Trump Gioca alla Roulette Russa con Leviathan

Guerra vicina. I tamburi rullano, i missili si ergono sulle rampe delle navi nel Mediterraneo orientale, sul più vasto giacimento d’idrocarburi mai scoperto: il Leviathan, il mostro terrificante, onnipotente, invincibile.

Nome attagliato al casus belli capace d’infiammare il mondo intero. Siria, Turchia, Israele, Cipro, Libano, Grecia e Italia sono legittimi proprietari di Leviathan. Altri pretendenti esigono tuttavia quel giacimento: Russia e Iran giustapposti a Stati Uniti, Germania, Francia e Gran Bretagna.

Pubblicato con altro titolo il 13.04.18     su   

Donald Trump, finito il guancia a guancia con Vladimir Putin, dispiega la consueta brinkmanship, la pressione continua per piegare l’avversario senza combattere, utilizzando contemporaneamente tutti i mezzi possibili: psicologici, mediatici, economici, politici, diplomatici, nonché militari, sebbene lo scopo complessivo di tale strategia sia proprio evitare lo scontro armato diretto, costringendo l’avversario ad arretrare da territori e obiettivi appetibili. Non sempre tuttavia funziona la brinkmanship.

Un fallimento celebre fu a Pearl Harbour, il 7 dicembre 1941. Il Giappone fu stretto nell’angolo dal presidente Delano Roosevelt sin dal 5 ottobre 1937, col “discorso della quarantena”. Definito “regno del terrore e dell’illegalità internazionale”, Tokio subì la sua brinkmanship, con embarghi economici e politici. Non arretrò e trascinò gli Usa nella guerra mondiale.

Un esempio di segno opposto lo offrì John Fitzgerald Kennedy, a ottobre del 1962. Gli Stati Uniti posero l’embargo a Cuba per costringere l’Unione Sovietica a interrompervi il dispiegamento di missili balistici, contraltare di quelli statunitensi già in Turchia e in Italia. Nikita Kruscev dopo un lungo braccio di ferro, ritirò i missili da Cuba, segnando il suo declino politico, ma questa è un’altra storia.

Oggi il dato più preoccupante è la brinkmanship sfociata costantemente in guerra guerreggiata dai Balcani al Caucaso, dall’Afghanistan dall’Iraq, dalla Libia alla Siria. Erano conflitti su scala ridotta, finalizzati al controllo di porzioni di territorio, per il passaggio degli oleodotti, oppure, come in Iraq e in Libia, per alzare il costo del barile; come d’altronde accade in queste ore.

Migliaia di morti o migliaia di fosse vuote?

La brinkmanship  applicata alla Russia opera su scala pericolosamente vasta e s’avvale d’una macchina propagandistica impensabile ai tempi della crisi di Cuba.  La disinformazione la fa da padrona. A febbraio 2011, chi scrive svelò con Marco Reis di malainformazione.it la panzana dei diecimila morti ammazzati da Gheddafi nei primi giorni della guerra civile. Mario Calabresi, direttore de La Stampa, ne fu intossicato: accreditò la strage pubblicando in prima pagina la foto d’uno strano “cimitero”. Si vedevano infatti solo fosse vuote, appena scavate ad uso dei fotografi; mancava la materia prima dei cimiteri, i cadaveri; neppure uno dei 10mila dichiarati.

I gas tossici sono la più recente evoluzione dell’intossicazione della pubblica opinione. Il 31 marzo La Verità svelò le balle sul gas nervino che sarebbe stato impiegato da agenti russi a Salisbury. ​Il 4 aprile persino il direttore del laboratorio militare britannico di Port Down ha rifiutato di certificare l’origine russa del gas. Gli inglesi lasciano parlare Yulia, la figlia di Sergei Skripal, smorzano i toni ufficiali, ma non le misure punitive contro Mosca. Come altrimenti sostenere nei giorni successivi altre pretestuose accuse contro la Siria di impiego di gas contro civili. In questo clima Trump annuncia l’attacco contro Damasco, dichiarando guerra a Mosca via Twitter: “La Russia si prepari, i nostri missili stanno arrivando, belli, simpatici e ‘intelligenti’!”. Immediata la risposta: “Se Washington attacca, Mosca risponderà”. La brinkmanship con le gambe corte ci porta nella Terza Guerra Mondiale, anzi no: Trump ora smentisce l’attacco. ​G​ioca alla roulette russa con la guerra. 

Leviathan esulta, assetato di bugie. Tutti ancora ricordiamo il generale Colin Powell, segretario di Stato di George Bush, mentre con le provettine fra le mani enormi gabellava alle Nazioni Unite che Saddam Hussein possedeva armi di distruzione di massa. ​Un’altra brinkmanship fallita, una montagna di morti ammazzati e le conseguenze ancora in corso.

Con la Siria hanno prima intossicato la verità coi gas nervini. Resisi conto che alla lunga è una tesi insostenibile, hanno optato per il gas di cloro. 

1988 – Effetti dei nervini lanciati da Saddam Hussein sui Curdi

Prima davano la notizia così: «Il presidente siriano al-Assad bombardando coi gas nervini la popolazione civile ha causato mille morti». Mai un fotogramma, che fosse uno, a mostrare un morto ammazzato davvero da gas nervino. Mai un’immagine come quella fatta circolare ai tempi delle stragi di Saddam Hussein coi gas nervini contro i Curdi nel 1988. ​

Una sola bomba al nervino uccide una moltitudine, altro che “mille civili”, con effetti devastanti su occhi, bocca e pelle, su tutto il corpo, dentro e fuori. Un bombardamento che fa “solo” mille morti è una menzogna palese. La bugia è più evidente osservando la proporzione fra i morti e i sopravvissuti intossicati.

Nel 1995, cinque membri di Aum Shinrikyo, gruppo di sbiellati giapponesi, attaccarono col gas nervino la metropolitana di Tokyo. Per non restare vittime essi stessi, utilizzarono sacchetti col nervino in soluzione liquida di intensità bassissima; eppure morirono dodici persone e ben 5mila ebbero necessità di soccorsi. Per ogni deceduto a Tokyo, con una concentrazione estremamente modesta, vi furono 400 lesionati. Nel caso di Damasco, dopo gli attacchi ripetuti dal 2011 dovremmo avere da 200mila a 1milione di persone con gravi lesioni oculari, polmonari, cerebrali e cardiache. Dove sono?

Hanno quindi optato per il gas cloro, che non ha manifestazioni devastanti come il nervino. Il cloro brucia letteralmente bocca e faringe e, pur non raggiungendo i polmoni, soffoca le vittime fra atroci spasmi.

Osservate le foto dei bambini, ostentate in questi giorni come vittime del cloro di Assad. I visi sono composti, senza traccia di sofferenza agonica, come fossero morti nel sonno o per un colpo in testa.

Leviathan sta per colpire. Si sappia almeno chi lo ha risvegliato e lo nutre.

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Informazioni su Piero Laporta

Osservate le ambiguità del giornalismo italiano, Piero Laporta dal 1994 s’è immerso nella pubblicistica senza confinarsi nei temi militari, come del resto sarebbe stato naturale considerando il lavoro svolto a quel tempo, (Ufficio Politica Militare dello Stato Maggiore della Difesa). Ha collaborato con numerosi giornali e riviste, italiani e non (Libero, Il Tempo, Il Giornale, Limes, World Security Network, ItaliaOggi, Corriere delle Comunicazioni e Arbiter, Il Mondo). Ha scritto “in Salita, vita di un imprenditore meridionale” ed è coautore di “Mass Media e Fango” con Vincenzo Mastronardi e altri, ed. Leonardo 2015. (leggi qui: goo.gl/CBNYKg) Oggi collabora col quotidiano La Verità. Il suo più spiccato interesse resta tuttavia la comunicazione sul web e le strategie di impresa. Ha fondato il sito http://www.pierolaporta.it per il blog OltreLaNotizia. È cattolico, sposato, ha due figli.

8 risposte a Trump Gioca alla Roulette Russa con Leviathan

  1. armando stavole dice:

    Mi rendo conto sempre più che i veri gestori (burattinai) non si mettono in evidenza ed hanno delle potenti leve per condizionare i governanti (burattini), e noi? o siamo passivi spettatori oppure vittime sacrificabili sull’altare del potere.
    Vaneggerò? il tempo lo dimostrerà, un fatto è incontrovertibile, sin dalla mitologia greca è stato messo in evidenza che l’avidità umana non ha limiti e porta all’autodistruzione…

  2. oscar dice:

    Hai ragione Piero. La politica di Trump si sta lentamente allineando a quella dei suoi predecessori. Io penso che il motivo risieda, in America come anche in altre parti del mondo (vedi stati europei), nella circostanza che vede il potere di fatto gestito sempre più dagli “apparati”. La politica sembra ormai decidere poco e nulla. Ciò anche a causa di una formazione tecnico/culturale dei politici stessi sempre più deficitaria rispetto al passato, quanto – invece – sempre più spostata sui contenuti di “teatralità” utili ad intercettare voti. Il gap intellettivo e culturale fra coloro che hanno guidato le democrazie occidentali, dal diciannovesimo secolo fino alla prima metà del ventesimo, e quelli ascesi al potere successivamente è andato vieppiù allargandosi. Parimenti, è notevolmente cresciuto il potere reale dei tecnocrati.
    E’ un dato di fatto.
    D’altronde, si comprende facilmente come non sia possibile che il politico di oggi possa disporre di tali e tante conoscenze da gestire con cognizione di causa e piena consapevolezza la sua struttura, a tutti i livelli, come per gran parte avveniva in passato.
    Potenti lobby e congreghe di vario genere, in occasione di elezioni, ovvero di rivolgimenti interni ai partiti, “offrono” taluni politici al gradimento delle platee di cittadini perché scelgano con criteri di marketing. Con queste premesse e in questo contesto, si può realizzare la piena manovrabilità dei soggetti eletti.

  3. Mauro dice:

    Ma Piero, non avevi definito Trump un “genio diplomatico”?

  4. oscar dice:

    Scusa Piero, ma avevo dimenticato la cosa più importante. In tutta questa faccenda avevo dimenticato dove si cela il vero dramma. Stanno annientando i curdi. L’ultima enclave di civiltà in quell’area!

  5. oscar dice:

    Difficile decifrare quello che sta accadendo e quello che c’è dietro e non è dato di conoscere. Analizzata con un po’ di cinismo, la situazione appare a noi poveri mortali come il solito e stanco gioco delle parti. Tragici “pupi” di questo scenario, mi divertono il misero Macron (sarà l’abbreviativo di macrofago?) e Grimilde/May, gli “astensionisti” Mattarella e Merkel. Temo Putin , Assad e l’impero ottomano. Mi fanno paura i cervelloni del Pentagono e della Nato. Troppo folkloristico Trump. Piero rassicuraci.

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