Soldi ed Ebola, Soldi e vaccino, Soldi e salute

soldiSoldi e vaccino anti-influenzale. Soldi e le morti. Rischiare? Fidarsi? A chi vanno i soldi?  #nonbaratecolvaccino

 

Fino a 15-20 anni fa non v’era in Italia una grande attenzione per i vaccini anti-influenzali. Essi, a ben vedere, oggi paiono più che altro frutto dell’era post poggioliniana. L’obiettivo oggi sembra uno solo: non la salute dei cittadini ma i soldi di chi può arraffarli.
Duilio Poggiolini fu direttore generale del servizio farmaceutico del ministero della Salute. Finì nella bufera di mani pulite e condannato in via definitiva per generose tangenti dalle case farmaceutiche, spesso in forma di regali preziosi, fatturabili come spese promozionali e fiscalmente detraibili. Egli era tuttavia un farmacologo attento e preparato, col senso delle cose utili (e anche di quelle inutili). Fra le molte ed espiate colpe non annoverò la promozione di vaccini anti influenzali; non li promuoveva proprio perché aveva ben spiccato il senso dell’utile e dell’inutile. Come vedremo, con le montagne di soldi in ballo, forse Poggiolini non fu quanto di peggio sia passato per i corridoi del ministero della Salute.

Il boom dei vaccini

A metà del decennio scorso fece scuola l’influenza aviaria. L’evento fu ben preparato da una serie di curiose circostanze apparentemente casuali.
Prima dell’influenza aviaria, fra il 2002 e il 2003 si diffuse l’allarme per il vaiolo. Cominciarono varie riviste a parlarne, sebbene fosse una malattia ormai debellata. Si disse che un qualsiasi terrorista avrebbe potuto spargerla con una comune bomboletta spray per esempio in una metropolitana.
D’altronde era ancora ben vivo nella memoria, lo spargimento di gas nervino a Tokyo, il 20 marzo 1995, quando esponenti del movimento religioso Aum Shinrikyo, lanciarono cinque attacchi su diverse linee della metropolitana della capitale giapponese, uccidendo 13 persone e lasciandone un migliaio con ferite e ustioni non poche delle quali molto serie.
La domanda di vaccino antivaiolo – che non era più in produzione – crebbe esponenzialmente diffondendosi la convinzione che il vaiolo poteva essere disseminato in qualunque momento da terroristi senza scrupoli, per provocare stragi. Le case farmaceutiche ripresero la produzione.

C’è il DNA “costruttivo” che, seguendo le leggi della natura, crea materia indispensabile alla giusta formazione dell’organismo. C’è pure DNA “distruttivo”, che disintegra quanto “costruito” di qualsivoglia organismo. È il DNA dei VIRUS.

Il ministro Girolamo Sirchia dispose l’acquisto di cospicue scorte, con l’effetto di determinare un verticale innalzamento del prezzo, montagne di soldi. Inutile dire che gli allarmismi sovrastarono i più motivati pareri scientifici. Furono silenziate le rare voci di scienziati (Silvio Garattini, dell’Istituto Mario Negri, p.e.) che obiettavano l’inutilità della prevenzione in quella forma. Se davvero il terrorismo cercava la strage, fecero inutilmente osservare, sarebbe stato agevole per i malintenzionati modificare il virus, rendendo inutile il vaccino sin lì prodotto (e acquistato a caro prezzo).
Chiusa le legge finanziaria del 2003, fissati i vari finanziamenti, l’allarme cessò di conserva, per riprendere l’anno successivo, mentre si approntava la legge finanziaria del 2004.
Fu la volta della SARS (Severe acute respiratory syndrome, Sindrome respiratoria acuta grave) grave malattia virale respiratoria.
L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) disse che tra novembre 2002 e il luglio del 2003, aveva causato in Cina 8.096 casi e 774 decessi. Dopo poche settimane l’OMS certificò l’infezione in oltre 30 paesi. I metodi rilevamento rimasero però poco chiari. Basti domandarsi come furono rilevati 8mila casi in Cina su una popolazione di 1,2miliardi, sparsa anche nelle zone rurali.
Giorno dopo giorno televisioni e giornali proponevano immagini di laboratori e operatori indaffarati con provette, mascherine e preoccupanti tute protettive. Si videro ripetutamente carcasse di animali spostate da inservienti con le solite mascherine e tute, mentre quantità di “esperti” suggerivano la massima prudenza, consigliando di pigiare i pulsanti dell’ascensore solo con guanti usa e getta.
Ben presto fu naturale accreditare l’imminenza d’una pandemia influenzale, attraverso un virus che certamente si sarebbe manifestato. Quale? Come? In quale modo? Perché? Per mano di chi? Erano domande superflue di fronte all’evidenza dei fatti, “evidenza” delle televisioni, dei giornali di internet.
Non fu dunque necessario identificare un virus, visto che era “evidente” che si sarebbe diffuso. Medio Evo scientifico? Caccia alle streghe? Caccia agli untori? Non siamo lontani, anzi per molti aspetti siamo oltre.
In quegli anni fummo l’unico paese del mondo industrializzato in cui si promuovevano massicciamente i vaccini antiinfluenzali. Sovente accadde ai congressi internazionali che i medici italiani fossero interrogati dai colleghi stranieri sul perché in Italia si venda, tra novembre e dicembre, il vaccino contro il virus dell’influenza che sarebbe arrivata in Italia nel febbraio successivo: «Com’è possibile costruire un vaccino contro un virus che, al momento, non si sa quale sarà?» I possibili virus sono infatti migliaia, un’infinità di categorie, tipi e sottotipi.
Qualche ammiccamento, qualche parola a mezza bocca e oramai nei circoli medico scientifici esteri – ma anche in quelli italiani sconnessi dal sistema politico farmaceutico – si convinsero che gli interessi industriale e politico si fossero intrecciati da tempo con l’interesse dell’apparato burocratico ministeriale. In quanto al ministro della Sanità, è una poltrona sulla quale da tempo si adagiano personalità politiche prive di qualunque sia pure elementare conoscenza tecnica[1]. Mentre la convinzione che fossero imminenti pandemie apocalittiche, l’autorevole Società Italiana di allergologia e immunologia pediatrica avviò una “catena di Sant’Antonio” – proprio così – mediante e-mail per «raggiungere i genitori e convincerli dell’utilità della vaccinazione antinfluenzale sui figli».
Sicché non c’è da stupirsi se il ministro Francesco Storace andò in tivvù a raccomandare la vaccinazione antinfluenzale «sia perché è una corazza, sia come abitudine psicologica»  e aggiunse «vaccinatevi, vi fa bene, combattete il virus e comunque vi protegge anche dall’ AIDS».
Quelle dichiarazioni furono precedute nell’estate 2005, fin dai primi mesi dell’anno, da un vero e proprio attacco mass mediatico con foto e videofilmati di oche, polli e volatili d’ogni genere, anche pappagalli e cicogne, morti e rimossi dai soliti inservienti con tute e mascherine.
Si era ben oltre la SARS a quel punto. Il nemico era il virus H5N1, appartenente a una famiglia molto numerosa di virus del pollame, in massima parte innocui per l’uomo. Dagli allevamenti del sud est asiatico – neanche a dirlo, intensivi e fuori controllo – gli “esperti” predissero il pericolo incombente di un’influenza aviaria con “milioni di morti”.
Tom Jefferson, portavoce della “Cochrane Vaccines Field” (centro di ricerca sui vaccini di fama internazionale) tentò inutilmente di richiamare al buon senso: «Vaccinarsi contro l’influenza stagionale non serve assolutamente a nulla se si parla di aviaria. Anzi, dirò di più: il diffuso allarmismo è sospetto e assomiglia ad una colossale montatura»[2] e aggiunge «gli attuali vaccini antinfluenzali sono poco efficaci soprattutto sugli anziani e pressoché inutili sui bambini in tenera età». Inutili per tutti ma non per quelli che ne hanno cavato montagne di soldi.

Gli italiani sono più furbi?

Più d’un autorevole scienziato italiano è convinto che l’Italia sia stata antesignana nel fare marketing farmaceutico mediante l’allarmismo, antesignana al punto da esportare la tecnica negli Stati Uniti. Un mio carissimo amico scienziato mi fa osservare che oramai i vaccini antinfluenzali si vendono oltre Atlantico con la medesima intensità riscontrabile da noi.
È davvero così? Essi hanno intravisto i medesimi vantaggi da noi scoperti all’inizio del decennio precedente? Oppure noi abbiamo seguito una corrente senza accorgercene?
A ben osservare, gli allarmi nei primi anni del 2000 a causa del virus H5N1, all’origine dell’influenza aviaria, e del virus H1N1, causa dell’influenza suina, non erano i primi.
Si disse che i virus potevano “mutare” e uccidere milioni di persone. D’altronde la mutazione sarebbe potuta avvenire per migliaia di altri virus. Perché l’attenzione si è concentrata su H5N1 e su H1N1?
Ogni anno oltre 200mila persone nel mondo muoiono di influenza comune e, di questi, 30.000-40.000 negli USA.
Fino alla fine del 2009 meno di 3mila persone sono morte per l’influenza suina, ammesso che i rilievi siano esatti (come abbiamo detto in precedenza).
I decessi da influenza suina sono “forse” l’1% di quelli da influenza comune.
Perché dunque tanto allarme?
La soluzione del rebus si chiama “Tamiflu”.
Il governo degli Stati Uniti acquistò 50 milioni di dosi di Tamiflu da Roche, che produce su licenza di Gilead Sciences Inc. Donald Rumsfeld fu presidente della Gilead dal 1997 fino al suo ingresso l’amministrazione Bush nel 2001, mantenendo un pacchetto azionario Gilead tra $ 5 milioni e $ 25 milioni.
Quando il panico da influenza suina dilagò le azioni Gilead andarono da 34 a 57US$. Abbiamo dunque scoperto chi ebbe l’idea di lucrare su “al lupo, al lupo”?

Un vecchio trucco per fare soldi

No. Rumsfeld non fu il primo.
Era il 1976 quando il presidente degli stati uniti, Gerald Ford, firmò il “Programma nazionale di immunizzazione contro l’influenza suina” perché un giovane soldato era morto a causa di una polmonite fulminante, certificata da virus di origine suina. Di dette il via alla vaccinazione di massa.
Il presidente Ford andò in tv e il suo medico personale gli iniettò il vaccino contro l’influenza suina, almeno così certificarono. Bastò ricordare agli americani lo spettro dell’influenza “spagnola”[3]. Ben presto 40 milioni di americani imitarono il loro presidente. Dopo poco più di due mesi le vaccinazioni furono tuttavia sospese. Una quantità tuttora indeterminata di migliaia di americani furono colpiti da una grave malattia autoimmune, al sistema nervoso fino a causare la paralisi.
Questo infortunio, chiamiamolo così, è stato verosimilmente la causa dell’attenuarsi della campagne per le vaccinazioni per circa venti anni. Non di meno non si è mai fatta piena luce su quanto sia realmente avvenuto nel 1976, preferendo pagare risarcimenti milionari e mettere tutto a tacere.
Non è dunque ingiustificato ricordare certe vicende mentre si alternano nuovamente allarmi di pandemie ed esortazioni a vaccinarsi.
Il ministro della Salute esorta a vaccinarsi per l’influenza che verrà. Da altre direzioni ci allarmano per Ebola e ci assicurano che un vaccino è allo studio. Non sappiamo quale delle due notizie è più preoccupante.
Per vie analoghe si affrontò l’AIDS (HIV), il virus scoperto dal premio Nobel francese, Luc Montagner, per quale  ancora non vi è il vaccino. Dovevamo tutti morire con quella nuova peste. Arrivarono fiumi di soldi agli Istituti “scientifici” per cercare di capire come e quando lo avremmo prevenuto ma più che un mucchio di carta stampata e tanti gigabyte  su prestigiose riviste, non vi fu.
Nulla d’altronde ci poteva essere, se non il solito tacito e collaudato, sincronico rapporto tra denaro e scienza, grazie al quale la “scienza ” va laddove vuole il mercato scientifico.

Ebola come l’influenza

I virus prendono, in genere il nome dalle malattie che essi determinano (o almeno da quelle primariamente indotte ) oppure, in assenza di una unica manifestazione clinica, prendono in genere il nome dai paesi in cui si sono verificate, in forma anche polimorfa, differenti forme cliniche: ad esempio, virus erpetici ( da Herpes simplex o Zoster, virus intestinali ( diarrea patologica ), oppure, come nel caso del virus Ebola ( così chiamato perchè la prima volta che fu descritto il nesso tra le manifestazioni emorragiche, ultrasevere, e il virus, avvenne in Zaire , nel 1976 nell’area attraversata  dal fiume Ebola).
Questo gene virale cambiò nome nel 1998, per altra simile manifestazione clinica e venne introdotto il nome di “categoria virale ebola-simile”. Nel 2002, il nome fu trasformato in ebolavirus.
Perché il virus (Ebola o altri ) sono silenti clinicamente per anni e anni e poi attaccano il corpo umano o animale e lo distruggono, Perché, ad esempio, si manifestai a Monrovia ( Liberia ) e non a Capetown ? Liberia è un paese povero e igienicamente a terra. Il Sudafrica è ricco e detiene un accorto regime di ecologica pulizia.
Povertà, dunque, Miseria alimentare, Sporcizia sono i fattori scatenanti.
E questo vale anche per il contagio: raro nei paesi ricchi e ben attrezzati igienicamente, di facile diffusione, viceversa laddove igiene e povertà albergano.
A parità di condizioni, soccombe l’organismo malato per altre cause (infezioni comuni, neoplasie). Liberia, Ghana e Burkinafasu sono in cima alle graduatorie per decessi da Ebola perché lì sono all’anno zero della prevenzione e dell’igiene.
D’altronde, il numero davvero incredibile di vaccinazioni effettuate nel mondo occidentale può favorire lo sviluppo virale, data la grande quantità di anticorpi che i nostri bambini devono produrre quando vengono ” bombardati” da vaccini mono, bi, tetra e finanche esavalenti, rimanendo privi di difese in casi di un attacco da un virus non compreso nei parametri delle vaccinazioni, perché non ancora conosciuto e caratterizzato e quindi non neutralizzato.
Le epidemie sono frequenti nelle scuole proprio per questo motivo. Per fortuna usualmente si tratta di virus di poco conto.
In conclusione, difficile dire se le recenti morti seguenti all’assunzione del vaccino anti influenzale siano effettivamente da ascrivere alla responsabilità del vaccino. D’altronde è innegabile che nella migliore delle ipotesi il vaccino contro il “virus dell’influenza che verrà” è quasi del tutto inutile per le persone che vi si sottopongono, ma è sicuramente molto vantaggioso per le industrie che lo producono e verosimilmente anche per le carriere e i premi della burocrazia ministeriale.

[1] L’attuale ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, fu capo della segreteria di Paolo Bonaiuti. Non si ricordano incarichi precedenti che abbiano concorso a una esperienza medico farmacologica.

[2] “Aviaria: la pandemia che non c’è”, www.aamterranuova.it

[3] Fu una pandemia, nata negli Usa e da lì esportata in tutto il mondo con le navi che portavano i soldati statunitensi sui fronti europei della Prima guerra mondiale. Causò da 30 a 50 milioni di morti fino al 1920.

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Informazioni su Piero Laporta

Osservate le ambiguità del giornalismo italiano, Piero Laporta dal 1994 s’è immerso nella pubblicistica senza confinarsi nei temi militari, come del resto sarebbe stato naturale considerando il lavoro svolto a quel tempo, (Ufficio Politica Militare dello Stato Maggiore della Difesa). Ha collaborato con numerosi giornali e riviste, italiani e non (Libero, Il Tempo, Il Giornale, Limes, World Security Network, ItaliaOggi, Corriere delle Comunicazioni e Arbiter, Il Mondo). Ha scritto “in Salita, vita di un imprenditore meridionale” ed è coautore di “Mass Media e Fango” con Vincenzo Mastronardi e altri, ed. Leonardo 2015. (leggi qui: goo.gl/CBNYKg) Oggi collabora col quotidiano La Verità. Il suo più spiccato interesse resta tuttavia la comunicazione sul web e le strategie di impresa. Ha fondato il sito http://www.pierolaporta.it per il blog OltreLaNotizia. È cattolico, sposato, ha due figli.

Una risposta a Soldi ed Ebola, Soldi e vaccino, Soldi e salute

  1. Armando Stavole dice:

    L’Ebola e’ un virus che appari’ in Sudan circa 40 anni fa. Con alti e bassi e’ andato spostandosi e poi espandersi in Liberia, Sierra Leone. Ma guarda caso nessuno se lo filava eccetto i missionari religiosi e laici. Durante questo lungo periodo e’ stato oggetto di studio da parte di laboratori scientifici per la guerra batteriologica ed il terrorismo, lo scopo era di renderlo contagioso in forma aerosol, ma non fu possibile. Allora ora lo si fa scoppiare come caso altamente contagioso cosi’ i soldi poi pioveranno sempre nelle tasche dei soliti.

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