Per Capire: 8 articoli su La Verità

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Informazioni su Piero Laporta

Osservate le ambiguità del giornalismo italiano, Piero Laporta dal 1994 s’è immerso nella pubblicistica senza confinarsi nei temi militari, come del resto sarebbe stato naturale considerando il lavoro svolto a quel tempo, (Ufficio Politica Militare dello Stato Maggiore della Difesa). Ha collaborato con numerosi giornali e riviste, italiani e non (Libero, Il Tempo, Il Giornale, Limes, World Security Network, ItaliaOggi, Corriere delle Comunicazioni e Arbiter, Il Mondo). Ha scritto “in Salita, vita di un imprenditore meridionale” ed è coautore di “Mass Media e Fango” con Vincenzo Mastronardi e altri, ed. Leonardo 2015. (leggi qui: goo.gl/CBNYKg) Oggi collabora col quotidiano La Verità. Il suo più spiccato interesse resta tuttavia la comunicazione sul web e le strategie di impresa. Ha fondato il sito http://www.pierolaporta.it per il blog OltreLaNotizia. È cattolico, sposato, ha due figli.

8 risposte a Per Capire: 8 articoli su La Verità

  1. Luca dice:

    Le chiedo semmai: perché il tanto osannato “patriottico” Ciampi era fan dichiarato delle porte aperte con la Cina? Io non riesco a perdonarglielo, ma prima ancora non lo capisco.
    Una cosa divertente (si fa per dire): i post-comunisti inizialmente non gradivano molto la retorica “patriottica” di Ciampi (i comunisti duri e puri non l’hanno mai gradita: a Trieste le cerimonie del Cinquantenario furono boicottate da Rifondazione, e nessuno disse niente al riguardo), ma poi l’hanno sfruttata quando hanno capito che avrebbe giovato loro dato che parlava di 8 settembre come “inizio” della Patria…

  2. Luca dice:

    Però mi sembra contraddittorio dire che Gorbaciov era al soldo dell’Occidente anche se voleva impedire l’indipendenza della Lituania. Se l’Occidente voleva papparsi l’ex URSS, poteva benissimo cominciare dai Paesi Baltici, no? Semplicemente Gorbaciov sapeva che ormai l’URSS non poteva reggere il confronto (“confronto” all’italiana, non “scontro” all’inglese) col mondo occidentale e ha cercato una qualche terza via che poi non ha trovato. Fortunatamente, secondo me, dato che vedo con assoluto favore la disintegrazione dell’URSS e la nascita degli Stati indipendenti.
    Anche la riunificazione tedesca di per sé stessa la vedo come una cosa giusta. Che poi abbia avuto come conseguenza l’euro e il predominio della Merkel è un altro paio di maniche.
    Inoltre nel 1944 Ceausescu non era nessuno e dunque non poteva dirigere l’opera di diffamazione di Pio XII.

    • Al contrario, Gorbachev necessitava di accreditarsi in quel momento come difensore della fede sovietica, per annullare la fronda montante nell’Armata Rossa. La repressione nel Baltico fu una cinica scelta per consolidare il proprio potere.
      Il generale romeno Ion Mihai Pacepa dette i dettagli della campagna di diffamazione orchestrata da Stalin nel 1944. Pacepa disertò negli USA nel 1978, quando era alto consigliere di Ceaucescu, capo dei servizi segreti all’estero e altissimo dirigente del ministero dell’Interno.
      Mi perdoni, ma non sono interessato a giudizi estetici sulla fine dell’Urss o la riunificazione tedesca. A me interessa come i processi si sono svilupati, che cosa hanno comportato e quali siano stati i costi, tenuto conto che la riunificazione tedesca l’abbiamo pagata in considerevole misura noi italiani, con la speculazione del 1992.

  3. Lorenzo dice:

    Ho trovato estremamente interessanti,convincenti e coraggiosi i suoi primi due recenti articoli sul giornale La Verità, che condivido totalmente. Come siamo diventati schiavi dell’UE/2 “Bruxelles ci ha dichiarato guerra ma usa i trattati al posto delle armi”. Il secondo è uscito oggi. Un vero gioiello,in mezzo a tante falsità e menzogne che ci vengono propinate. Vivissimi complimenti!

  4. Nazzareno Mollicone dice:

    Lei, sull’articolo del 18 agosto pubblicato da “La Verità”, ha fatto riferimento alle mancate verifiche fiscali e del lavoro nei negozi e depositi dei cinesi a Roma, in Via dell’Omo. A questo proposito, le indico una mia esperienza personale. Per alcuni anni sono stato, in rappresentanza del mio sindacato UGL, componente della Commissione Centrale di Coordinamento delle attività di vigilanza, istituita dal Ministero del Lavoro, presieduta dallo stesso Ministro e con la presenza di alti dirigenti dello Stato, dei Carabinieri, della Guardia di Finanza. Ad una mia ripetuta domanda sui risultati delle ispezioni nei negozi e depositi cinesi, il direttore degli Ispettori del Lavoro Paolo Pennesi mi rispose che quando lo facevano interveniva subito l’Ambasciata di Cina a protestare, e quindi tutto si fermava! Questa era ed è la subordinazione dell’Italia nei confronti della Cina, che sta distruggendo la nostra industria tessile! Cordiali saluti e auguri di buon lavoro!

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