Legge e Religione – di Benedictus (*)

israele terroreLegge e disposizione religiosa: un rapporto che agita da sempre la civiltà occidentale

Che cosa s’intende per legge civile? Dipende dal tipo di società che si ha in mente di costruire.
La legge romana prevedeva, in sostanza, due principi: la difesa di un ordine prestabilito (non costituito) e la difesa dello Stato (costruito da coloro che prestabilivano).

I patres patriae non erano sostanzialmente eletti, ma custodivano le “memoriae” dell’identità comune. Venivano rimossi quando opponevano l’interesse privato a quello pubblico. Essi, facendo l’interesse pubblico comunemente inteso, costruivano anche il proprio immenso patrimonio personale. Davano tuttavia forma alla legge, creando il senso d’una comune appartenenza, soggetta agli umori delle circostanze (“elezioni”).
Si dava l’impressione che la comunità potesse controllare i propri destini (panem et circenses). Lo Stato era insomma un’entità condivisa, con rari sommovimenti. Quando questi accadevano, significava un “legittimo” cambio di legge. Qui è la base dell’interlocuzione (= dia-logos), che legittima la forma della società, cioè del vivere aggregato.
I preti dei vari templi facevano opinione, ma non facevano la legge. Mai si giudicò nel tempio. Ciò non avvenne neppure nella Chiesa, la quale si fida(va) ‘del’ e si affida(va) ‘al’ braccio secolare. La Legge si trova così fuori del perimetro religioso.
Le persecuzioni dei cristiani (a qualsiasi latitudine e in qualsiasi epoca) dimostrano che essi non hanno mai accettato la commistione fra codice legale e disposizione religiosa.
Le cosiddette ‘guerre di religione’ in Occidente sono sempre state il rifiuto civile di accettare la disposizione religiosa, quale metro di legittimazione dello Stato. Questo anche e soprattutto durante e dopo il crollo delle leggi senatorie-imperiali d’epoca romana e, tanto più, delle leggi tribali delle invasioni barbariche.
La religione poteva e può servire alla legittimazione – temporanea – del potere civile, ma mai poté e può coercere la società civile al Tempio o alla Chiesa. Il senso profondo della distinzione fra arena e altare non ha mai abbandonato la coscienza delle genti al di qua del Danubio: mai vi fu ‘Stato teocratico occidentale’, ove la legge civile codificasse la disposizione religiosa.
Nei casi in cui avvenne (le persecuzioni), lo Stato fu rifiutato. In fondo, lo Stato poteva essere agnostico, quantunque non ateo.
Questo procedimento mentale, civile, legale e sociale non poté mai avvenire in alcuno dei territori sui quali calò il logos procedente dal Corano. Vi fu la mitigazione califfale e sultanale, ma non fu mai elaborata una dottrina dello Stato, della società e del codice che la regolamentava. Il rapporto fra Stato e Legge non avvenne, in quest’ultimo caso, nella fattispecie d’un consenso, bensì nel parere vincolante del riferimento al logos, senza il passaggio per la fase dia-logica, cioè del consenso personale, nemmeno nella dimensione di classi di origine senatoria, capotribale, razziale.
Nella disposizione sociale “occidentale”, la presenza di Dio era “offerta”, cioè considerata, accettata o respinta, oppure ignorata ovvero combattuta, ma non ha mai costituito base alla legittimità dello Stato, neppure al tempo della lotta delle investiture o dei regni cristiani. Esempi sono reperibili nelle storie di ogni popolo “al di qua” del Danubio. E, in un certo senso, anche nel mozzicone di impero romano, terminato nel 1453, con la fine del “Commonwealth” bizantino.
Interessante notare come Bisanzio cadde, oltre che per l’eccessiva tassazione, per causa dell’intrusione forsennata della diatriba religiosa sia interna, sia esterna, quando si trovò a perdere il consenso delle tribù slave, con ordinamento sociale proprio (non religioso), le quali potevano salvare la cristianità bizantina dalle pressioni turaniche dei popoli giovani provenienti dalle steppe siberiane, facilissima preda del verbo islamico. Per loro, la legge era il capo e la religione del capo era la certezza della legge. Ciò non è mai potuto avvenire in quei territori dove lo Stato è sempre rimasto distinto dalla religione (ricordare il Danubio!).
Nell’Islam, l’entità Stato è una realtà evanescente, senza fondamento formale, senza legge propria, poiché quella vigente non può contraddire la sharia: in essa ha infatti il proprio fondamento legittimante. E la sharia ha il proprio fondamento assoluto-ultimo nella parola del Corano e degli hadith.
Il sistema giudiziario sottesovi non può quindi garantire equità nei confronti di tutti i cittadini: credenti e non credenti, di altra religione, di altre filosofie. Non vi è, cioè, certezza dell’uguaglianza e della forza del diritto: sopra la legge v’è la voce “sovrana” del Libro sacro, la quale deve farsi sentire da tutti coloro che vivono in un territorio “sottomesso” (Islam). La sottomissione è l’unica garanzia di poter vivere in un territorio e non in uno Stato.
A fronte di tali elementi fondamentali, come può rapportarsi qualsiasi altro ordinamento “laico”?
Quali altre culture, diverse dall’islam possono entrare in qualsiasi tipo di rapporto con un tale Stato? Esso conosce la propria legittimità soltanto se è sottoposto ad una legge che sfugge alla razionalità. Esso è attestato a mero esecutore di interessi, sia pure legittimi, non componibili tuttavia secondo procedure e contrappesi, bensì nella sottomissione a una radice originaria che gli è per natura estranea e per di più superiore.
Non bisogna tuttavia dimenticare che tale religione non è stata sempre imposta con la forza bensì più spesso (al di fuori del mondo arabo – mongoli, persiani, Continente nero) perché il ‘capo’ scelse l’Islam per commistione.
Una ragione di più per riflettere mentre l’Occidente soggiace al vuoto culturale e di democrazia, esiti della crisi storica della cosiddetta ‘sinistra’ così come della dittatura del cosiddetto ‘liberismo’: è la perdita dell’antropologia greco-romana, innervata dal cristianesimo.
Dietro tali carenze alligna il relativismo che affligge sia l’area cristiana come quella ebraica.
Tema, quest’ultimo, degno d’una meditazione peculiare.

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Informazioni su Piero Laporta

Osservate le ambiguità del giornalismo italiano, Piero Laporta dal 1994 s’è immerso nella pubblicistica senza confinarsi nei temi militari, come del resto sarebbe stato naturale considerando il lavoro svolto a quel tempo, (Ufficio Politica Militare dello Stato Maggiore della Difesa). Ha collaborato con numerosi giornali e riviste, italiani e non (Libero, Il Tempo, Il Giornale, Limes, World Security Network, ItaliaOggi, Corriere delle Comunicazioni e Arbiter, Il Mondo). Ha scritto “in Salita, vita di un imprenditore meridionale” ed è coautore di “Mass Media e Fango” con Vincenzo Mastronardi e altri, ed. Leonardo 2015. (leggi qui: goo.gl/CBNYKg) Oggi collabora col quotidiano La Verità. Il suo più spiccato interesse resta tuttavia la comunicazione sul web e le strategie di impresa. Ha fondato il sito http://www.pierolaporta.it per il blog OltreLaNotizia. È cattolico, sposato, ha due figli.

15 risposte a Legge e Religione – di Benedictus (*)

  1. Renzo Romano dice:

    considero Benedictus un vero maestro; complimenti! Spero si accinga a scrivere sul fenomeno(?) del relativismo.

  2. lucia morelli dice:

    Piero la Porta,
    lei scrive qui sopra: .
    “È la politica che cerca di sottomettere la Chiesa non il contrario”.

    Credevo fosse scontata la relazione biunivoca tra i due poteri a reciproco sostegno l’uno dell’altro… nella disconferma del dirittto degli uomini a riconoscere “sacralità” alle leggi nate dal basso, cioè dai cittadini e non calate dall’alto di una autorità misteriosa e trascendente… luce

    • Grazie per questa sua stimolante riflessione.
      A mio avviso, se non si riconosce una legge naturale (quantunque “calata dall’alto”, come lei scrive) si dà corpo alla legge del più forte, con tutte le sfumature di sangue sparso (come oggi si osserva più che mai) da quanti difendono la loro dignità dai tanti determinati a offendere l’altrui. Fino a ieri si poneva la responsabilità di tale scontro in capo ai comunisti. Oggi si grida non di meno al comunismo (che non c’è più) proprio da quanti impongono lo sfruttamento in nome del liberismo.
      Se io fossi ateo, a occhio e croce, fra cristianesimo e comunismo non avrei dubbi, così come fra cristianesimo e liberismo, quanto meno sul piano pratico e in vista di preservare una civiltà, tanto più palesemente importante quanto più pericolante senza un modello sostitutivo credibile.
      D’altronde è in arrivo un ulteriore interlocutore, l’Islam con le varie sfumature, e di questo passo non siamo attrezzati per legittimarci di fronte alle sue posizioni di forza.
      Per concludere, riconosco che Benedictus avrebbe fatto meglio a di dire “fede” invece di “chiesa”. Conoscendolo, sono certo che questo intendeva, come del resto è testimoniato dalla caparbia e millenaria testimonianza dei martiri.

  3. Elio Paoloni dice:

    Finalmente ci avviciniamo al punto: date a Cesare quel che è di Cesare. Sta scritto lì, altro che diritto romano. Ma la storia – e il diritto – della civiltà occidentale raramente hanno rispettato la parola di Cristo. Su Bergoglio c’è pochissimo da dire: ho paura di andarmi a confessare. Qualsiasi penitenza mi diano ricomincerò immediatamente a pensar male di quell’uomo. Potrà mai un confessore convincermi del contrario?

    • Proprio lì è stato il prodigio: era nel diritto romano quel principio e, quando hanno tentato di rinnegarlo per sopraffare i cristiani, hanno dovuto rinnegare se stessi e crollarono. Come accadrà a Bergoglio & C. fra poco

      • Elio Paoloni dice:

        Magari! Ma ho capito dove sta il peggio. C’è un’intervista in rete al mio vecchio conoscente Antonio Spadaro, che di tutto il discorso sul sinodo è riuscito a dire solo che sono finalmente abolite le distinzioni tra coppie regolari e non.

  4. Elio Paoloni dice:

    Boh, io cito editti romani e tu mi parli di Armenia. Continuo a non capire che c’entrano le persecuzioni (ma quali esattamente?) col rifiuto teocratico. Avrei da ridire sul genocidio centroamericano ma non c’entra con l’articolo. Di crociate io non ho parlato. La politica ha cercato di sottomettere la Chiesa? Certamente, molto spesso. E viceversa. Tutta la nostra storia sta in questa tensione. Chiunque vincesse, guelfi o ghibellini, il risultato era quasi sempre uno stato teocratico. Non perfettamente teocratico, questo QUASI mai, ma sempre percorso da questa tentazione. Le prime comunità dei pellegrini tendevano a costruire sistemi legislativi derivati direttamente dalla Bibbia. Ancor oggi gli Amish si governano con il cosiddetto Ordine, l’Ordnung, che discende da concetti e passi ricavati dalla Bibbia, e si ritengono indipendenti dagli US (conflitti per tasse e servizio militare). Gli imperatori non si umiliarono al Pontefice? E a Canossa chi c’è andato?
    Vogliamo continuare con la storia della presenza di Dio che “non ha mai costituito base della legittimità dello stato”?
    Da quale parte del Danubio sta quello che segue?
    “Nella Lettera ai Romani, capitolo 13, San Paolo scrisse che i regnanti in terra, anche nel caso in cui non fossero cristiani, erano nominati da Dio alle loro posizioni di potere, allo scopo di punire i malvagi. Alcuni studiosi biblici ritengono che San Paolo stesse scrivendo, in parte, per rassicurare le autorità romane che governavano il suo mondo, che il movimento cristiano non era politicamente sovversivo. Le difficoltà poste per i successivi cristiani furono dovute al fatto che il Nuovo Testamento non contiene piani espliciti per il governo di società principalmente cristiane. Esso assume che i cristiani sarebbero sempre stati una minoranza in un mondo pagano, e i suoi consigli politici erano limitati a suggerire di obbedire alla legge e stare alla larga dai governi pagani.
    Sant’Agostino modificò l’accento nel suo De Civitate Dei, per gli scopi del da poco convertito Impero Romano, che si trovava in serie difficoltà politiche e militari. Mentre la “Città degli Uomini” e la “Città di Dio” potevano servire a scopi differenti, entrambe erano state istituite da Dio e servivano alla sua volontà ultima. Anche se la “Città dell’Uomo” – il mondo del potere secolare – poteva sembrare empio e governato da peccatori, nonostante ciò, era stato posto sulla Terra per proteggere la “Città di Dio”. Quindi i monarchi erano stati posti sul loro trono per gli scopi di Dio, e mettere in discussione la loro autorità equivaleva a mettere in discussione quella di Dio.
    Durante l’inizio del regno di Luigi XIV di Francia, Bossuet portò questo argomento alle sue conclusioni estreme. Rivedendo i precedenti dell’Antico Testamento riguardo alla scelta dei re, Bossuet concluse che i re erano consacrati come rappresentanti di Dio sulla Terra. Ognuno di essi aveva ricevuto il suo trono da Dio stesso, e ribellarsi contro la loro autorità era come ribellarsi a Dio. Nessun parlamento, nobile, tanto meno il popolo, aveva il diritto di partecipare a questa autorità data da Dio, poiché era stata conferita dalla provvidenza divina attraverso il diritto di primogenitura”.

    • Le nostre premesse divergono. Senza un distinguo tra Chiesa e potere temporale non si va avanti. Il testo di san Paolo, ispirato da Dio, può aver rassicurato l’Impero come l’alba rassicura il viandante, ma quella fu creata non solo per lui.
      La Chiesa non sottomette proprio nessuno; se altri tentano di utilizzare la Chiesa come un Islam (persino Bergoglio lo fa) ciò non significa affatto che il distinguo sia venuto meno fra i doveri verso Cesare e quelli verso Dio. Non è venuto mai meno e non verrà nonostante Bergoglio (e Bossuet prima di lui) il cui modo è esattamente nel verso da te erroneamente attribuito alla Chiesa. Non per caso, egli è un eretico.

  5. Elio Paoloni dice:

    Troppo netto (per questo la scimitarra dell’immagine?) questo taglio danubiano. Commistione di fede e stato ci sono state anche da questo lato. Sono tali e tanti gli esempi che non vale la pena di elencarli. Li conosciamo tutti. Ma accenniamone.

    La tentazione teocratica è sempre stata fortissima e non solo tra i cattolici: orde di pellegrini cercavano nel nuovo mondo la possibilità di creare società modellate sulle varie declinazioni cristiane o pseudocristiane (ci sono ancora comunità di questo tipo, infatti). Lo stato Vaticano non aveva bisogno di affidarsi al braccio secolare, almeno in casa sua. La frase (ripetuta) sui cristiani che sono perseguitati in quanto rifiutano la teocrazia è oscura. Se la comprendo bene starebbe a significare che rifiutavano la teocrazia pagana. E vorrei vedere! Non significa che non avrebbero accettato una teocrazia cristiana. Gli stessi monasteri erano della città stato (fortificate) modellate sui dettami religiosi. E che avrà voluto dire Sacro Romano Impero? Mistero. Certo, l’imperatore aveva il suo distinto e significativo potere, ma quante volte ha dovuto umiliarsi e obbedire al pontefice?

    Vogliamo che tutti i popoli che ci degniamo di tenere sotto il nostro dominio seguano la religione che san Pietro apostolo ha insegnato ai Romani, oggi professata dal Pontefice Damaso e da Pietro, vescovo di Alessandria, uomo di santità apostolica; cioè che, conformemente all’insegnamento apostolico e alla dottrina evangelica, si creda nell’unica divinità del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo in tre persone uguali. Chi segue questa norma sarà chiamato cristiano cattolico, gli altri invece saranno considerati stolti eretici; alle loro riunioni non attribuiremo il nome di chiesa. Costoro saranno CONDANNATI anzitutto dal castigo divino, poi DALLA NOSTRA AUTORITA’, che ci viene dal Giudice Celeste. – Editto di Tessalonica – Nel 527 tutti gli eretici e i pagani persero le cariche statali, i titoli onorifici, l’abilitazione all’insegnamento e gli stipendi pubblici. Nel 529 fu imposta di fatto la chiusura della scuola filosofica di Atene, ultimo centro di eccellenza ancora attivo della cultura pagana, e a Costantinopoli e in Asia Minore i pagani, ancora numerosi, furono COSTRETTI al battesimo. Ma secondo il nostro amico solo nell’islam “Il sistema giudiziario sottesovi non può quindi garantire equità nei confronti di tutti i cittadini: credenti e non credenti, di altra religione, di altre filosofie. Non vi è, cioè, certezza dell’uguaglianza e della forza del diritto”. Almeno loro si limitano a tassare i dhimmi, in applicazione del passaggio coranico (Cor., II: 256) che afferma: “non vi sia costrizione nella fede” (lā ikrāh fī al-dīn).

    Affermare che la religione occidentale non ha mai costituito base alla legittimità dello Stato è semplicemente ridicolo. Davvero non merita commenti.

    E cos’è tutto questo discettare sul diritto romano precedente a Costantino, sul diritto cioè di una civiltà pagana, che si vuole – senza argomentazioni, citazioni, excursus – passato direttamente a tutto l’occidente?

    • Paoloni, temo confusione tra cause ed effetti.
      La storiografia marxista sulla Chiesa cattolica – Donini in testa – ha fatto più danni del previsto.
      Devo riproporti la domanda: dov’è stata fortissima la teocrazia cristiana? In Armenia? Le crociate? Non furono mai un evento “statuale”, bensì politico-mistico, coi soliti latrocini laici. Gli Stati nati da quell’aborto furono rifiutati proprio dai cristiani non occidentali (al di qua del Danubio). Non c’è un solo esempio di Stato “teocratico” nel Nuovo Mondo. Al contrario, gli unici a salvaguardare le culture locali furono i missionari. Mai sentito parlare delle reducciones? O di Bartolome’ de las Casas, uno degli unici che ci ha tramandato notizie sulle civiltà mesoamericane?
      Andiamo alla sostanza: i cristiani non hanno rifiutato la teocrazia pagana (inesistente), ma il tentativo di fare della religione lo Stato, cioè proprio il Sacro Romano Impero. Gli imperatori non si umiliarono al pontefice ma ai grandi del regno, proprio a causa della ipertassazione, perciò rifiutati dall’aggregato sociale, che aveva conservato la memoria della propria dignità di fronte al potere civile, grazie alla consapevolezza di se stessi offerta loro dal Vangelo. Questo oggi si vuole distruggere.
      È la politica che cerca di sottomettere la Chiesa non il contrario. L’ordine nato a Cassino (che verrà bombardata) ci ha dato legge, diritto-diritti, civiltà, scuola, distinzione Stato-Chiesa e fondamenti di economia sociale, proprio quanto oggi si cerca di distruggere.
      Gli storiografi marxisti, allegramente riletti da intellettualoidi alla Moravia-Pasolini, mascherano il tentativo delle classi dominanti d’appropriarsi della “sacralità”, farne strumento di potere, per affermare che la religione “è” il potere borghese. Essi sanno benissimo che il “nemico principale” è la Chiesa (chissà se lo è ancora con Bergoglio) ben prima dell’alta borghesia, la quale oggi è anzi alleata con gli ex marxisti, chissà perché. Si agita un’analoga speranza di alleanza muove – e tu lo sottovaluti – con l’Islam, proprio perché ben si presta alla strumentalizzazione dell’Impero (primavere, ricordi?), com’è evidente più che mai dal 1992 a oggi. Non si risolve una questione strategica, protrattasi da secoli, citando un versetto del Corano. Questa non è diatriba religioso-bizantina, questa è politica, e si sta sui fatti, quelli correnti più che mai conseguenza di quelli passati.
      Da Giovanni XXIII arriva il primo cedimento all’Impero. Oggi assistiamo allo sbracamento bergogliano, attraverso il quale la classe dominante può sottomettere la Chiesa, dopo aver già assorbito i servi marxiani.
      Ora, sì, una teocrazia è prospettiva possibile: non cattolica tuttavia, bensì un “nuova religione” (non per caso la si evoca insistentemente), fondata su una pluralità di eresie, già alle viste. Bergoglio è come Gorbaciov, come giustamente osserva il nostro amico Buffagni.
      Rileggi, per favore, l’articolo dopo una disintossicazione dalle “doninate” di vulgata corrente.

  6. giorgio rapanelli dice:

    Quindi, quale futuro? Il peggior nemico della nostra Civiltà, ossia quella che ci ha dato una identità fino ad oggi (arricchita pure dalle idee illuministe e marxiste, e nei secoli passati pure musulmane) è quella che ancora, a torto, viene definita “Sinistra”. Pur di giungere ad un “Ordine nuovo”, quello fallito con il marxismo comunista, e un “Nuovo Ordine” esoterico come prospettato da Aleister Crowley, sono pronti a farci invadere da masse musulmane e tribali africane. Che ci abbasseranno in consapevolezza e civiltà.
    Non è il piano di Kalergi, che, mischiando razze bianche, nere e gialle per creare una nuova razza “meticcia” e bastarda, vuole formare una massa “inferiore” da porre (successivamente) sotto il tallone di ferro di un oligarchia finanziaria mondiale, ossia di uomini “superiori” che schiavizzeranno una massa di umani “inferiori”. Non è sempre Aleistewr Crowley che vuole sostituire l’Eone del Dio Morente con quello del Dio Uomo immortale e trionfatore?
    E’ una illusione. Ma non è una illusione mettere l’Islam in condizione di distruggere la civiltà ebraico greco cristiana di oggi, seppur malandata, proprio restando in forze e figliando nel nostro territorio.
    Quindi, che fare? Intanto informare. Poi organizzare politicamente la “resistenza” a questo piano distruttivo interno ed esterno; “resistenza” che può diventare pure “resistenza armata” di popolo, qualora le forze statali nazionali fossero incapaci di contenere una guerriglia urbana musulmana all’interno del nostro territorio. Una evenienza che, purtroppo, se del caso, dovrò lasciarla ai miei nipoti.

  7. Enrico dice:

    Ottima lezione di diritto romano comparato. Io, che ho avuto una formazione scientifica e non di tipo giuridico, l’ho letta con interesse. Quindi è efficace pure sotto il profilo della comunicazione. La trovo convincente e ben argomentata. Ringrazio Benedictus chiunque esso sia.

  8. Pietro Cadelli dice:

    Bello e condivisibile. Grazie

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