Democrazia oscurata dal drone

drone-120402114552_mediumDrone, nuovo dio della guerra, fa risparmiare, dicono. Davvero? Davvero un bene per tutti?

Quando i Drone erano ancora un sogno, Gordon Moore, cofondatore di Intel, enunciò un paio di leggi cibernetiche che prendono il suo nome. La prima: “Le prestazione dei processori raddoppiano ogni 18 mesi”; la seconda annuncia catastrofi: “L’investimento per un nuovo microprocessore cresce in maniera esponenziale”, cioè tendente all’infinito. Mano al portafoglio, signori contribuenti.
https://www.pierolaporta.it/democrazia-oscurata-dal-drone/Immaginiamo lo scenario futuro, anzi no: è lo scenario attuale, solo un po’ più sofisticato. I Drone sperimentati nelle guerre più recenti – dal 1991 in poi – hanno microprocessori progressivamente più raffinati, a un passo dal conferire la totale autonomia al sistema cui sono asserviti.
“Autonomia” è innanzi tutto “autonomia decisionale”, sia pure regolata da un algoritmo di straordinaria complessità. Drone è oggi diretto dal binomio uomo-supercomputer, nel quale il primo ha (ancora per poco) due o tre classi di decisioni: “partire-tornare”, “priorità degli obiettivi”, “spara-non spara”…
Le residuali distinzioni fra uomo e computer sono in via di dissolvimento. La macchina deciderà autonomamente non appena le capacità integrate di analisi e decisione delle intelligenze artificiali saranno comparabili a quelle di un gatto o, se preferite, di un sorcio.
L’area di combattimento (combat zone), come sarà fra qualche anno? Quanto accadrà a terra è abbastanza noto, quanto meno pensiamo che lo sia. Anche quanto accade fra i sei e i 15 chilometri sulle nostre teste pensiamo di saperlo. Il Drone vola, invisibile a tutti a quelle altezze; non importa se sia giorno o notte. Le sue telecamere luciferine adocchiano un potenziale obiettivo sulle montagne afghane; mandano le immagini al cervellone di bordo e in una frazione di secondo vanno sullo schermo dell’operatore, Jimmy, a una consolle della base di Tampa, a seimila chilometri di distanza. Jimmy sorseggia la sua diet Coke, mentre il suo supercomputer analizza i dati trasmessi dal Drone. Dopo cinque secondi, cinque, Jimmy schiaccia il bottone rosso e da 16mila metri parte un missile che centra il bersaglio con la precisione del killer che da dieci metri spara a lupara sulla vittima.
La differenza è da tenere a mente: il killer a lupara rischia qualcosa, poco come si sa, ma qualcosa la rischia. Jimmy invece non rischia nulla. E neppure l’autorità politica che dà ordini a Jimmy rischia qualcosa.
Il rischio nella guerra è come i freni per l’auto. L’auto più potente senza freni adeguati è un rischio per chi la guida prima ancora che per il traffico circostante.
US DRONE'S STRIKESÈ più che un sospetto che tale tecnica di guerra a lupara, chiamiamola così, piaccia un po’ troppo ai Nobel per la Pace. Se dubitate, cliccate qui. The New York Times, un giornale non di certo ostile a Obama, scrive cose molto interessanti sulla politica del Drone, amata dal premio Nobel per la pace [leggi qui]
Non basta ancora. Fra pochi anni (dicono al massimo tre o quattro), sciami di Drone si alterneranno H24, dotati di armi utili contro qualunque obiettivo, non importa se minuscolo come un’anguria. Lo sciame risponderà al “Drone regina” e ai suoi ordini senza controllo esterno. Ci dicono che i Drone sono utili all’agricoltura (è vero); alla sicurezza negli stadi (è vero), alla sicurezza nelle città (è vero). Il vero punto è che la guerra è sempre più facile. Questo non lo dicono. Anzi, a loro sembra più facile, non è tuttavia detto che sia così; questo non di meno basta a fare un altro passo avanti verso il baratro.
Si dice pure che la tecnologia aerea dei Drone sta facendo accelerare quella terrestre dei Robot.
Che cosa distingue un Robot da un uomo? Vien fatto di rispondere: l’intelligenza; altri evocherebbero il libero arbitrio. Cesare Marchetti (Quantitative Dynamics of Human Empires) fisico e feroce analista di sistemi è scettico anche sul libero arbitrio e ci dice che entro il 2020 il mondo sarà sossopra, comunque vada. Insomma sia l’intelligenza sia l’arbitrio più o meno libero sono manipolabili e imitabili fino ad andare molto vicino all’originale umano e poi sorpassarlo, ohibò; di certo condizionarlo. Le moderne tecniche di manipolazione del consenso – chiedete a Renzi e Bergoglio, se dubitate – consentono di convincere, per esempio, un contribuente insolvente col fisco a spararsi piuttosto che sparare a chi lo ha ridotto sul lastrico.
Suvvia, non scherziamo con questi argomenti seri, D’altronde, qual è il libero arbitrio di Jimmy, mentre sorseggia la sua Diet Coke? E quale sarebbe se dovesse supervisionare uno sciame di Drone o una squadraccia di Robot guerrieri, programmati per reagire automaticamente a un evento classificato come “minaccia”?
Il Drone e il Robot ci fanno risparmiare un pacco di miliardi, dicono. In effetti non necessitano della costosissima tecnologia che consente all’uomo di pilotare un aereo per combattere in relativa sicurezza. Eppoi ricordate le polemiche sugli F-35? Col Drone saranno un ricordo. Perché quindi comperiamo gli F-35? Risposta complessa, sorvoliamo… col Drone ovvio.
L’uomo in un carro armato contro i nemici che cercano di bruciarlo vivo? Tutta roba sorpassata, sulla strada per il museo. D’altronde Drone e Robot non hanno stipendio, né pensione e neppure una moglie querula ed esigente. Non hanno soprattutto parenti e amici che votano. Ai politici non sembra vero.

Da 16mila metri il missile centra il bersaglio con la precisione del killer che da dieci metri spara a lupara sulla vittima

C’è ancora una differenza di rilievo tuttavia fra Drone e Robot. L’energia per il primo è assicurabile per decine di ore, quando non per giorni, attingendo anche al Sole. Un androide o una ginoide (esigeranno Robot omosessuali?) in grado di sostituire l’uomo o la donna, hanno per ora un ostacolo: l’approvvigionamento d’energia. Imitare l’uomo è energeticamente più dispendioso che volare. O, se preferite, approvvigionare di energia il Drone è più agevole che per il Robot. 

Prima conseguenza: si combatterà più in cielo che in terra, dicono i tecnocrati. Chi però non può combattere in cielo fa come i pugili bassi contro quelli alti. Quelli della mia età ricordano Duilio Loi, un sardo, piccolo piccolo, peso leggero prima, poi welter e infine welter junior. In quest’ultima categoria divenne campione mondiale, battendo Carlos Ortiz e poi Eddie Perkins, dalle leve molto più lunghe. Duilio però fregava tutti con la velocità, andandogli sotto, picchiando fino a sfiancarli, ma  soprattutto li fregava per l’assoluto coraggio di buscarle duramente pur di andare “sotto” e restituire con gli interessi. Immaginate Smargiasso su un ring e capirete la differenza e perché non abbiamo speranze.

Duilio Loi

Duilio Loi

Seconda conseguenza: il Drone fa combattere Jimmy da Tampa; i parenti di quanti uccisi e macellati da Jimmy vorrebbero arrivare a Tampa; finché non ce la faranno si accontenteranno di Parigi, di Londra, e di Bruxelles e di ovunque vi siano gli scendiletto di Jimmy. Per esempio, Bergoglio non lo vedo molto bene, però lavando i piedi ai luterani può fare qualche progresso.
Terza conseguenza. Solo pochi anni fa teorizzarono un campo di battaglia gerarchicamente piatto: il soldato in Iraq e il Presidente a Washington collegati punto a punto. Le intelligenze artificiali ricostruiscono la piramide militare, certo non acuta come una volta, anzi decisamente ottusa, davvero. Al vertice troviamo un’entità extra umana che governa sulle “regine” interconnesse.
I costi cresceranno esponenzialmente, lo assicura Moore. Le ricchezze dovranno quindi concentrarsi – in questi ultimi anni ne abbiamo un assaggio – nella mano del dio tecnologico, il Dio Drone e le sue multiformi materializzazioni. 
Due anni fa ci preoccupavano le intercettazioni. Oggi sappiamo che intercettano tutto e scelgono quanto reputano necessario, a Tampa come a Potenza. Il rito del Dio Drone esige anche questo. In ginocchio, davanti a Uncle Sam Napolitano e Smargiasso! Le democrazie sbiadiscono, mentre Dio Drone volteggia ghignante nel cielo scuro.

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Informazioni su Piero Laporta

Osservate le ambiguità del giornalismo italiano, Piero Laporta dal 1994 s’è immerso nella pubblicistica senza confinarsi nei temi militari, come del resto sarebbe stato naturale considerando il lavoro svolto a quel tempo, (Ufficio Politica Militare dello Stato Maggiore della Difesa). Ha collaborato con numerosi giornali e riviste, italiani e non (Libero, Il Tempo, Il Giornale, Limes, World Security Network, ItaliaOggi, Corriere delle Comunicazioni, Arbiter, Il Mondo e La Verità). Ha scritto “in Salita, vita di un imprenditore meridionale” ed è coautore di “Mass Media e Fango” con Vincenzo Mastronardi, ed. Leonardo 2015. (leggi qui: goo.gl/CBNYKg) Oggi, definitivamente disgustato della codardia e della faziosità disinformante della carta stampata, ha deciso di collaborare solo con Stilum Curiae, il blog di Marco Tosatti. D'altronde il suo più spiccato interesse era e resta la comunicazione sul web, cioè il presente e il futuro della libertà di espressione. Ha fondato il sito https://www.pierolaporta.it per il blog OltreLaNotizia. È cattolico, sposato, ha due figli.
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12 risposte a Democrazia oscurata dal drone

  1. Francesco BRUNO scrive:

    I droni, come tutta la tecnologia creata, non è e non potrebbe essere cosa buona o cattiva almeno quanto non lo può essere stato realizzare la scissione dell’atomo, che nel portare energia infinita ha introdotto la più terribile ipotesi di istantanea distruzione totale, di cui nemmeno parliamo più. L’esistenza di Dio dunque, senza evocare Napoleone, che, certo, non sbagliava, si dimostra proprio così. Il libero arbitrio dell’essere vivente superiore alle altre specie animali, l’Uomo. Il futuro del genere umano o addirittura della vita sulla terra dunque non è e non potrà mai essere in un momento di eccezionale o convenzionale tecnologia, che in se stesso/a non può che essere inerte e neutrale, ma nelle intenzioni dell’Uomo. Ed ecco che si torna nelle mani di Dio. Speriamo che non applauda! f.to: Francesco BRUNO.

  2. Pierpaolo Piras scrive:

    La scoperta del ferro ha determinato un progresso formidabile . Ha consentito la costruzione di strumenti più utili ed efficaci in agricoltura ma anche di lance e spade per combattere (invadere!) i nemici , specie se armati di rame e/o pietre.
    Avendo vissuto il passaggio dalla tecnologia analogica a quella digitale ed il secondario enorme beneficio diagnostico-terapeutico per i Pazienti , me ne guardo bene dal condannare queste meraviglie della tecnologia.
    La domanda quindi rimane la stessa da diversi millenni : progresso, ma verso che cosa ?
    Verso il meglio, ovviamente. Quì interviene un altro tipo di progresso, ovvero quello dell’ animo umano. Questo è migliorato ? Davvero no !
    La tecnologia allontana l’operatore dall’ oggetto del suo lavoro rendendolo meno “etico”.
    l nostro Jimmy sta a 9-10 mila km dal bersaglio, ma nel recente campo della Medicina Robotica è già oggi possibile per il Chirurgo operare (consentendo i movimenti più fini) perfettamente una neoplasia tiroidea dalla stessa distanza. La tecnologia è la stessa .
    Dove andremo a finire ? Nessuno lo sa per certo, compresi gli ingegneri che progettano queste stregonerie. Dipenderà dalle richieste di quei signori come i piloti “a terra” (as Jimmy), dai ficcanaso della NSA , Echelon , ecc. ecc. …!!!
    Cosi è.

    • Piero Laporta scrive:

      Napoleone, che non era un baciapile, assicurava:”La prova più sicura dell’esistenza di Dio è che, nonostante la stupidità e la malvagità dell’uomo, l’umanità marci verso il progresso”. La connessione fra “progresso” e “Dio” ci sta sfuggendo? Ci verrà rammentata in qualche modo?

  3. Enrico scrive:

    I droni fanno sicuramente risparmiare in vite umane. Quindi un loro progressivo maggiore impiego nelle operazioni rischiose è inarrestabile e pienamente condivisibile.
    Per il resto credo siano un ottimo affare per l’industria bellica.

  4. giorgio rapanelli scrive:

    E’ sconvolgente! Un tempo i nemico lo vedevi, sia come soldato a terra, sia come pilota aereo. Contava ancora l’emozione, la personalità, l’abilità dell’individuo. Magari lo odiavi per doverlo uccidere.
    Oggi, sei davanti ad un computer e premi un tasto e non vedi più nulla, né provi alcuna emozione.
    Mi spiace per chi rimarrà e sarà schiavo dei padroni del computer.

  5. Renzo Romano scrive:

    Scenario suggestivo, fa ricordare Terminator! Analisi condivisibile, conclusioni assolutamente arbitrarie e poco verosimili. I drones sono cattivi quanto la pistola, dipende da chi e come si usano: filosofare sui drones può essere divertente esercizio intellettuale, ma si dovrebbe tener conto del fatto che, se costretti ad usare la forza per difendersi, è meglio usare una mascella d’asino piuttosto che una mano. Le intelligenze artificiali non esistono (ancora…): esistono sistemi tecnologicamente avanzati asserviti alla volontà umana. Questa èla realtà attuale; in futuro si vedrà, lasciando campo libero ad ogni ipotesi, divertente o no.

    • Piero Laporta scrive:

      Grazie. Sì, la conclusione è scura, non tuttavia arbitraria. La grafica, di cui si ripropone qui il link, assicura che il ricorso a quest’arma – al di fuori di qualunque schema di legittimità – ha un incremento esponenziale proprio nel mandato del Nobel per la pace. La crisi della democrazia non è una scoperta di OltreLaNotizia. Questo dato di fatto s’accompagna quindi a una violenza usata con la discrezionalità che caratterizzò l’umanità premedievale. Allora cancello la mia conclusione e lascio che il lettore ne faccia una sua, accettabile se tuttavia rimane strettamente connessa con la realtà.
      Non discuto che la tecnologia militare sia utile, dico che quella dei Drone e dei Robot non ha un contraltare politico come accade a qualunque esercito. In quanto alla distanza che ci separa dalle intelligenze artificiali, essa è ben più prossima di quanto possiamo sospettare (clicca qui).

      • Renzo Romano scrive:

        penso che i drones attualmente siano solo un efficace moltiplicatore di forza e demoltiplicatore di rischi. In combinazione con l’aumento di violenza in atto nel mondo possono costituire un elemento esiziale; più o meno come i drones appiedati che chiamiamo ridicolmente “kamikaze” (ed ogni volta dovremmo fare le scuse ai giapponesi, i cui eroici piloti suicidi colpivano portaerei, non autobus pieni di bambini).

  6. camillo scrive:

    Hai ragione ,ma come facciamo a saperlo?Non sappiamo né il tempo né l’ora.Tutti gli strumenti che l’uomo usa ,dalla zappa al fucile ,a Internet ,al drone può essere usato per uno scopo positivo o negativo ,dipende dalla persona che c’è dietro.E la guerra di sempre, tra il bene e il male.Gesù con la Risurrezione ha vinto la morte cioè il male nella sua forma più radicale.Il Papa lavando i piedi alla persona umana ci sta dicendo che solo la misericordia di Cristo può salvare l’uomo .Caro Gianni usiamo pure tutti gli strumenti informativi per essere più consapevoli,come tu fai, ma confidiamo nella forza dirompente di Cristo che agisce sempre al momento giusto

  7. cirillo camillo scrive:

    Tutto verosimile e possibile ma c’è un particolare ,il Dio di Papa Bergoglio si chiama Gesù Cristo morto e risorto per la Persona umana a qualunque razza e religione appartenga e a questa persona fatta ad immagine e somiglianza di Dio il Papa lava i piedi .Contro questo Dio,il dio drone potrà fare molto male ma non vincerà perché la morte,con la Risurrezione è stata già vinta.Portae inferi non prevalebunt in qualsiasi forma si presentino.

    • Piero Laporta scrive:

      Certo, Non Praevalebunt, ma non si sa quando il nemico sarà sbaragliato né a quale costo. Nel frattempo uno sciocco va farsi pubblicità sulla pelle dei profughi mentre la guerra s’avvicina.

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