REFERENDUM: Capponi Sì Capponi No, Sudditanza per tutti

ReferendumReferendum trivelle, test del consenso per il voto di ottobre, il Referendum vero.

Referendum, Sì, No, m’astengo? Per un mese siamo stati col tormentone, finché, martedì 12 aprile, la Camera approvò definitivamente la riforma costituzionale di Maria Elena Boschi (fine del bicameralismo paritario). In quelle ore Smargiasso ricevette gli esiti di due sondaggi, il secondo dei quali segreto. Il primo, immediatamente diffuso da palazzo Chigi, assicurava il successo della riforma Boschi anche nel Referendum di ottobre.
Il secondo sondaggio, segreto, prevedeva un’astensione clamorosa, prossima al 70%, per il Referendum della domenica successiva sulle concessioni petrolifere entro le 12 miglia dalla costa. Smargiasso gongolò: il sondaggio segreto aveva almeno due aspetti interessanti.
Primo. La grande maggioranza dell’elettorato, per un verso o per l’altro, è stufa di Referendum abrogativi. Negli ultimi vent’anni sono infatti falliti sei Referendum su sette.
Secondo. L’occasione era ghiotta per fare una verifica. In altre parole, se Renzi desse un’indicazione di voto – si chiese – quanti gli andrebbero dietro e quant’altri in senso contrario?

Da quando Giovanni Fasanella scrive della perfida Albione, a Londra si chiedono angosciati:”Che cosa scoprirà fra vent’anni?”

13 aprile. Smargiasso decide di cavalcare il cavallo vincente, ovvio, l’astensione. Se non lo facesse potrebbero rovinargli la festa, asserendo che gli astenuti protestano contro di lui, com’era successo per le Europee. D’altronde, era bene capire gli umori più segreti dell’elettorato, per andare con le idee più chiare al Referendum vero, quello del 16 ottobre, per il quale Renzi ha messo in gioco sedere e annessa poltrona.
Problema: il capo del governo non può incoraggiare l’astensione, senza sollevare un vespaio, a meno che…
Il colpo di genio è la dichiarazione di Uncle Sam Napolitano, intervistato da Repubblica: «Se la Costituzione prevede che la non partecipazione della maggioranza degli aventi diritto è causa di nullità, non andare a votare è un modo di esprimersi sull’inconsistenza dell’iniziativa referendaria».

Assicuratasi la copertura dall’ex sine titulo del Quirinale, Smargiasso esce in contemporanea sulla news letter settimanale: «È una bufala: non c’è nessun referendum sulle trivelle. L’astensione è una scelta legittima come ha magistralmente spiegato Giorgio Napolitano.» Già, magistralmente, contemporaneamente e casualmente.
È vero, non c’è alcun Referendum sulle trivelle. È altrettanto vero però che ambientalisti di varie sfumature, in grande parte della galassia governativa, battono da mesi la grancassa “No Triv”, disorientando l’elettorato, evocando catastrofi e sprechi da un lato e dall’altro, ex ambientalisti, come Testa di Chicco, caldeggiano l’astensione con motivazioni altrettanto oscure.
Un fatto è sicuro Renzi non vuole la chiusura delle piattaforme a meno di dodici miglia. Agitano lo spauracchio della disoccupazione e trascurano che la prima piattaforma sarebbe smantellata nel 2108 e l’ultima nel 2030, se mai vincesse il “Sì”. Cosa del resto impossibile nel momento stesso in cui il governo ha deciso di non abbinare il Referendum alle imminenti elezioni amministrative, rendendo in tal modo più difficile il quorum. Il costo di questo sdoppiamento, per ammissione del ministero dell’Interno, è di 360 milioni, l’equivalente delle royalties dalle trivellazioni in Italia. Sarebbero bastati, quei 360 milioni, a creare il doppio dei posti di lavoro perduti nel 2018. Dettagli.
Dopo l’oracolo di Uncle Sam Napolitano, giovedì e venerdì le cerchie di Smargiasso tromboneggiano “astensione-astensione”, evitando accuratamente di spiegare all’elettorato per che cosa voterà la domenica successiva. Il mantra: «È una bufala: non c’è nessun referendum sulle trivelle. L’astensione è una scelta legittima come magistralmente spiegato da Giorgio Napolitano.»
Primi notiziari del TG3 della domenica. La telecronista riferisce l’affluenza evanescente ai seggi e lamenta la “scarsa informazione sul Referendum nei giorni precedenti”. Chi avrebbe dovuto informare chi? Si cercherà un tiggì la prossima volta.
Al contrario, nel notiziario delle 12, a giochi fatti, si spiega con chiarezza qual è la norma da abrogare e le conseguenze del Sì o del No. Il resto è noto, forse.

Capponi del Sì Capponi del No

A gioco in corso sulle teste degli elettori e del Parlamento, l’Italia si spaccò in due.
Facebook faceva gioire Umberto Copiacopia nell’Inferno: quantità incalcolabili di battibecchi tonitruanti per il Sì e per il No, a colpi di “lo dice il web”, “lo dice mio cugino che lavora all’Eni”, “non siamo schiavi degli inglesi”. La più bella:”Mattei è vivo e trivella insieme a noi”, riferendosi al “rifondatore” dell’ENI, che le maestrine anti presepio manco sanno più chi sia. Immaginate la soddisfazione di Smargiasso e don Sergio Mattarella! Accostati ad Alcide De Gasperi e Luigi Einaudi! I quali, si sa, non hanno diritto di replica.
I dietrologi si sbracciavano per le responsabilità inglesi, tanto per il No, secondo altri per il Sì e secondo altri ancora per il No, per il Sì e per la morte d’un Giulio Regeni. E meno male che Sua maestà compie 90anni sennò chissà dove si andava a finire, commare mia. 
Da quando Giovanni Fasanella scrive della perfida Albione, a Londra sono angosciati:”Che cosa scoprirà fra vent’anni?” 
A Mosca rimasero per vent’anni col fiato sospeso, finché Emanuele Macaluso nel 1991 non svelò casualmente a Fasanella l’attentato a Berlinguer, a Sofia, avvenuto il 3 ottobre 1973. Fra vent’anni l’onorevole Emanuele Macaluso, a Dio piacendo, svelerà a Fasanella come mai Pio La Torre era isolato nel Pci prima d’essere ucciso. Le fonti di Fasanella devono riflettere bene prima di sbottonarsi i pantaloni e calarseli.
Fra vent’anni Fasanella intervisterà la nipote di don Sergio e sapremo che almeno da un una quindicina d’anni siamo affidati alle cure della Francia. Per certi aspetti lo eravamo già dai tempi del candido Bettino Craxi e del compare Giuliano Trepensioni.
Speriamo che a furia di consuetudine con la Francia ne importiamo la Ghigliottina, sia pure pagando qualche tangente, tenendola in funzione fino a usurarne la lama.
Conclusione. Gli unici che hanno visto giusto, due o tre non di più, sono quanti hanno sottolineato il valore politico del Referendum, ben oltre il peso tecnico e tanto meno economico. Chi vuole prendersi la briga di studiare i tabulati (taroccati) del MISE, vedrà che le piattaforme chiamate in causa dal Referendum, neppure due dozzine, contano meno di nulla nell’insieme delle trivellazioni. La loro graduale chiusura fra il 2018 e il 2030 avrebbe causato di certo meno danni d’un mese di Smargiasso e d’una settimana di Mario Monti di pietà; comunque meno dei 360 milioni spesi per lasciarcele sul groppone, col merci beaucoup di Total-Erg che non paga un centesimo di tasse.
ReferendumQuel ch’è fatto è fatto. A ottobre, Uncle Sam Napolitano, Smargiasso e don Sergio avranno agio di chiamare gli italiani alle urne ovvero interdirle. L’astensione è ormai sdoganata, quindi è una risorsa.
Dopo tutto si fa politica per conservare la libertà di decisione, beninteso a vantaggio proprio e del proprio. Se ne dubitate chiedetelo a Uncle Sam Napolitano che dal 1° settembre non sbaglia un colpo, dal 1° settembre 1943. Il suo pupillo; Smargiasso, è sulla buona strada, grazie ai capponi del Sì e del No, e ai fraterni aiuti d’Oltralpe.
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Informazioni su Piero Laporta

Osservate le ambiguità del giornalismo italiano, Piero Laporta dal 1994 s’è immerso nella pubblicistica senza confinarsi nei temi militari, come del resto sarebbe stato naturale considerando il lavoro svolto a quel tempo, (Ufficio Politica Militare dello Stato Maggiore della Difesa). Ha collaborato con numerosi giornali e riviste, italiani e non (Libero, Il Tempo, Il Giornale, Limes, World Security Network, ItaliaOggi, Corriere delle Comunicazioni e Arbiter, Il Mondo). Ha scritto “in Salita, vita di un imprenditore meridionale” ed è coautore di “Mass Media e Fango” con Vincenzo Mastronardi e altri, ed. Leonardo 2015. (leggi qui: goo.gl/CBNYKg) Oggi collabora col quotidiano La Verità. Il suo più spiccato interesse resta tuttavia la comunicazione sul web e le strategie di impresa. Ha fondato il sito http://www.pierolaporta.it per il blog OltreLaNotizia. È cattolico, sposato, ha due figli.

5 risposte a REFERENDUM: Capponi Sì Capponi No, Sudditanza per tutti

  1. john doe dice:

    off topic ma non troppo.

    nei commenti all’ultimo articolo del Dezzani si è accennato ai giudizi di Rommel sui comandanti delle forze armate italiane. Siccome mi sembra una tematica strettamente legata ai comportamenti degli smargiassi e degli uncles sam mi piacerebbe sapere che ne pensa lei in merito all’inesistenza in italia di classi dirigenti competenti.

    • E’ evidente da molti anni che il potere di vertice del c.d. Stato Italiano è proconsolare. E’ quindi impossibile che si determini l’esistenza d’una vera classe dirigente entro istituzioni già asservite al loro massimo livello. Qui radica pure il diffondersi dall’alto della corruzione.

  2. stefano rolando dice:

    Sei referendum su sette sono falliti… la frase mi ha messo in moto la memoria che, mio malgrado, è l’organo che mi funziona meglio: il referendum per l’abrogazione del ministero dell’agricoltura era passato ma è stato mantenuto cambiandogli nome; io,agricoltore, avevo votato per l’abolizione anche per far terminare gli sprechi collegati a pseudo agevolazioni volte a tenere basso il costo della vita in modo che i bassi salari potessero mantenere competitiva l’industria. Ora l’Europa li chiamerebbe aiuti di Stato… Questa è la democrazia che quando tentiamo di esportare con metodi anche non proprio ortodossi spesso viene respinta in modo altrettanto non ortodosso.

  3. Maurizio Casonato dice:

    Carissimo Piero congratulazioni per la solita chiara e precisa esposizione dell’argomento in essere. Io penso e mi auspico di avere ragione,che la vittoria di Renzi & C sia stata “La Vittotia di Pirro”. A ottobre si vedra’se ho visto giusto. Buon lavoro

    • Spero di sì ma temo di no. La manipolazione del consenso segue un percorso scientifico e i consiglieri statunitensi di Smargiasso finora non hanno sbagliato un colpo, neppure uno. Pensa solo all’opposizione interna del PD, quella che ha fatto a pezzi tutti i predecessori di Smargiasso, che non erano mammole… Il destino del’Italia è segnato: ventennio di Smargiasso, poi Dio vede e provvede, ma è altra cosa.

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