I carabinieri s’ammosciano?

genny il bifolcoCarabinieri si scappellano, intitoliamo dunque un’aula della Camera a Davide Bifolco. #carabinieriammosciati

Quest’Arma dei Carabinieri che s’ammoscia davanti ai prepotenti  è un pessimo viatico per il futuro. Da qualche parte è stato deciso che i carabinieri potessero, anzi dovessero omaggiare Davide Bifolco più di quanto mai avrebbe mai potuto immaginare e chiedere quel povero ragazzo, cresciuto in un quartiere di camorra, con familiarità poco nitide, ma non per questo meno responsabile dei suoi atti, dopo aver tentato di sfuggire all’alt di una pattuglia di carabinieri, alle due di notte, certo non tornando da lezioni di catechismo insieme a un paio di amici degni del quartiere e dei malacarne che vi si aggirano. È morto, Davide, nelle circostanze che sappiamo e un colonnello dei carabinieri – chissà quante altre volte burbanzoso difensore della legge – questa volta s’è scoperto il capo e chissà che non si sia messo sull’attenti. L’avvocato del carabiniere che aveva sparato s’è premurato di riferire quanto sarebbe stato detto dal suo assistito: “Con pudore voglio dire alla famiglia di Davide che chiedo perdono per questa perdita, consapevole che niente e nessuna parola potrà attutire il dolore che segnerà per sempre anche la mia vita.” Difficile riconoscere in questo maleodorante guazzetto partenopeo lo stile del generale Franco Mottola, tornato a Napoli a dicembre 2013 dopo aver lasciando una traccia memorabile per l’efficacia e la risolutezza della sua azione. Altrettanto difficile credere che questo ammosciamento dei carabinieri non celi una volontà politica sciatta e pulcinellesca, come oramai è usuale constatarla, che abbia imposto ai carabinieri, grati di ricevere il lauto stipendio di 1300 euro mensili, di mettersi sull’attenti davanti a Davide Bifolco.

Il terrore serpeggia nel Palazzo e li fa sudar freddo davanti a una sia pur lontana possibilità di sommossa che trascolori in rivolta incontrollabile. Ancora una volta è Napoli a dare un segnale di cedimento delle istituzioni. Ricordiamo Genny a’carogna. Difficile dimenticare le sue dimostrazioni di carisma incontrastato mentre controllava la folla d’uno stadio colmo nel mentre le fighette delle istituzioni danzavano sudando freddo in mezzo al campo, aspettando le rassicurazioni di Genny a’carogna. Se Genny avesse alzato un dito la folla avrebbe travolto tutto anche il vuoto pneumatico che impera nella testa della politica.

La memoria della folla è più tenace di quella degli elefanti. Se voi prendete uno a uno quanti erano nel corteo per Davide, è possibile che nessuno di essi ricordi con precisione che cosa avvenne all’Olimpico. Metteteli tutti insieme e la loro coscienza collettiva sa con certezza che la credibilità delle istituzioni che fronteggiano vale meno di zero, meno del cappello rimosso dal capo di quel colonnello dei carabinieri. La spiegazione non sa darla nessuno ma è così.
D’altronde non è cosa d’oggi. Quando s’intitolò una stanza della Camera a Carlo Giuliani morto mentre assaltava i carabinieri a Genova, né il Quirinale né altre istituzioni e neppure il vertice dei Carabinieri protestarono o fecero alcunché per impedirlo. Oggi potremmo intitolare un’altra aula della Camera a Davide Bifolco. Tenuto conto delle inclinazioni della signora Laura Boldrini non vi sarebbe difficile. Tutto questo non impedirà che prima o poi e per ragioni ben più serie della morte di un Bifolco la folla s’adunerà ancora, con la memoria tonante di questi cedimenti strutturali del sistema, incurante che un colonnello dei carabinieri le si possa inginocchiare di fronte per tentare d’impedire che la storia cammini a dispetto d’una classe politica cinica, corrotta e, più d’ogni cosa, codarda.

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Informazioni su Piero Laporta

Osservate le ambiguità del giornalismo italiano, Piero Laporta dal 1994 s’è immerso nella pubblicistica senza confinarsi nei temi militari, come del resto sarebbe stato naturale considerando il lavoro svolto a quel tempo, (Ufficio Politica Militare dello Stato Maggiore della Difesa). Ha collaborato con numerosi giornali e riviste, italiani e non (Libero, Il Tempo, Il Giornale, Limes, World Security Network, ItaliaOggi, Corriere delle Comunicazioni, Arbiter, Il Mondo e La Verità). Ha scritto “in Salita, vita di un imprenditore meridionale” ed è coautore di “Mass Media e Fango” con Vincenzo Mastronardi, ed. Leonardo 2015. (leggi qui: goo.gl/CBNYKg) Oggi, definitivamente disgustato della codardia e della faziosità disinformante della carta stampata, ha deciso di collaborare solo con Stilum Curiae, il blog di Marco Tosatti. D'altronde il suo più spiccato interesse era e resta la comunicazione sul web, cioè il presente e il futuro della libertà di espressione. Ha fondato il sito https://www.pierolaporta.it per il blog OltreLaNotizia. È cattolico, sposato, ha due figli.
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21 risposte a I carabinieri s’ammosciano?

  1. Bruno scrive:

    Quando si parla di forze di polizia non tutti sanno che oggi è una vita da cani. Anzi i cani vengono trattati con molta più attenzione. Quello che non capisco è il fatto che nel popolo dei disgraziati non si parla mai dei Vigili del Fuoco gente veramente con gli attributi che per quattro soldi ogni giorno vendono l’anima magari con un contratto decennale a tempo determinato. Quanti sanno di quello che sono costretti a subire i vigili del fuoco? mezzi scadenti+automezzi che dovrebbero essere da un pezzo eliminati. Roba da mettersi le mani nei capelli se poi aggiungiamo stipendi favolosi altro che oscenità questa gente dovrebbe essere portata il palma di Mano cosa che non avviene solo medaglie e chiacchiere. Mentre dai palazzi del potere nel 2016 la politica si premia con 45 giorni di ferie nel mese di agosto. Detto questo ottobre è vicino chissà se il popolo Italiano avrà aperto gli occhi.

  2. Bruno scrive:

    Lascio volentieri un commento ma quello che scrivo è pura verità e sincerità xsincerità non capisco la moderazione eventuale di quanto ho affermato. Vero oltre tutto che ogni giorno seguo e tallono il più possibile la nostra siutazione politica e di certo oggi non è da invidiare. Il politico attuale di qualunque partito è lautamente pagato dalla collettività cittadina Italiana e ripeto solo Italiana ma visto che dovrebbero essere di esempio alla nazione in tutti i modi oggi questo non accade e quindi quando affermo oggi la politica è solo una questione di poltrone. Se affermo che una grosa quantità di politici Italiani dovrebbero essere messi in carcere per vari reati dico solo la verità invece accade che non solo non vanno in galera ma fanno anche gli strafottenti in quanto protetti dal loro gruppo del momento. Quindi sarebbe bene pubblicare la verità senza tagli per non offendere chi poi? per carità che DIO ci scampi da certa teppaglia in cravatta.

  3. Bruno scrive:

    Non voglio dilungarmi troppo sul fatto che non solo carabinieri ma tutte le forze di polizia da tempo sono obbligte a subire sopr tutto dal potere politico. Detto questo vi confido una cosa:Se dovessi scegliere di salvare tra un zingaro e la presiente della camera di certo salverei il Zingaro!

    P.S. non sono sicuro che venga pubbligato in quanto ho facebook in crisi+saluti da >Bruno<

    • Armando Stavole scrive:

      Egregio Bruno, per essere piu’ credibile nelle sue affermazioni le consiglio di correggere il suo italiano, esempio: lo Zingaro non il, ecc…per quanto lei afferma con molta compartecipazione, condivido in parte. Innanzi tutto basterebbe leggere quanto ho gia’ scritto su un altro sito che riguarda la nostra lamentosa, schiamazzante, assenteista e chi piu’ ne ha piu’ ne metta comunita’:
      “PIÙ GRAVI SONO I PROBLEMI, MAGGIORE È IL NUMERO DI INETTI CHE LA DEMOCRAZIA CHIAMA A RISOLVERLI” (N.G. Davila) ed altre frasi su la colpa e’ di qua e la colpa e’ di la’, di tutti gli altri fuorche’ nostra. Invece prima di tutto e’ nostra. Mi fu insegnato che quando punti il dito indice ci sono altre tre dita che puntano verso te. Persa la seconda guerra mondiale abbiamo avuto una democrazia per la quale il popolo per la stragrande maggioranza non solo era impreparato, ma non aveva dato che una pallida partecipazione attiva. Si e’ ripetuto in altro modo l’evento che porto’ alla nascita della nazione. La gran parte del popolo passivo spettatore degli eventi, sepre speranzoso di stare un po’ meglio e come dicevano a Roma: Che de Francia o de Spagna, pur che se magna. Caro il Manzoni, nessuno manco i colti avevano capito il tuo Coro dell’Adelchi. Dopo la I e la II Guerra Mondiale tutto e’ andato sempre piu’ peggiorando nella nostra razza. La furbizia eletta ad intelligenza, la serieta’/onesta’/professionalita’ declassate a fesseria, pensare ed essere coerenti con i principi da noi strombazzati e raclamati ai quattro venti, quando mai, non conviene ed e’ fatica. Un amico un di’ mi disse, mentre blateravo contro i vertici, “Ma che ti credevi, che in una banda di ladri siano a capo i piu’ fessi?!” Ecco, facciamoci questa domanda, guardiamoci allo specchio e poi attorno, poi tiriamo le somme. Io non mi sento per niente tranquillo, troppi che sperano e si danno da fare per giungere ad una di quelle posizioni parassitarie ovviamente in proporzione alle loro capacita’ e disponobilita’ di vendersi. Al limite acontentandosi dei rifiuti come il cane sotto il tavolo. No, mi dispiace cari connazionali, c’e’ una minoranza di fessi onesti e poi molti altri ignavi e disonesti. Siamo degni dei gironi danteschi della Divina Commedia fra Inferno e Purgatorio, per il Paradiso? Non credo che ce ne siano. Che pena!

  4. Elio Paoloni scrive:

    A proposito dell’ottimismo di Dezzani: il sipario cala di volta in volta per le singole marionette catapultate nel teatrino, certo non per i burattinai. E temo che se davvero le autorità saranno fatte fuori saranno sostituite non da rivoluzionari ma da camorristi, unica vera forza d’opposizione, come scriveva altrove Laporta a proposito di Genny.

  5. Elio Paoloni scrive:

    Mi sembra che la polemica aperta da Caroli si fondi sulla mancata comprensione del senso dell’articolo. Laporta non pretende impunità per chi – se sarà accertato – ha sbagliato. Pretende spina dorsale da parte delle istituzioni in quanto tali, e critica l’ossequio indiscriminato a chi si pone fuori dalle regole, anche se può apparire, dalle prime parziali ricostruzioni, vittima. Vittima di un eccesso dell’uso della forza ma non vittima innocente.

    • Piero Laporta scrive:

      Chi ha vissuto gli anni ’70 ricorda la puntigliosa criminalità con la quale si mise sullo stesso piano la violenza dei terroristi e quella dello Stato, anzi subordinando questo a quelli: “Né con lo stato né con le brigate rosse” fu lo slogan piccolo borghese col quale un ex spia dell’Ovra e suoi accoliti si consegnarono al nuovo millennio. Quegli echi infetti accompagnano al cimitero quel ragazzo, pulito o meno che sia stato.

  6. Elio Paoloni scrive:

    Il miglior commento mi sembra quello della vignetta che circolava su FB: la didascalia su una pattuglia era “Si chiama ‘posto di blocco’ mica ‘fai come cazzo ti pare’.
    Becera, forse, ma mi sembra più becero intitolare una sala delle istituzioni a un facinoroso.

  7. F. Caroli scrive:

    D’accordo, non si fanno cortei contro la legalità e contro i suoi tutori, specie a Napoli dove non si perde occasione per fare “ammuina” e la criminalità infiltra tutti i gangli sociali. Si, è vero, stiamo parlando di gentaglia, sicuramente Davide Bifolco non tornava dal catechismo (per quanto in quell’ambiente non è che proprio fioriscono i gigli di campo, da quella scuola provengono i malfattori che non rischieranno mai di incappare in un posto di blocco). Davide Bifolco era uno scavezzacollo, forse un poco di buono, anzi, tagliamo la testa al toro, era un delinquente. Ma questo basta per dire “ben gli sta”? Tutto questo può bastare per infliggere la pena di morte a una persona, per altro disarmata? per di più senza processo? Una vita è una vita, è un valore in sè e a prescindere, almeno così hanno insegnato a noi che viviamo nella colta e civile Europa. L’imberbe Carabiniere, così poco avvezzo all’uso delle armi (mi si stringe sinceramente il cuore per lui), non può chiamarsi fuori, così come non può chiamarsi fuori chi manda per strada personale privo di idonea preparazione e di adeguata complessione psicologica ( e che magari non è riuscito a imboscarsi in ufficio). Nè può valere la scusante del tragico errore, la concitazione del momento, la situazione di pericolo, reale o presunto. L’attuale cultura giuridica vede sempre più restringendosi la dimensione dell’alea e della de-responsabilità. Al prestatore d’opera si si richiede non solo l’idoneità dei mezzi, ma anche l’obbligo del risultato previsto e prevedibile nel contesto dato. E chi maneggia armi, proprie o improprie, deve conoscere e padroneggiare gli esiti dei comportamenti e delle manovre che mette in atto. E’ un lavoro difficile e ingrato, quello di tutore della Legge, sicuramente sottopagato, quasi sempre scelto come ripiego contro la disoccupazione. Ma a uno mica glielo ordina il medico di fare il carabiniere, e a chi sceglie di fare queto lavoro deve essere richiesto il massimo della perizia, prudenza e professionalità, ben conoscendo qual’è la posta in gioco. E per favore, John Wayne lasciamolo ai nostri ricordi infantili.

    • Piero Laporta scrive:

      Non sarebbe meglio attendere la fine dell’inchiesta, per poi commentare?

      • F. Caroli scrive:

        Giusto, sarebbe meglio aspettare la fine del’inchesta per commentare (erga omnes).

        • Piero Laporta scrive:

          E intanto lasciarle insinuare che quel carabiniere è comunque colpevole? Lei ha scritto :< > Ha già tirato le conclusioni, io invece aspetto. Che vuole farci? Ho pazienza.

          • Francesco Caroli scrive:

            Io non insinuo niente e non butto la croce addosso a nessuno, mi limito a commentare su quanto dai media è stato riportato come notizia di cronaca e che, in attesa di nuove risultanze, può essere così formulato: pare – le va bene se parlo in via ipotetica? – che un carabiniere abbia sparato a un ragazzo disarmato con le conseguenze che sappiamo. E comunque, al dì la del fatto specifico, il tema del rapporto delle forze dell’ordine con i cittadini riveste connotazioni di carattere generale; dico solo che sarebbe il caso di uscire dalla vecchia retorica pro o contro i poliziotti per partito preso, è possibile richiedere maggiore consapevolezza sul delicato compito che essi svolgono senza per questo rischiare l’anatema?

            • Piero Laporta scrive:

              In effetti lei non ha insinuato, ha affermato:”L’attuale cultura giuridica vede sempre più restringendosi la dimensione dell’alea e della de-responsabilità. Al prestatore d’opera si si richiede non solo l’idoneità dei mezzi, ma anche l’obbligo del risultato previsto e prevedibile nel contesto dato. E chi maneggia armi, proprie o improprie, deve conoscere e padroneggiare gli esiti dei comportamenti e delle manovre che mette in atto. E’ un lavoro difficile e ingrato, quello di tutore della Legge, sicuramente sottopagato, quasi sempre scelto come ripiego contro la disoccupazione. Ma a uno mica glielo ordina il medico di fare il carabiniere, e a chi sceglie di fare queto lavoro deve essere richiesto il massimo della perizia, prudenza e professionalità, ben conoscendo qual’è la posta in gioco. E per favore, John Wayne lasciamolo ai nostri ricordi infantili“. Che dirle? Luigi Bobbio, un magistrato, ha scritto “Un teppista è un teppista, un Carabiniere è un Carabiniere e l’Arma è l’Arma! Qualcuno, probabilmente, lo ha dimenticato! E l’Arma non si umilia davanti a nessuno, tanto più quando non ha nulla da farsi perdonare! Il procedimento penale segua il suo corso, il politicamente corretto ai cittadini perbene non interessa! E non interessa neanche che la piazza sediziosa venga tenuta “buona” , umiliando l’Arma, invece di reprimerla.” Forse Bobbio non è informato sulle nuove tendenze della “attuale cultura giuridica”, pazienza.

              • Francesco Caroli scrive:

                Lei sa meglio di me che anche i Carabinieri sono soggetti alla Legge. La cosa la infastidisce, le risulta troppo politicamente corretta? Si adoperi per farla cambiare. Vista una certa predilezione per i modi spicci, si introduca, che so, la norma per cui basta la semplice commissione di un reato o di un’infrazione per autorizzare a sparare. Si lascia la macchina in divieto di sosta? Due colpi in testa e via. Al bar non rilasciano lo scontrino? Si spara alla cassiera, così risolviamo anche il problema dell’evasione fiscale. Mi dispiace per Lei, ma i proclami non aiutano a dirimere le questioni e sopratutto non portano da nessuna parte. Poi, in effetti, un teppista è un teppista, un Carabiniere è un Carabiniere, L’Arma è l’Arma. E Parigi è sempre Parigi.

                • Piero Laporta scrive:

                  E’ inutile che lei provi a giocarla sul filo del paradosso dopo aver dato per scontata la responsabilità del carabiniere. Il pregiudizio è suo non mio, né intendo condividerlo, in un verso o nell’altro.

  8. Armando Stavole scrive:

    Ma c’e’ un vero popolo? oppure una melassa di genti in una pseudo anarchica democrazia? Disfattista, pessimista o che altro vi piacia definirmi. Forse accecato da questa gran massa ignavi. Oh! Dante, Dante, quanto sei attuale.

  9. oscar scrive:

    Non credo più alle rivoluzioni. Certamente, la capacità del nostro popolo di progredire sulla base di sacrifici, mediazioni, sprazzi di democrazia, creatività e quant’altro sembra essersi esaurita nell’inutile resistenza alla voracità dei satrapi di turno. Tuttavia, riusciamo ancora ad indignarci, questo solo, si! Ma la reazione è disperata, un mix di smarrimento e pigrizia. Nessuno si è tolto il cappello davanti al cadavere di un povero pensionato di 75 anni, abbattuto per sbaglio a Portici, qualche giorno fa, mentre andava a fare la spesa. Ci togliamo il cappello perché qualche volta avvertiamo il fastidio di tenerlo sulla testa e la spina dorsale non è solida abbastanza da reggerne il peso.

  10. stefano rolando scrive:

    ..”ma la coscienza collettiva alberga in ognuno di noi”
    mi piace..

  11. Armando Stavole scrive:

    Ho la vaga impressione che si stia facendo di tutto per cercare di ottenere quella rivoluzione che non si e’ mai avuta e che forse potrebbe diventare quel collante che non c’e’ mai stato neppure con il Rinascimento.

  12. Federico Dezzani scrive:

    L’Arma dei Carabinieri è fedele per definizione, ma solo i cani scodinzolano al padrone ubriaco che li prende a calci. E’ possibile che le nostre marcescenti istituzioni, vacue marionette dei poteri finanziari, abbiano chiesto loro di omaggiare Davide Bifolco. Hanno fatto bene ad omaggiare, questa volta, ma la coscienza collettiva alberga in ognuno di noi. E tutti sappiamo che il sipario sta per calare sui nostri bancarottieri e fedifraghi governanti.

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