COVID19 – Siamo alla Bancarotta? di L.Prando

Nel bilancio dello Stato italiano non ci sono disponibilità per contrastare la recessione innescata da COVID-19. Il deficit è almeno di 200miliardi se si vogliono sostenere consumi, occupazione e aziende. È bancarotta?

Le entrate di cassa dello Stato italiano (previste per il 2020) erano di circa 545 miliardi: IVA 142, IRPEF 194, IRES (o tassa sugli utili societari) 35, altre imposte dirette 31, altre imposte indirette 84, altre entrate 59.
A causa della recessione, mancheranno, rispetto al previsto, almeno un centinaio di miliardi di entrate statali e contributi pensionistici, cui sommare le spese extra sanitarie per contrastare COVID-19, sanificare gli ospedali e rimetterli in grado di funzionare normalmente.
Nei prossimi 12 mesi sarebbero quindi necessarie ulteriori “entrate” per più di 300 miliardi di saldo passivo, da aggiungere al deficit previsto di 127 miliardi, portando il debito all’insostenibile livello di quasi 3mila miliardi.
In tutti i paesi normali, a una moneta e a una Banca Centrale corrisponde uno Stato. La Banca Centrale stampa e stamperà quindi moneta per fronteggiare le necessità eccezionali causate da COVID-19, per esempio negli Stati Uniti e in Gran Bretagna.
Se l’Europa fosse uno Stato, la soluzione sarebbe semplice: la Banca Centrale Europea (BCE) immetterebbe quanto basta di circolante da elargire a fondo perduto appunto per sostenere aziende, occupazione, consumi e costi imprevisti (taluni calcolano 1.500 miliardi per tutta l’eurozona).
Europa, accozzaglia di Stati in concorrenza tra loro sul mercato interno e globale, si sfibra per interessi contrastanti. La Germania, coi suoi satelliti, ha già escluso l’immissione di circolante; non è nei suoi interessi e la Corte costituzionale del IV Reich lo ha recentemente sancito. Offrono all’Italia la possibilità – esattamente come fanno gli usurai – di indebitarsi ancora di più (che siano Recoverybonds o MES, c’è poca differenza). Così avvicinano progressivamente il nostro debito al default, dal quale ci salverebbe (solo apparentemente) la svendita degli ultimi nostri gioielli di famiglia e il taglio di quanto poco rimane del welfare. Si è mai vista una famiglia salvarsi dagli usurai, svendendo tutto il proprio patrimonio? La risposta a questa domanda è univocamente determinata: Italia sottomessa, povera e definitivamente colonizzata, come la Grecia.
Il Governo penserebbe di cavarsela facendo indebitare le imprese con le banche, offrendosi come garante per eventuali, inevitabili, insolvenze. Per le imprese sarebbe un insano indebitamento a copertura di perdite, senza stimoli per riportare a livello i consumi; cioè perdite e debiti mai recuperabili. La liquidità bancaria di conseguenza sarebbe prosciugata: un panorama orrido.
Non resta che la mossa del cavallo con doppio scacco: o ci viene permesso di utilizzare una moneta di emissione statale, sotto forma di buoni acquisto non cambiabili in euro per almeno 5 anni e comunque non utilizzabili per coprire obblighi fiscali, oppure accettare la vittoria del virus cinese e allearsi con la Cina.
Per sostenere le aziende si potrebbe ipotizzare un contributo per ogni occupato nel settore privato e per ogni autonomo (circa 20 milioni di persone) di buoni spesa per un controvalore di 500 euro mensili per 6 mesi, totale 60 miliardi, da utilizzare per pagare parte degli stipendi, liberando una pari quota euro per gli altri impegni. A stimolare i consumi, si potrebbero immettere buoni spesa per un controvalore di 180 miliardi in 6 mesi, da suddividere tra tutti i residenti con criteri da stabilire. Questa liquidità extra di 240 miliardi, utilizzabile esclusivamente per consumi interni, dovrebbe e potrebbe generare entrate fiscali (in euro) superiori ai 100 miliardi.
Lo Stato utilizzerebbe gli stessi buoni spesa per pagare parte degli stipendi pubblici, delle pensioni, del reddito di cittadinanza (circa 22 milioni di persone) per un controvalore di 500 euro mese a persona, con un risparmio, nei prossimi 6 mesi di circa 65 miliardi.
I buoni spesa, quale parziale retribuzione, potrebbero diventare costanti nel futuro, tanto in ambito pubblico quanto privato.
I regolamenti comunitari non impediscono la moneta a circolazione solo nazionale. Il fiorino olandese, il marco tedesco e il franco africano circolano come moneta valida nei rispettivi paesi. Nonostante ciò l’Europa avrebbe gli strumenti coercitivi per impedircelo. In tal caso, a mali estremi, estremi rimedi: saremmo obbligati alla sottomissione alla potenza virus-vincente, facendo entrare la Cina come socio di sistema della nostra economia in cambio del finanziamento dell’emergenza pandemia. L’Italia diverrebbe la testa di ponte economico-militare cinese in Europa, in Africa e in Medio-Oriente. Non sarebbe lontano il momento di veder circolare Mercedes con la stella rossa, fabbricate a Pomigliano d’Arco .

Sarebbe un tradimento nei riguardi della NATO (in coma) e del mondo occidentale cui apparteniamo, un tradimento inevitabile originato dall’espansionismo tedesco, un tradimento d’altronde nei piani del IV Reich.
Per due volte, contro ogni nostro interesse, nel secolo scorso, prima Mussolini poi Carlo Azeglio Ciampi, Romano Prodi e Giuliano Amato, ci hanno legato a doppio filo alla Germania. I disastri sono sotto gli occhi di tutti. Bisogna uscire da questa tagliola, bisogna stare lontani dalla Germania come Francesco Saverio Nitti raccomandava a Mussolini nel 1939 [leggi qui].
L’alleato anglo-americano per ora non può intervenire. Il Covid-19 è straordinariamente puntuale sia in Gran Bretagna sia negli Stati Uniti.
Il dopo Brexit e il Covid- 19 sono problemi in cima all’agenda inglese.
Anche Ronald Trump, mentre fronteggia il virus, non può riacquistare piena autonomia decisionale prima di novembre 2020/gennaio 2021, ammesso che venga rieletto. Solo questa condizione gli consentirebbe di entrare nel vivo dei problemi europei e italiani intorno alla primavera del 2021. Potremo resistere sino ad allora?
Abbiamo quindi bisogno d’una personalità autorevole, ma non esposta, che, nell’arco di questi mesi arrivi ad una conclusione operativa, prima che il naufragio si compia. (1-continua) © Luciano Prando, www.pierolaporta.it

 

Informazioni su Piero Laporta

Osservate le ambiguità del giornalismo italiano, Piero Laporta dal 1994 s’è immerso nella pubblicistica senza confinarsi nei temi militari, come del resto sarebbe stato naturale considerando il lavoro svolto a quel tempo, (Ufficio Politica Militare dello Stato Maggiore della Difesa). Ha collaborato con numerosi giornali e riviste, italiani e non (Libero, Il Tempo, Il Giornale, Limes, World Security Network, ItaliaOggi, Corriere delle Comunicazioni, Arbiter, Il Mondo e La Verità). Ha scritto “in Salita, vita di un imprenditore meridionale” ed è coautore di “Mass Media e Fango” con Vincenzo Mastronardi, ed. Leonardo 2015. (leggi qui: goo.gl/CBNYKg) Oggi, definitivamente disgustato della codardia e della faziosità disinformante della carta stampata, ha deciso di collaborare solo con Stilum Curiae, il blog di Marco Tosatti. D'altronde il suo più spiccato interesse era e resta la comunicazione sul web, cioè il presente e il futuro della libertà di espressione. Ha fondato il sito https://www.pierolaporta.it per il blog OltreLaNotizia. È cattolico, sposato, ha due figli.
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17 risposte a COVID19 – Siamo alla Bancarotta? di L.Prando

  1. Giulietta Di Montefeltro scrive:

    Piero, al Default dovevamo gia’ esserci ad aprile… aspettavamo i rating di Standard & Poors, e di Moody’s

    secondo Fitch, francese, eravamo un gradino sopra il junk

    S&P di Trump ci ha ‘graziati’ perche’ un’ esplosione dell’ Italia senza dare modo ai creditori internazionali di scaricare il BTP sarebbe una catastrofe per WS.

    il BTP e’ carta straccia, se la Lombardia e il Nord non lo sostiene con la sua produzione, e ho conoscenti traders che lo negano, ma questo vale l’ Italia assistenzialista e nemica dell’ impresa, al netto del Nord: zero.

    E’ pura espressione geografica, aveva ragione Metternich

    ma soprattutto

    il MES o RF ora dara’ modo di avere un default controllato, in modo da far scappare chi deteneva BTP. Cosi’ collassano Italia, ma Europa ed euro, e USA, rimangono in piedi. Commerz Bank a marzo gia’ consigliava di mollare il BTP.

  2. luciano prando scrive:

    il conte lupo lupi non era uno sprovveduto, comprava per l’inilever un paio di miliardi di pubblicità, semplicemenye, avendo messo la sua firma sui contratti, non voleva mettere in gioco la sua credibilità, non voleva pregare nessuno di accettare un compromesso, la sua persona veniva prima degli interessi dell’azienda, cioè della comunità che lo manteneva e brillantemente….caro oscar tutto giusto salvo un punto: questo paese non può aumentare ulteriormente il suo debito, per evitare di fare debito gli stati normali stampano moneta, pena da pagare la svalutazione, ma l’europa è un mostro economico che fluttua nell’aria fuori da ogni legge economica….è una notizia di oggi la wolkswagen ha riaperto e subito richiuso per mancanza di domanda…se la bce fosse una banca centrale normale e non una buffonata con il suo euro messo in piedi al solo scopo di permettere ai tedeschi di non rivalutare, anzi di svalutare, buffonata che adesso non serve più ma nessuno sa’ come smontare la macchina demenziale, se fossimo appunto nella normalità in questa crisi economica reale e non da bolla finanziaria dovrebbe stampare moneta e distribuirla ad imprese e consumatori europei a fondo perduto, ma ai buffoni non si addice la serietà, dopo aver raccontato a tedeschi superiori, olandesi truffatori, belgi parassiti e finlandesi contrabbandieri che ci mantengono da trent’anni quando è vero il contrario è politicamente impossibile dire ai loro cittadini di indebitarsi per noi (il che non è vero ma apparirebbe così)…adesso il governo tedesco sta’ raschiando il barile degli avanzi di cassa, non è improbabile che non basti e allora prima di natale stamperà marchi che sono tutt’ora in circolazione legale (te li accettano anche per pagare il gelato, anzi se gli dai 2 marchi invece di un euro ti ci mettono tre palettate in più perché un euro vale in realtà solo 1,5 marchi appunto per le leggi dell’economia), conclusione in un mondo di gabole e gabolatori, gabola e mezza….dimenticavo nel 1918 i contendenti erano sfiniti, non avevano più il becco di un quattrino ne un paio di pantaloni nell’armadio tant’è vero che al palazzo imperiale le guardie imperiali indossavano un paltò rivoltato sulle mutande rattoppate..a londra il ministro del tesoro si era venduto tutto l’oro, la banca d’inghilterra si rifiutava di immettere ancora sterline, allora stampò moneta di stato: i professori di oxford dissero che era un criminale da fucilare per alto tradimento, invece la mossa si rivelò vincente

  3. oscar scrive:

    Certamente, dal “basso” dei miei quasi 70 anni, non posso competere in esperienza con chi ne ha tanti più di me. Tuttavia, in tutta coscienza, posso oggi affermare che ho usato i mie neuroni sempre e soltanto per risolvere problemi, soprattutto con proposte innovative, che – peraltro – mai nessuno a provato a demolire. Perché?
    Semplicemente perché funzionavano!
    Io ho una formazione del tipo statistico/matematica, applicata all’economia. Bene, sono il primo a dire che l’economia è tutt’altro che una scienza esatta. Ma non possono essere ignorati taluni principi fondamentali di questa dottrina, consentendo che la stessa scivoli lentamente in un filosofeggiare sui massimi sistemi. Neanche la fisica ha certezze e dunque ancora nessuno è in grado di spiegare il funzionamento dell’universo. Tuttavia, questo non ha impedito all’uomo di andare sulla luna.
    Esistono dei principi fondamentali in economia che non possono esser ignorati. Le cose vanno chiamate con il proprio nome, non per pura formalità ma per sostanza esperenziale.
    Il mondo, malgrado tutto, gira perché su taluni concetti si è tutti d’accordo. I debiti sono debiti e i crediti sono il contrario; la moneta è un mezzo di scambio garantito da qualcuno o qualcosa; i titoli di debito possono essere negoziabili e soggetti alla domanda e all’offerta; la valuta è soggetta a un tasso di cambio con le altre monete; l’inflazione la tocchi con mano nella sporta della spesa e la disoccupazione può condurre a gesti insani; i poveri mangiano poco e i ricchi troppo e via discorrendo. Anche “le leggi del minchia” funzionano, riflettono comportamenti acclarati riscontrabili nella realtà di tutti i giorni e di ogni epoca ad oggi conosciuta. Sono state scritte intere biblioteche partendo da questi semplici assunti e talvolta si è fatta anche solo della pessima filosofia, invece di spiegare e modificare la realtà al fine di accrescere il benessere delle comunità.
    Sono d’accordo sul fatto che il bilancio dello stato contiene spesso delle poste figurative, quando non risibili! Ma, attenzione! Non è il gioco del Monopoli.
    Da tempo ripeto, come un mantra, agli amici che in economia non esistono pranzi gratis, e tanto basti. Il resto è letteratura.
    Una proposta per tutte?
    Per come la vedo io, in estrema sintesi e con beneficio d’inventario, non disdegnerei il Ricovery Fund con minima parte di prestiti e a maggioranza utilizzato per erogazioni a fondo perduto, stile piano Marshall. Il tutto in contemporanea con il QE illimitato da parte della BCE.
    Naturalmente la Germania e l’Olanda si opporranno e la cosa non avrà seguito. Felice di esser smentito.
    Chiudo arrendendomi alla osservazione di Piero in ordine alle montagne di denaro erogate alle imprese di ogni ordine e grado, spesso tramutatesi in tesori personali.
    Una politica malsana e collusa ha beneficiato una classe di imprenditori saprofiti.
    C’est la vie! Speriamo non si verifichi mai più. Niente più cassa del Mezzogiorno o CDPP o porcate simili. Salvo solo l’Iri fin quando non ci ha messo le mani Prodi. Venivano dall’estero per studiare la formula Iri di Petrilli, illustre dottore in matematica e fisica e in scienze statistiche e attuariali, mica Calenda.

    • Piero Laporta scrive:

      Ma la BCE farà quanto tu auspichi? La soluzione è davvero entro la UE? Questi interrogativi rimangono e non mi pare abbiano una risposta positiva nella recente sentenza della corte costituzionale del IV Reich.

      • Giulietta Di Montefeltro scrive:

        Figurarsi, per il RF i levantini a Roma hanno gia’ pensato che il massimo dei soldi devono andare al Sud per ‘ chiudere il divario col Nord’… sono cosi’ stupidi che vogliono la detassazione per il Sud, vogliono i soldi per ‘ le infrastrutture’, e vogliono che il Nord stremato paghi per loro… fingono di non sapere che il Recovery Fund, che dovrebbe toccare alla Lombardia che e’ stata la vera colpita dal Corona, non e’ un prestito a fondo perduto, ma ci vuole una garanzia, e la garanzia e’ la Lombardia stessa… 54 mld l’ anno fino al 2058… con Mark Rutte che intende vedere in che modo verra’ speso tutto, e per fortuna, dico… perche’ Macron aveva promesso a Gonde di fare di Napoli ‘ Seconda capitale europea dopo Parigi’, e quel vanesio cretino ci crede, ma non ha fatto i conti con il rimland di Frau, di cui anche Nord Padano fa parte…ricordiamo che sono molte le aziende lombarde che hanno partnership strategica con la Germania, un nome per tutti, Beretta con Rheinmetalle o Marcegaglia con Thyssen… non e’ un caso che Bonomi, appena insediato in Confindustria, abbia attaccato questi messicani dicendo loro che fanno piu’ danni del Covid 19… da leggere:

        https://www.ilsussidiario.net/news/spy-finanza-la-bundesbank-rovina-la-festa-italiana-sul-recovery-fund/2053098/

        https://www.ilsussidiario.net/news/spy-finanza-cosi-la-merkel-puo-realizzare-in-italia-la-secessione-sognata-da-bossi/2011540/

  4. luciano prando scrive:

    il secondo capitolo, non ancora pubblicato, prevede che i “buoni spesa” siano “elettronici” tecnicamente come sarebbe da chiarire, probabilmente usando qualcuno dei servizi di pre-pagato (anche le poste fanno questo servizio)…..prevede anche di passare al 100% elettronico entro il prossimo anno usando i buoni spesa come sperimentazione…è illusorio che gli italiani con i quattrini in tasca si fidino di bpt a loro riservati (ho il dubbio assai fondato che, una volta emessi e in mano alle banche, si possa impedire a quest’ultime di vendere a chicchessia, se poi dovessero essere nominali lasciamo perdere…)…su qualche punto siamo d’accordo….i buoni spesa sarebbero “moneta di stato” non della banca d’italia, toccherà allo stato “pagarli” o lasciarli circolare a babbo morto secondo convenienza….veniamo da trent’anni di consumi scarsi, svalutazione senza inflazione, crisi economiche di origine finanziaria, una panna montata di valori azionari senza assets a garanzia, qui da noi le nostre imprese sono riuscite ad aumentare la disoccupazione senza aumentare la produttività, hanno svenduto knowhow e quote di mercato agli stranieri monetizzando per operare sul mercato finanziario invece di quello reale, se gli dai ancora soldi che può mettersi in saccoccia, se garantisci i suoi debiti porterebbero i libri in tribunale e te saludi ninetta….insomma il maledetto covid si presterebbe a giochetti estremi per fregarli tutti e rimetterli alla stanga se non vogliono saltare….senza indebitare lo stato, anzi, utilizzando i buoni spesa per pagare una parte di stipendi pubblici, pensioni e rdc e così risparmiare….se poi si dovesse scrivere i buoni spesa come debito figurativo, zac sulla colonna delle entrate una bella previsione d figurativai aumento tasse…ma ci vorrebbe un governo ed un abile negoziatore da assumere ovunque, anche in cina, e ci vorrebbe un nuovo iri, lo stato dovrebbe ricominciare a produrre i panettoni in italia ma a venderli da londra, ma questa è un’altra storia

  5. luciano prando scrive:

    Quando nel 1959-60 ebbi finalmente un lavoro serio di Unilever, da pistolino armato solo del rasoio di Occam, del cinismo della gioventù, del non avere niente da perdere, mi trovai nella necessità, inutile spiegarvi il perché, di cancellare l’enorme cifra, per allora, di 300 milioni di pubblicità per riacquistarne una pari cifra un paio di mesi più in là….gli esperti dell’agenzia di pubblicità, saggi, pieni di esperienza, sicuramente non stupidi, dotati di straordinari neuroni e sinapsi – uno perfino conte Lupo Lupi – impegnarono a fondo tutte le loro capacità intellettuali per spiegarmi come ciò fosse impossibile, invece di utilizzarle per trovare il modo di realizzare il più che necessario progetto…
    Sorretto dall’incosciente presunzione della giovinezza con qualche telefonata risolsi il problema…più volte nella mia vita professionale mi sono trovato nella stessa situazione. Devo confessarvi che da analoga importante battaglia più importante mi arrivò una Caporetto, ma i vincitori persero la guerra fallendo miseramente. Da allora decisi di dedicarmi alla pirateria da corsa, cioè avere una nave così veloce che mi permettesse di approfittare degli altri e fuggire alle loro reazioni.
    Avendo compiuto 85 anni ed essendo quindi ritornato nella stessa comoda condizione di ventenne irresponsabile di Unilever, a voi cari conti lupo lupi vi dico utilizzate i vostri neuroni e le vostre sinapsi per risolvere i problemi e non per demolire le proposte innovative, che poi innovative non sono poiché supportate da scienza ed esperienza.
    Tornando ai nostri montoni, non si tratta di introdurre una nuova moneta – vade retro lira maledetta, vade retro italexit – si farà quando sarà il momento, gabellandola come buono spesa temporaneo, gabbando la legge del minchia che lo vorrebbe svalutato nel confronto dell’euro poiché non si può cambiare in euro per 5 anni allungabili a piacere…l’euro è stato una moneta truffaldina che abbiamo comprato a 2.000 lire uguali a 1,33 dollari che in pochi mesi valeva poco più di mille lire e 0,80 dollari, ma di che inflazione stiamo parlando? L’unica vera obiezione probabilmente fondata sarebbe che quanto emesso dal tesoro come buono spesa andrebbe scritto come debito di bilancio, sissignore ma il bilancio statale è pieno di poste figurative, molte delle quali risibili; una in più non cambia nulla: un conto è andare a vendere BTP che nessuno vuole chiedendo la carità, un conto è scrivere che forse entro una decina di anni i buoni spesa andranno pagati. Inoltre cari conti lupo lupi ignorate la legge che dice “i soldi regalati producono tasse più che sufficienti per coprire in pochi anni quanto regalato”, purché chi riceve il regalo sia obbligato a spenderlo, quindi mettere in tasca euro presi a prestito sarebbe un invito a nozze per investirli nella finanza e non nell’impresa e nei consumi….capito mi hai conte lupo lupi?

    • Piero Laporta scrive:

      Sembrano dare ragione a Luciano le montagne di denaro, un Everest – regalate alla Fiat e alle industrie del Settentrione – non poche delle quali avrebbero dovuto industrializzare il Meridione; esse si sono tramutate in tesori personali dei beneficiati, senza per questo impedire fallimenti e delocalizzazioni in paradisi fiscali, costituiti nella e dalla stessa UE proprio a questo scopo.
      Da arbitro esterno, per ora assegno un round a Luciano. Coraggio Oscar, facci vedere chi sei! 🙂 Aspettiamo proposte che siamo più accettabili di quella di Luciano. Fermi non si può certo stare su una nave che affonda.

  6. Oscar scrive:

    Btp Italia?
    No grazie!

  7. oscar scrive:

    Nella ipotesi di Prando, una moneta di emissione statale dovrebbe, appunto, essere garantita dallo Stato tramite una sorta di cambiale del tesoro come avveniva prima del 1981. In questo caso la Banca d’Italia, a fronte di regolare emissione di titoli di debito, dovrebbe stampare moneta (lira?) che, tuttavia, circolerebbe soltanto all’interno dello stato. Ma ciò comporterebbe comunque un deficit da iscrivere nel bilancio annuale dello stato e quindi destinato ad aumentare lo stock di debito pubblico, incoerente ancor più con i parametri di Maastricht.
    Una tale ipotesi creerebbe all’interno dello Stato una doppia circolazione di moneta che vedrebbe aumentata la velocità di circolazione della “lira” rispetto all’euro, con corrispondete affermazione dell’inflazione. Questo fenomeno sarebbe inevitabilmente contestuale alla tesaurizzazione dell’euro rispetto alla nuova “lira” a causa della nota legge di Gresham.
    L’ipotesi, invece, che il nostro caro amico Piero riferisce essere di una persona che non vuole apparire, non rappresenta in alcun caso una creazione di base monetaria aggiuntiva. La “monetizzazione” dei crediti d’imposta non è una idea nuova. In buona sostanza si tratta di rendere immediatamente liquidi ed esigibili detti crediti per il pagamento di quanto dovuto allo stato stesso.
    Per il resto, la vedo dura andare a fare la spesa alla coop con il tesserino fiscale.
    Se tutto ciò fosse comunque tecnicamente possibile, rimarrebbe il fatto che beni e servizi verrebbero scambiati a fronte di un debito circolante dello Stato (per imposte da rimborsare) di entità sempre minore, fino al più rapido annullamento dello stesso a causa dei rimborsi immediati che si verificherebbero con l’esazione di fatto del credito da parte dei soggetti che lo utilizzano per i pagamenti nei confronti dello Stato.
    Infatti, i crediti pareggiano i debiti fra erario e contribuenti.

  8. Luciano scrive:

    Il credito fiscale si trasformerebbe in meno entrate per lo stato, quindi più’ debito….ma caro Piero la tua proposta e’ provocatoria per obbligarmi a questa risposta…mes, recovery corona bonds, crediti e-o sospensioni e-o cancellazione di imposte se non e’ zuppa e’ pan bagnato

  9. Piero Laporta scrive:

    Caro Luciano, ti giro il commento di un signore che non vuole apparire.

    Non so se, quello esposto nell’articolo, sia il sistema corretto. L’elicottero money va bene per paesi come gli Emirati o l’Arabia Saudita. Per evitare di stampare denaro e quindi non farlo uscire dai confini, vedrei bene l’utilizzo di crediti d’imposta “figurativi” direttamente caricati sulla tessera del Codice Fiscale emessa dall’AdE. In questo modo non scappa nessuno, né privati né aziende. Ognuno col suo credito utilizzabile e trasferibile tra privati e imprese per pagamenti di merci e prodotti in genere. Le aziende riceventi potranno utilizzarli per pagare le tasse, senza movimenti di contante, né bonifici, né commissioni. Tutto gira sulla Tessera Fiscale. Lo stesso varrebbe per i fruitori di Reddito di Cittadinanza, niente prelievi solo pagamenti elettronici. Anche lo Stato, sarebbe facilitato nell’accreditare direttamente sulla Tessera Fiscale aziendale i pagamenti verso le imprese per gli importi dovuti e/o arretrati per servizi resi.
    Pur non potendo escludere a priori, truffe o imbrogli vari – gli italiani sono maestri in questo – questo scambio di “crediti fiscali” equivarrebbe ad una carta prepagata. Non escludo che multe, ma anche crediti di merito per comportamenti virtuosi (no incidenti, diplomi e lauree in tempi corretti e con voti oltre un limite minimo, nessuna segnalazione di tardato pagamento, no assegni non pagati, CR e CRIF in regola) possano far parte del tesoretto della persona o dell’azienda, accreditato sulla Tessera Fiscale.
    Anche a livello aziendale (trasporti, venditori, tecnici ecc) con auto aziendale contribuirebbero in positivo e in negativo al Rating aziendale e quindi alla crescita in crediti disponibili. Senza stampare nulla. Affinché sfugga il meno possibile, si dovrebbe monitorare nel modo più preciso e capillare quante e quali merci entrano ed escono dal paese, e quante sono prodotte (agricoltura, imprese di trasformazione e supermercati) che necessariamente dovranno trovare tre sole collocazioni: vendute a privati/aziende(incasso con crediti fiscali), esportate (dogane) o nei magazzini aziendali.
    Il non fare nulla è comunque colpevole.

    • Giulietta Di Montefeltro scrive:

      In USA la FED sta facendo helicopter money nelle tasche degli americani, accredito direttamente su conto, ma il dollaro si sta schiantando, e proprio contro l’ oro, non contro lo yuan… oggi forecast di Goldman, che da’ il dollaro per spacciato, e notate bene che Goldman e’ banca vicina a Trump via Mnuchin.

      https://twitter.com/CNBC/status/1288583541631193088

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