Terrorismo a Istanbul – C’è un’Ombra

Terrorismo a Istanbul: quanto accade in Turchia è connesso a quanto succede a Berlino, a Parigi, in Vaticano o a Washington.

Il terrorismo è entrato da padrone nel “villaggio globale”. Eravamo abituati a credere che economia e politica fossero al centro di tutto. Dobbiamo tuttavia ammettere che oramai ha un ruolo consolidato anche lo strumento prediletto da una certa strategia politica, specialmente quando non ha vie d’uscita: proprio il terrorismo. Non è tuttavia solo ISIS il filo conduttore. Gli scherani di ISIS sono meri esecutori di un’organizzazione che, se fosse davvero isolata, non starebbe in piedi e non lo sarebbe stata così a lungo. 
Andiamo indietro di sei mesi. Nella notte fra venerdì e sabato 16 luglio, finiscono le carezze fra Erdoğan, Obama e Clinton, quando un tentativo di rovesciare il premier turco svela una frattura con gli Stati Uniti: Erdoğan accusa Obama per il tentato golpe.
Obama si sbraccia invano, assicurando la propria estraneità e la collaborazione dei suoi servizi. Troppo tardi: trapela l’origine moscovita della dritta che ha salvaguardato Erdoğan, consentendogli d’irretire i congiurati e, con loro, ogni oppositore interno. Deduzione: se la dritta giunge da Mosca, il golpe è arrivato da un’altra direzione. Obama smette di blaterare di collaborazione dei servizi americani. Scacco matto.
A quel punto Erdoğan aveva cambiato cavallo; Obama non se n’era accorto in tempo, neppure nella misura necessaria a parare le mosse di Putin, il quale gli ha svuotato il golpe, facendogli fare una figura da citrullo. Difficile dubitare che il presidente russo, in quel momento, avesse già stretto un patto di collaborazione con Donald Trump. Una vittoria sulla quale ha scommesso evidentemente pure Erdoğan. Scommessa facile, in certo qual modo. Tutti i sondaggi segreti – a dispetto di quelli edulcorati da CBS, CNN, New York Times e via clintonando – davano Trump avanti negli stati chiave, con una vasta fascia di incerti, nella quale il tycoon aveva agio di pescare a piene mani, come infatti è stato, a dispetto dell’alleanza contro natura fra Clinton e Bush.
Mentre Hillary continuava a illudersi, a illudere i padroni suoi e di Obama, il mondo andava avanti, facendosi beffe del loro piano, avviato nel 2008, di sbarazzarsi dei tre ostacoli principali: Silvio Berlusconi, Muhammad Gheddafi e Vladimir Putin, mirando al completo controllo delle risorse petrolifere mediorientali e alla spoliazione della Russia, anche a costo d’una guerra mondiale che avrebbe visto la Cina schierata con Obama, mentre faceva la commedia di riarmarsi per timore degli USA.
Berlusconi scappò via al primo venticello sfavorevole, lasciando massacrare il suo amico e alleato Gheddafi. Diversa la musica con Putin. Scampato, dicono i bene informati, ad almeno due attentati, ha resistito da par suo a un’incessante campagna diffamatoria e alle sanzioni, tenendo botta al precipitare del costo del petrolio. Anzi, puntando sulla tradizionale capacità del popolo russo di affrontare unito il nemico comune, Putin ha neutralizzato le proprie vulnerabilità economiche e politiche. Obama gli aveva puntato alla tempia la rivoltella turca. Putin l’ha afferrata, rivolgendogliela contro.
La Turchia, nuovo alleato di Mosca, è così entrata nel mirino, nonostante l’avvicendamento alla Casa Bianca sia tradizionalmente vocato all’attesa, a una sorta di tregua in vista di confrontarsi col nuovo inquilino. Oramai è ben chiaro: non si vuole la tregua; Obama non vuole la tregua. Può, questa, essere un’opzione sensata, proposta dallo staff presidenziale? Appare improbabile.
Facciamo una pausa e osserviamo un dettaglio, anzi due. La fuga degli assassini di Istanbul e di Berlino tradisce un vasto e professionale sforzo organizzativo, a tergo del quale non basta il Califfato berciante dal deserto irakeno. Non è una novità. Il terrorismo necessita di intelligence e logistiche, senza le quali è agevolmente reprimibile; contro le quali solo intelligence e logistiche più raffinate possono prevalere. Chi ne dubiti osservi Israele, la sua diuturna vincente lotta col terrorismo palestinese è esattamente l’esito di logistiche e intelligence in grado di anticipare le mosse del nemico e neutralizzarlo.
Torniamo a Obama. Lo si è visto vocato al ridicolo nell’imminenza dell’attacco alla Turchia. L’espulsione dei 35 diplomatici russi e la derisoria risposta di Putin, farebbero pensare che Obama, sognando la vendetta post elettorale, abbia perso la testa. Non è una chiave di lettura accettabile.
Obama non è stupido. Non si diventa presidente degli Stati Uniti se si è stupidi, tutt’al più si è malvagi. D’altronde Obama non avrebbe interesse a vendicarsi della sconfitta della Clinton; il suo interesse sarebbe uscire di scena dignitosamente, lasciando un ricordo più o meno positivo. Preferisce invece tentare – invano – di alzare la tensione con Mosca e, pur avendo fallito, minacciare ulteriori misure contro Putin.
Impossibile attribuire questa politica insensata ai consiglieri dello staff presidenziale, così com’è talmente lontana dagli interessi concreti di Obama. Si direbbe piuttosto che c’è un’entità, un’Ombra, chiamiamola così, in grado di dettare l’agenda del presidente uscente. Sono le medesime forze che puntano alla guerra, verso la quale ci avrebbe inesorabilmente condotti la vittoria della Clinton? È verosimile che l’Ombra sia proprio in quell’area.
Chi è o, piuttosto, chi sono? Occorre tornare a riflettere sul “complesso militare industriale” additato nel 1961 – 56 anni fa! – da Dwight Eisenhower, lasciando la Casa Bianca. Le cose da allora sono cambiate? Certamente in peggio. Oggi grava un complesso militare, industriale e “finanziario”. I colossi internazionali della finanza, agiscono senza vincoli di frontiere e di governo, dispongono di servizi segreti e di forze paramilitari. Sono irradiati negli Stati Uniti come in Turchia, in Italia come in Vaticano, qui attraverso i gesuiti, dietro i quali si celano ombre sfuggenti, per ora. Qual è lo scopo, in questa fase?
Ab caos ordo, dal caos l’ordine, il potere che genera il caos per proporsi come rimedio. L’attentato di Istanbul è una parte del caos che Obama, premio Nobel per la pace, ha minacciato mentre fa i bagagli.
Non mette conto avanzare congetture, in questa fase, su quanti altri danno sostanza all’Ombra, chi siano tutti i seminatori del caos. È tuttavia evidente quanto insopportabile sia Donald Trump per l’Ombra, per le cerchie sinora dominanti. Attendiamoci quindi ben di peggio. www.pierolaporta.it

Informazioni su Piero Laporta

Osservate le ambiguità del giornalismo italiano, Piero Laporta dal 1994 s’è immerso nella pubblicistica senza confinarsi nei temi militari, come del resto sarebbe stato naturale considerando il lavoro svolto a quel tempo, (Ufficio Politica Militare dello Stato Maggiore della Difesa). Ha collaborato con numerosi giornali e riviste, italiani e non (Libero, Il Tempo, Il Giornale, Limes, World Security Network, ItaliaOggi). Ha scritto oltre 4mila articoli. Cura le rubriche “Tripwire” per il Corriere delle Comunicazioni (dal 2004) e “Il Deserto dei Barbari” per il mensile Arbiter (in precedenza Monsieur, dal 2003); ha collaborato col settimanale Il Mondo (gruppo Corriere della Sera) sino alla sua chiusura. Ha scritto “in Salita, vita di un imprenditore meridionale” ed è coautore di “Mass Media e Fango” con Vincenzo Mastronardi e altri, ed. Leonardo 2015 [leggi qui] Oggi collabora col quotidiano La Verità. Il suo più spiccato interesse resta tuttavia la comunicazione sul web. Ha fondato il sito http://www.pierolaporta.it per il blog OltreLaNotizia. È cattolico, sposato, ha due figli.
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13 risposte a Terrorismo a Istanbul – C’è un’Ombra

  1. stefano prizzon dice:

    Buonasera Piero, la seguo ,sempre con molto interesse,dal Brasile. Leggendo l’articolo mi e’ rimasto un dubbio: perche’ ,in una eventuale guerra tra Stati Uniti e Russia, la Cina avrebbe dovuto schierarsi con Obama? Grazie anticipatamente

    • Grazie per la cortese attenzione. Uno scontro che vedesse soccombere la Russia si tradurrebbe in un’invasione quanto meno della Siberia da parte della Cina, la quale peraltro vi sta già attuando una penetrazione strisciante, che preoccupa molto Mosca. In secondo luogo gli interessi finanziari cinesi e quelli delle grosse banche americane sono coincidenti.

  2. massimo trevia dice:

    ecco spiegato perche’ pare proprio che con la sua accoglienza che innesca il caos bergoglio insiste così’ tanto!ho sempre creduto ad un colpo di stato a più’ livelli:anche nella chiesa!e auguri di buon 2017,l’anno di fatima.

  3. oscar dice:

    Sottoscrivo tutto con grande convinzione!
    Dunque, mi sembra di capire che anche tu contempli un lato oscuro della luna. Non ci è dato di spiegare tutto ad oggi con gli elementi (pochi) a nostra disposizione. Il sistema rimane indeterminato e quindi ammette infinite soluzioni. Putin asseconderà Al-Assad fino in fondo, contro gli appetiti di Erdogan? Come farà Trump ad essere amico di un signore che vuole portare a pranzo insieme a lui un iraniano ed un turco, mentre fuori dalla porta del ristorante aspetta impaziente un curdo caparbio, tenace, leale con gli occidentali e sinceramente antislamista? Al neo-ottomano si riuscirà a far capire che uno stato cuscinetto al suo confine, in grado di mantenere il terrorismo fuori dal territorio turco, serve alla Turchia ed alla causa di un “islam moderno”, quale quello che Erdogan vorrebbe accreditare oggi nel suo paese? Boh!

  4. oscar dice:

    Caro Piero, condivido gran parte della tua analisi. Tuttavia, io stesso percepisco come delle semplificazioni eccessive nella interpretazioni dei fatti. Forse, ciò può essere dovuto alla non conoscenza dei retroscena che restano e dovranno necessariamente rimanere di non pubblico dominio. Credo che Erdogan rimane il vaso di coccio fra USA e Russia.
    Mi spiego.
    In Siria siamo ancora lontani dalla pace. Si parla di pax russa, ma quale potrà essere realmente fattibile? Se – come potrebbe essere verosimile – i curdi & C. dovessero riconquistare Raqqa sottraendola alle grinfie del califfo, Putin non potrebbe in nessun caso non riconsegnarla a B. Al-Assad riunificatore della Siria.
    Senza concedere nulla ai Curdi?
    Come prenderebbe la cosa Erdogan?
    Trump – dal suo lato – odia cordialmente i Turchi islamici, che tuttavia stanno nella NATO e sono dotati di un grande esercito ben armato (da noi occidentali e adesso anche da Putin. Erdogan – intanto – non è proprio amico degli iraniani, che inciuciano con i russi nel mentre avrebbero voluto essere più da vicino proprio con quegli americani oggi guidati da un TRUMP che non nutre grandi simpatie nei loro confronti. Domanda: qual è la soluzione di questa equazione a 4 incognite? Russia, USA, Turchia e IRAN?
    Intanto – nell’area in questione – i curdi….

    • Caro Ugo, un documento che faccia un apprezzamento di situazione esauriente non potrebbe avere meno di 50 pagine oltre a un paio di dozzine di allegati. La semplificazione è quindi d’obbligo, con quanto da essa discende. Detto ciò, due fatti mi paiono incontrovertibili: 1) Obama ha fatto una figura da citrullo con Erdogan grazie a Putin e, nonostante tutto continua sul medesimo cammino; 2) Trump e Putin sono, per ora, in viaggio di nozze.
      Se Erdogan vuole fare il vaso di coccio, nessuno pare obbligarlo, a meno che non faccia la scelta di una politica velleitaria. Non mi pare tuttavia gli difetti il realismo. In quanto alla conlusione della guerra in Siria. Mi chiedo se dobbiamo preoccuparci, a tale riguardo, delle stupidaggini propalate (grazie a 40milioni di contributo del ministero degli Esteri) dalla Comunità di Sant’Egidio con la benedizione papale. A mio avviso, la tecnica di occupare un territorio e poi fare conto sulla grancassa massmediatica è difficilmente sfruttabile con Putin. Ricordi la Cecenia? Ripulita. E’ andato a cercarli strada per strada, condominio per condominio, stanza per stanza. Gli americani non ne sono capaci, Putin sì. Hai sentito di prigionieri ISIS in Siria? E’ quindi solo questione di tempo, con quanti colpi di coda e di terrorismo si voglia.
      Insomma, come ho detto altrove, inutile lamentarsi del 2016 o temere troppo il 2017:
      – Renzi è in cantina
      – Trump ha vinto
      – Putin è saldamente in sella
      – la Merkel è nella mota
      – Hollande lascia
      – un bel manipolo di sfruttatori sono morti, di altri è attesa la morte imminente.

      Come dici? A Conetta, immigrati in rivolta? Benissimo… Lasciamo che in Siria completino il lavoro in santa pace.

  5. alessandro gentili dice:

    Il quadro e’ molto complesso ma prevedere cosa succedera’ non e’ difficile. In Europa, dopo la Brexit, la caduta di prestigio della Merkel, il souffle’ francese sgonfiato in patria e in Siria, la scomparsa – credo definitiva- di Renzi, nessuno ha piu’ nulla da dire ne da fare. Non c’e’ nulla da progettare perche’ “mancano teste pensanti”; in verita’, dopo Mussolini, Hitler, Churcill e De Gaulle le figure di statisti sono scomparse per sempre lasciando il posto a piazzisti e truffatori da quattro soldi.
    Gli arabi erano e sono dei poveri imbecilli con qualche “povero ricco” incapace di strategie di sorta, divisi fra loro per insulse dispute su chi siano i veri discendenti del profeta.
    Cinesi e indiani? Sono pur sempre orientali le cui culture restano di secondo livello rispetto quelle dell’occidente e quindi incapaci di creare un egemonia sugli altri.
    Erdogan lo vedo male e fa bene a buttarsi su Putin. Sarebbe in gamba come politico ma e’ stupidamente troppo musulmano: non conosce la storia del suo paese, evidentemente.
    Quindi, chi rimane? Semplice: Putin e Trump. Dovranno scegliere se essre amici o nemici. Se sono in gamba dovrebbero tornare a fare i nemici, moderatamente ma fermamente e riprendere a governare ciascuno un pezzo di mondo. Il caro Karol Woitila a pensarci bene ha fatto un gran casino buttando giu’ il muro di Berlino! Credo di essere stato chiaro. Non ci rimane che stare a vedere.

  6. Calogero dice:

    commento esposto in maniera interessante ma trovo leggermente non condivisibile la equiparazione Putin/Erdogan,russi/turchi. Anzi direi che Putin in questi tempi ha dato prova perfino di eccesso di democrazia e magnanimita’.Le pistolettate si adattano, parzialmente, piu’ ad Erdogan e ,sotto sotto in maniera piu’ subdola e vile ,ad Obama. Al quale,concordo,non manca normale intelligenza,ma i coglioni.D’altronde ad un servo dell’Ombra,e pure di colore,(absit iniuria verbis}, questi attributi non sono necessari per indossare la livrea.

    • Putin è in grado di curare la sua immagine pubblica al pari degli altri politici, anzi per molti aspetti di più, dissimulando il proprio autoritarismo. Questo non mi dispiace, anzi.

  7. Pierpaolo Piras dice:

    Putin ed Erdogan tubano fra loro ben sapendo che il gioco non durerà.
    Soffrono la propria mentalità asiatica dove i conflitti si risolvono con le guerre e le stragi piuttosto che per le pazienti vie diplomatiche.
    Non è mai corso buon sangue tra turchi/anatolici/popolazioni limitrofe ed i cosiddetti russi dei quali solo la “Russia Bianca” è e si sente europea mentre i rimanenti hanno gli occhi a mandorla e struttura mentale orientale di tipo ON/OFF .
    Putin ed Erdogan vengono celebrati a ragione in Occidente come leaders di grande livello. Essi,però, non sono ispirati alla “demos” ateniese , ma bensì alle ben più pratiche e sbrigative, per lo più a pistolettate, strategie alla Gengis Khan e Tamerlano.
    Apprezzo i due, ma non mi piacciono come persone e per la diffidenza che suscitano. Rappresentano popoli che fin dall’epoca giustinianea si sono costantemente combattuti in interminabili guerre e massacri reciproci e che fra loro, ancora adesso, si disprezzano profondamente.
    Quanto ai possibili olocausti tra Cina USA, Russia e quant’altri, credo che non ci sarebbero vincitori : l’immediato utilizzo della triade nucleare con preavvisi inferiori a 30 minuti, per aria ,terra e mare, renderebbe questo pianeta pieno di morti, moribondi ed inospitale a media scadenza anche per i pinguini dell’antartide.
    Penso, o voglio pensare, viste le molteplici modalità di confliggere, e pertanto ottenere risultati strategici, che vengano adottate scelte più intelligenti e proficue per il vincitore che non siano la propria distruzione.
    Qui, è vero, ad Obama l’intelligenza non manca. Gli manca tuttavia l’uso della stessa: l’ingenua ed esilarante figuraccia internazionale espellendo alcune decine di funzionari russi dalle residenze di “campagna”, ne è la prova ! Della quale quella vecchia e perfida volpe di Putin non ha tardato ad approfittare.
    Ne vedremo ancora delle belle.

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