UNA SENTENZA TOGLIE IL VETO AI CAMBI LIRA-EURO

Le vecchie lire bloccate da Piercarlo Padoan e da Ignazio Visco. Essi impediscono i cambi Lira-Euro, nonostante una sentenza della Corte costituzionale. Pubblicato da La Verità il 12 ago.2017

Mario, rovistando nelle cinfrusaglie del nonno, morto poco prima di Natale del 2011, rinvenne un pacco di banconote di 200milioni di vecchie lire, più o meno 100mila euro. Recatosi in banca per convertirle in euro, rimase deluso: «Se fosse venuto prima avremmo potuto sicuramente commutarle» disse il cassiere «Le lire prima erano convertibili sino al 28 febbraio 2012. Il governo ha però varato un decreto legge che anticipa al 5 dicembre la fine della convertibilità.»

Tornato a casa, conservò le banconote; non se la sentiva di buttarle via. Fu una scelta saggia. Sei mesi fa seppe che l’avvocato Luciano Faraon, di Silea, a due passi da Venezia, metteva in mora Banca d’Italia (clicca qui), esigendo la conversione delle lire sulla base d’una sentenza della Corte Costituzionale del 2015. Oggi Mario è fra i clienti dell’avvocato Faraon. Una recente ordinanza del giudice Matilde Carpinella, del tribunale di Roma fa loro ben sperare.

La vicenda narrata dall’avvocato Faraon è inquietante. Facciamo un salto indietro. Da marzo a settembre 1992 montò una speculazione senza precedenti contro la lira. Carlo Azeglio Ciampi, governatore di Bankitalia, invece di portare “come chiedeva il mercato” la parità sul marco da 750 a mille Lire, “resistette per sei mesi”, bruciando 60mila miliardi di Lire, delle riserve dell’istituto centrale. I bene informati scommisero sul marco in quei sei mesi, acquistandolo a 750 Lire, vedendolo apprezzare a 1000 Lire a settembre; 25 per cento di plusvalore. Otto anni dopo, per un euro occorsero due marchi oppure 1900 lire. Chi aveva acquistato marchi a 750 Lire nell’estate del 1992, acquistò quindi i marchi a 1500 Lire. Un affare a spese degli italiani. Oggi la convertibilità del Marco in Euro è del tutto aperta e lo sarà in perpetuo. Gli speculatori del 1992 possono convertire con discrezione piccole somme senza dare nell’occhio. I risparmiatori italiani in Lire invece hanno contro la Banca d’Italia e il governo. Curioso, no?

Avvocato Faraon, che cosa cambia con questa ordinanza?

«Il giudice sanziona che Bankitalia, mandataria del Ministero dell’economia e delle finanze, ha obbligo di convertire in euro le vecchie lire e trasferire al MEF l’importo convertito».

Che cosa succede ora?

«Bankitalia fa muro di gomma ma la sorte è segnata: la legge è dalla nostra parte. La Corte Costituzionale esecrò col vetriolo la fraudolenza del decreto legge di dicembre 2011 che interrompeva la convertibilità della lira: “…sebbene si presenti formalmente diretto a ridurre il termine di prescrizione in corso, in realtà estingue ex abrupto il diritto a cui si riferisce, senza lasciare alcun residuo margine temporale per il suo esercizio” e definisce questo fatto “grave e intollerabile”. Visco e Padoan fanno invece orecchie da mercante, concertando un aggiramento surrettizio della sentenza della Corte per via amministrativa. Un fatto grave e inaudito.»

Come può affermarlo?

«Abbiamo costretto Banca d’Italia a produrre un “amichevole” scambio di lettere (clicca qui) fra Visco e Padoan, nel quale concertano il raggiro ai danni dei cittadini italiani. A quanti hanno chiesto la conversione delle lire dopo la sentenza della Corte costituzionale, Visco risponde così:”Il Ministero dell’Economia e delle Finanze, al fine di garantire certezza e trasparenza alle operazioni di conversione, ha esplicitamente previsto l’obbligo di dimostrare di aver presentato la richiesta di cambio tra il 6 dicembre 2011 e il 28 febbraio 2012, specificandone l’importo. In base alla normativa vigente la Banca d’Italia può pertanto procedere alla conversione delle lire solo se tale obbligo è rispettato”.»

Be’, appare una risposta fondata visto che il decreto abrogativo è del 5 dicembre 2011 e il termine originario di convertibilità si chiudeva il 28 febbraio 2012.

«Un raggiro, quando è ben fatto, appare sempre credibile. In questo caso, che motivo aveva un cittadino di esigere il cambiamento delle lire e documentarne la richiesta, dopo il 6 dicembre 2011,  dal momento che le lire non erano più convertibili per legge? Quando la Corte costituzionale, con la sentenza pubblicata quattro anni dopo, l’11 novembre 2015, ha demolito la prescrizione, secondo il meccanismo concertato dal  ministro e dal governatore sarebbe dovuto essere troppo tardi per i cittadini, che dovevano rimanere gabbati, grazie a una circolare di Bankitalia. Capisce? Una circolare di Visco per aggirare una sentenza della Corte costituzionale? È gravissimo».

Che cosa farete ora?

«Banca d’Italia, organismo nominalmente indipendente, prende disposizioni dal ministro dell’Economia. Questi mette in decreto un prelievo da Banca d’Italia di 1,2 miliardi di euro, presumendo le lire ancora da convertire pari a 2.323 miliardi, espropriati senza indennizzo con l’ipocrita formula “le lire non convertite si prescrivono a favore dell’erario”.

Pubblicato da La Verità il 12 ago.2017

Quando la Corte costituzionale abroga il decreto, il governo si tiene illegittimamente in bilancio 1,2 miliardi di euro. Nello stesso tempo rifiuta di convertire le lire, nonostante la Corte costituzionale. È tutto normale?»

Quante lire sono ancora convertibili, secondo lei?

«Almeno 5 miliardi di euro. Eppure tutti i ministri italiani delle finanze hanno favorito questa sottrazione di risorse all’economia del paese, cui gioverebbero invece ulteriori liquidità. Perché? Ancora oggi chi porti in banca due marchi della Germania, riceve un euro, mentre al cittadino italiano con due biglietti da mille lire gli oppongono il raggiro di Visco e Padoan. È normale?»

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Informazioni su Piero Laporta

Osservate le ambiguità del giornalismo italiano, Piero Laporta dal 1994 s’è immerso nella pubblicistica senza confinarsi nei temi militari, come del resto sarebbe stato naturale considerando il lavoro svolto a quel tempo, (Ufficio Politica Militare dello Stato Maggiore della Difesa). Ha collaborato con numerosi giornali e riviste, italiani e non (Libero, Il Tempo, Il Giornale, Limes, World Security Network, ItaliaOggi, Corriere delle Comunicazioni e Arbiter, Il Mondo). Ha scritto “in Salita, vita di un imprenditore meridionale” ed è coautore di “Mass Media e Fango” con Vincenzo Mastronardi e altri, ed. Leonardo 2015. (leggi qui: goo.gl/CBNYKg)
Oggi collabora col quotidiano La Verità. Il suo più spiccato interesse resta tuttavia la comunicazione sul web e le strategie di impresa. Ha fondato il sito http://www.pierolaporta.it per il blog OltreLaNotizia.
È cattolico, sposato, ha due figli.

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5 risposte a UNA SENTENZA TOGLIE IL VETO AI CAMBI LIRA-EURO

  1. oscar dice:

    Caro Piero, ho letto con molto interesse lo sviluppo di una vicenda che conoscevo solo nelle prime battute. Penso che la questione sia molto più complessa di come appare e che – forse – coinvolge soggetti e notizie non di pubblico dominio, che potrebbero fare da sfondo a questo che appare solo come un duello in punta di legalità.
    Lo spazio è veramente esiguo e allora provo a buttare lì qualche provocazione.
    Dovrai perdonarmi, ma i comportamenti amministrativi tenuti da B d’I e dal Mef dopo la sent. di C. cost. del 2015 non mi sembrano così dirompenti sul piano della legalità. La “sola” (dicono a Roma) stava certamente nel decreto di anticipo al 5 dic. 2011, ma dopo il pronunciamento della C. cost. e “l’adeguamento di B. d’I , ” i giochi si possono considerare chiusi.
    Quello che ci sarebbe da capire è perché fu concepito quel decreto e a vantaggio di chi.
    1) Certamente se tutte le lire fossero cambiate in euro avremmo una piccola spinta inflattiva sull’euro. Questa cosa non è assolutamente gradita dalla Buba,
    2) Secondo gli economisti tedeschi – invece – il cambio di vecchi marchi residui con euro, non genera inflazione a causa della più forte economia reale tedesca, rispetto a quella degli altri paesi, e anche a causa del surplus della bilancia dei pagamenti che possono vantare, contro le regole europee. Infine, rastrellare marchi con il cambio drogato, che sappiamo gli fu concesso, contro un euro oggi forte, equivale a continuare ad ammortizzare i costi conseguenti all’unione delle due Germanie.
    Costi che già – comunque – furono posti a carico degli Stati aderenti all’UE mediante il cambio fasullo 1DM=1E.
    3) Mi sembra di ricordare che qualche anno fa, a Londra fu trovato un covo con una stanza ricolma di diversi metri cubi di banconote/lire. Immagina quante banconote sono state occultate dalla delinquenza organizzata per anni al fine di metterle in circolazione in tempi successivi e che sono rimasti bloccati a seguito di quel decreto. Proventi da traffico di armi e droga, prostituzione, rapimenti, estorsioni, rapine e chi più ne ha ne metta.
    Allora?
    Io personalmente sono combattuto.

  2. Alex dice:

    Tutto giusto, tranne il paragone con la Germania, perché il marco non è mai decaduto. Probabilmente perché era il benchmark per tutti gli altri cambi, 1DM=1€. Lo sa bene chi era in Germania in quei giorni, anche se hanno fatto di tutto per non parlarne allora e dopo hanno cominciato piano piano ad attestare in giro, nelle note a pié di pagina qua e là, un cambio fasullo…

  3. avv. Luciano Faraon dice:

    Ritengo che qualcuno, anche semplice dirigente delal Banca d’Italia o magari avvocato della stessa banca dovrebbe denunciare i fatti alla Procura della Repubblica di Perugia.
    Per aggirare il divieto agli organi di governo di interferire sulla attività e l’autonomia della banca centrale, nella fattispecie ministro e governatore usano le lettere amicali visto che non possono emettere, al minimo della decenza, un decreto ministeriale, palesemente illegittimo e quindi impugnabile.
    Ma per essere superiori alla Corte costituzionale usano il mezzo surrettizio della lettera amicale. Non è un provvedimento di nessun tipo, ma uno scambio di opinioni illeggittime.
    E il fatto che non si debbono ottemperare gli ordini illegittimi?
    Possiamo portare testimonianze che i dirigenti della Banca d’Italia erano consapevoli che la disposizione così data era illegittima, anzi non esiste nessuna disposizione vedasi la lettera da me inviata ai dirigenti della Banca d’Italia
    Forse vale la pena di pubbblicarla ed approfondire le cose
    avv. Luciano Faraon

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