicurante non v’accorgiate ora, mentre si vorrebbe al Colle un medium, unto a Nusco. Siamo a un  tal livello di sprofondo fognario, per cui dopo tutto un medium sarebbe meglio di non pochi predecessori e altrettanti papabili.

Il Guardian, il britannico Guardiano, il quotidiano più amato dall’Mi6 – amato in queste ore e da ben prima di piazza Fontana, via Fani e Portella della Ginestra – l’Mi6 il padrone di casa dei peggiori neri e rossi italiani, Il Guardian, Il Guardiano di Londra, oggi esorta noi alla democrazia. Loro? Coi duchi e i principi pedofili, spacciatori e assassini, loro? Da non crederci. Il Guardiano ha tuttavia pienamente ragione quando afferma l’impossibilità di continuare col loro venerabile don Mario Uotever-it-tecs.

Tutto scivola sull’imperturbabile discendente di don Bernardo Mattarella e donna Maria Buccellato. Scrutato da Nusco e commemoratovi ad ogni Epifania, prima d’andarsene volle come Umberto far penitenza, subendo l’ovazione della borghesia più trascolorante e corrotta d’Europa, dopo quella torinese, ciniche del pari. Da far rimpiangere Mario Capanna e gli assalti a piazza de La Scala. A bene vedere, nulla di nuovo; immutabile… ma solo in apparenza.

L’Italia post risorgimentale, madre di facili costumi della Repubblica  altrettanto virtuosa, fu ritratta da due davvero bravi ma sventurati scrittori, a dispetto dei nobili e agiati natali d’ambedue.

L’11º principe di Lampedusa, 12º duca di Palma, barone di Montechiaro e della Torretta, Grande di Spagna, consumò giorni e notti nell’avita terrazza sul mare di Palermo, pel monumentale romanzo, diciamo così, parallelo a “I Viceré” di Federico De Roberto, sfigatissimo siculopartenopeo, andatosene come l’altro nella disperazione, a causa del flop letterario del proprio libro. Il principe lasciò pure la sua virilità a Caporetto, disastro più che patriottico quindi.

Il Gattopardo fu stroncato da Elio Vittorini, siciliano ambrosiano, duro e puro del Pci togliattino. Si può pensarla come si vuole, il compagno Vittorini aveva naso. Il Gattopardo che danza, nella scena madre del compagno don Buchino Visconti, anticipò lo sprofondo dei compagni kapò Merkeliani, in smochin e faffallino. Al rogo, sentenziò il compagno Vittorini, mica a torto.

Sfigatissimi, i due nobili scrivitori mai avrebbero immaginato le proprie opere diciamo la verità, nate sotto pessimi auspici trasmutarsi in perpetuo viatico decadente, destino scolpito nel letame di traditi e traditori, passando per piazzale Loreto, arrivando a via Fani e oggi a La Scala, un teatro, attagliato a crudeli e inetti cicisbei, assassini, commedianti da tre soldi.

Lampedusianamente parlando siamo a una quota ardua da immaginare più sprofondata. Eppure è in arrivo, ben lo sa il discendente di don Bernardo Mattarella e donna Maria Buccellato: andando via, egli sarà lontano quando calerà la nemesi sugli esiti del di lui condiviso potere. Che abbia imparato dal Cossiga Francesco, quello rifugiatosi con armi, bagagli e piccone sotto l’ali della regina Elisabetta,  tre mesi prima del Britannia e di Capaci? Non di meno, egli, venerabile picconatore dal 1978 (lo si chieda ad Aldo Moro), addebitò al semplice fratello Mario Uotever-it-tecs la rotta del panfilo reale, il 2 Giugno 1992, verso Ustica; quando si dice humour inglese: festa della Repubblica sanguinante, tradita  e derubata.

Non è finita. Lo scrissi su queste colonne (antipatico autocitarsi, ma devo): il problema è duplice e non concerne nuovi ordini più o meno mondiali, né l’azzeramento finanziario, solo conseguenze. Neppure vale perdersi con vairus e bigfarma, tanto meno per il verace Bassetti e per la terapia monoclonale a quello sciocchino del Galli. Stupidaggini, solo conseguenze.

Il Leviatano è la guerra, indispensabile agli Stati Uniti di Joe Biden. Vuole la guerra ma su piccola scala, a mo’ di quella di Spagna prima della 2GM. Gli necessita sperimentare la capacità di combattimento con pochissimi uomini, circa un quinto o anche meno degli standard delle guerre tradizionali. Le tecnologie militari senza uomini già operano in terra, nel cielo, nel mare e ovviamente da sempre nello spazio. Occorre sperimentarle in guerra, con un vero nemico, per capire se davvero assicurano la vittoria tattica, strategica e politica.

L’Ucraina sarebbe il perfetto teatro di prova, con un  piccolo problema tuttavia: Vladimir Putin. A Davos glielo disse chiaro e tondo: «Joe, se la NATO (cioé gli Usa e quindi anche l’Italia, NdR,) tocca la Russia, scateno l’inferno nucleare. Per 3mila morti alle Due Torri state ancora frignando; che cosa accadrebbe per milioni e milioni di morti in ogni vostra metropoli?».

Per buona misura lo stato maggiore generale sovietico… pardon russo, usualmente molto riservato, svela informazioni dettagliate sulle proprie capacità; questo video è un esempio.  Quanti non comprendono il russo o non hanno tempo, vadano all’ultimo minuto del video, inequivocabilmente battezzato dai militari russi “Il Giorno del Giudizio”.

L’incubo, Il Giorno del Giudizio, ronza nell’orecchio del vecchietto mentre inciampa tre volte sui gradini del potere. Inciampa ma non  rinuncia, non può rinunciare al primo colpo, senza il quale la Cina prende il comando e gli Stati Uniti implodono come l’Unione sovietica la notte del 25 Dicembre 1991.

Per ora a Joe va bene il vairus che obbliga tutti casa, anche i soldati russi, in ipotesi. E se il vaccino Sputnik funzionasse davvero, se non fosse una fola da ripetere all’infinito? Come mai a Cuba nessun infetto? Il destino di quella che fu la più grande democrazia del mondo, in mano a untori, come quanti distribuirono coperte infette di vaiolo ai nativi da sterminare. E oggi nessuna via d’uscita.

Che cosa ci attende? Una valanga di odio e un ritorno d’incalcolabile forza d’antiebraismo e anti cattolicesimo. C’è una quantità d’ebrei non credenti, decisi a utilizzare la bandiera della propria etnia pei loro sconci scopi. Non dimentichiamo gli ebrei comunisti romani, tuttora si sbracciano ad accusare S.S. Pio XII di non aver fatto nulla per gli ebrei rinchiusi alla Lungara, gli stessi comunisti che nulla fecero – disponendo di armi e mezzi sufficienti – per liberarli. È l’eterno titorno della menzogna, la bandiera dei “cattolici adulti”, impegnati oggi come ieri a crocifiggere Nostro Signore, i suoi discepoli e più recentemente gli operai disoccupati, i bambini di Bibiano e i ragazzi del Forteto.

Sorridiamo, fratelli cattolici ed ebrei credenti, sorridiamo all’odio che torna su milioni d’innocenti, colpevoli d’essere nati ebrei o cattolici e credere nel nostro unico Dio.

Un agente del Mossad una sera si lasciò andare: «Quando finiremo coi palestinesi, cominceremo con i nostri ortodossi». Se con questi metodi i Palestinesi sono ancora lì da 75 anni, come pensate di riuscirci nei prossimi 150? Se sei ebreo e non credi nel tuo Dio, ti qualifichi ebreo solo per la razza, esattamente come fossi nazista. Perdi quindi ogni aggancio con la realtà e non ti rimane che l’odio, a distruggerti. Per grazia di Dio, non tutti gli ebrei sono uguali. Quanti vogliano capire perché gli ebrei atei odiano gli ortodossi vadano su questo sito: gli ebrei ortodossi vogliono riaprire il processo a Gesù e riconoscerlo comune Messia.

Nostro Signore difende noi e la nostra Fede più e meglio di quanto presumiamo; non toglie però la libertà di fare il male. La libertà, quella sottrattaci dai cicisbei al potere. Dopo tutto dobbiamo morire, meglio che sia per uno scopo. “La Battaglia è nostra, la vittoria di Dio”, disse santa Giovanna d’Arco; essa aveva ragione ma questo non le risparmiò il rogo; solo dopo venne l’altare, dopo. Teniamolo a mente.

Avere Fede è giusto e appropriato, sebbene non comporti prendere ulteriori lezioni di buonismo un tanto al chilo, per ogni cicisbeo passato a miglior vita. Non dobbiamo odiare: non di meno ricordiamo a maestrine e maestrini che questa repubblica fu battezzata nell’odio “del sabba di piazzale Loreto” (come lo definisce Pietrangelo Buttafuoco), nelle stragi di via Medina dell’11 giugno 1946 a Napoli e di via Rasella a Roma, nelle segrete di palazzo Salviati a Roma, nelle foibe e nelle fosse comuni sotto Bologna, a Portella della Ginestra, nell’Alto Adige e a piazza Fontana, e a via Fani, contro Aldo Moro e contro Giovanni Leone, con le mani pulite lordate di sangue. Se il web restituisce parte dell’odio quando il potere perde un pezzo, be’, inutile stupirsi: si raccoglie dopo tutto il proprio seminato. Noi cattolici, noi siamo la civiltà, teniamoci fuori da questo letame; prendiamo debita nota e lasciamoli al loro funerale di Stato, avendone già uno in corso dello Stato, per loro stessa mano.

Urliamo dai tetti la verità, senza tuttavia odiare; dobbiamo anzi pregare anche per i nemici e per gli imbecilli zelanti, pur rimanendo prudenti e consapevoli degli ostili finché tali rimangono. Sono ostili; se sorridono, veston bene e sanno stare a tavola, se paiono gentili, sono ancor più pericolosi. Chi detiene il potere di vita e di morte sul prossimo non ha motivo di sembrare aggressivo; questo è compito dei generali siringa e degli sbirri a Trieste.

Il problema, come dissi, è duplice. Uno è la guerra possibile; l’altro? È Bergoglio. Mai la Chiesa precipitò così dai tempi della Rivoluzione Francese. Lo sa pure lui, poveretto, sia detto con umana solidarietà; egli è al timone d’una barca sgangherata, privo lui e priva la barca di requisiti adeguati. Si scelse amici al vertice del gangsterismo finanziario, quanto di peggio vi sia al di qua dell’inferno, col solide connessioni al di là, tutti ben rappresentati in Vaticano e nei paraggi. Costoro sono d’un cinismo, al cui confronto Hitler e Stalin impallidiscono. Se un giorno Francesco diventerà superfluo per costoro, lo elimineranno, esattamente come fecero con Aldo Moro e come tentarono con san Giovanni Paolo II. Occorre quindi pregare, non odiare né maledire, mai, perché la profezia di san Giovanni Paolo II, «il male divora se stesso» si compia nella Divina Misericordia, come accadde la notte del 25 Dicembre 1991. Non alimentiamo il male, noi cattolici, perché così operiamo contro il disegno di Dio; disegno misterioso eppure avvertibile, operante per strade inimmaginabili e sicure.

Non Praevalebunt.

 

Informazioni su Piero Laporta

Dal 1994, osservate le ambiguità del giornalismo italiano (nel frattempo degenerate) Piero Laporta s’è immerso nella pubblicistica senza confinarsi nei temi militari, come d'altronde sarebbe stato naturale considerando il lavoro svolto a quel tempo, (Ufficio Politica Militare dello Stato Maggiore della Difesa). Ha collaborato con numerosi giornali e riviste, italiani e non (Libero, Il Tempo, Il Giornale, Limes, World Security Network, ItaliaOggi, Corriere delle Comunicazioni, Arbiter, Il Mondo e La Verità). Ha scritto “in Salita, vita di un imprenditore meridionale” ed è coautore di “Mass Media e Fango” con Vincenzo Mastronardi, ed. Leonardo 2015. (leggi qui: goo.gl/CBNYKg) Oggi, definitivamente disgustato della codardia e della faziosità disinformante di tv e carta stampata, ha deciso di collaborare solo con Stilum Curiae, il blog di Marco Tosatti. D'altronde il suo più spiccato interesse era e resta la comunicazione sul web, cioè il presente e il futuro della libertà di espressione. Ha fondato il sito https://www.pierolaporta.it per il blog OltreLaNotizia. Lingue conosciute: dialetto di Latiano (BR) quasi dimenticato,, scarsa conoscenza del dialetto di Putignano (BA), buona conoscenza del palermitano, ottima conoscenza del vernacolo di San Giovanni Rotondo, inglese e un po' di italiano. È cattolico, non apprezza Bergoglio e neppure quanti lo odiano, sposatissimo, ha due figli.
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5 risposte a Il Giorno del Giudizio

  1. Roberto scrive:

    Aspettiamo nuovi cieli e nuova terra.
    Quelli attuali stanno sprofondando in una entropia malvagia ed inarrestabile.
    I tipi di albero che, con pervicacia, abbiamo voluto far crescere nella nostra coscienza stanno danno i loro frutti velenosi….in abbondanza.
    Grazie sempre per la sua onestà intellettuale e per la lucidità di analisi
    Fa sentire meno soli.

  2. massimo trevia scrive:

    Sputnik,mi ha detto un infettivologo,non e’ altro che “Astra -zeneca”:ma non ne so di piu’.
    Quando si prova a dialogare poi sembra che le persone abbiano dentro come un meccanismo:la testa meccanicamente si gira altrove.Ieri da Del Debbio,poi,sembrava che una ragazza che purtroppo ha perso i genitori prima dei “vaccini”addirittura esigesse il sacrificio della vita, rischiandola,per non rendere vana la morte dei suoi genitori:diceva che era anche grazie a degli”studi”fatti sui suoi ,se ora abbiamo i vaccini!Ma non mi pareva che le importasse del rischio imposto:questo credo sia odio!

  3. lunux scrive:

    grazie per questo bellissimo articolo, spero di leggere presto il suo libro sul caso Moro.
    mi creda,
    L.

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