LEZIONI APPRESE DALLA VICENDA MES

La vicenda MES dovrebbe insegnare un po’ d’umiltà a tutti, a cominciare da politici e giornalisti. Fra costoro vi sono corrotti prezzolati, chiaro. La dabbenaggine dei rimanenti non li giustifica, tutt’altro. 

Giuseppe Conte e Giovanni Tria sono due venduti o due dilettanti oppure ambedue. Rimane tuttavia evidente il vuoto cerebrale e decisionale dei sedicenti intellettuali sul MES, su un tema strategico che si dipana dal 2012. Il modesto redattore di questa pagina scrisse sul MES oltre quattro anni fa [LEGGI QUI e LEGGI PURE QUI]. I venerati maestri della politica e del giornalismo che cosa hanno fatto nel frattempo?

E’ quindi necessario fermarsi e riflettere con umiltà e implacabile realismo.

Le prime lezioni dalla vicenda MES:

  1. Siamo afflitti da politici inadeguati, non di meno il vulnus al Parlamento oggi (non ieri) è evidente
  2. I parlamentari non leggono i dossier e votano a comando
  3. L’UE è governata da menti finissime; serve poco irridere  Jean-Claude Junker per l’alcool: egli ha fregato tutti, destra e sinistra, giornali e tg, prof e sedicenti tali, sobri e non
  4. Gli scopi di queste menti finissime sono dissimulati dietro numerose cortine nebbiogene
  5. È indispensabile riunire un gruppo di professori attrezzati sulla materia e dare alla pubblica opinione un’informazione sintetica ed esauriente
  6. Far saltare il tavolo europeo del MES mediante azioni comuni coi paesi più esposti
  7. Modificare la Costituzione per impedire ulteriori colpi di mano e punire i traditori espropriandone i patrimoni
  8. Mobilitare le banche italiane
  9. Programmare proteste di massa
  10. Aprire azioni legali contro Tria, Conte e chiunque altri abbia contribuito a oltraggiare le prerogative parlamentari nel tentativo di derubare gli italiani
  11. Tutti i leader politici e i dirigenti ministeriali che hanno favorito il radicamento incontrollato del MES devono rispondere delle loro responsabilità penali e civili.
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Informazioni su Piero Laporta

Osservate le ambiguità del giornalismo italiano, Piero Laporta dal 1994 s’è immerso nella pubblicistica senza confinarsi nei temi militari, come del resto sarebbe stato naturale considerando il lavoro svolto a quel tempo, (Ufficio Politica Militare dello Stato Maggiore della Difesa). Ha collaborato con numerosi giornali e riviste, italiani e non (Libero, Il Tempo, Il Giornale, Limes, World Security Network, ItaliaOggi, Corriere delle Comunicazioni e Arbiter, Il Mondo). Ha scritto “in Salita, vita di un imprenditore meridionale” ed è coautore di “Mass Media e Fango” con Vincenzo Mastronardi e altri, ed. Leonardo 2015. (leggi qui: goo.gl/CBNYKg) Oggi collabora col quotidiano La Verità. Il suo più spiccato interesse resta tuttavia la comunicazione sul web e le strategie di impresa. Ha fondato il sito http://www.pierolaporta.it per il blog OltreLaNotizia. È cattolico, sposato, ha due figli.

2 risposte a LEZIONI APPRESE DALLA VICENDA MES

  1. Enrico Ceotto dice:

    Enrico Ceotto Temo siano stati degli sprovveduti animati da una buona dose di ottimismo. Il Presidente del Consiglio non ha il tempo né le competenze per valutare appieno le conseguenze di complessi trattati internazionali. Ed allora dovrebbe dotarsi di uno staff tecnico in grado di valutare a fondo ogni documento proposto dalla UE, prima di assumere qualsiasi impegno. Ancora, come paese dovremmo imparare ad inviare a Bruxelles persone dotate delle necessarie competenze. Le “Menti finissime” della UE evidentemente conoscono bene questa nostra debolezza.

  2. Oscar dice:

    Forse è il caso che si pronunci anche Mattarella, considerato che, quando nel 2018 lo spread prese a salire a causa di ben orchestrate manovre contro il governo giallo/verde, il nostro Presidente vagheggiò di presunte, specifiche competenze di se madesimo in materia di tutela del risparmio degli italiani. Orbene, se così è, Mattarella ci faccia conoscere la sua opinione in materia di MES. Visco e Cottarelli si sono pronunciati non a favore e con molte riserve. E questi due sono uomini ai quali prestar fede perché, in questa circostanza, non sospetti. O no?

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