Referendum urgente? Riforma necessaria? Riforma urgente? NO

ReferendumReferendum? Perché la fretta? Perché molti accalappiati da Matteo Renzi, soffrono Beppe Grillo nella prima fila del NO

Referendum, non se ne può più. Nel fronte del Sì è palpabile l’ostilità viscerale verso Grillo specie da parte dei pensionati di fascia medio-alta, timorosi che col NO dilaghi il M5S, nei cui programmi, fin dalla fase costitutiva del movimento, c’è il proposito di abbattere le pensioni a un limite non superiore a 3mila euro.
referendum-03In questa sede non è interessante tentare di convincere quei pensionati che avrebbero tutto il tempo di passare a miglior vita prima che la loro pensione sia falcidiata, se Grillo andasse governo. Con utile esercizio comparativo, osservino Donald Trump e le sue dichiarazioni elettorali, raffrontandoli col medesimo personaggio e i suoi programmi oggi.
È più interessante osservare che fra i timorosi albergano numerosi generali di varia estrazione, i quali quando – a partire dal 1992 – cominciò l’assalto dei barbari alle ricchezze nazionali, anzicché levare la voce e fare onore al proprio giuramento alla Costituzione, s’adattarono in varie maniere, non sempre commendevoli e, per di più, condirono il piatto di lenticchie con una indennità SIP. Significa “Speciale Indennità Pensionabile”, coincidente chissà quanto casualmente col nome del generale che aviotrasportava branzini, entusiasta fautore di tale indennità, per l’appunto, Speciale. Coincidenze? Da allora i vertici delle Forze Armate andando in pensione, percepiscono 3mila euro di Speciale Indennità Pensionabile, purché abbiano rivestito la carica per almeno sei mesi. remerkelToh, guarda caso, l’avvicendamento del Vice Comandante Generale dell’Arma avviene ogni sei mesi.
Domanda obbligata: la scelta tra favorevoli e contrari alla riforma deve farsi largo fra questi piatti di lenticchie?

Il quesito del Referendum non si può “spacchettare”

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Allora, nel combinato disposto dei funerali di Fidel, del femminicidio e del derby Roma-Lazio, proviamo a tornare alle questioni politiche. Sì o No, alla domanda: «Approvate il testo della legge costituzionale concernente “Disposizioni per il superamento del bicameralismo paritario, la riduzione del numero dei parlamentari, il contenimento dei costi di funzionamento delle istituzioni, la soppressione del Cnel e la revisione del Titolo V della parte II della Costituzione”, approvato dal Parlamento e pubblicato nella Gazzetta ufficiale n. 88 del 15 aprile 2016?»
basta-un-siIl presidente emerito della Corte Costituzionale, Valerio Onida – che non è del M5S, né della Lega, né d’altre conventicole – ha presentato due ricorsi, uno al Tar del Lazio e uno al tribunale civile di Milano, perché il quesito nasconde una pluralità di oggetti eterogenei, ingannando l’elettore. Difficile dargli torto: la riforma costituzionale concerne due dozzine di articoli. Per i magistrati il ricorso è irricevibile perché il quesito referendario “non si può spacchettare”. Se la parola “spacchettare” è brutta, il rifiuto di spacchettare lo è di più, con quanto sottende.
Senza “spacchettare”, il quesito evoca “Disposizioni per il superamento del bicameralismo paritario”. Sembra ottimo, in apparenza. Matteo Renzi assicura che si elimina il senato e si risparmiano 500 milioni. È stato ampiamente sbugiardato: elimina i senatori ma lascia intatto l’apparato burocratico elefantiaco a tergo del senato. Risparmio? 50milioni, un decimo di quanto dichiarato.
Andiamo oltre. L’articolo 70 della Costituzione recita: «La funzione legislativa è esercitata collettivamente dalle due Camere.» Cioè 9 parole, nove. Con la riforma Renzi l’articolo sarà di 500 parole, nelle quali si nascondono trappole giuridiche e procedurali che farebbero del parlamento sovrano una serva delle segreterie di partito, delle banche e della UE. Il senato con questo articolo diventa competente quasi esclusivo delle leggi che ci legano alla UE. Chi saranno i senatori? Novantacinque consiglieri regionali e i due sindaci di Trento e Bolzano, i quali, dovendo venire a Roma avranno spese di viaggio (trecento euro) di albergo (350 euro) e ristorante mattino e sera (200 euro): circa mille euro cadauno al giorno. Qual è il risparmio? Perché non hanno eliminato invece le regioni autonome e le due province di Trento e Bolzano che costano quasi quanto la sanità?
Renzi controlla 17 su venti regioni. Questa riforma quindi gli blinderebbe il senato per questa e per la prossima legislatura, continuando a fare il cameriere dei tedeschi, i quali gli lasciano alzare la voce in queste ore, sperando in un Sì, ma subito dopo tornerà a cuccia.
Renzi sbandiera l’eliminazione del CNEL, il Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro: costo 20milioni l’anno, siamo sempre agli spiccioli. Questa riforma è stata curiosamente spacchettata nel quesito, mentre altre modifiche di non poco conto sono accucciate nei rimandi da una norma all’altra.

Referendum, una scorciatoia per la guerra

Per esempio l’articolo 78 renderebbe più agevole al Governo portarci in guerra: «La Camera dei deputati delibera a maggioranza assoluta lo stato di guerra e conferisce al Governo i poteri necessari.» Il senato è escluso; la decisione potrebbe essere presa a maggioranza della metà più uno dei deputati. Si va in guerra con poco più d’una decisione amministrativa. Il generale Fabio Mini, che non è fra quanti caldeggiarono la SIP, ha avuto al riguardo accenti al vetriolo. Tivvù e stampa lo ignorano.
Riflettiamo. Il governo confeziona un quesito referendario che non si può spacchettare. Tale quesito nasconde delle trappole. Domanda: ci si può fidare di Renzi?
referendumLo showman fiorentino agita il ba-bau del governo tecnico. Egli e la sua “banda Etruria”, sono così certi d’aver fatto meno danni di Mario Monti? Ha affamato il ceto medio per dargli ora il contentino di 85 euro. E’ dignitoso farsi comprare da costui? Ha sperperato – a vantaggio dei suoi compari – tutte le risorse, aprendo all’immigrazione indiscriminata, per obbedire alla Germania. Ha lasciato i terremotati nel gelo. Le ultime risorse le investe nella campagna elettorale camuffata da referendum. L’Italia merita un tale buffone se fa passare questi espedienti anti democratici. 
Osserva il generale Mini che dal 1948 a oggi sono state approvate 38 leggi costituzionali, tra cui le pari opportunità, l’abolizione della pena di morte anche per i reati militari in tempo di guerra, il voto degli italiani all’estero, l’estradizione per delitti di genocidio, il giusto processo, il pareggio di bilancio ecc. Riforme passate senza contrasti, rispecchianti interessi generali; riforme che univano.
Che urgenza c’è di questa riforma Renzi? Che urgenza c’è di cadere in trappole procedurali, dagli scopi nascosti? C’è davvero questa urgenza? NO.

Qualunque sito o blog può pubblicare liberamente l’articolo solo se lo pubblica integralmente e fa riferimento alla fonte  http://www.pierolaporta.it/referendum-riforma-urgente-no/

 

Informazioni su Piero Laporta

Osservate le ambiguità del giornalismo italiano, Piero Laporta dal 1994 s’è immerso nella pubblicistica senza confinarsi nei temi militari, come del resto sarebbe stato naturale considerando il lavoro svolto a quel tempo, (Ufficio Politica Militare dello Stato Maggiore della Difesa). Ha collaborato con numerosi giornali e riviste, italiani e non (Libero, Il Tempo, Il Giornale, Limes, World Security Network, ItaliaOggi). Ha scritto oltre 4mila articoli. Cura le rubriche “Tripwire” per il Corriere delle Comunicazioni (dal 2004) e “Il Deserto dei Barbari” per il mensile Arbiter (in precedenza Monsieur, dal 2003); ha collaborato col settimanale Il Mondo (gruppo Corriere della Sera) sino alla sua chiusura. Ha scritto “in Salita, vita di un imprenditore meridionale” ed è coautore di “Mass Media e Fango” con Vincenzo Mastronardi e altri, ed. Leonardo 2015 [leggi qui] Oggi collabora col quotidiano La Verità. Il suo più spiccato interesse resta tuttavia la comunicazione sul web. Ha fondato il sito http://www.pierolaporta.it per il blog OltreLaNotizia. È cattolico, sposato, ha due figli.
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2 risposte a Referendum urgente? Riforma necessaria? Riforma urgente? NO

  1. Pierpaolo Piras dice:

    Pensioni superiori a 3000 euro sono diffuse a tutti i Dirigenti di fascia alta in tutti i settori del pubblico impiego . I Generali sono una stretta minoranza a confronto. anch’io la vedo molto in salita, populistica e velleitaria.
    Il maggior pericolo di una “guerra” io non lo vedo. Non perchè manchino i presupposti giuridici (che sussistono anche ora senza referendum) , quanto per la inconsistenza di un valido fronte interno dotato di forte identità di valori e potenti attributi. Li vedete voi i grillini con elmetto in testa e baionetta fra i denti partire all’attacco del “nemico”…..!!?? Meglio di no, meglio arruolarli nel club delle giovani marmotte.
    Poveri noi con questa gente in Parlamento a dare esempio di villania e vilipendio delle Istituzioni, spacciandole per virtù.

  2. alessandro gentili dice:

    Beh! Le preoccupazioni di alcuni generali si possono pure capire, altre no.
    Pero’, una cosa e’ certa: la nostra costituzione ab origine e’ una schifezza. Scritta forse in modo elegante, ma tecnicamente e’ perfida e adatta ad ogni maleficio.In 70 anni ci ha fatto gestire da 63 governi! E che nessuno vuole cambiarla veramente e’ un dato di fatto : eccezionale per la politica, buona per gli italiani che tirano a fregare il prossimo e lo stato.
    Purtroppo sui generali non c’e’ da fare nessun affidamento e i politici lo sanno bene; insomma, non ne verremo fuori. Ci devono pensare gli altri: UE, USA, tedeschi, ecc.
    E’ proprio il caso di dire che ci serve l’angelo custode, anzi ne abbiamo fatto sempre uso.
    Quindi lasciamo stare il referendum: e’ meno di una commedia per tragedianti!
    Si o no, non cambiera’ nulla. Di quello che dice la costituzione non gliene e’ mai fregato nulla a nessuno e cosi sara’ anche dopo il 4 dicembre.

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