Rapiti 3 studenti rabbinici

3 rapitiFosco e atroce, il rapimento dei tre studenti rabbinici. 

Fosco e atroce ma differente dai precedenti. Nell’ultimo anno sono stati sventati oltre 50 tentativi di rapimenti, apparentemente simili a quest’ultimo, grazie alla penetrazione capillare dell’intelligence israeliana in Cisgordania.

Questo rapimento rappresenta pertanto un fatto singolare proprio in quanto riuscito. Secondo una nostra fonte molto ben informata, il rapimento è riuscito perché organizzato da tre o quattro palestinesi, operanti al di fuori di qualsiasi logica di terrorismo organizzato, aggregatisi improvvisamente, senza lasciare tracce preventive. Tale ipotesi è avvalorata dall’assenza di rivendicazioni a quasi una settimana dal fatto e dalla palese mancanza di  professionalità da parte dei rapitori. Uno dei ragazzi infatti ha potuto telefonare alla polizia dieci minuti dopo essere stato preso:«Siamo stati rapiti», ha detto al microfono ma non è stato creduto. Solo alle cinque del mattino, quando il padre ne ha denunciato la scomparsa, la telefonata è stata presa in considerazione. Questo farà saltare  molte teste ma non consola affatto. La polizia ha poi trovato l’auto utilizzata dai rapitori. Benché bruciata ha consentito l’acquisizione di reperti, ulteriore prova della non professionalità dei criminali. I rilievi della polizia sono tenuti segreti e questo accresce il pessimismo, col passare delle ore.

La convinzione iniziale che dietro il rapimento vi fosse un disegno alto non trova più molti sostenitori fra gli investigatori. È vero che l’incontro dell’8 Giugno è stato preso a Washington come un calcio nelle parti basse. Era quindi legittimo sospettare che – specie in questo momento di particolari relazioni fra USA e Iran – vi fosse un disegno torbido dietro il rapimento.

Tutte le evidenze tuttavia depongono per l’ipotesi di tre improvvisati criminali. D’altro canto vi sono tre palestinesi, di cui non sono stati diffusi i nomi, che mancano dalle loro case e i parenti non ne sanno nulla sin dai giorni precedenti il rapimento. Questi tre non risultano organici a organizzazioni terroristiche. Se così fosse, le probabilità di trovare vivi i tre poveri ragazzi si fanno paradossalmente ancora più incerte.

Le forze israeliane hanno effettuato innumerevoli quanto inutili fermi, oltre un centinaio, si dice. Benché gli interrogatori siano condotti con vigore inusuale,  sotto il protocollo “watch running”, “tempo che passa”, come fosse una bomba a orologeria, i risultati sono quelli che abbiamo detto.

Non è mancato nel frattempo un episodio sconcertante.

La diplomazia vaticana si è attivata immediatamente dopo la diffusione ufficiosa della notizia, che ha preceduto di alcune ore quella ufficiale. Col solito stile, in silenzio e senza muovere un grano di polvere, tutta la poderosa rete informativa vaticana, irradiata almeno quanto l’intelligence israeliana, s’è mossa a cercare una traccia e un canale negoziale. Sin dal primo momento v’è stata consapevolezza che l’episodio può rimettere in moto la fabbrica dell’odio e strappare alla radice la delicata pianticella che il pontefice aveva messo a dimora l’8 Giugno, con l’incontro di preghiera in Vaticano insieme a Shimon Peres e Abu Mazen,

Per tutelare un eventuale negoziato, il Papa ha volutamente scelto un profilo bassissimo, evitando di esecrare in pubblico il rapimento; la sala stampa vaticana ha proceduto di conserva.

La Comunità di S. Egidio invece ha ritenuto di sollevare la questione sabato, durante l’incontro col Pontefice, sollecitando una preghiera per i rapiti. È ovvio che il Papa dovesse aderire alla richiesta d’una preghiera, figuriamoci. D’altro canto, chi la sollecitava era consapevole della consueta e concreta operosità della diplomazia vaticana, in silenzio e verso l’obiettivo, come ai tempi di Pio XII.

A S. Egidio, dove i metodi di Pio XII non sono abbastanza apprezzati, è sfuggito che la superflua sollecitazione di una preghiera – già pienamente operante nel concreto, come s’è detto – non ha portato nulla di buono ai tre rapiti e sparso tanti ma tanti lustrini sulla vanità di altri.

Quanti credono, preghino; i rimanenti sperino che le preghiere vadano a segno.

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Informazioni su Piero Laporta

Osservate le ambiguità del giornalismo italiano, Piero Laporta dal 1994 s’è immerso nella pubblicistica senza confinarsi nei temi militari, come del resto sarebbe stato naturale considerando il lavoro svolto a quel tempo, (Ufficio Politica Militare dello Stato Maggiore della Difesa). Ha collaborato con numerosi giornali e riviste, italiani e non (Libero, Il Tempo, Il Giornale, Limes, World Security Network, ItaliaOggi, Corriere delle Comunicazioni e Arbiter, Il Mondo). Ha scritto “in Salita, vita di un imprenditore meridionale” ed è coautore di “Mass Media e Fango” con Vincenzo Mastronardi e altri, ed. Leonardo 2015. (leggi qui: goo.gl/CBNYKg) Oggi collabora col quotidiano La Verità. Il suo più spiccato interesse resta tuttavia la comunicazione sul web e le strategie di impresa. Ha fondato il sito http://www.pierolaporta.it per il blog OltreLaNotizia. È cattolico, sposato, ha due figli.

3 risposte a Rapiti 3 studenti rabbinici

  1. Stefano dice:

    a essere maliziosi si fa peccato ma spesso ci si azzecca..
    cui prodest?

    • Nell’articolo sostengo che si tratta di un’azione improvvisata (il telefonico lasciato a uno dei rapiti, l’auto bruciata ma ancora ricca di reperti. l’assenza di rivendicazioni attendibili, sono indizi convergenti verso un’azione improvvisata). Nella storia npn solo il genio ha un ruolo – benefico o malvagio che sia – ma spesso e molto di più l’idiozia.

      • Stefano dice:

        Questo è anche vero,infatti ho sempre ben presente l’occasione storica capitata a Baffino e lui cosa fa?.inventa l’IRAP,una tassa sul lordo;aveva le palle per bombardare la Jugoslavia ma non l’intelligenza per capire che alle successive elezioni sarebbe sparito..e si chiese pure come mai!

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