Sukhoi Su-24 contro F-16

280px-Sukhoi_Su-24_in_2003                 http://www.pierolaporta.it/?p=11882Il Sukoi Su-24 russo abbattuto perché aveva sconfinato per 17 secondi in Turchia. E’ così, davvero?

L’aereo militare russo, abbattuto vicino al confine con la Siria «ha violato lo spazio aereo turco per 17 secondi», afferma la lettera inviata da Ankara alle Nazioni Unite.
Il Cremlino sostiene invece che «il velivolo Sukhoi Su-24 stava sorvolando i cieli siriani e il territorio siriano prima di essere abbattuto dall’aviazione turca, lo sappiamo con certezza».
Se la questione fosse solo lo “sconfinamento”, non mancherebbero i mezzi da una parte e dall’altra per provare quale sia la tesi veritiera.
Le provocazione d’altronde non sono iniziate oggi. Lo scorso 2 giugno la Marina militare USA pubblicò un video che mostrava un Sukhoi Su-24 disturbare la nave statunitense Ross in navigazione nel mar Nero. Il mese precedente il Regno Unito e la Svezia avevano intercettato bombardieri russi sui propri rispettivi confini.
Che cosa è davvero accaduto circa il rispetto o meno degli spazi aerei non è importante per una valutazione complessiva con gli elementi di informazione oggi disponibili.
C’è stato senza dubbio un confronto di tecnologie militari e ha avuto la meglio l’aereo F-16 dell’aviazione turca, un aereo da combattimento multiruolo, monomotore, il cui progetto risale al 1976.
Il Sukhoi Su-24 era il fiore all’occhiello dell’Unione Sovietica sul finire degli anni ’70. Entrò in linea nel 1975. È un bombardiere tattico reputato molto efficace per la penetrazione a bassa quota a dispetto delle difese aeree nemiche, in condizioni “ognitempo”.
Come si può comprendere il duello è stato fra aerei grosso modo di pari generazione e fatti esattamente per combattersi l’un l’altro.
Ha vinto la tecnologia occidentale, parrebbe il verdetto di questo duello aereo.
Non è detto tuttavia che sia esattamente così, al di là dei comunicati ufficiali e delle “grida” giornalistiche.
Potrebbe essere stato un test delle difese aeree turche da parte dei russi. Potrebbe anche essere stato un atto deliberato dei  russi per dare a intendere ai turchi di avere la superiorità aerea. Potrebbe essere chissà cos’altro che non posiamo sapere ora. Il fatto vero e incontrovertibile è l’avanzata implacabile verso uno scontro generalizzato, del quale siamo alle prime fasi, mentre i due schieramenti si studiano reciprocamente e saggiano le risposte dell’altro, per trarne ammaestramenti da mettere a frutto nelle operazioni successive.
#guerrainarrivo             http://www.pierolaporta.it/?p=11882Di certo è una conferma che da parte della NATO si stia cercando di alzare il livello dello scontro. Questa determinazione tradisce la volontà di arrivare alla guerra vera e propria.
Quando? Che cosa dovrà metterci in allarme?
Il momento dello scontro non è possibile prevederlo oggi con buona approssimazione perché dipende da una quantità enorme di variabili tuttora indefinite, a cominciare dalle concertazioni politiche che dovrebbero dare unità alla NATO, al fine di potersi dichiarare “aggredita” (a danno di uno o più alleati, ex art. 5 del Trattato).
Azioni come quella appena conclusasi, sono utili allo scopo suddetto ma non determinanti. Sono semmai un “precedente” da far valere politicamente al momento opportuno.
Il medesimo livello di pericolo può ascriversi se invece fosse stata una deliberata provocazione da parte russa per sperimentare la difesa aerea turca e conseguentemente della NATO.

La NATO ha perso tutte le guerre nelle quali è andata a cacciarsi, sia pure dissimulandosi dietro “coalizioni” più ampie. Le guerre in Iraq e in Afghanistan sono altrettante sconfitte, cocenti, gravi e irrimediabili sia per gli esiti politici sia per la credibilità militare dell’Alleanza, afflitta da un’endemica carenza di leadership politico militare e manifestamente incapace di combattere sul terreno, a dispetto della larga e insuperabile qualità/quantità di hitech militare. Larga, insuperabile e tuttavia inefficace, alla prova spietata dei fatti.

Molti analisti reputano lo scontro fra USA e Russia estremamente probabile prima del 2020, poiché quello è il punto di non ritorno dopo in quale la potenza militare sovietica, pardon, russa sarà in ascesa e quella statunitense necessiterà di massicci nuovi investimenti per riprendere il vantaggio attuale.
La Guerra Fredda fu perduta dall’Unione Sovietica perché aveva tenuto incessantemente le sue truppe sul piede di guerra, dalla fine degli anni ’60 fino a metà degli anni ’80. Il punto di non ritorno per Mosca fu fra il 1980 e il 1985. Quegli anni furono conseguentemente quelli di maggiore rischio per lo scoppio di una guerra mondiale.
Per una curiosa ironia della sorte, anzi una vera e propria nemesi, gli USA stanno andando verso la medesima fine, avendo tenuto l’arco incessantemente teso dal 1991 (1^ guerra con l’Iraq) sino ai nostri giorni. C’è tuttavia almeno un fattore che depone a sfavore della NATO.
Il prestigio dell’Alleanza durante la Guerra Fredda era altissimo. Oggi la NATO dovrebbe fronteggiare la Russia dopo aver perso tutte le guerre nelle quali è andata a cacciarsi, sia pure dissimulandosi dietro “coalizioni” più ampie. Tutti sanno che la guerra in Iraq e quella in Afghanistan sono altrettante sconfitte, cocenti, gravi e irrimediabili sia per gli esiti politici sia per la credibilità militare dell’Alleanza, afflitta da una endemica carenza di leadership politico militare e manifestamente incapace di combattere sul terreno, a dispetto della larga e insuperabile qualità/quantità di hitech militare. Larga, insuperabile e tuttavia inefficace, alla prova spietata dei fatti.
Nessuno s’illuda tuttavia che tale consapevolezza possa scongiurare la guerra. A ben vedere tutte le peggiori sconfitte furono annunciate dalla medesima cecità che affligge la prossima guerra che incombe, non per questo furono evitate.
Se dubitate, guardate in faccia quel fesso di Hollande quando dice “Siamo in guerra!” e ricordatevi di quel debosciato di Sarkozy e delle sue truppe speciali mandate in Tunisia, in Mali, in Algeria, in Egitto e in Siria per accendere le primavere mussulmane che oggi ustionano tutta la Francia. Siamo in mano a gente come questa e come, non dimentichiamolo, il premio Nobel per la pace, Hussein Barak Obama, che ha il sangue di milioni di morti sulle mani.
Suvvia, rivalutiamo Matteo Renzi, sempre Smargiasso, ma certo non fesso o criminale come quelli.

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Informazioni su Piero Laporta

Osservate le ambiguità del giornalismo italiano, Piero Laporta dal 1994 s’è immerso nella pubblicistica senza confinarsi nei temi militari, come del resto sarebbe stato naturale considerando il lavoro svolto a quel tempo, (Ufficio Politica Militare dello Stato Maggiore della Difesa). Ha collaborato con numerosi giornali e riviste, italiani e non (Libero, Il Tempo, Il Giornale, Limes, World Security Network, ItaliaOggi, Corriere delle Comunicazioni e Arbiter, Il Mondo). Ha scritto “in Salita, vita di un imprenditore meridionale” ed è coautore di “Mass Media e Fango” con Vincenzo Mastronardi e altri, ed. Leonardo 2015. (leggi qui: goo.gl/CBNYKg) Oggi collabora col quotidiano La Verità. Il suo più spiccato interesse resta tuttavia la comunicazione sul web e le strategie di impresa. Ha fondato il sito http://www.pierolaporta.it per il blog OltreLaNotizia. È cattolico, sposato, ha due figli.

11 risposte a Sukhoi Su-24 contro F-16

  1. Jean dice:

    Ottima analisi, anche se a mio parere si potrebbero fare altre analisi.
    Partendo da alcuni punti, io analizzerei diversamente la cosa, intanto ci sono tre attori in gioco, USA-Russia-Arabia Saudita, che sono il tre più grandi produttori di petrolio al mondo, a quanto pare e si legge quà e là, con il petrolio ultimamente ci si potrebbe fare il bagno da quanto ce n’è, addirittura poi non parliamo di gas, che è pare almeno 4 volte la quantità di petrolio.
    Gli USA probabilmente si sganciano dal medio oriente, non credo che Putin abbia preso una decisione unilateralmente senza il benestare di Obama.
    In seno agli USA vi è una battaglia tra il pentagono e la casa bianca già da alcuni anni, non falchi e colombe, neocon contro tutti.
    Nella audizione alla camera quando hanno chiesto dopo tutti questi anni e aver speso solo 500 milioni di dollari per appoggiare i ribelli moderati, hanno risposto che erano quattro o cinque, roba da barzellette, ma che sottolinea che ci sono persone in seno al governo che prendono decisioni azzardate o comunque errate.
    La Turchia è gestito dai Fratelli musulmani, quelli che hanno creato Al Quaeda, sono stati sempre al servizio della NATO, hanno fomentato tutte le primavere arabe, che cosa dovremmo aspettarci da uno stato del genere?
    Detto questo, che ci sia stata una sorta di provocazione è cosa certa, la verità per adesso non la conosciamo, il pilota sopravissuto dice che non hanno ricevuto alcun avvertimento, gli hanno semplicemente sparato e subito, appena intercettato.
    Che si vada verso uno scontro più aspro potrebbe anche essere, non è da escludere, ma la questione è molto complessa, difficile da prevedere che direzione prenderà, visto che anche le alleanze sembra cambino, alcuni abbandonano altri e si alleano con Putin, almeno in facciata, altri si sentono traditi e per ripicca fanno dispetti… insomma non è facile capire in questo momento dove si va.
    Intano l’Ucraina va in Bancarotta, anche li vedremo che direzione prenderà la questione.

    Saluti

    • Grazie. Il senso della mia analisi è, come mi pare lei riconosca, di ricordare che la guerra di solito scoppia perché taluni presumono di sopraffare “pacificamente e democraticamente” l’altra parte, oppure colpire da distanza di sicurezza e finirla rapidamente. Negli ultimi decenni tale classe di previsioni non è stata confortata dagli esiti. Staremo a vedere.
      Rimane il fatto che pochi anni fa – con le primavere mussulmane – si dava il barile in cammino verso i 200$. Qualcuno investì su tale previsione e forse è alquanto arrabbiato da un paio d’anni in qua.
      Staremo a vedere.

  2. oscar dice:

    Caro Piero, mi permetto di avanzare un modello interpretativo che, in definitiva, può fungere anche da sintetica risposta alla tua domanda: “fin quando il modello reggerà?”
    Come è noto ai più, il capitalismo liberale si fonda su una remunerazione del capitale che può essere finanziaria (di qui le bolle speculative), ovvero commisurata al tasso di profitto derivante dall’impiego di macchinari e lavoro. In questo contesto, la libera circolazione delle persone e delle merci costituisce presupposto fondamentale per lo sviluppo. Le prime due guerre mondiali hanno dimostrato che, venendo meno questi due presupposti, per ovvi motivi e per tutto il periodo di belligeranza, si perveniva alla pacificazione finale avendo a riferimento uno scenario di desolazione, disoccupazione e depressione economica, bisognoso di massici interventi pubblici finalizzati alla ripresa del ciclo economico (il debito pubblico, oggi, non va più tanto di moda). Durante i due precedenti conflitti mondiali, l’economia girava grazie agli alti profitti dell’industria pesante. Oggi non è più così. Sono i mercati della finanza, delle materie prime, dell’energia, dei servizi, dei trasporti, della droga, delle armi e dei beni di largo consumo che generano consistenti flussi di denaro. Perché compromettere o bloccare questa gigantesca e ben collaudata “slot machine”, che vomita soldi a chi conosce il trucco?
    Oggi, nessuno è più disposto a perdere soldi a causa di un conflitto vecchio stile che chiude le frontiere e comprime i mercati. In questa economia, non c’è posto per le guerre mondiali di più recente memoria, così come le abbiamo conosciute.
    Nell’epoca dei droni, si possono estendere i conflitti a più aree del globo contemporaneamente, senza contrastare più di tanto i mercati.
    Le perdite? Ci saranno e ci sono. Tante e rilevanti, ma a macchia di leopardo, come anche le distruzioni di territori. La consapevolezza di tutto ciò? Via web! Un twitter ci stenderà tutti.

    • Magari tu avessi ragione…
      Sul punto tuttavia non c’è risposta:
      “D’altronde è sotto gli occhi di tutti che il mostro hobbesiano ha due effetti incontrollabili: 1) distrutti gli stati nazionali (non solo quelli europei) non c’è un sistema che sappia surrogare la funzione statale “sicurezza”, oltre che economia, giustizia ecc.; 2) il mostro esige una escalation al confronto della quale quella vietnamita è una scampagnata fuori porta.
      Non mi pare ci voglia pessimismo paranoico per aspettarsi una catastrofe, se non altro per una ovvia nozione di “tendenza al limite” di tutti i fenomeni umani.”

  3. oscar dice:

    Caro Piero,condivido certamente quanto dici nel tuo articolo.
    Tuttavia, non mi sento di contraddire neanche Dezzani.
    Adesso, però, mi faccio una domanda e provo a darmi una risposta ( … una roba alla Marzullo).

    ANTEFATTO:
    – Obama coopta la Turchia nella invincibile armata (di seguito IA) contro l’IS;
    – Erdogan partecipa con slancio – perbacco è nella NATO – e subito si impegna a far fuori i curdi, anche se questo serve all’IS;
    – gli USA lo sanno e fanno finta di niente (gli servono un po’ di basi), … e poi, sto PKK …. ;
    – Putin, riconosciuto, vero capo della IA chiude il rubinetto del gas agli ucraini nel mentre si fa amica l’Europa anti IS, con grande detrimento degli Usa che sanno delle simpatie di cui Putin gode in Europa (e fanno buon viso a cattivo gioco);
    – gli USA si avvicinano all’IRAN, da sempre nell’orbita russa, e si allontanano da Arabia Saudita, Qatar, Kuwait e Israele, che tutti insieme condividono la grande delusione per il comportamento USA nei loro riguardi;
    – l’Italia – in barba alla legge 185/1990 – vende armi agli arabi che bombardano il Sudan, senza che nessuno intervenga;
    – Francesi, inglesi e cinesi hanno grandissimi interessi in Africa centro-nord;
    – Obama non vuole schierare più truppe di terra in MO e Putin già l’ha fatto;
    Sulla scia del caos descritto si potrebbe continuare all’infinito.

    DOMANDA:
    Sono questi i presupposti per lo scoppio di un guerra mondiale?

    RISPOSTA:
    No! … almeno come siamo abituati ad immaginarla. Una cosa tipo “The day after”.
    e poi c’è già una guerra guerreggiata, sparsa un po’ ovunque, che basta e avanza. L’unica possibile, considerate le traballanti alleanze in campo a geometria variabile. Così, sta bene a tutti: a seconda delle circostanze che si vengono a determinare in campo si può aggiustare il tiro.
    Il resto è letteratura (speriamo!!).

    • Il tuo ragionamento regge fin quando gli USA riusciranno a tenere il mazzo in mano, cioè fin quando perdurerà l’efficacia dominante della HiTech militare statunitense senza combattere sul terreno. Perché ciò sia assicurato il resto del mondo deve essere l’uno contro l’altro armati. Finché questo modello – studiato a tavolino alla fine del secolo scorso – reggerà non si potrà parlare di “guerra mondiale” ma di conflitti locali “pacificabili” dalle coalizioni capeggiate dagli USA. Circa i successi pacificatori ottenuti sinora, suvvia, non spacchiamo il capello in quattro, ma l’insuccesso è largamente funzionale alla strategia.
      La domanda è dunque: fin quando il modello reggerà?
      D’altronde è sotto gli occhi di tutti che il mostro hobbesiano ha due effetti incontrollabili: 1) distrutti gli stati nazionali (non solo quelli europei) non c’è un sistema che sappia surrogare la funzione statale “sicurezza”, oltre che economia, giustizia ecc.; 2) il mostro esige una escalation al confronto della quale quella vietnamita è una scampagnata fuori porta.
      Non mi pare ci voglia pessimismo paranoico per aspettarsi una catastrofe, se non altro per una ovvia nozione di “tendenza al limite” di tutti i fenomeni umani.
      In quanto a Dezzani, ripeto l’impossibilità di trarre conclusioni sulle cinematiche aeree senza le informazioni tecniche indispensabili. Le cinematiche tuttavia, in quanto sovrastrutturali, non hanno alcuna influenza sulle radici politiche, quelle sì da non perdere di vista.
      In altre parole: non è ISIS il pericolo di guerra, né un bombardiere abbattuto bensì il pericolo di guerra incombe fattualmente grazie al combinato disposto di ISIS, USA, Francia, UK, RUSSIA, IRAN, Israele e chiunque altro preso nel gorgo (speriamo che l’Italia rimanga fuori), cioè quanto sta oggettivamente accadendo.

  4. sigmund dice:

    Sembra proprio che qualcuno voglia la guerra, d’altronde quando il GDP di uno stato si basa principalmente sull’industria bellica, è evidente che c’è bisogno di continuare ad accendere focolai di guerra così da poter vendere armi in giro per il mondo.
    Questa volta dopo l’armiamoci, si aggiunge il partite, visto che gli americani non sembra abbiano in animo di mandare truppe di terra che poi bisogna riportare a casa nei sacchi di plastica. Questo sembra essere l’unico insegnamento recepito dalle precedenti avventure.
    Per alleggerire l’atmosfera (l’ho letto da qualche parte): l’ottimista studia l’inglese, il pessimista studia il cinese, il realista studia il Kalashnikov…. ma non so se se sia poi così leggera come freddura.

  5. Davide dice:

    Si profila una guerra! E a mio avviso sarà uno scontro nucleare

  6. Federico Dezzani dice:

    Se non sbaglio l’F-16 è un caccia leggero, il Su-24 un bombardiere: due tipi differenti d’aereo ed è logico che il primo abbatta il secondo. Non a caso d’ora in avanti i Su-24 saranno a loro volta scortati da caccia.
    Renzi è della stessa nidiata di Sarkozy, Merkel e Cameron. Se prova a sganciarsi, l’amico Carrai lo elimina con un dossierino in 2 ore.
    Io con oggi inizio a studiare i manuali di guerriglia.

    • I caccia sono ciechi e il Su-24 non doveva essere visto. Non è andata così. Questo è il fatto. Il perché, come ho scritto, in questa fase non è indagabile compiutamente.

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