Quattro cose da fare, poi si rivoti

L’intesa fra Lega e M5S ha già dato buoni frutti, per esempio per le nomine alle presidenze delle Camere, con buona pace dei “cerchi magici”. 

Un’insidia è tuttavia alle viste: taluni commentatori politici, fino a ieri adulatori di Renzi & C., oggi prospettano un governo di lunga durata, trainato da Lega e M5S.

Silvio Berlusconi si ​è ​agganciato alla Lega, consapevole dei rischi per una FI isolata, se si votasse con una nuova legge elettorale. Il PD, lontano anni luce da Matteo Salvini e Luigi Di Maio, non può invece che manovrare contro elezioni a breve termine. I suoi caudatari zufolano quindi l’inno al governo di lunga durata. È la trappola per logorare la coalizione vincente fino alla fine della legislatura. Presto arriverebbe il caos, mobilitando piazze, centri sociali e burocrazia, rendendo impossibile governare.

La tagliola si evita con un governo di breve durata (non più di un anno) con pochi obiettivi dichiarati e pienamente condivisibili da M5S e Lega, mentre ambedue puntano implacabilmente su un solo obiettivo strategico: nuova legge elettorale, poi nuove elezioni per fare pulizia del vecchiume. Quali gli ostacoli?

Paolo Gentiloni e, prima ancora, gli altri governi, hanno stipato la burocrazia di dirigenti complici delle vecchie politiche.

Di Maio e Salvini sanno che la macchina statale remerà contro. Non servirebbe tuttavia fare muro contro muro. Le leggi vigenti e i TAR non lascerebbero spazi a un governo che andasse allo scontro con la burocrazia di Stato, rendendo impossibile gestire la macchina pubblica.

Il primo obiettivo tattico è quindi una norma che consenta l’avvicendamento immediato dei vertici dirigenziali d’ogni istituzione e apparato, sostituendoli con nuovi soggetti d’acclarata moralità e capacità professionale. In altre parole, il Governo deve legittimamente nominare e rimuovere i dirigenti, senza interferenza del giudice ordinario o del  TAR.

Il secondo obiettivo tattico, connesso al precedente, è una norma costituzionale, nel rispetto della divisione ed autonomia dei poteri, per conferire al Parlamento il controllo sulla magistratura. Il Parlamento in ogni democrazia evoluta “regna” in forza della volontà popolare. Tale controllo non sarà quindi da parte dell’esecutivo, bensì attraverso la trasparenza degli atti del Parlamento sovrano. L’obiettivo è correggere la tendenza almeno dal 1991 – grazie a governi e parlamenti abdicati alla propria potestà – di conferire a​lla magistratura un potere legislativo di fatto, esondante dalle competenze legittime.

Montesquieu avverte:  “Chiunque ha potere tende ad abusarne”. È quindi necessario un altro potere a esercitare il controllo. In altri termini, nessun potere risulti incontrollabile dai rimanenti.

La magistratura può, anzi deve incriminare e condannare ​quanti delinquono nel Governo e ​nel Parlamento. Il Parlamento sovrano, a sua volta, così come dà il benservito a un Governo, non solo legiferi sull’ordinamento e sull’operato della magistratura, bensì ne controlli pure la correttezza nell’applicazione delle norme, dotandosi di strumenti correttivi e interdittivi degli abusi.

L’autonomia dei corpi dello Stato sia salvaguardata, certo. Altrettanto sacrosanta è l’autonomia del Parlamento sovrano, il quale invece sovrano non è se gli si impedisce di intervenire sui poteri separati dello stato, controllandone l’esercizio di diritti e doveri.

Il terzo obiettivo tattico è una norma costituzionale che sancisca il conflitto d’interessi (norma ferma nei cassetti del PD) e la piena trasparenza dei patrimoni personali e familiari di chiunque faccia politica o sia un alto dirigente dello Stato, a partire almeno dal 1991.

Ve ne sarebbe un quarto, graditissimo dagli italiani: abolizione delle regioni a statuto speciale e istituzione d’uno Stato Federale di macroregioni, ma per questo si può attendere.

Stabiliti tali capisaldi, una nuova legge elettorale potrebbe finalmente normalizzare il paese.

Salvini ridimensionerà le sue promesse di espellere tutti gli immigrati, perché è impossibile. È invece possibile il rimpatrio di quanti delinquono e una più efficace applicazione delle vigenti normative sugli ingressi illeciti nel paese.

Di Maio capirà che il reddito di cittadinanza va ripensato, individuando le coperture finanziarie, con politiche di risparmio della spesa pubblica e più accurata individuazione dei beneficiari. Il M5S, col reddito di cittadinanza, implicitamente ammette un credito non riscosso per il Meridione. Bene. Il rimedio tuttavia più immediato e opportuno è creare lavoro, dare lavoro, esigendo rispetto del lavoro e delle leggi, inchiodando pure l’Unione Europea alle sue responsabilità. Soprattutto si imponga un corrispettivo  a Bruxelles per le agevolazioni all’Africa francofona, nonché un ristoro dei danni causati almeno negli ultimi trent’anni.

L’intesa fra M5S e Lega, nella quale credemmo ben prima del 4 marzo, può diventare contrapposizione dopo nuove elezioni. È la democrazia dopo tutto e non è un problema, se la legge elettorale è equa. D’altronde, Lega e M5S ci risparmieranno le logiche dei capponi di Renzo, le contraddizioni artefatte, destra-sinistra, fascismo-antifascismo, ottimi veicoli sinora per gli interessi di Francia e Germania.

Un consiglio non richiesto infine: occhio ai servizi segreti e alle polizie. Da tempo nelle segrete stanze di tutte le repubbliche, occidentali e non, si fa politica transnazionale, con accordi che aggirano governi e parlamenti. Le raffiche di lupara di questo sistema risulterebbero per Di Maio e Salvini ben più pericolose di quelle siciliane.

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Informazioni su Piero Laporta

Osservate le ambiguità del giornalismo italiano, Piero Laporta dal 1994 s’è immerso nella pubblicistica senza confinarsi nei temi militari, come del resto sarebbe stato naturale considerando il lavoro svolto a quel tempo, (Ufficio Politica Militare dello Stato Maggiore della Difesa). Ha collaborato con numerosi giornali e riviste, italiani e non (Libero, Il Tempo, Il Giornale, Limes, World Security Network, ItaliaOggi, Corriere delle Comunicazioni e Arbiter, Il Mondo). Ha scritto “in Salita, vita di un imprenditore meridionale” ed è coautore di “Mass Media e Fango” con Vincenzo Mastronardi e altri, ed. Leonardo 2015. (leggi qui: goo.gl/CBNYKg) Oggi collabora col quotidiano La Verità. Il suo più spiccato interesse resta tuttavia la comunicazione sul web e le strategie di impresa. Ha fondato il sito http://www.pierolaporta.it per il blog OltreLaNotizia. È cattolico, sposato, ha due figli.

6 risposte a Quattro cose da fare, poi si rivoti

  1. Pino dice:

    Sarebbe la direzione giusta per il brevissimo periodo ma Salvini e Di Maio hanno le idee chiare e sopratutto sono raccordati fra loro. Speriamo che se la cavino.

  2. avv. Luciano Faraon dice:

    Caro Piero
    Come è noto a tutti non sarà facile espellere tutti gli emigrati resta il fatto che oggi più che mai si impone l’obbligo di intervenire per la sicurezza nazionale.
    Questo non significa non aiutare i veri profughi con solidarietà umana e sociale.
    La Puglia non sarebbe stata teatro del serial killer di ben 14 vecchiette se fosse stato attuato il decreto di espulsione dello stesso che non aveva ancor iniziato ad uccidere.
    Con il rispetto per il pluralismo religioso i mie capelli bianchi mi hanno insegnato che non esiste un Islam moderato.
    Il mio interprete marrocchino, esemplare fino al giorno prima, a un certo punto si lasciò andare, riconoscendo che gli attentati suicidi erano giusti.
    Nel contempo ha riaffermato la sua superiorità come maschio sulle donne, dato che le femmine debbono sentirsi onorate di educare i loro figli.
    Ma non ci siamo con la nostra Costituzione!
    Quindici giorni fa mentre esponevo questa problematica in una scuola superiore di Rovigo sono stato interrotto da un insegnante che mi ha contestato di essere stato irrispettoso, esponendo tali tesi, nei confronti di due studenti mussulmani presenti nell’aula magna e appartenti ad una associazione culturale mussulmana locale.
    Bene ho fatto a ribadire le problmatiche costituzionali e di sicurrezza, ma questi ha continuato a disturbare la mia conferenza prendensola con la Chiesa… Con questo tipo di italiani il compito per il Governo sarà molto difficile.
    Penso che a questo punto dovremmo tutti diventare partigiani per difendere la nostra Patria.
    A Di Maio e Salvini auguri.
    A Berlusconi l’obbligo di fare ammenda perchè il Movimento cinque stelle non è una “setta” ma un movimento nato dal basso che di è guadagnato il diritto non solo al rispetto, ma a governare

  3. oscar dice:

    Hai ragione Piero. Condivido. Una legislatura di cinque anni potrebbe rivelarsi un’avventura autolesionista.
    Massimo due anni per dare un “assaggio” concreto di cosa è realmente possibile fare quando i governi smettono di crogiolarsi sul sofà dei propri privilegi, arricchendosi e facendo arricchire i loro sodali. Che dimostrino con i fatti i cambiamenti sbandierati. Con le due tre cose urgenti da fare subito. Qualche “chiarimento” anche con questa Europa da operetta e, poi , subito al voto per verificare nuovamente il consenso e le eventuali diverse consistenze elettorali, fra le quali – credo possibile – si potrà contemplare la completa evaporazione del PD. Salvini e Di Maio devono comprendere che in politica e – soprattutto in questa fase – lo stracotto è un piatto assai indigesto. Mai strafare.

  4. alessandro gentili dice:

    Caro Piero,
    che dire? Hai detto tutto Tu! Condivido quasi tutto quanto hai esposto. Io però spero che Salvini e Di Maio si accordino e con un po’ di spregiudicatezza mettano all’angolo il PD negandogli tutto, come già avvenuto per le cariche parlamentari. Azzeramento di tutti i vertici di FFAA , FFPP e organismi informativi. Procure della repubblica con procuratori e sostituti elettivi: finirebbe lo strapotere attuale! Fare una legge in questo senso è facilissimo. Restituire il potere di indagine alle polizie. Anche questo facilissimo.E poi mettere all’angolo TAR e Consiglio di Stato: hanno fatto danni oltre misura.
    Concludo, Centro destra e M5S provino a governare per 5 anni, avviando una riforma costituzionale per giugnere ad una repubblica semipresidenziale con un governo che governi . . .

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