Sergio Mattarella, attento alle triangolazioni

piersantiSergio Mattarella: quanti sospirano di sollievo per la sua ascesa al Quirinale, ne hanno più motivi di quanto possano immaginare.
Berlusconi avrebbe voluto Romano Prodi al Quirinale o persino Giuliano Amato. Con queste preferenze ha anche svelato molte cause dell’inconsistenza dei suoi governi. Non bastasse, dietro le quinte era pronto Massimo D’Alema, se gli altri candidati si fossero bruciati.
Sergio Mattarella è il presidente migliore possibile in questo momento; d’ora in avanti ha necessità di grinta. Chi lo conosce, assicura che di grinta ne ha tanta, inaspettata tuttavia perché dissimulata da riservatezza e timidezza, qualità che un giorno fecero dire a Ciriaco De Mita che Arnaldo Forlani al confronto di Mattarella “è un movimentista”.

Una famiglia protagonista

Sergio Mattarella è un siciliano. Se qualcuno s’attende un pedigree a prova di vestali dell’antimafia, meglio lasciar perdere.
Andrea Camilleri accusò di mafiosità il padre di Mattarella, Bernardo. Accuse arbitrarie ed esagerate, specialmente nel caso d’una famiglia, nel bene e nel male, nella storia migliore della Sicilia.
Bernardo, padre del Presidente e figlio di un pescatore, era eminente nel notabilato borghese siciliano, esplicitamente e fortemente impegnato contro il separatismo, al quale invece aderì la vecchia mafia e la nobiltà siciliana. Quest’ultima nel separatismo vidde l’occasione per saldare due conti: con la Repubblica e col PCI, mettendosi sotto l’ala di chi reputavano vincitore della guerra mondiale, la Gran Bretagna, alle cui mene nel Risorgimento dovevano il loro potere.

Separatisti e azionisti concordarono un piano comune per l’occupazione degli uffici di Palermo, immediatamente prima dell’ingresso in città degli Alleati. Agenti azionisti, inquadrati nell’OSS e controllati dagli inglesi, furono inviati dal settentrione in Sicilia per favorire il disegno.
Prima da solo, poi col favore degli Stati Uniti, che non vedevano di buon occhio l’influenza inglese crescente, Enrico La Loggia[1] si schierò contro i separatisti di Finocchiaro Aprile e nel 1943 lanciò una “dichiarazione antiseparatista”, sottoscritta tra i primi anche da Bernardo Mattarella e con lui da altri illustri siciliani. A latere di questa iniziativa vi fu il lavorio per rompere il fronte mafioso. In quella temperie, la contiguità fra Bernardo Mattarella e Salvatore Orlando Cascio forse lasciò qualche ombra. D’altro canto i due furono sullo stesso fronte per il governo “milazzista”, insieme ad altri illustri; tanto per ricordarne alcuni: Emanuele Macaluso, dirigente del PCI e vicinissimo a Giorgio Napolitano, i cugini Ignazio e Antonino Salvo, Paolino Bontate (padre di Stefano, boss di Villagrazia, poi ucciso dai Corleonesi), Giuseppe La Loggia (padre del senatore del Pdl, Enrico) e Francesco Pignatone, il cui figlio, Giuseppe, diventerà capo della Procura di Roma. Come sempre, ma soprattutto in Sicilia, è arduo separare grano e gramigna; il nome Mattarella è inappropriato collocarlo solo per questo nella gramigna.

I nemici di Mattarella chiamano in causa Dalla Chiesa

A corto di mezzi, non c’è da stupirsi se i mestatori, nelle ore precedenti la votazione, echeggiavano maligne biografie di Mattarella e di suo padre Bernardo, richiamando anche l’ultima intervista rilasciata a Giorgio Bocca dal generale Carlo Alberto Dalla Chiesa.

«Senta generale, lei ed io abbiamo la stessa età e abbiamo visto, sia pure da ottiche diverse, le stesse vicende italiane, alcune prevedibili, altre assolutamente no. Per esempio che il figlio di Bernardo Mattarella venisse ucciso dalla Mafia. Mattarella junior è stato riempito di piombo mafioso. Cosa è successo, generale?
“E’ accaduto questo: che il figlio, certamente consapevole di qualche ombra avanzata nei confronti del padre, tutto ha fatto perché la sua attività politica e l’impegno del suo lavoro come pubblico amministratore fossero esenti da qualsiasi riserva. E quando lui ha dato chiara dimostrazione di questo suo intento, ha trovato il piombo della Mafia. Ho fatto ricerche su questo fatto nuovo: la Mafia che uccide i potenti, che alza il mirino ai signori del “palazzo”. Credo di aver capito la nuova regola del gioco: si uccide il potente quando avviene questa combinazione fatale, è diventato troppo pericoloso ma si può uccidere perché è isolato”.
Mi spieghi meglio.

Il caso di Mattarella è ancora oscuro, si procede per ipotesi. Forse aveva intuito che qualche potere locale tendeva a prevaricare la linearità dell’amministrazione. Anche nella DC aveva più di un nemico. Ma l’esempio più chiaro è quello del procuratore Costa, che potrebbe essere la copia conforme del caso Coco”

Con tutto il rispetto per il giornalista e per il generale, dicono grosse sciocchezze. Primo, perché l’estraneità di Bernardo alle trame mafiose è certificata da almeno due sentenze. Secondo, perché né Dalla Chiesa né Bocca e tanto meno il povero Piersanti Mattarella, e con lui l’eroico Pio La Torre, potevano immaginare quale terribile tritacarne si preparava nella triangolazione CIA–Corleonesi, USA-PCI, Corleonesi-PCI siciliano [clicca].

La macchina del fango gira a vuoto.
A corto di argomenti contro Sergio Mattarella, un partito trasversale ventila sue presunte responsabilità per i bombardamenti su Belgrado nel 1999.
Le operazioni della NATO cominciarono il 24 marzo 1999 e si conclusero il 10 giugno successivo.
In Italia vigeva il primo governo di Massimo D’Alema (21.10.1998 – 22.12.1999), il cui ministro della Difesa era Carlo Scognamiglio Pasini con quattro sottosegretari: Fabrizio Abbate, Massimo Brutti, Paolo Guerrini e Giovanni Rivera.
Sergio Mattarella fu ministro della Difesa nel secondo governo D’Alema, a partire dal 22 dicembre 1999. Coi bombardamenti quindi non ha nulla a che fare.

Altri hanno rispolverato il favore di Mattarella alla guerra della NATO contro la Serbia. Sì è un neo; non ci pare tuttavia né maligno né putrescente come il tradimento maramaldo di Berlusconi a danno dell’«amico Gheddafi», senza neppure la capacità politica elementare di comprendere che quel tradimento disgustoso segnò la fine politica del tradito ma, prima ancora, quella del maramaldo traditore. Questa elezione di Mattarella d’altronde lo dimostra. Berlusconi è finito e, per di più, è finito nel ridicolo. È ora che si faccia da parte poiché palesemente ininfluente.
Matteo Renzi esce benissimo da questa vicenda, inutile dirlo; questo risultato gli fa molto onore.
Nell’imminenza dell’ultima votazione è stata invece sorprendente la dichiarazione del segretario generale della CEI, amico personale di Bergoglio, monsignor Nunzio Galantino: «Il fatto di aver appartenuto ad associazioni cattoliche non è una garanzia di per sé, spero che i criteri della scelta siano altri», un palese invito ai franchi tiratori che per fortuna non hanno sentito.
Ne vedremo delle belle, se questo è il benvenuto dei vescovi progressisti al primo presidente cattolico della Repubblica dopo sedici anni. Altre triangolazioni sono ancora possibili.

[1] Nonno dell’omonimo senatore Pdl

 

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Informazioni su Piero Laporta

Osservate le ambiguità del giornalismo italiano, Piero Laporta dal 1994 s’è immerso nella pubblicistica senza confinarsi nei temi militari, come del resto sarebbe stato naturale considerando il lavoro svolto a quel tempo, (Ufficio Politica Militare dello Stato Maggiore della Difesa). Ha collaborato con numerosi giornali e riviste, italiani e non (Libero, Il Tempo, Il Giornale, Limes, World Security Network, ItaliaOggi, Corriere delle Comunicazioni e Arbiter, Il Mondo). Ha scritto “in Salita, vita di un imprenditore meridionale” ed è coautore di “Mass Media e Fango” con Vincenzo Mastronardi e altri, ed. Leonardo 2015. (leggi qui: goo.gl/CBNYKg) Oggi collabora col quotidiano La Verità. Il suo più spiccato interesse resta tuttavia la comunicazione sul web e le strategie di impresa. Ha fondato il sito http://www.pierolaporta.it per il blog OltreLaNotizia. È cattolico, sposato, ha due figli.

22 risposte a Sergio Mattarella, attento alle triangolazioni

  1. Pingback:La Cei e Mattarella | L'Indipendenza Nuova

  2. oscar dice:

    Generalmente, in demografia vengono tenuti distinti e valutati diversamente i fenomeni migratori da quelli legati alla natalità, sebbene ambedue hanno evidenti riflessi sulla entità della popolazione residente in un paese. In Italia, da decenni, la popolazione residente è registrata in costante crescita e, fatta eccezione per il calo verificatosi fra il 2010 e il 2011 è cresciuta anche fra il 2011 e il 2014. Il tasso di natalità, invece è sceso dagli inizi degli anni ’90 sotto il 10 per mille ed è ormai assestato intorno al 9 per mille. La popolazione invecchia e la mortalità totale aumenta.
    Questo è il quadro sintetico per l’Italia.
    Tuttavia, scendendo più nello specifico, segnaliamo che in demografia è contemplato il c.d. modello di “transizione demografica” che ci spiega come all’aumentare del reddito la mortalità infantile diminuisca come conseguenza dei progressi della sanità. Il tasso di natalità in seguito ad un maggior livello di istruzione e in quanto non si ha più bisogno di forza lavoro nel settore agricolo, diminuisce. Messico, Cina e Taiwan hanno assistito a una rapida diminuzione dei tassi di natalità. Il modello spiega il passaggio da un livello di crescita della popolazione ad uno di decrescita, e consente di valutare il cambiamento demografico come causa ed effetto delle mutazioni dell’economia di un paese.
    In un primo momento, il consolidamento dello sviluppo evidenzia un ulteriore calo delle nascite e un rallentamento dei tassi di mortalità, anche a causa della diffusione dei vaccini e degli antibiotici e di un generale miglioramento negli stili di vita.
    Peraltro, non si può trascurare il ruolo svolto dal sistema culturale e religioso nell’andamento della natalità. Un esempio è offerto dalle comunità musulmane che riconoscono al numero dei figli un significato diverso e opposto rispetto alle culture occidentali e, pertanto, evidenziano una correlazione positiva fra reddito e popolazione. La fine della storia è rappresentata da una crescita zero con progressivo invecchiamento della popolazione, da cui discende la riduzione delle capacità produttive e innovative di un Paese, l’aumento della spesa pubblica (aumento della spesa previdenziale ed assistenziale) e la diminuzione della disponibilità di lavoro e di mercato per le imprese.
    Per quanto riguarda Napolitano – dunque – tutto bene per quello che è stato detto circa i sui interventi e le sue omissioni.
    Tuttavia, mi sembra che il peso delle azioni ascritte e le relative conseguenze, sia stato sovrastimato. Non vorrei che si finisse per individuare una sorta di “effetto farfalla” (notissimo paradosso della Teoria del Caos) alla base dei comportamenti politici, che certamente producono risvolti importanti sull’economia e sulla società – talvolta autolimitanti – ma con un meccanismo diverso. Non in maniera deterministica e catastrofica a causa di un assai improbabile effetto domino o farfalla che sia. Ci sono tante, troppe variabili che devono essere correttamente considerare, prima di trarre conclusioni, su legami causa/effetto, che potrebbero risultare affrettate.

  3. oscar dice:

    Generalmente, in demografia vengono tenuti distinti e valutati diversamente i fenomeni migratori da quelli legati alla natalità, sebbene ambedue hanno evidenti riflessi sulla entità della popolazione residente in un paese. In Italia, da decenni, la popolazione residente è registrata in costante crescita e, fatta eccezione per il calo verificatosi fra il 2010 e il 2011 è cresciuta anche fra il 2011 e il 2014. Il tasso di natalità, invece è sceso dagli inizi degli anni ’90 sotto il 10 per mille ed è ormai assestato intorno al 9 per mille. La popolazione invecchia e la mortalità totale aumenta.
    Questo è il quadro sintetico per l’Italia.
    Tuttavia, scendendo più nello specifico, segnaliamo che in demografia è contemplato il c.d. modello di “transizione demografica” che ci spiega come all’aumentare del reddito la mortalità infantile diminuisca come conseguenza dei progressi della sanità. Il tasso di natalità in seguito ad un maggior livello di istruzione e in quanto non si ha più bisogno di forza lavoro nel settore agricolo, diminuisce. Messico, Cina e Taiwan hanno assistito a una rapida diminuzione dei tassi di natalità. Il modello spiega il passaggio da un livello di crescita della popolazione ad uno di decrescita, e consente di valutare il cambiamento demografico come causa ed effetto delle mutazioni dell’economia di un paese.
    In un primo momento, il consolidamento dello sviluppo evidenzia un ulteriore calo delle nascite e un rallentamento dei tassi di mortalità, anche a causa della diffusione dei vaccini e degli antibiotici e di un generale miglioramento negli stili di vita.
    Peraltro, non si può trascurare il ruolo svolto dal sistema culturale e religioso nell’andamento della natalità. Un esempio è offerto dalle comunità musulmane che riconoscono al numero dei figli un significato diverso e opposto rispetto alle culture occidentali e, pertanto, evidenziano una correlazione positiva fra reddito e popolazione. La fine della storia è rappresentata da una crescita zero con progressivo invecchiamento della popolazione, da cui discende la riduzione delle capacità produttive e innovative di un Paese, l’aumento della spesa pubblica (aumento della spesa previdenziale ed assistenziale) e la diminuzione della disponibilità di lavoro e di mercato per le imprese.
    Per quanto riguarda Napolitano – dunque – tutto bene per quello che è stato detto circa i sui interventi e le sue omissioni.
    Tuttavia, mi sembra che il peso delle azioni ascritte e le relative conseguenze, sia stato sovrastimato. Non vorrei che si finisse per individuare una sorta di “effetto farfalla” (notissimo paradosso della Teoria del Caos) alla base dei comportamenti politici, che certamente producono risvolti importanti sull’economia e sulla società – talvolta autolimitanti – ma con un meccanismo diverso. Non in maniera deterministica e catastrofica a causa di un assai improbabile effetto domino o farfalla che sia. Ci sono tante, troppe variabili che devono essere correttamente considerare, prima di trarre conclusioni, su legami causa/effetto, che potrebbero risultare affrettate.

  4. Federico Dezzani dice:

    Il discorso sul calo demografico è semplice: il mantenimento del cambio fisso alias euro passa per la distruzione della domanda interna che comporta distruzione di posti di lavoro ed emigrazione della forza lavoro. Le nascite in questi anni sono al minimo storico perchè i giovani o sono già all’estero oppure hanno stipendi da fame con cui non potranno mai iniziare una famiglia……
    statistiche, dati, numeri……..non parlo mai a vuoto io

    • Federico, nessuno ti ha accusato di parlare a vuoto (con la c maiuscola 🙂 ). Condividiamo grandissima parte delle critiche che hai mosso a Napolitano, ma non gli si può addebitare di aver governato meglio di quanto Berlusconi avrebbe dovuto. D’altronde il secondo mandato di Napolitano è venuto fuori proprio dalle mene di Berl e, in seconda linea, da quelle di Grillo (ricordi la fregatura a Prodi?). Che doveva fare Napolitano, rinunciare? Gli piaceva stare lì; che vogliamo farci? Non dimenticare mai che Berl aveva la maggioranza assoluta (mai verificatosi prima) e l’ha gettata via. Il passato torna a porgerti il conto, specie se sei trapassato.

      • Federico Dezzani dice:

        Infatti non risparmio nessuno: dal Cav a Bersani. Se c’è per ci metti la faccia, ci metti anche la testa.

  5. oscar dice:

    In tutta sincerità, mi sfugge totalmente l’addebito fatto da Dezzani a Napolitano (fra i tanti che mi trovano assolutamente d’accordo) circa la sua responsabilità per il calo demografico del Paese, se non per il fatto che – considerata l’età – si può supporre, il meschino, non più interessato direttamente all’incremento della natalità nazionale (viagra a parte!).
    Per il resto, sono d’accordo con Piero: il potere ce l’ha chi se lo prende, perché qualcun altro glielo lascia prendere.

  6. Federico Dezzani. dice:

    Ci mettessero pure un cavallo al Quirinale, se può piacere ai fatiscenti giornali ed al ducetto di Rignano. La grande purificazione è vicina e già me l’assaporo.
    La telefonata tra Matterella e Ciampi dice più di tutto l’inchiostro che verrà versato nei prossimi giorni. E Grillo, dov’è finito? Anche lui in ritirata strategica?

  7. pravda dice:

    Maramaldo con “l’amico Gheddafi” non fu il Berlusca,ma
    l’inqulino del colle in combutta con altri inquilini stranieri.

    • Napolitano, che lei non osa nominare, non ha mai santificato né proclamato un “amico Gheddafi”.
      Berlusconi aveva un duplice potere: 1) far saltare il tavolo del Consiglio Atlantico che decise le operazioni e necessitava dell’unanimità; 2) consentire il transito dei velivoli diretti contro la Libia.
      Ne aveva un altro: poteva mandare aiuti militari all’alleato Gheddafi per combattere i “ribelli”. Era suo dovere farlo avendo sottoscritto un trattato di mutua protezione pochi mesi prima.
      Preferì girare il capo dall’altra parte e lasciar fare a Napolitano.
      Come vede, Napolitano ha governato l’Italia; piaccia o meno, è questo il risultato. Visto che non siamo affondati del tutto, com’era facile accadesse dopo il 2011, bisogna essergli grati, anche obtorto collo.
      Berlusconi ha dimostrato coi fatti di non poter governare alcunchè, neppure il proprio partito. E’ oramai irrilevante.

      • Federico Dezzani. dice:

        Napolitano non merita alcuna comprensione invece: la distruzione economica e demografica dell’Italia è invece in gran parte imputabile a lui e spero che ci sia ancora tempo perché sia giudicato in un tribunale del popolo prima che crepi

        • Federico, intendevo dire che Napolitano era ben noto e ha fatto quanto ci si attendeva da lui. La responsabilità dello spazio lasciatogli è innanzi tutto di chi era al governo e ha disertato.

          • Antonio dice:

            Esatto! inutile stupirsi di un Presidente che era espressione di una ben nota area politica, ideologica e ambientale. Ha fatto quel che doveva fare, fedele alla sua causa.
            Berlusconi era lì ed era stato votato proprio per impedire che tutto ciò avvenisse e i risultati raggiunti – ossia poco più del nulla – sono sotto gli occhi di tutti.
            Sta terminando la sua parabola politica appeso alle false promesse di un ragazzotto fiorentino, che sta dimostrando di saper gestire il potere molto meglio di come fece lui.
            Fossi un elettore di centrodestra me la prenderei molto di più con l’ex Cavaliere che non con gli avversari.

            • Federico Dezzani dice:

              Di Berlusconi troppo è stato scritto e detto. Libia 2011, Monti, crollo del PIL, invasione dei clandestini, fuga dei giovani e crollo delle nascite hanno come responsabile Giorgio Napolitano. La storia finisce quando è scritta l’ultima pagina.

  8. Antonio dice:

    Grazie per le preziose informazioni.
    Credo che sia necessario non entusiasmarsi né stracciarsi le vesti in via preventiva. Vedremo cosa sarà capace di fare il nuovo Presidente, consci che comunque la vera impresa sarà essere peggiore di più d’uno fra quelli che lo hanno preceduto.
    Concordo pienamente con lei sullo scacco matto di Renzi, che ha piazzato un colpo da maestro laddove tutti lo aspettavano al varco per silurarlo.
    E concordo anche sul Berlusca: avrebbe votato pure Belzebù, l’unica condizione era che gli avesse concesso la grazia.
    Quando s’imbarcherà per Antigua sarà sempre troppo tardi.

  9. Sigmund dice:

    Sembra prematura qualsiasi considerazione. Gli uomini sono quello che sono, bisognerà vedere quale sarà l’effetto “Quirinale” sulla persona Mattarella, senza dimenticare tutto il corteo dei “consiglieri” che ruotano attorno al Presidente della Repubblica.
    L’impressione è che sia stato innestato, dall’esterno, il pilota automatico, per cui le cose andranno secondo il programma. L’unico che può temere qualcosa è Silvio Berlusconi, e il suo stretto entourage, per tutti gli altri cambierà poco o niente…

    • Che cosa offrirebbe il mercato altrimenti? D’altronde potresti apparire in linea, come hai potuto leggere, col segretario generale della Cei… Di Mattarella qualcosa so in via diretta e indiretta; credo che nel panorama attuale non poteva andare meglio. In quanto al pilota automatico, conviene aspettare.

  10. Antonio de Martini dice:

    È il canto del cigno della prima Repubblica. Una persona gentile, affabile e cocciuta come tutti i credenti. Fara come Cossiga: si ribellerà . Al terzo anno.

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  12. oscar dice:

    Giusto, Piero, E’ stato eletto quanto di meglio potevamo aspettarci in questo momento. L’abbiamo scampata bella!
    Non credo, però, che sia stata tutta farina del sacco di Renzi. Sicuramente questa se la venderà come sua, ricevendone un cospicuo sostegno politico in un momento in cui il suo gradimento presso l’opinione pubblica stava scemando ad ogni rilevazione.
    Una roba seria come questa viene da gente più “fina”, non si lascia improvvisare ad un ragazzotto fiorentino con gli abiti attillati ( … anzi no! … stretti!).

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