Migrazioni, business e cifre truccate

http://www.pierolaporta.it/migrazioni-business-e-cifre-truccate/Migrazioni sono tornate sulle prime pagine dopo le parentesi di Parigi e Colonia. Ai migranti deve andare solidarietà, quindi né odio né ostilità. Le responsabilità devono tuttavia individuarsi.

Tanto più occorre severità e discernimento quanto più gli sventurati sono oggetto di speculazioni elettorali. Su questo non deve esserci il minimo tentennamento. Chiunque s’avventura a prendersela con questi sventurati è uno sciacallo, lo rammentiamo alle Giorgia Meloni e ai Matteo Salvini, per non trascurare le vuvuzelanti Santanché. Quanti hanno tuttavia scatenato l’inferno devono essere ricordati con nome e cognome.

Chi ha scatenato l’inferno

Nel festival del cinismo e della stupidità entrano di diritto taluni intellettuali ebrei, non si capisce se per incapacità di comprendere i fatti o per l’illusione di nascondere il problema palestinese illuminando le malefatte italiane ed europee.

Ciò detto, costoro recano responsabilità certamente inferiori a quelle di quanti hanno scatenato l’inferno. I maledetti, consegnati all’infamia della storia, con nomi e cognomi: George Bush, padre e figlio, Bill e Hillary Clinton, Barak Obama, Tony Blair, David Cameron, Recep Tayyip Erdoğan, coi loro servi Silvio Berlusconi, Romano Prodi, Massimo D’Alema, Luigi Bersani, Giorgio Napolitano, Enrico Letta, Matteo Renzi, Mario Monti, coi finti oppositori Beppe Grillo, Emma Bonino, Niki Vendola e via slinguazzando.
In questa turpe graduatoria di politiche – con milioni di morti e di migranti – che surclassano le foibe, i lager e i gulag, rimane il dubbio di dove collocare quegli ipocriti che adoperano tali sventure per rendersi popolari, utilizzando la pietà gesuitica come grimaldello che non lasciano sul luogo del delitto politico. Abbiamo dei campioni all’opera. Due fuoriclasse svettano: Laura Boldrini e, a qualche distanza, Cécile Kyenge, senza dimenticare gli intellettuali, sostantivo diventato solo un po’ meno osceno, dopo talune recenti dipartite.
Sostengono gli esperti di migrazioni, di bombe e d’una quantità di cose: “I terroristi non arrivano sui barconi, ma in aereo“. Giusto. I barconi trasportano tuttavia quanti poi fanno velo intorno agli sbarcati dall’aereo. Se non controlli questi, figurarsi gli altri. A fasi alterne, le migrazioni sono una priorità quando le porcherie più appariscenti non sono imputabili a esempi luminosi di umanità come i tedeschi, gli svedesi, i danesi o gli svedesi. Se poi di tanto in tanto arrivano le bombe meglio ancora.
Bombe provvidenziali, si direbbe, a far dimenticare quanto accade in Italia anche a proposito di migrazioni, palesandosi l’incapacità dei preposti di gestire uomini, mezzi e situazioni, salvo gravare progressivamente l’erario di spese tanto incongrue quanto inefficaci e insostenibili.
Dalla parola d’ordine: «Troviamo le risorse per le migrazioni», si è saltati a: «Più soldi per la sicurezza!» dimenticando che siamo il paese che spende più di tutti e peggio di tutti  (leggi qui) per la sicurezza.
L’Europa, a sua volta, è e rimane cinica e indifferente, prima illudendosi che i flussi avrebbero traversato solo il Mediterraneo, investendo i paesi rivieraschi, Italia e Grecia soprattutto. Quando a decine di migliaia hanno scoperto le rotte balcaniche, l’Ue s’è convertita alla solidarietà e alla condivisione delle quote di immigrati. Condivisione tuttavia guidata da molteplicità di pesi e misure, calibrati per favorire alcuni paesi e lasciare i rimanenti a se stessi.

Criminalizzano i piccoli paesi

Solo per fare un esempio fra tanti, l’Ungheria è fra i più criminalizzati dalla Commissione UE e dai media che ne echeggiano le politiche. Budapest chiuse le frontiere quando 250mila migranti vi si approssimarono all’inizio dell’anno. Oggi fa altrettanto insieme ad altri piccoli e poveri paesi balcanici, presi nella morsa fra disperazione dei immigranti e cinismo europeo.

“IMMIGRAZONE”: deve avere una soluzione immediata, una soluzione nel medio e un’altra nel lungo periodo. Le tre soluzioni devono essere armonizzate

Per comprenderci, l’Ungheria ha meno di 10milioni di abitanti e 93mila chilometri quadri di territorio, cioè meno del Settentrione d’Italia. Dovrebbe essere ben chiaro all’osservatore neutrale che un transito incontrollato, sia pure di poche migliaia di migranti, costituisce per l’Ungheria una situazione critica. Budapest, in mancanza d’una politica comune della Ue, ha dunque chiuso le frontiere, facendo transitare solo treni e autobus con a bordo quanti avevano lo status di rifugiato. Sono immediatamente salite le accuse di razzismo, insinuando che Budapest selezioni i transiti in base al colore della pelle, dimenticando che le norme europee (Schengen e Dublino) non consentono di attraversare i confini tra stati membri dell’Ue in mancanza di documenti validi.
D’altronde la severità usata contro Budapest trascolora in plauso quando la signora Angela Merkel dichiara che la Germania accoglie i profughi provenienti dalla Siria, lasciando quindi fuori tutti i rimanenti, in gran parte clandestini senza diritto di asilo, provenienti dall’Africa centrale. Questa selettività teutonica è stata lodata, nonostante rammenti i fasti del secolo scorso, al contrario di quanto accaduto al governo ungherese che non ha sfruttato né profittato come la Germania, soltanto difendendosi come può, venendo tuttavia tacciato di razzismo e nazismo.
La Francia – oltre dieci volte la superficie dell’Ungheria – ha tenuto chiusa la frontiera di Ventimiglia per poche centinaia di immigrati che volevano accedervi senza documenti, esattamente come quelli respinti da Budapest.
Londra, a sua volta, ha chiuso l’Eurotunnel quando meno di cento immigrati sono transitati clandestinamente, ma nessuno si è scandalizzato né per questo né per il categorico rifiuto inglese di partecipare alla ripartizione delle quote proposta dalla Commissione Ue per 160mila rifugiati già presenti sul territorio europeo. Non di meno è stato esecrato dagli stessi censori operanti contro l’Ungheria l’analogo rifiuto opposto dai paesi dell’Europa orientale.

L’ONU trucca le cifre delle immigrazioni, gli intellettuali i fatti

Allo scopo di far passare “soluzioni” altrimenti improponibili all’ONU truccano le carte: «Il numero di rifugiati accolti dall’Italia rimane modesto se comparato a quello di altri Paesi in Europa e nel mondo –  spiega l’Unhcr, l’agenzia delle NU per i rifugiati – in media, infatti, l’Italia accoglie un rifugiato ogni mille persone, ben al di sotto della Svezia (con più di 11 rifugiati ogni mille) e della Francia (3,5 ogni mille). Per non parlare di casi limite: in Medio Oriente il Libano, al confine con la Siria, ospita circa 1,2 milioni di rifugiati, pari a un quarto della popolazione del Paese».
Questa litania riproposta con svariate orchestrazioni dalla signora Laura Boldrini quando era a stipendio dell’ONU. Oggi gli strumentisti sono cambiati ma lo spartito è il medesimo. Il trucco è tuttavia da magliari di periferia. Prendono come parametro di riferimento solo la popolazione e fanno la percentuale riferendosi solo a quanti, secondo l’articolo 1 della Convenzione di Ginevra del 1951 sono rifugiati (“temendo a ragione di essere perseguitato per motivi di razza, religione, nazionalità, appartenenza ad un determinato gruppo sociale o per le sue opinioni politiche”).
Esclusi dal computo la vastità del territorio e la dimensione del PIL, ma soprattutto le masse dei cosiddetti “migranti economici”, è agevole colpevolizzare i paesi sottoposti ad arrivi indiscriminati, per poi accusarli di razzismo quando chiudono le frontiere, esattamente come fanno indisturbate Germania, Francia, Gran Bretagna e altri dell’Europa di centro-nord.
Hanno chiuso del tutto le frontiere e nessuno obietta nulla, ovvio.
Il “problema immigrazione” deve avere una soluzione nel breve periodo o immediata, una soluzione nel medio e un’altra nel lungo periodo. Le tre soluzioni devono essere armonizzate.
In altre parole, si distinguono tre fasi.
L’emergenza è la prima fase: si salvano in mare le persone, si rifocillano e si dà la prima accoglienza.
La seconda fase è l’accoglienza nel medio periodo: si identificano i soggetti, si selezionano, si indirizzano al lavoro e alla integrazione sociale, oppure si respingono. Tutte queste operazioni sono pianificate sulla base delle leggi e guidati dalle possibilità economiche, politiche, sociali, ecc.
La terza fase verte sul lungo periodo e focalizza sull’integrazione di quanti hanno titolo a rimanere, dopo essere rimasti in Italia in conseguenza della prima e della seconda fase.
Il malaffare, la politica, le cooperative e la Caritas confondono le tre fasi per specularvi. Gli ignoranti e gli imbecilli tengono loro dietro
Angela Merkel è saltata dalla prima alla terza fase con la furbata di scegliersi i rifugiati siriani.
Nel festival del cinismo e della stupidità entrano di diritto i sedicenti “intellettuali progressisti”, ai quali si accodano alcuni ebrei, non si capisce se per incapacità di comprendere i fatti o per l’illusione di nascondere il problema palestinese, illuminando le malefatte italiane ed europee a spese dei migranti e dei cittadini.
Così fece Anna Foa (leggi qui) alcuni mesi fa, oggi seguito su “Pagine Ebraiche” da un degno emulo, Davide Assael, sedicente ricercatore (leggi qui).
L’Italia, dal canto suo, mostra al mondo la sua politica di lungo periodo per le immigrazioni: con l’organizzazione Buzzi-Carminati, fiancheggiata da cooperative rosse, bianche e d’ogni sfumatura intermedia, con la benedizione della Caritas e di monsignor Domenico Moavero finisssimo amministratore dei fondi caritatevoli della sua diocesi. Su tutto svetta, esemplare, il dormitorio per trenta rifugiati organizzato da Bergoglio fuori dalle Sacre Mura. Vergogna! (leggi qui) 
Fratello Bergoglio, tu che esorti gli Stati ad accogliere i profughi, che tu hai sollecitato a venire, tu quanti ne accogli in Vaticano, quanti in Santa Marta, in castel Sant’Angelo, quanti nei conventi Romani e negli alberghi religiosi?
Sua Santità Pio XII di venerata memoria – che tu non vuoi canonizzare – solo a Roma ne accolse non meno di 5mila – 5.000! – in tutte le possibili forme e mentre i tedeschi incombevano (leggi qui).
Tu coi tedeschi oggi vai sottobraccio, predicando la povertà e condividendone le ricchezze.
I guerrafondai, gli schiavisti che comperano bambini, i mercanti di carne umana s’improfumano con la tua ipocrisia.
Quando i nipoti degli sventurati migranti si chiederanno chi abbia messo in moto la macchina infernale delle immigrazioni, dovranno faticare non poco per redigere una graduatoria delle responsabilità, delle speculazioni, delle meschinità e, come sempre nelle tragedie, delle imbecillità, singole e collettive.
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Informazioni su Piero Laporta

Osservate le ambiguità del giornalismo italiano, Piero Laporta dal 1994 s’è immerso nella pubblicistica senza confinarsi nei temi militari, come del resto sarebbe stato naturale considerando il lavoro svolto a quel tempo, (Ufficio Politica Militare dello Stato Maggiore della Difesa). Ha collaborato con numerosi giornali e riviste, italiani e non (Libero, Il Tempo, Il Giornale, Limes, World Security Network, ItaliaOggi, Corriere delle Comunicazioni e Arbiter, Il Mondo). Ha scritto “in Salita, vita di un imprenditore meridionale” ed è coautore di “Mass Media e Fango” con Vincenzo Mastronardi e altri, ed. Leonardo 2015. (leggi qui: goo.gl/CBNYKg) Oggi collabora col quotidiano La Verità. Il suo più spiccato interesse resta tuttavia la comunicazione sul web e le strategie di impresa. Ha fondato il sito http://www.pierolaporta.it per il blog OltreLaNotizia. È cattolico, sposato, ha due figli.

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