2 Giugno, il soldato, i sicari della democrazia

applausi2 Giugno ai Fori Imperiali, retorica tanta, dignità poca: resta solo il soldato marciante davanti ai sicari plaudenti della democrazia

Il soldato marciante ai Fori imperiali davanti ai sicari della democrazia, a celebrare la festa della Repubblica, appartiene a una forza armata ridottasi quasi di due terzi. Neppure 130mila sono i militari in servizio oggi. Nel 1985, trent’anni fa, Esercito, Marina e Aeronautica annoveravano 350mila uomini. Ai Fori Imperiali – nel 1985 – nella linea gerarchica vi erano non più di tre generali di corpo d’Armata (a tre stelle, per intenderci) fra il soldato marciante e il ministro. 
Il capo di gabinetto del ministro, quel 1985, era generale a due stelle, il cui ufficio annoverava una quarantina fra ufficiali e impiegati. Oggi il gabinetto del ministro è retto da un generale a tre stelle, con oltre duecento dipendenti.

Qual è il vantaggio che ci deriva dalla Nato? La sicurezza delle nostre coste? La garanzia che gli sbarchi siano arrestati? La protezione di quei paesi – come la Libia di Gheddafi – che stipulano trattati di amicizia con l’Italia?

Fra il soldato che marcia e il ministro vi sono oggi almeno sette generali di corpo d’armata, ognuno dei quali ha alle dipendenze quantità di generali a una e due stelle, colonnelli, tenenti colonnelli e via dissipando. Se state pensando che i militari sono gli unici in queste condizioni, sbagliate di grosso: i generali si vedono, mentre i dirigenti di alto e altissimo livello nell’amministrazione civile sono più occultati ma ben più numerosi. 
Torniamo al soldato che marcia. La partenogenesi dei comandi e delle strutture direttive causa l’incessante moltiplicarsi di stelle e stellette, parcellizzando conseguentemente le responsabilità, tanto verticalmente quanto orizzontalmente. Se qualcosa va storto, non si sa mai chi è il responsabile, a parte il capro espiatorio di turno.
Non sappiamo se, mentre i reparti sfilavano ai Fori, il generale Danilo Errico, capo di stato maggiore dell’esercito, abbia fatto questa riflessione. Egli dovrebbe ripensare a quanto ebbe a dire tempo fa, dopo le doglianze del segretario generale della NATO, Jens Stoltenberg, il quale ci stigmatizzò come “la nazione dell’Alleanza che ha tagliato più di tutte le altre il bilancio della Difesa”, spendendo meno dell’1 per cento del PIL, a molte lunghezze dalla media NATO che s’aggira sul 2 per cento. Tutto vero e il generale Errico rilanciò: «Abbiamo bisogno di fondi, siamo ostaggio dei continui tagli al bilancio.» Non se lo filò nessuno, Errico, tanto meno i politici che si spellano le mani al passaggio dei soldati, anzi delle fanfare e delle improbabili soldatesse.
Quanto affermò Stoltenberger era tutto vero ma non era tutta la verità. Stoltenberg si rassegni, i tagli continueranno.

Chiediamoci se sia dignitoso il comandante che impone ai propri uomini di sfilare in mezzo a una gazzarra come quella dello scorso 2 Giugno, per raccogliere l’applauso del figlio di don Bernardo Mattarella e d’un cameriere internazionale che svende l’Italia ai suoi complici e mandanti

D’altronde l’Italia non conta nulla nella UE, che mortifica la nazione e i nostri interessi nazionali senza alcun limite. Non si capisce quindi perché si debba scattare sull’attenti quando la “nazione Italia” è chiamata a contribuire alla Difesa della Nato che sovrintende a quella della UE.
Qual è il vantaggio che ci deriva dalla Nato? La sicurezza delle nostre coste? La garanzia che gli sbarchi siano arrestati? La protezione di quei paesi – come la Libia di Gheddafi – che stipulano trattati di amicizia con l’Italia?
Nessuno stupore, a questo punto, se le politiche della UE distolgono fondi dalla Difesa italiana per convogliarli verso l’assistenzialismo ai migranti e ai profughi. Difficile capire perché Stoltenberger si dolga delle conseguenze della politica UE che egli conosce molto bene. 
È la punta d’un iceberg di malapolitica, prepotenza e truffe, ben visibile a chiunque. Questo non alleggerisce tuttavia le responsabilità, tutt’altro. 
E’ sotto gli occhi di tutti il moltiplicarsi dei profittatori sulle spalle dei migranti: la Caritas e le Coop rosse, bianche e rossonere, le Ong e le associazioni di volontariato coi dirigenti iperpagati. Una bella compagnia cui si accoda la Marina Militare, sfruttando la telegenicità dei soccorsi in Mediterraneo, per far passare la “legge navale” che raddoppia il tonnellaggio. In pratica, fatte le debite proporzioni, avremo più tonnellaggio della US Navy. Servirà a difendere le nostre coste? Certo, come oggi.
Superflua dunque la doglianza dei militari circa la sordità dei politici alle loro lamentazioni. I militari figurano e sono a pieno titolo fra quanti inzuppano il pane insieme agli altri. Chi ne dubiti indaghi su quanti siano quelli che figurano in mare a soccorrere i migranti mentre invece sono accucciati dietro la scrivania.
Allora vale poco dichiararsi ostaggio dei “tagli di bilancio” se non si ha la forza di smascherare le mistificazioni religiose, politiche, militari e marinare; se, inoltre, non si ha la capacità di colpire in casa propria.
Basti un solo esempio, fra tanti possibili. L’esercito patisce un ritardo tecnologico oramai trentennale rispetto ai paesi fondatori della Nato. Dicono che “Soldato Futuro”, il programma di ammodernamento, fu lanciato nel 2002. In realtà si cominciò nel 1985, con una grande mostra, centrata sulle innovazioni tecnologiche che si sarebbero dovute immettere. Quando? Boh…
Dal 2002 sono passati quattordici anni, dal 1985 oltre trenta.
Il “soldato futuro” è ancora per strada, in salita e in grande affanno nel tratto più irto: la gestione informatizzata delle informazioni sul campo di battaglia, il cosiddetto Forza NEC (Network Enabled Capabilities) ingoia oltre duecento milioni l’anno ma ancora non vede il traguardo.
In una qualunque impresa, il padrone avrebbe mandato i manager a raccogliere cipolle. Difficile tuttavia comprendere chi sono i cipollari quando i generali sono così tanti e le funzioni parcellizzate ad arte.
Forse sarebbe più esatto dire che l’ostaggio è il soldato, lo è dei generali interposti fra lui e il ministro.
È così svilita la dignità nazionale che i responsabili militari non s’avvedono dello sfregio inferto alle Bandiere di Guerra nella sfilata del 2 Giugno.
Mandiamo soldati a combattere con dotazioni adeguate alla guerra dello Yom Kippur, mentre plaudiamo 400 sindaci, giunti a Roma con signore, amanti e fidanzate, un milione di euro fra alberghi, ristoranti, biglietti aerei e diarie. Che cosa hanno a che fare con costoro i dignitosi soldati marcianti? Difficile capire che cosa abbia a che fare con la Costituzione questa carnevalata di regime.
Il problema dei militari – non da oggi – non sono i denari bensì una linea di comando credibile, generali che confondono la genuflessione con l’obbedienza militare. Chiediamoci se sia dignitoso il comandante che impone ai propri uomini di sfilare in mezzo a una gazzarra come quella del 2 Giugno, per raccogliere l’applauso del figlio di don Bernardo Mattarella e d’un cameriere internazionale che svende l’Italia ai suoi complici e mandanti.
Il prossimo 14 luglio, a Parigi, vi sarà una sfilata analoga. Be’ forse non proprio analoga, tuttavia utile per capire come si celebra una repubblica dignitosa.

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Informazioni su Piero Laporta

Osservate le ambiguità del giornalismo italiano, Piero Laporta dal 1994 s’è immerso nella pubblicistica senza confinarsi nei temi militari, come del resto sarebbe stato naturale considerando il lavoro svolto a quel tempo, (Ufficio Politica Militare dello Stato Maggiore della Difesa). Ha collaborato con numerosi giornali e riviste, italiani e non (Libero, Il Tempo, Il Giornale, Limes, World Security Network, ItaliaOggi, Corriere delle Comunicazioni, Arbiter, Il Mondo e La Verità). Ha scritto “in Salita, vita di un imprenditore meridionale” ed è coautore di “Mass Media e Fango” con Vincenzo Mastronardi, ed. Leonardo 2015. (leggi qui: goo.gl/CBNYKg) Oggi, definitivamente disgustato della codardia e della faziosità disinformante della carta stampata, ha deciso di collaborare solo con Stilum Curiae, il blog di Marco Tosatti. D'altronde il suo più spiccato interesse era e resta la comunicazione sul web, cioè il presente e il futuro della libertà di espressione. Ha fondato il sito https://www.pierolaporta.it per il blog OltreLaNotizia. È cattolico, sposato, ha due figli.
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3 risposte a 2 Giugno, il soldato, i sicari della democrazia

  1. Uvai Lamberto scrive:

    la peggiore sfilata che ricordi

  2. Piero Laporta scrive:

    Leggo che a Mosul 19 ragazze yazide rapite dall’esercito jihadista sono state messe in una gabbia di ferro per essersi rifiutate di avere rapporti sessuali con i miliiziani dell’Isis.
    Sono state quindi bruciate vive davanti a centinaia di persone.
    A cercare di impedire queste atrocità e questo orrore ci sono quegli stessi soldati che “mostrano i muscoli ai semplici” nella Piazza Rossa , ma come vedi li mostrano anche a quelle belve disumane.
    Insieme a loro, anche se in posizioni più arretrate ci sono gli altrettanto muscolosi ragazzacci della Folgore che insegnano come combattere questi pazzi sanguinari
    Il 2 Giugno anche i paracadutisti della Folgore hanno sfilato mostrando i loro muscoli a chi di muscoli non ne ha (come la Boldrini per sua natura o Mattarella che a vederlo proprio non da l’idea di essere un palestrato).
    Ognuno mostra quello che ha .
    I pacifici o pacifisti o pacioni mostrano bandiere arcobaleno caschi spranghe , mentre gli antimilitaristi, i dialoganti , i politicamente corretti come il rappresentante di Amnesty International per l’Italia
    mostrano-come ho constatato questa mattina – di avere il quoziente intellettivo del pitecantropo.
    Senti cosa va a dichiarare l’individuo intervistato da radio1 :
    “Bisogna togliere l’assedio a Falluja ( l’avamposto jahadista che sta finalmente per cadere n.d.r ) perchè a Falluya ci sono i civili……”
    Come se a Berlino nel 45 non ci fossero stati i civili !!!!
    Ma si può essere più…decerebrati di così ?
    Inutile poi riproporre a questa genia l’antico adagio rabbinico ” Se non io per me..chi per me ? Se non ora ..quando ?” E se non così…come ?”
    Dalla tu una risposta.
    Rispondi anche a questa domanda :
    Se non ci pensano i soldati a impedire che vengano perpetrate simili atrocità da parte di un orda di fanatici che da anni sta impunemente massacrando stuprando e bruciando creature innocenti..
    chi ci deve pensare ..….e come ?
    Se non tollerate la vista delle uniformi ..nemmeno quando sfilano in parata , se non accettate una divisa perchè urta la vostra sensibilità (asseritamente più nobile della mia che essendo un soldataccio sono cattivo
    e destinato all’inferno.) .con quali sistemi intendete far fronte ?
    Con il dialogo ? Vuoi metterti a tavolino e spiegare ai tagliagole dell’Isis che non si rapiscono e non si bruciano vive le ragazzine ?
    Mah ! Contenti voi…
    PS
    Fra l’altro Il 14 Luglio sfilano sotto l’Arco di Trionfo le forze armate francesi.
    Guardati quella sfilata per vederne una coi controcazzi.
    Guarda sfilare la Legione..
    E guarda i francesi togliersi il berretto.

  3. giorgio rapanelli scrive:

    Nulla da aggiungere. Salvo che con quelle teste rischiamo di farci inguaiare da chi vuole la guerra a tutti i costi in Europa, e magari pure in Libia, in quanto ha gli arsenali pieni di armi e di munizioni e le ditte devono continuare a lavorare.
    Mi sono divertito a vedere la compagna terza autorità dello Stato Boldrini recitare una parte esteriore, mentre nel suo animo di estrema Sinistra non si amano le forze armate. Ma adesso c’è da piegarsi alle ricorrenze del suo ruolo, ben più remunerativo di quando piangeva all’ONU.

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