Doppio Strike contro Hillary Clinton

bloomberg-trump-753571_tnHillary Clinton sarà silurata dal dipartimento di Stato. Accadrà fra giovedì prossimo e l’ultimo giorno di febbraio. Alla Casa Bianca andrà Bloomberg, gradito trasversalmente.

Hillary Clinton in uno scenario degno di House of Cards per la corsa alla Casa Bianca. La realtà della battaglia politica intorno allo “Studio ovale” sta superando anche le velenose vicende della fiction televisiva statunitense, House of Cards – Gli intrighi del potere, di Beau Willimon, premiata da larghi consensi di pubblico e di critica.
Le serie segue la scalata alla Casa Bianca di Frank Underwood (Kevin Spacey), deputato democratico, eletto nel quinto distretto congressuale della Carolina del Sud e capogruppo di maggioranza (Majority Whip) della Camera. Cinico e terribile fino all’omicidio plurimo, Underwood ha un degno contraltare nella moglie Claire (Robin Wright), che lo aiuta nella scalata per poi mettersi di traverso per suo tornaconto.
Hillary Clinton come Claire Underwood?  La battaglia reale per la Casa Bianca si sta facendo più drammatica di ora in ora, ben più drammatica di quanto sia in House of Cards. La Rete è inondata di accuse esplicite ai coniugi Clinton e ancor più a Hillary di avere disseminato morti sulla loro strada politica. È una lunga lista che parte dalla morte di un avvocato socio di Hillary e arriva sino ai fatti di Bengasi. La Rete dà molte differenti versioni di questa lista, a seconda che sia letta da amici o da ostili a Hillary. Tanto le ragioni dei primi quanto quelle dei secondi, fatta la tara, lasciano l’elettore che legge alquanto dubbioso sull’opportunità di mettere il paese nelle mani di questa candidata.
Il ventidue ottobre scorso Hillary è stata torchiata per 11 ore, dalla commissione parlamentare di inchiesta sui fatti di Bengasi.
Perché il governo degli Stati Uniti disse inizialmente che l’attacco era scaturito dalle proteste contro il film satirico “L’innocenza dei mussulmani“, poi cambiò versione,  dicendo che si era trattato d’un piano attuato con la scusa di quelle proteste? Perché, nonostante le richieste dell’ambasciatore Stevens nei giorni precedenti all’attacco, il Dipartimento di Stato non provvide a migliorare la sicurezza dell’ambasciata di Bengasi? Perché Hillary, Segretario di Stato, utilizzava e-mail e server privati?
Queste sono state le tre domande, condite da varie salse, con le quali l’hanno martellata per 11 ore. Sulle prime due questioni se l’è cavata egregiamente. Per la terza ha consegnato alla commissione le copie di “tutte le e-mail”, durante il suo incarico da Segretario di Stato.
Fonti di OltreLaNotizia assicurano che Hillary cadrà proprio sulle sue e-mail nei prossimi giorni, perché ha mentito sul punto alla Commissione di inchiesta.
Sappiamo già di 150 agenti FBI indaganti su di lei. La novità è che il candidato repubblicano Donald Trump s’è rivelato più forte del previsto, ma non piace a larga parte del suo partito, la famiglia Bush in testa, che fra i Repubblicani conta alquanto. Hillary a sua volta è sempre più debole e non ha trovato un’intesa con Obama.
Nel frattempo, si sta consolidando la candidatura del miliardario Michael Bloomberg, ex sindaco di New York, che dall’alto dei suoi 37 miliardi di patrimonio (secondo ”Forbes”) mette d’accordo larghe fasce dell’establishment, senza distinzione fra democratici e repubblicani.
Hillary riceverà quindi un avvertimento. Una prima tornata d’un migliaio di e-mail saranno diffuse dal Dipartimento di Stato (cioè Obama) alla vigilia delle primarie in Carolina del Sud (proprio lo Stato di Frank Underwood), sabato prossimo.
A questo punto l’ex first lady avrà due possibilità: ritirarsi dalla campagna o meno. Se si ritirerà, la questione delle e-mail e del server sarà lasciata cadere nel vuoto, se non altro perché in quel momento Hillary avrebbe ancora capacità per negoziare un salvagente.
Se invece non si ritirerà, un altro migliaio di e-mail sarà sfornato alla vigilia di martedì 1° marzo, il Super Tusday, cioè le primarie in quindici Stati, strategiche per l’esito finale.
Se Hillary Clinton non si ritirasse dopo la Carolina del Sud, ignorando il segnale trasparente che le ha inviato Obama, subirebbe la richiesta di rinvio a giudizio da parte dell’FBI per la questione del server privato e delle e-mail che hanno violato la sicurezza nazionale. Da quel momento in poi, la carriera politica di Hillary si chiuderebbe e si spalancherebbero minacciose le aule dei tribunali e poi della galera.
Questo scenario è dato per molto, molto probabile nei prossimi giorni. Vedremo.

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Informazioni su Piero Laporta

Osservate le ambiguità del giornalismo italiano, Piero Laporta dal 1994 s’è immerso nella pubblicistica senza confinarsi nei temi militari, come del resto sarebbe stato naturale considerando il lavoro svolto a quel tempo, (Ufficio Politica Militare dello Stato Maggiore della Difesa). Ha collaborato con numerosi giornali e riviste, italiani e non (Libero, Il Tempo, Il Giornale, Limes, World Security Network, ItaliaOggi, Corriere delle Comunicazioni, Arbiter, Il Mondo e La Verità). Ha scritto “in Salita, vita di un imprenditore meridionale” ed è coautore di “Mass Media e Fango” con Vincenzo Mastronardi, ed. Leonardo 2015. (leggi qui: goo.gl/CBNYKg) Oggi, definitivamente disgustato della codardia e della faziosità disinformante della carta stampata, ha deciso di collaborare solo con Stilum Curiae, il blog di Marco Tosatti. D'altronde il suo più spiccato interesse era e resta la comunicazione sul web, cioè il presente e il futuro della libertà di espressione. Ha fondato il sito https://www.pierolaporta.it per il blog OltreLaNotizia. È cattolico, sposato, ha due figli.
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8 risposte a Doppio Strike contro Hillary Clinton

  1. stefano rolando scrive:

    La Clinton potrà avere un vantaggio “di genere” come Obama dava un vantaggio di razza; se i democratici lo ritenessero determinante manterranno gli scheletri nell’armadio..

  2. giorgio rapanelli scrive:

    Il popolo americano ha dimostrato di avere il cervello in panne perpetua mandando due nullità, e per ben due mandati ciascuno, a guidare il gendarme del mondo. Magari serve un miliardario per dimostrare meglio che il popolo americano è uno schiavo dei poteri forti.
    Sull’argomento principe di questi tempi, ossia quello dell’omosessualità sempre e comunque a prescindere, annotiamo che questo argomento da Grande Satana proviene dagli USA, conquistando pure il Sud America intero. Si è espanso in Europa e magari conquisterà l’Italia, grazie al “cattolico” Renzi e la Partito Democratico. Si oppone la Russia, l’Africa e l’intero Medio ed Estremo Oriente.
    Però, una sconfitta della Clinton e magari di Bloomberg, potrebbe, forse, fare saltare il piano di “omosessualizzazione” dell’umanità. Per intanto, pensiamo a non farci mescolare dal Piano Kalergi verso una nuova razza bastarda bianca, nera, gialla.

    • Piero Laporta scrive:

      Mai disperare: quando diciamo Stati uniti non è un’entità monolitica, bensì frammentate, complessa e dinamica. Sorprese alle viste, direi.

    • Enrico scrive:

      Mah, io negli Stati Uniti ci ho vissuto ed ho grande rispetto per il popolo americano. Se imparassimo ad assomigliare di più agli americani nel pragmatismo, e nell’osservanza delle regole faremmo un grosso passo avanti. Due cose su tutte: 1) se negli USA hai ragione per lamentarti di qualcosa puoi farlo anche energicamente e nessuno ti biasimerà per questo. Da noi vi è una ipocrisia dominante ed un terrore atavico di calpestare un callo ai potenti; 2) negli USA la fila (leggi diritto di precedenza) é sacra: prova tu ad aggirare una fila e vedi che casino che succede. Da noi fregare le file è uno sport nazionale.

      A me pare che sull’argomento della “omosessualità sempre e comunque” i grotteschi sensi di colpa del nostro paese non possono certo essere colpa degli USA.
      Poi, che gli omosessuali abbiano diritto di vivere le loro preferenze private senza condizionamenti ed in piena libertà è una cosa della quale dovremmo prima o poi farci una ragione.

      • SALVI dal piro scrive:

        Complimenti per la correttezza della nota e dell’informazione data alla moltitudine di capre che girano nella rete ed in Italia

  3. Oscar scrive:

    Oramai, in USA le elezioni presidenziali non sono più da tempo un fatto né di rappresentanza, né di democrazia. Sono delle saghe ad episodi. Adesso partirà la “nuova stagione”. Che ci sia una Lei o un Lui nella stanza ovale, la cosa non cambia. Il potere, quello vero, è in altre mani. Speriamo bene per tutti.

  4. Enrico scrive:

    Ce ne faremo una ragione. Anche perché lei ed il marito avranno di che campare comunque. Personalmente la vedo stanca, invecchiata, non adatta a ricoprire l’impegnativo ruolo presidenziale. Eppoi, detta in modo rozzo ma efficace “ce vole o mascolo” per fare il Presidente. Per ragioni di immagine serve un uomo nuovo, andare a ripescare dentro la famiglia Clinton vorrebbe dire che una nazione come gli USA non hanno nulla di nuovo da proporre. E questo sarebbe grave in un momento difficile come quello attuale.

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