CAD? Il burocrate vuole la carta

amministrazione-digitale-accessibilità-120924153552_mediumLa rivoluzione digitale non tocca la burocrazia: per leggere un testo ufficiale fa fede solo la cara vecchia Gazzetta Ufficiale.

È il Codice dell’Amministrazione Digitale (Cad), una rivoluzione nei rapporti fra cittadino e le burocrazie. Articolo 2: «Lo Stato, le regioni e le autonomie locali assicurano la disponibilità, la gestione, l’accesso, la trasmissione, la conservazione e la fruibilità dell’informazione in modalità digitale e si organizzano ed agiscono a tale fine utilizzando con le modalità più appropriate le tecnologie dell’informazione e della comunicazione».

cadIl significato è indubbio: per comunicare con la PA posso usare il web invece di fare la fila allo sportello e non c’è nemmeno bisogno di spedire raccomandate, basta una e-mail.

L’art.4 prevede: «Ogni atto e documento può essere trasmesso alle pubbliche amministrazioni con l’uso delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione se formato ed inviato nel rispetto della vigente normativa».

confusFantastico: abbiamo eliminato la carta, anche se vi sono amministrazioni esenti dagli obblighi del Cad per «l’esercizio delle attività e funzioni di ordine e sicurezza pubblica, difesa e sicurezza nazionale». Così ad esempio l’Esercito non rende note le concessioni degli alloggi di servizio, che non sempre sono limpide.

Va bene lo stesso, è una bella legge. La rileggo. Questa volta comincio dal prologo, che avevo saltato: «…il testo normativo qui di seguito esposto (come quello di ogni disposizione normativa pubblicata sul sito dell’Agid) non ha alcun carattere di ufficialità: l’unico testo ufficiale e definitivo è quello pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale Italiana a mezzo stampa, che prevale in casi di discordanza».

Gratta gratta, se la legge toglie al burocrate il potere della carta, egli quatto quatto se lo riprende.

pubblicato con altro titolo sul Corriere delle Comunicazioni 

conflittiestrategie elio

 

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Informazioni su Piero Laporta

Osservate le ambiguità del giornalismo italiano, Piero Laporta dal 1994 s’è immerso nella pubblicistica senza confinarsi nei temi militari, come del resto sarebbe stato naturale considerando il lavoro svolto a quel tempo, (Ufficio Politica Militare dello Stato Maggiore della Difesa). Ha collaborato con numerosi giornali e riviste, italiani e non (Libero, Il Tempo, Il Giornale, Limes, World Security Network, ItaliaOggi, Corriere delle Comunicazioni, Arbiter, Il Mondo e La Verità). Ha scritto “in Salita, vita di un imprenditore meridionale” ed è coautore di “Mass Media e Fango” con Vincenzo Mastronardi, ed. Leonardo 2015. (leggi qui: goo.gl/CBNYKg) Oggi, definitivamente disgustato della codardia e della faziosità disinformante della carta stampata, ha deciso di collaborare solo con Stilum Curiae, il blog di Marco Tosatti. D'altronde il suo più spiccato interesse era e resta la comunicazione sul web, cioè il presente e il futuro della libertà di espressione. Ha fondato il sito https://www.pierolaporta.it per il blog OltreLaNotizia. È cattolico, sposato, ha due figli.
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3 risposte a CAD? Il burocrate vuole la carta

  1. voxinter scrive:

    si, sarà anche protervia e paura, ma di perdere potere comunque è più vero che non siamo tutti informatizzati e molte istituzioni ed enti pubblici non hanno uniformato il modo di comunicare ed hanno seri problemi con i sistemi operativi e con le reti

  2. Elio Paoloni scrive:

    Spesso, molto più semplicemente, i grandi dirigenti del Pubblico non sanno neanche leggere un e-mail. Non sono proprio capaci di accendere un computer. Figurati se usano la firma digitale.Più incapacità, timore, che protervia. Vabbè, quella non manca mai.

  3. gemini24 scrive:

    Non solo la Pubblica Amministrazione, ma anche le grandi aziende di servizio, comprese quelle privatizzate, sono spaventosamente indietro nell’adozione di criteri di gestione moderni. I motivi sono diversi e di diverso livello di complessità: l’inerzia e lo spirito di conversazione dei gruppi, il permanere dei criteri di catalogazione richiesti dal sistema cartaceo anche in caso di digitalizzazione, il permanere delle gerarchie legate a quei criteri, l’irresponsabilità tipica dei sistemi piramidali; soprattutto la ricerca di realizzo immediato che pone in secondo piano la riorganizzazione e la programmazione di lungo periodo, tipica di aziende condizionate dall’estero e da investitori speculativi

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